Il decalogo dell’amore vero (sempre ammesso che esista per davvero)

You can’t hurry love, no, you’ll just have to wait. She said, love don’t come easy, but it’s a game of give and take.

In questi 5 anni di Blog i post scritti hanno avuto storie e destini differenti. Molti sono legati a commenti sull’attualità e quindi nascono e finiscono presto nel dimenticatoio, altri ogni tanto riemergono dal passato e rivivono in nuovi commenti. E poi ce ne sono alcuni che sembra abbiano quasi una vita propria ed ogni mese hanno un certo numero di lettori, a volte persino superiori ai post appena pubblicati. In assoluto fra tutti, il post con maggiori letture e maggiori consensi è quello sull’amore vero. Un post fortunato, che certamente non esaurisce l’argomento, che in effetti ritorna anche in tanti altri post del blog. Ma allora mi sono chiesto, perché non dargli un seguito? Magari con un bel decalogo in grado di identificare con assoluta certezza le prove del vero amore.

Non gesti estremi, non prove di valore assoluto: piccoli gesti, segnali quotidiani, che però non mentono. Sono bravi tutti a comprare un diamante, ma chi è che porta giù la mondezza ogni sera? Chiunque può regalare dei fiori o sa scrivere ti amo sulla sabbia, ma chi è disposto a cucinarti la trippa, anche se gli fa schifo solo l’odore? Questo intendo. E dopo lunga e attenta riflessione sono in grado di indicarvi quelli che secondo me sono dieci segnali inequivocabili del vero amore

  1. Chi ti ama veramente, non apre l’acqua calda in cucina mentre ti stai facendo la doccia.
  2. Chi ti ama veramente, quando ne rimangono solo due, si mangia il diplomatico e ti lascia l’ultimo bignè con la crema.
  3. Chi ti ama veramente, non lascia il rotolo di carta igienica vuoto in bagno senza aver preso quello nuovo.
  4. Chi ti ama veramente, evita di dire “me lo hai già detto” e ti ascolta per ore come fosse la prima volta.
  5. Chi ti ama veramente, scende in cantina per andare a trovare quel paio di scarpe che non sai che fine abbiano fatto.
  6. Chi ti ama veramente, porta fuori il cane quando piove.
  7. Chi ti ama veramente, si lascia spremere i punti neri senza fiatare.
  8. Chi ti ama veramente, ti avvisa con discrezione quando hai un pezzo di prezzemolo in mezzo ai denti durante una cena.
  9. Chi ti ama veramente, non compra le birre piccole (unica eccezione, se prende la confezione da tre, allora va bene)
  10. Chi ti ama veramente, si ricorda di mettere la registrazione alla puntata di Grey’s quando tu sei fuori a cena.

Il corollario al decalogo, visto che l’amore è un sentimento che si spera reciproco, è questo: se continui ad amarlo, nonostante non rispetti in tutto o anche solo in parte questo decalogo, allora sei tu che lo ami veramente.

10 domande sulla felicità

“A scuola mi domandarono cosa volessi essere da grande nella vita. Io scrissi “Essere felice”. Mi dissero che non avevo capito il compito. Ma forse erano loro che non avevano capito la vita.” (John Lennon)

Si può morire a causa della felicità? Essere felici può essere una colpa? Si può nascondere la felicità, facendo finta che non esiste? La felicità è un diritto/dovere un po’ come il voto? Essere felici vuol dire fare un torto a qualcuno? E voi, di fronte all’infelicità altrui, vi siete mai sentiti colpevoli di essere felici? La felicità degli altri vi provoca mai infelicità? Esattamente al contrario, cosa c’è che può renderci più felici della felicità di chi amiamo? E invece, non pensate che sia impossibile, quasi una contraddizione in termini, essere felici da soli? Ed infine, posto che fino a prova contraria, in qualche modo si deve morire, non pensate sia una bella morte, morire col sorriso sulle labbra?

5 consigli non richiesti per vincere l’ansia da prestazione

L’altro giorno, commentando un post dell’amico Gintoki, si parlava delle conseguenze nefaste che può generare la cosiddetta ansia da prestazione. Quella paura di non farcela che ci fa sbagliare l’ultima interrogazione a scuola, la gara di tiro al piattello, la presentazione davanti al megadirettore generale o più banalmente, l’uscita con la lei o con il lui a cui andiamo dietro. E’ un fatto caratteriale, legato all’autostima, che con il tempo possiamo imparare a controllare, migliorando le nostre performance, o comunque attenuando gli effetti più nefasti. Andando avanti con gli anni, corroborati dai risultati ottenuti, la fiducia in noi stessi infatti dovrebbe tendere ad aumentare.

