Recentemente, fra le vicenda dei pandori di Chiara Ferragni ed il tragico episodio relativo alla ristoratrice padovana, è tornato prepotentemente alla ribalta il tema degli influencer e dell’importanza della comunicazione. Uno di quei classici aforismi che girano nel web dice che “fare quello che ti piace è libertà, amare ciò che si fa è felicità”. Ed essere pagati per esprimere un’opinione allora?
Il web senza dubbio ha aperto possibilità quasi infinite, inimmaginabili fino a trent’anni fa. Possiamo documentarci su ogni cosa, lo scibile non ha confini: a parte quei poveretti della Treccani, penso chiunque sia più che soddisfatto di questo stato di cose. Solamente il fatto di avere la possibilità di conoscere qualsiasi dettaglio su qualsiasi argomento, ci dà il senso della libertà che il web ci ha regalato.
Ma come fare a gestire questa libertà? Uno spazio aperto senza limiti infatti si presta al prolificare di qualsiasi narrazione. Chiunque può esprimere un’opinione: il web è democratico per natura. Il professore universitario, lo scienziato, l’esperto conoscitore della materia, scrivono così come il millantatore, l’ignorante, il signor nessuno. Come valutare le informazioni che troviamo? Come distinguere il vero dal falso? Nell’impossibilità di discernere la qualità delle informazioni, ci affidiamo alle quantità. Per stabilire se in un certo posto si mangia bene, se quel film vale la pena vederlo, se quel viaggio è quello che cerchiamo, ci affidiamo ai giudizi altrui: più giudizi positivi ci sono, più siamo portati a credere ad una determinata informazione. Ma siamo sicuri che 100 mister X valgano più di 1 che magari ha studiato una vita su quella materia?
In un contesto in cui ci sono società dedite alle truffe on line, associazioni che sparano a zero contro questo o quello, gente convinta che la terra sia piatta, rischiamo davvero di rimpiangere tanta libertà. O di fidarci di esperti che poi tanto esperti non sono. Rischiamo di farci influenzare, nostro malgrado, da persone in grado di spostare voti, opinioni, acquisti di migliaia di persone. Già qualche decennio fa Orson Welles con lo scherzo radiofonico dell’atterraggio di extraterrestri sulla terra riuscì a scatenare il panico. Pensiamo a cosa può succedere se nella rete vengono veicolati messaggi fuorvianti (ricordiamoci cosa si scatenò durante la pandemia, a proposito dei vaccini).
A chi dobbiamo credere dunque? L’Autorità delle comunicazioni ha pensato di legiferare sugli influencer, cercando di porre un limite a questo fenomeno. D’altra parte, nel mio spazio privato (un profilo instagram, una pagina facebook, un blog) non posso essere libero di esprimere una preferenza? E se questa preferenza diventa un’indicazione, se migliaia di persone la seguono, debbo subire limitazioni o posso esprimere quello che voglio?
Personalmente mi fido poco degli influencer e ancora meno dei giudizi anonimi seppur numerosi. Cerco sempre di formarmi un’opinione sulla base della mia esperienza personale o su quella di persone fidate, ma non c’è dubbio che lo scenario in cui ci muoviamo è molto più complesso di prima. E forse, proprio noi boomer o comunque noi non nati digitali non abbiamo gli strumenti e le categorie logiche più adatte per muoverci bene in questo scenario.

Beh, l’argomento è molto più complesso. Parliamo di persone che sono pagate per dire certe cose. E pagate in modo sproporzionato. Si tratta di etica, di trasparenza, di verità…
Quindi non si tratta di me, te, zio Pino, che esponiamo liberamente il nostro punto di vista, la nostra esperienza, il nostro pensiero, e chi ci legge decide liberamente se crederci, se seguirci, se avviare un confronto…
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Sono d’accordo con te se parliamo di etica e verità, però se ci pensi anche loro non ti puntano la pistola alla testa. È la massa che decide di seguirli. Che poi loro se ne approfittano è un altro discorso
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Suvvia! La massa che ne sa delle teorie e tecniche della comunicazione. La massa che ne sa delle teorie e tecniche di marketing. La massa che ne sa delle teorie e tecniche psicologiche e sociologiche. Neurolinguistica, neurosemantica, neuroscienze. Che ne sa, la massa? La massa è il bersaglio.
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Vero, ma succede per il voto, ma creare e distruggere miti. Purtroppo questa è la forza della comunicazione, ma quale difese abbiamo? La cultura, l’istruzione, l’informazione. Ma chi ha tempo e voglia di impegnarsi per conoscere come stanno veramente le cose?
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La minoranza.
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