Ogni traduzione è un tradimento

Ogni traduzione è un tradimento, diceva il sommo Heidegger. Ed è vero! Ogni linguaggio ha un insieme di significati, di radici semantiche, di rimandi culturali che è praticamente impossibile trasportare intatti in un’altra lingua. Solo chi ha la capacità di comprendere la lingua di una canzone, di un romanzo o di un film, può apprezzarlo fino in fondo. Può comprendere realmente tutto quello che l’autore voleva esprimere con quell’espressione utilizzata. Mi ha sempre fatto riflettere il fatto che all’estero i film vengano proiettati soprattutto in lingua originale, tutt’al più con i sottotitoli. Il doppiaggio è una cosa molto italiana.

Per questo quando traduciamo, per quanto bravi, per quanto capaci, facciamo una violenza al testo originale, lo pieghiamo alle regole di un’altra lingua, lo inseriamo dentro un contesto diverso, che ha altri rimandi e, inevitabilmente, altri significati. Ogni traduzione non può che tradire il significato originario, non può che essere un adattamento, più o meno verosimile a quello da cui è partito.

D’altra parte ci sono traduttori talmente bravi che forse riescono anche ad arricchire il testo originario e a non perdere gran parte dei significati che questo conteneva. Fare il traduttore in ogni caso è una gran bel lavoro, perché ti permette di plasmare la realtà: non devi solo riproporre l’esistente, devi reinventarlo. Poi, certo, quando ti capita di dover tradurre uno che, probabilmente in preda a un indigestione di fava tonka, dice che gli Americani sono nostri alleati fin dalla guerre puniche, a quel punto ma che t’inventi?

A proposito di koala, tortellini e spermatozoi (che non sono più quelli di una volta)

Sarà vera questa cosa o è l’ennesima legenda metropolitana, tipo quella dei treni che arrivavano in orario?  Secondo i dati diffusi da uno studio dell’OMS (Organizzazione mondiale della sanità), pare che il numero e la qualità degli spermatozoi dei nostri nonni fosse migliore della nostra. Nel mondo occidentale in cinquant’anni siamo passati da una concentrazione di 99 milioni di spermatozoi per millilitro, a circa 47, ovvero meno della metà. Le cause reali di questo drastico calo ancora non si conoscono ma certamente il maggiore indiziato, come sempre è il maggiordomo.

Sarebbe stato semplice, invece no, è lo stile di vita (che poi che stile sarà? Dorso, rana, stile libero? Chi può dirlo). Comunque con stile o senza stile, sembra che gli scienziati siano tutti d’accordo nel pensare che l’esposizione a sostanze chimiche dannose, un’alimentazione sbagliata, l’abuso di steroidi anabolizzanti, il fumo, l’alcol, il maggior consumo di droghe, lo stress, la sedentarietà facciano male. Chi l’avrebbe mai detto eh? Ci volevano davvero degli scienziati per diagnosticare una cosa del genere.

Ma la domanda è un’altra (come sempre, la domanda è sempre un’altra e la risposta è 42). D’accordo, abbiamo stabilito che i nostri padri e e i nostri nonni avevano molte più probabilità dei nostri figli di ingravidare una donna. Ma è proprio un male questa cosa? Dobbiamo seriamente preoccuparci? Non sarebbe meglio far finta di sbagliare chat su whatapp e dire finalmente la verità? E uno potrebbe dire, ma qual è la verità?

La verità è che i Koala rischiano l’estinzione perché stiamo distruggendo il loro habitat. E voi siete così sicuri che il livello di autocoscienza civica dei sedicenni di oggi (quelli che ascoltano la musica trap, si rincoglioniscono davanti alla Play Station e non derogano davanti a questioni di principio, tipo togliere l’uvetta e i canditi dal panettone senza sbriciolare la fetta) sia maggiore di quello dei Koala abbarbicati sui rami degli alberi di eucalipto?

Ma mentre mi interrogo su questo ardito dilemma, un’altra fondamentale questione sorge all’orizzonte politico. No, non quello del crocifisso nelle aule, c’ha rotto sta storia del crocifisso nelle aule! Tra l’altro il povero Gesù penso che riprenderebbe la croce su di sè e scapperebbe lontano piuttosto che stare dentro un aula piena di adolescenti refrattari all’uso del dentifricio, con le scarpe da ginnastica e le tute sintetiche ad ingabbiare le ascelle. La questione vera è se non sia meglio per noi morire, piuttosto che vivere nell’ignoranza di cosa ci sia dentro i tortellini che stiamo gustando nel brodo della domenica. Un affare di stato, lo jus cucinae! A destra gridano “prima il maiale”, a sinistra rivendicano la questione politica, anzi pollitica. E dunque vi ripeto, troppo pochi spermatozoi o ancora troppi per sperare in una rapida estinzione?