E per chi invece non ce la fa? Per chi, pur avendo lasciato da tempo i banchi di scuola, ne resta ancora vittima, come fare? Ecco a voi, miei cari lettori ermeneutici, 5 consigli minchioni, non troppo scientifici, per controllare l’ansia e migliorare le nostre prestazioni.

  1. Dare il giusto peso alle cose. Molte volte le ansie che ci possono prendere di fronte ad una qualsiasi prestazione, si vincono restituendo a quest’ultima il giusto valore. Riusciremo a superare questa prova? Bene. Non ci riusciremo? Non muore nessuno!
  2. Non tutti i mali vengono per nuocere. Sapete perché si dice che pestare una merda porti bene? Perché in tempo di guerra, pestare una merda significava non pestare una mina e quindi rimanere vivi. Quindi a volte una sonora bocciatura può essere perfino positiva.
  3. Al di là di tutto, mi sento di affermare che in particolari frangenti, un goccio di quello buono aiuta. Date retta a me, l’alcol fa miracoli e spesso fa diventare cuor di leoni anche i più (apparentemente) pavidi.
  4. Secondo “LoveStory” invecchiando ci si rende conto che amare significa “non dover mai dire mi spiace”. Potrei anche essere d’accordo, forse, chissà (ci sarebbe da scrivere un post solo su questo e non è detto che non lo farò). Più in generale però, secondo me, invecchiando ci si rende conto delle situazioni per quelle che sono: delle grandissime, insostenibili, intollerabili rotture de’ cojoni! Che ti fanno domandare “ma chi ce lo fa fare?” Ecco la domanda decisiva: ne vale la pena? Domandiamoci questo e sicuramente l’ansia precipiterà a livelli molto più sopportabili.
  5. Da ultimo, il consiglio più terapeutico che mi sento di dare, una sorta di aspirina per l’ansia, il rimedio che in qualche modo sintetizza e racchiude tutti gli altri consigli precedenti. E che, lascio volentieri ad una delle mie attrici preferite, che senza dubbio esprime il concetto meglio di come potrei dirvelo io….

Cambierei il finale

In effetti ultimamente questo blog è diventato più pesante di un pollo con i peperoni. E allora, festeggiamo l’arrivo della primavera con un bel post minchione, uno di quelli della serie “le 10 cose che”. Lo spunto me lo dà quelle vicenda che ha fatto molto scalpore un po’ di tempo fa, quando una rivisitazione della Carmen messa in scena a Firenze ha cambiato completamente la trama dell’opera. In questo finale alternativo la protagonista non muore, perché l’intento di questo stravolgimento era proprio quello di mandare un messaggio contro il femminicidio. Qualcuno d’accordo, i più contrari, le solite polemiche che suscitano operazioni come questa. Io mi sono chiesto: ma se fosse possibile, quali sono i 10 finali che cambierei?

Nel calcio non ho dubbi. Sabato 15 maggio 1999, Treossi fischia il rigore (più che evidente, ah! ci fosse stata la Var!) su Salas per fallo di Mirri, la Lazio vince a Firenze e rimane a 2 punti dal Milan. La settimana dopo vinciamo lo scudetto.

Nella musica nella notte fra il 7 e l’8 dicembre 1980 Mark David Chapman ha un attacco di diarrea fulminante. Mentre è seduto sulla tazza del cesso con dolori lancinanti ripensa alla sua idea di uccidere John Lennon e decide invece di darsi alla pesca di altura. Si compra tutta l’attrezzatura necessaria e si trasferisce nel Connecticut. L’ex Beatles continua a scrivere meravigliose canzoni e album indimenticabili fino ai giorni nostri.

In letteratura, Gregor Samsa si sveglia un mattino e scopre di essere diventato un grosso, grasso maiale cecoslovacco. Mentre grufola in salotto una generosa porzione di carrube pensa fra sé e sé, “be’, dai sempre meglio di uno scarafaggio”.

Nei film, grazie al riscaldamento globale il Titanic affonda l’Iceberg che aveva sopra due pinguini abbracciati. Green Peace fa causa al Titanic che deve mettere in cassa integrazione tutti i marinai, che sopravvivono al viaggio, ma poi per non morire di fame chiedono il reddito di cittadinanza al Movimento 5 Stelle.

Nei fumetti farei in modo che nell’ultima battaglia sopra il ponte di Brooklin tra l’Uomo Ragno e Goblin, quest’ultimo invece di uccidere la povera Gwen, in volo nel suo aliante dà una tranvata sul pilone più alto del ponte, dimentica chi è e cosa fa lì vestito da folletto. A quel punto decide di darsi alla musica leggera e si unisce ai Mattia Bazar.

In epica, Ulisse torna a Itaca e scopre che Penelope nel frattempo ha cambiato sesso e fa l’ospite fissa a Uomini e Donne di Maria de Filippi. A quel punto torna da Circe e fugge con lei per un week end d’amore a Zagarolo.

Nelle favole, Geppetto rivela a Pinocchio di averlo comprato da Ikea, ma di aver avuto bisogno della Fata Turchina per montarlo correttamente, perché si era perso le istruzioni. In realtà quello che avrebbe dovuto allungarsi non era proprio il naso, ma pazienza. Pinocchio adirato lo rimanda nella balena.

Nei social network, Zuckerberg ricorda con nostalgia alla sua classe delle superiori e decide di creare un sito dove poterli rincontrare tutti. Ma quella sera in TV danno il Grande Freddo e ripensando a tutti quegli stronzi che lo prendevano per i fondelli per la sua scarsa propensione per gli sport e la pancia prominente cambia obiettivo e decide di creare un sito di incontri per animali domestici che chiama “trova l’anima(le) gemella” e in breve tempo diventa il sito più cliccato al mondo.

In storia, Cristoforo Colombo devia la rotta e fa approdo alle Canarie. Lì, invece di scoprire l’America, scopre le gioie del sesso con una canarina molto avvenente. In seguito gli Incas, i Maya e gli Aztechi arrivano in Spagna e scoprono l’Europa e ne fanno una colonia americana. Le colonie si ribellano, fanno una guerra d’indipendenza e creano gli Stati Uniti d’Europa. Duecent’anni dopo, contrariamente a tutte le previsioni, i cittadini europei eleggono come presidente un tizio con dei capelli buffi che organizza cene eleganti. Perché la storia si può anche cambiare, ma la politica alla fine è sempre la stessa!

Come decima resterebbe da immaginare un finale diverso per qualche episodio che mi riguarda personalmente: se avessi scelto un’altra facoltà, oppure un altro lavoro, se mi fossi innamorato di un’altra donna o avessi comprato un’altra casa, se fossi vissuto in un’altra città o avessi tifato per un’altra squadra. A volte la curiosità ti porta ad immaginare di percorrere strade alternative, per arrivare poi chissà a quale meta diversa: ci si potrebbe scrivere un post a parte. Ma sapete che c’è: alla fine probabilmente ha ragione il buon Cremonini e non cambierei proprio un bel niente!

Buon viaggio
Che sia un’andata o un ritorno
Che sia una vita o solo un giorno
Che sia per sempre o un secondo
L’incanto sarà godersi un po’ la strada
Amore mio comunque vada
Fai le valigie e chiudi le luci di casa
Coraggio lasciare tutto indietro e andare
Partire per ricominciare
Che non c’è niente di più vero di un miraggio
E per quanta strada ancora c’è da fare
Amerai il finale

 

 

I 10 modi più originali di passare il Capodanno

E così siamo arrivati anche alla fine di questo 2017. Potrei intrattenervi con le solite classifiche dell’anno: i migliori libri, i migliori cd, oppure potrei sfrancicarvele un po’ con i buoni propositi per l’anno prossimo. Ma quest’anno voglio essere minchione fino alla fine originale fino all’ultimo minuto. Qual è il dubbio che vi assale in questi giorni? Qual è la domanda che vi sentite ripetere da parenti, amici e conoscenti? Il classico, “ma voi che fate a capodanno”! E così, ottemperando alla missione che mi sono dato di spandere luce e dolcezza in questa terra, voglio proporvi questa classifica dei 10 modi più originali per passare capodanno.