 

Considerazioni estive sui massimi sistemi, il bene, il male, disastri atomici e conigli voraci

Ieri alla radio facevano un resoconto della tragedia di Chernobyl a quarant’anni dall’esplosione della centrale nucleare. Un’ esplosione devastante che scatenò delle radiazioni trentatre volte superiori a quelle delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaky. A distanza di così tanto tempo la zona ha ancora dei valori totalmente alterati, che ne sconsigliano vivamente la presenza umana. Accanto a questi dati allarmanti ce n’era uno apparentemente positivo. O forse più allarmante di tutti gli altri. Infatti, in questi quarant’anni in cui gli esseri umani hanno abbandonato la zona, la biodiversità animale e vegetale è aumentata di circa dieci volte in più rispetto ad altre zone limitrofe. In parole povere, per l’ambiente circostante le radiazioni atomiche sono nocive, ma mai quanto la presenza dell’uomo.

Siamo davvero così deleteri, così distruttivi (o forse sarebbe meglio dire autodistruttivi) per il mondo che ci circonda? Le variazioni climatiche e i conseguenti sconvolgimenti naturali causati dalle alterazioni dell’ambiente determinate dall’uomo indurrebbero a pensare che sia effettivamente così. L’uomo è quindi il male assoluto? E però…c’è sempre un però. Mentre ascoltavo queste cose alla radio stavo osservando il coniglietto di mia figlia che vagava felice per il giardino: sono riuscito a fermarlo appena in tempo mentre si era lanciato verso i fiori di mia suocera, scambiandoli per un prelibato spuntino. E così mi è venuto fuori questo pensiero. Dal punto di vista dei fiori, un docile coniglietto che se ne vorrebbe cibare è molto più distruttivo dell’essere umano che invece se ne prende cura.

Tutto è relativo a questo mondo. Eh sì, tutto, tranne forse il moijto che accompagnava queste considerazioni. Quello è buono in assoluto.

In Africa ogni mattina quando sorge il sole (part. 2)

In Africa ogni mattina quando sorge il sole, la gazzella non avrebbe proprio nessunissima voglia di alzarsi. Non ha chiuso occhio tutta la notte, perché l’aria condizionata non funziona, il gazzello russa come un rinoceronte e i gazzellini l’hanno svegliata più e più volte per colpa degli incubi.

Però, in Africa ogni mattina quando sorge il sole, qualcuno deve andare a fare la spesa ed è meglio arrivare alla Conad che c’è il tre per due, almeno fino a fine mese. Allora la gazzella comincia la sua corsa tra i sacchetti dei rifiuti neanche fosse una gimcana di Giochi senza Frontiere e arriva al supermercato.

Quindi in Africa ogni mattina quando sorge il sole, la gazzella prepara il pranzo, mentre il telefono non smette di squillare, perché le propongono di cambiare tariffa per luce gas e acqua, le fanno un’offerta per la fibra e le offrono un abbonamento ai vini Giordano, ai contenitori Bofrost e ai saponi della Stanhome con tanto di bicicletta con cambio shimano in omaggio. Lei imita una voce straniera fingendosi la zebra delle pulizia (“io non capire, signora non c’è, io vengo di Romania“), ringrazia le operatrici del call center, declina l’offerta e va avanti fra gli applausi del pubblico.

Nel pomeriggio in Africa quando il sole è sorto da un pezzo, i gazzellini tornano da scuola e la gazzella, sempre correndo tra un sacchetto dell’umido e una busta di bottiglie di plastica sparpagliate sull’asfalto, li accompagna nell’ordine: a chitarra, a calcetto, dal dentista, a catechismo e a casa dell’amichetto per giocare alla play. Tra una corsa e l’altra trova il tempo di andare dal parrucchiere, fare un salto dalla madre (che nonna gazzella ci tiene) e andare alla lezione di acqua gym (la gazzella, si sa, nuota come un pesce). Tutto questo prima di cena che poi torna il gazzello, più affamato del leone.

Ah già, il leone. Perché voi sicuramente vi starete chiedendo, il leone, nel frattempo che fa? E’ troppo preso anche lui dai suoi impegni, e non ha più tempo di correrle dietro. Ma tanto lei l’aveva intuito che quella storia non aveva un futuro, che c’era solo un’attrazione carnale e poi lei – anche se mangia come un facocero – ci tiene al suo gazzello e non va dietro al primo leone che passa.

Quindi in Africa ogni mattina, non è importante che tu sia il leone, un operatore del call center o un addetto dell’AMA. Non è importante nemmeno se fai il cassiere alla Conad o sei l’insegnante di acqua gym. Perché sarà pur vero che in amore vince chi fugge, ma in questo periodo fa davvero troppo caldo e se vuoi conquistare una gazzella, non gli correre dietro. Alla gazzella offri una gazzosa. Magari una gazzosa Neri. Perché se bevi Neri ne ribevi.