Una cosa davvero originale ed alternativa potrebbe essere provare ad organizzare una tombolata con quei pastori di nazionalità più varie che si incontrano a volte nei prati di quartieri con tanto di greggi e cani, usciti dal nulla, diretti chissà dove. L’unica difficoltà potrebbe essere quella di incontrarli in prossimità della mezzanotte del 31. Potreste trovarvi a vagare per i prati senza una meta, magari pestando una merda di cane. Insomma, un modo originale sicuramente, ma non ve lo consiglio. Multietnico.

Se invece volete essere originali nella banalità, cosa meglio di andare a fare la spesa al Carefur? Sapete che questa catena di supermercati ha lanciato l’apertura h24, 365 giorni l’anno? Pensate che grande soddisfazione che dareste a quel genio del marketing che ha fatto questa scelta! E poi potreste scambiarvi gli auguri con quei poveri disgraziati che stanno lì alle casse. Consumistico.

Volete rendervi utili? Potreste farvi un giro in città raccogliendo i rifiuti ingombranti lasciati vicino ai cassonetti. Potreste organizzare una gara con gli amici: vince chi ne raccoglie di più. Menzione particolare a chi raccoglie il più grosso, premio della critica per quello più pesante. Ecologico

In realtà volete la gratitudine degli altri, ma non generica, volete proprio che qualcuno vi dica “grazie come avrei fatto senza di te?” Potete sempre andare in giro per la città offrendovi di aiutare chi ha bucato una gomma della macchina. Immaginate questi poveretti tutti vestiti bene che se ne vanno a ballare per il veglione ed ecco che Bum! Una ruota a terra! Disdetta, disdetta, come facciamo? Ed ecco che vi fate avanti voi ed in men che non si dica risolvete la situazione. Sicuramente vi farete degli amici. L’unica avvertenza, premunitevi di portare con voi un crick. E ovviamente dei chiodi da spargere con generosità sulla strada, altrimenti correte il rischio che nessuno buchi. Altruistico

Un’altra modalità argutamente originale potrebbe essere quella di passare la notte cercando parcheggio. Non per andare da qualche parte, solo per il gusto di trovare un posto libero, magari nelle zone più affollate della città. Ma volete mettere che soddisfazione? E poi c’è sempre il grande vantaggio che se non trovate neanche un buco libero potete spostarvi a cercare parcheggio da un’altra parte. Soddisfacente

Rimanendo sempre nell’ambito metropolitano, penso che un altro modo di sicura originalità, potrebbe essere quello di passare la mezzanotte sugli autobus. Senza una meta, andando di qua e di là, scambiando due chiacchiere con gli autisti, lamentandosi del traffico e dei politici. Certo, c’è il rischio di annoiarsi un po’, però torni a casa contento di non farlo mai più nella vita. Qualunquista

Siete amanti del rischio? Vi piacciono gli sport estremi? Che ne dite di una bella pedalata lungo la pontina? Da Roma a Latina, brindisino verso Pomezia, colazione a Sabaudia e ritorno. Se non vi arrotano lungo il tragitto sarà un’esperienza da raccontare ai nipoti. Estremo

Se invece volete essere proprio originali potreste sempre chiudervi in ascensore facendo finta che sia rotto. Ve ne state chiusi lì dentro, tranquilli e sereni, vi evitate il discorso di Mattarella, i botti di mezzanotte e quando si fa l’una, l’una e mezzo uscite fuori e ve ne andate a dormire, con il vantaggio di non essere appesantiti dal cenone. Misantropo

Avete bisogno di coccole? Sognate una bella tazza di brodo e il caldo delle coperte? Fatevi venire una bella febbre! Sciroppo, pezza fredde, pollo lesso…non me la sottovalutate questa alternativa che in realtà, anche se non sembra, un bel capodanno febbricitanti può dare grandi soddisfazioni. Coccolosi

Narra un’antica legenda che chi pianta patate a capodanno, raccoglie patate tutto l’anno. Ecco dunque un modo davvero originale per fare una buona fine e un buon inizio: datevi all’agricoltura! E invece di piantare grane al prossimo, piantate patate. Perché poi la patata ha sempre il suo perché (ah ma voi dite che il proverbio in realtà…cioè la patata non è il tubero, ma invece sarebbe….va be’, se lo dite voi). Bucolico

Fosse per me, organizzerei una bella sfida a calcetto, con brindisi a mezzanotte, questo sì che sarebbe un bel modo per passare capodanno! Ma insomma, se volete fare gli originali non avete che l’imbarazzo della scelta. Magari non farete nulla di tutto ciò, ma dite la verità, vi ho dato qualche idea originale per rispondere al prossimo che vi chiede “che fai a capodanno?”

 

Le 10 regole del manuale per costruire cancelli

Regola numero 1. Quando vuoi costruire un cancello, devi decidere cosa vuoi portare dentro. Sembra una cosa banale, ma questa prima regola è fondamentale. Ogni cancello è inclusivo di qualcosa e anche se quando cominci a costruirlo non sai esattamente alla perfezione cosa vuoi portarci dentro, un’idea di base però dovresti averla. Anzi, diciamo che sarebbe molto meglio averla.

Regola numero 2. Quando vuoi costruire un cancello, devi decidere cosa vuoi lasciare fuori. Questa, ovviamente, è la conseguenza diretta di quella di prima. Un cancello serve a includere, ma anche ad escludere. Ed è vero che poi, pian piano porterai fuori cose, persone, esperienze, ma anche in questo caso, una base di partenza su cosa eliminare fin da subito sarebbe utile averla.

Regola numero 3. Quando vuoi costruire un cancello, devi decidere quante aperture ci saranno. Eh sì, perché potresti sempre pensare di fare un’uscita secondaria, magari un po’ nascosta, oppure ben visibile. Un’apertura dentro il cancello che un po’ per comodità, un po’ per pigrizia potrebbe servire a non aprirlo tutto.

Regola numero 4. Quando vuoi costruire un cancello, devi decidere su quale terreno dovrai impiantarlo. E quello non dipende sempre da te, ma a volte sì. Un cancello su un terreno scosceso sarà più complicato, ma una volta che sarai riuscito a realizzarlo, senza dubbio darà più soddisfazione. Su un bel terreno pianeggiante avrà delle linee più tranquille, ma forse alla lunga potrebbe essere banale.

Regola numero 5. Quando vuoi costruire un cancello, devi decidere a quali pareti andrà collegato. Certo, mica vorrai costruire un cancello sul nulla! Avrà qualcosa a destra e qualcosa a sinistra, ci saranno nessi, legami, rapporti, collegamenti, che lo terranno legato a qualcosa o qualcuno. Altrimenti, per quanto bello, per quanto forte, se sarà un’isola nell’oceano, è destinato a venir giù.

Regola numero 6. Quando vuoi costruire un cancello, devi decidere se ci sarà un’apertura automatica. Questo può sembrare un dettaglio, ma non lo è. Con l’apertura automatica ci sarà sempre un nesso causale fra un’azione ed un’altra: spingi un pulsante e quello si apre. Non ci sarà discernimento quando aprire e quando restare chiusi. Un rischio o un’opportunità, devi scegliere.

Regola numero 7. Quando vuoi costruire un cancello, devi decidere quali materiali utilizzerai. Certo, anche questo mica è una questione da poco. Sarà il gusto estetico o la sostanza che guiderà la tua scelta? Vuoi fare un cancello che duri o pensi già che prima o poi andrà sostituito?

Regola numero 8. Quando vuoi costruire un cancello, devi decidere se sarà facilmente scavalcabile. Questa scelta è legata in qualche modo alla precedente. Sarà un muro invalicabile, una novella muraglia cinese, o semplicemente un cancelletto girevole? Avrà degli appigli che renderanno semplice arrampicarsi sopra, oppure degli spunzoni in cima, affilati come coltelli?

Regola numero 9. Quando vuoi costruire un cancello, devi decidere se ti serve per far entrare o per fare uscire. Tutte le cose dette fin ora poi, in conclusione, servono a rispondere a questa regola. Un cancello può servire per proteggere qualcosa da qualcuno che può arrivare e prendersela con sé. Oppure potrebbe servire a chiudere dentro qualcosa perché non scappi via da noi. Può servire ad aprire una strada per uscire e per entrare con serenità. Oppure può rimanere chiuso per sempre.

Regola numero 10. Quando vuoi costruire un cancello, fatti aiutare da qualcuno. A volte non basta una vita per costruire un cancello come si deve, però certo, se siamo in due sicuramente avremo maggiori possibilità di tirare su qualcosa di apprezzabile. Nessuno nasce imparato. E anche se ci sentiamo molto fichi, anche se le attività autoerotiche hanno sempre il loro perché, anche se siamo sicuri di aver fatto le scelte giuste, ho la sensazione che da soli non costruiremo proprio un bel niente. Non è una semplice sensazione, ne sono proprio sicuro.