Prima di chiedere

Vi è mai capitato di sentirvi fuori luogo mentre ponevate una domanda? Vi siete mai pentiti di chiedere qualcosa nel momento stesso in cui la chiedevate? Avete mai avvertito un brivido dietro la schiena leggendo negli occhi dei vostri consanguinei, tutto il loro disappunto per l’inadeguatezza della vostra domanda?

Il fatto è che ci sono volte in cui il silenzio è pesante. Situazioni in cui ci sentiamo a disagio, fuori posto, non sappiamo che dire. E allora, spegnendo per un attimo il collegamento fra il cervello e la bocca, ci escono domande inopportune. Ci vengono fuori richieste prive di senso, fuori contesto, imbarazzanti per noi che le poniamo e per chi dovrebbe dare una risposta. Domande totalmente inutili, di cui a volte conosciamo già la risposta, oppure domande la cui risposta non ci interessa davvero conoscere.

E’ in situazioni come queste che la nostra autostima precipita, che ci sentiamo un po’ come quelli che ad una cena elegante arrivano con i calzini bianchi e i sandali stile frate francescano. Ma non dovremmo mai abbandonare la speranza, non dovremmo mai perdere la fiducia in noi stessi. In fondo se perfino uno come Internet Explorer ha il coraggio, ogni volta che inavvertitamente lo facciamo partire,  di chiederci “vuoi impostare Explorer come browser prefedefinito?” perché dovremmo scoraggiarci noi?

Non siete ancora convinti? Continuate a ripensare all’ultima figura di merda che avete fatto e vi autocommiserate pensando che solo un coglione avrebbe potuto fare una domanda inutile/impertinente/imbarazzante come quella? Allora andate sul sito dell’Esta e compilate il questionario obbligatorio per chiedere il visto per gli Stati Uniti. E la vostra autostima vi ringrazierà.

Miseria e Nobiltà

  • Allora riproviamo. Arrivano tutti questi giornalisti con il microfono e tu dici…
  • Vincenzo m’è padre a me
  • No! No! No! Non hai capito niente. Devi dire Matteo, no Vincenzo, dai riproviamo. Entrano i giornalisti, ti intervistano e tu devi dire…
  • Vincenzo m’è padre a me
  • Ma no! Ancora! Che c’entra Vincenzo? Devi rispondere Matteo: M-A-T-T-E-O! Riproviamo. Giornalisti, microfoni….
  • Vincenzo m’è padre a me

Molta miseria, poca nobiltà.

Mai più senza

Come, dico io? Com’è stato possibile? Come abbiamo fatto a rimanere senza per oltre un anno? Me lo chiedo e ve lo chiedo, lettori ermeneutici. Come abbiamo fatto per più di un anno a rimanere senza questo gioco meraviglioso, ma che dico meraviglioso, fantasmagorico, ma che dico fantasmagorico, paradisiaco: il VinciSalvini, il gioco aperto a tutti i fan del gran coglione, Capitano che abbiano un profilo su Facebook.

ll gioco è molto semplice: chi mette più velocemente un like ai post del gran minchione Vice Premier, accumula punti. Ogni giorno si possono vincere strabilianti premi: una foto diffusa sui canali social del testa di minchia ministro degli Interni; una telefonata con il suddetto e addirittura (squilli di tromba, rullo di tamburi) un caffè con lui, di persona, personalmente!

Che uno, appena letta la notizia, dice “Ah, che burloni questi di lercio.it!” Ma si sa, da noi la fantasia ha dato ormai una pista alla realtà e questa non è affatto una minchiata di qualche buontempone, ma l’ingegnosa (?) campagna pubblicitaria che allieterà le giornate degli elettori e simpatizzanti leghisti da qui fino al 26 maggio. Ma perché uno dovrebbe essere felice di prendere un caffè con Salvini? Perché Salvini pensa (Salvini pensa….va be’ mi piacciono gli ossimori) di aumentare i suoi voti in questo modo?

Ora possiamo solo immaginare cosa si inventerà quell’altro portento di Vice premier per stare al pari del nemico amico. Come minimo organizzerà un VinciDimaio! Anche lui con ricchi premi e cottillion: una zizzona, mozzarella di bufala originaria a 5 stelle, un babà servito su un vassoio con la foto di Beppe Grillo e per i più fortunati una statuetta del presepe con l’immagine di Giggino vestito da San Giuseppe, utile anche per i prossimi presepi.

La situazione è grave, ma non seria, come diceva il buon Flaiano. E allora, almeno facciamoci due risate con questa parodia realizzata dai quei geni della pagina FB “Ilsocioaci”