Golden gates opening to heavenly sky background

P.S. Trent’anni fa o giù di lì, dei giovani maturandi rischiarono di arrivare al primo vero esame della loro vita con il fiato corto o meglio con il sonno lungo per colpa di una trasmissione tv che sarebbe poi diventata quasi mitologica, perché solamente in quell’inverno/primavera dell’85 fece rimanere incollato il pubblico al piccolo schermo fino a tarda notte. Non a caso, si intitolava “Quelli della notte”. Fra quella banda di pazzi capitanata da Arbore, un giovanissimo Nino Frassica interpretava un surreale fraticello che fra le altre cose totalmente folli, parlava spesso di un Manuale per costruire cancelli. Ne parlava tutte le sere, ma ci fosse stata una puntata in cui si fosse degnato di leggerne un piccolo brano o di svelare finalmente qualcosa su come si facesse a costruire cancelli! Più d’uno si convinse allora che in realtà il manuale per costruire cancelli non parlava di cancelli. Ma perché secondo voi questo post invece?

 

 

 

 

 

 

 

I can’t stop thinking about you

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E così anche questo 2016 volge al termine. Terremoti, attentati, incidenti, crisi di governo…se guardo quello che è successo nel mondo non posso che confermare il detto “anno bisesto anno funesto”.  Ma infatti l’ideale sarebbe non leggere i giornali, né guardare la televisione e magari concentrarsi sui propri confini: non per egoismo o per menefreghismo. Al contrario. Con la convinzione che le nostre singole storie siano piccoli tasselli della Storia con la S maiuscola. E se miglioriamo loro, le nostre realtà quotidiane, contribuiamo a costuire un insieme diverso. E allora, dal mio punto di vista, questo duemilasedici non è mi dispiaciuto per niente.

La tradizione del blog vuole che questi siano i giorni dei bilanci, delle classifiche delle cose più belle dell’anno trascorso: sui libri ormai vi intrattengo periodicamente con i consigli di lettura quindi non mi dilungo. Dovessi dire un solo titolo fra la trentina abbondante che ho letto quest’anno, direi che il podio va al solito Lansdale, con Paradise Sky romanzo storico bellissimo su uno dei più famosi sceriffi di colore nella storia degli Stati Uniti a cavallo fra 800 e 900 (non era nella collana dei “consigli” e quindi ve lo suggerisco ora!).

Sulla musica poco da segnalare: bello Revolution Radio dei Green Day, ma niente di trascendentale, sui loro livelli, comunque secondo me sempre elevati. Una menzione per A Headfull of Dreams dei Coldplay e soprattutto 57th & 9th di Sting, perché avevo perso le speranze per entrambi: invece hanno tirato fuori due CD di buon livello. Certo, se devo emozionarmi con la musica, per fortuna c’è sempre il boss: mi hanno regalato The Ties that Bind, cofanetto che racchiude tutto il lavoro edito e soprattutto inedito di The River e debbo dire che ne è davvero valsa la pena.

E il concerto del Boss di luglio è stato sicuramente l’evento dell’anno. Insieme ai vari festeggiamenti per le ricorrenze che sono cadute lungo questi 366 giorni: i miei 50 anni, i 18 della mia principessa, i 30 anni insieme alla mia dolce metà. Tante ricorrenze, tanti festeggiamenti, tanti viaggi: ermeneutici, ma non solo. In giro per l’Italia, in giro per il mondo: Monaco, ma soprattutto Cuba, su cui però già vi ho ampiamente raccontato. Adesso ricominciamo a mettere i soldi da parte per i prossimi!

Cosa augurarsi per questo 2017? Libri da leggere, musica da ascoltare, viaggi da organizzare (e da scrivere). Ma soprattutto grandi, grosse, grasse risate. Alle spalle di chi non coglie l’ironia, alla faccia di chi si crede chissà chi, ma soprattutto insieme agli amici più cari. Quelli a cui non riesci a smettere di pensare, quelli dalle mille parole e quelli dai silenzi condivisi, quelli delle buonanotte e dei buongiorno, quelli vicini, ma soprattutto quelli lontani (che a volte sono i più vicini), quelli da tirare su e quelli con cui lasciarsi andare. Quelli con cui è impossibile litigare, quelli che sai puoi anche insultare quando ti gira storto, tanto sai che non se la prendono. Gli amici di sempre e quelli per sempre. Gli amici, senza altri aggettivi.