Una telefonata dal futuro

Prima dell’estate ho avuto un piccolo incidente con la macchina, fortunatamente senza conseguenze, se non qualche ammaccatura. Come da procedura (la macchina è aziendale) ho contattato la carrozzeria convenzionata, dove una gentilissima signorina si è presa tutti i riferimenti, rassicurandomi del fatto che mi avebbe richiamato lei quando avrei potuto portare lì la macchina per la riparazione. Mi era rimasta in mente per la simpatia e la gentilezza che raramente si trovano fra lavoratori di questo tipo.

Questa la premessa. Stamattina, ore 8,45 squilla il telefono

  • Buonasera, la chiamo dalla carrozzeria Pincopallo, la sua macchina targata (e dice la targa giusta) è pronta, la riparazione effettuata, può venire a ritirarla quando vuole
  • Buonasera (alle otto e trequarti?) passi, magari hai ancora sonno, oppure semplicemente non vedi l’ora di tornartene a casa e sei già proiettata. Ma quindi mi stai dicendo che stanotte siete venuti quatti quatti, vi siete presi la mia macchina, l’avete riparata e ora mi chiedi di venirla a riprenderla?

Avrei voluto tanto rispondere così, ma era la stessa gentilissima signorina della prima volta…

  • Temo ci sia un errore. E’ vero che la mia macchina è targata (e ripeto il numero), ma io devo ancora portarvela per la riparazione!
  • Ma lei è sicuro? Qui mi dicono che hanno fatto tutto.
  • Ahhhh, ora ho capito! In realtà questa telefonata viene dal futuro! Ecco perché mi ha detto “Buonasera”, mi scusi, non avevo colto la cosa, allora tutto a posto. Anzi, già che ci siamo, mi racconta qualcos’altro? Chi sarà il sindaco di Roma? E chi vincerà il Campionato di calcio? Si ricorda mica qualche numero uscito al superenalotto? E il Covid uscirà prima o poi dalle nostre vite? Quando mi manderanno in pensione?

Così avrei voluto rispondere. Invece

  • Invece temo proprio che abbiate fatto un po’ di confusione.
  • E allora mi scusi. Mi faccia controllare e la richiamo.

Però peccato. Sarebbe stato fico ricevere una telefonata dal futuro!

Abbinamenti cacofonici

Quest’estate mi sono proprio riposato. 20 giorni fra le mie amate montagne, con un sacco di sole, ma un caldo accettabile, tanti giri in bicicletta, passeggiate e mangiate memorabili. Totale relax! E a differenza degli altri anni ho quasi mandato in vacanza anche il blog. Però anche in questa situazione di pace dello spirito c’è sempre qualcosa che viene a turbare lo stato di benessere e ti fa ritornare alla mente le brutture dei tempi che viviamo. Saranno state le notizie sulla pandemia e le minchiatone dei no vax? Sarà stata la tragedia che si sta compiendo in Afghanistan? Sarà stata la morte del batterista dei Rolling Stones? Si chiederanno i più curiosi fra i viaggiatori ermeneutici. Invece no. Si è trattato di un abbinamento che mi si è parato davanti durante una bella passeggiata fra i boschi. Due cose insieme che invece insieme non dovrebbero stare. Sarà stato una macchia di giallo e una di rosso? Sarà stato un pezzo di pizza con l’ananas (fateci caso, anche questa giallorossa)? Sarà stato un piatto di spaghetti con le vongole ricoperto di parmigiano? Si chiederanno sempre i curiosi di cui sopra. Invece no. Su un bel sentiero di montagna, immerso in boschi secolari, a circa 1800 metri, sulla strada per il Rifugio Sebastiani, c’era uno in mutande. Anzi, non proprio in mutande, guardando meglio, aveva un costume da bagno. Quando sono stato a New York ho avuto modo di incontrare il famoso Naked Cow Boy. Ma vi posso assicurare che si avvicina solo lontanamente allo spettacolo raccapricciante dello slippino con gli scarponi da trekking. Un’immagine che mi rimarrà nella memoria e si riproporrà come un piatto di peperonata (anche questa in effetti, giallorossa) nei miei peggiori incubi.

(Not) in my name

Il portabandiera è un simbolo. Un’immagine che rappresenta tutti, che racchiude in sè una moltitudine di individui. Tutti diversi, ma tutti riuniti, tutti compresi all’interno di un insieme.

Una volta era in battaglia, oggi per fortuna solo alle Olimpiadi, ma comunque seppure solo ai giochi, il portabandiera è il rappresentante di una nazione. Ci rappresenta tutti perchè tutti ci possiamo riconoscere in lui. Ma oltre il portabandiera nazionale ci sono poi quelli olimpici, che non rappresentanto il singolo Paese, ma tutto il mondo, tutte le nazioni insieme.

Ma ora ditemi, con tutta l’apertura mentale possibile, come faccio a riconoscermi in Paola Egonu? Fatemi capire, l’avete scelta come portabandiera perchè rappresentasse non solo tutti gli italiani, ma tutti i cittadini del mondo? Ma l’avete mai sentita parlare? Come potrei mai riconoscermi in lei? Come potrei mai sentirmi rappresentato da una come lei? Una che parla con quel dialetto Veneto? E dai su, non scherziamo!

P.S. Invece sto a scherza’ Paole’. Faje vede’ chi sei! Sentire Adinolfi e tutti i nazisti dell’Illimois de noantri che schiumano rabbia non ha prezzo…..daje Paoletta, daje!

Noi e la perfida Albione

Ecco perché vincerete voi

Giocheremo la finale a Wembley, il tempio del calcio, la storia, la tradizione. D’altra parte questo gioco l’avete inventato voi.

Avete vinto la Champions League e non poteva essere altrimenti perché in finale avevate portato addirittura due squadre. Ormai da anni i vostri club dominano in qualsiasi competizione europa.

Avete avuto i Beatles, i Rolling Stones, i Queen, i Genesis, i Pink Floyd, gli ELO, i Supertramp, gli Oasis, gli Smith, i Cure, i Clash, i Kasabian, i Muse, i Mumford & Son e Elton John. Dice, ma che c’entra la musica? Lascia fare, la musica c’entra sempre.

Siete una nazionale multietnica, in squadra di inglesi doc ce ne saranno 3 o 4, gli altri sono tutti della seconda generazione, sono giovani, sfrontati e hanno fame di successi.

54 anni fa eravate diventati campioni del mondo, nella finale di Wembley, con un goal palesemente irregolare. C’era la Regina Elisabetta al trono e l’Italia aveva un governo di larghe intese.

Ecco perché vinceremo noi.

E’ vero, il calcio l’avete inventato voi, ma come ricordava giustamente Luciano De Crescenzo, “quando voi vivevate ancora sugli alberi e vi dipingevate la faccia, noi eravamo già froci”.

Sì, avete vinto la Champions, ma siete usciti dall’Europa. Non è che qualcuno vi ha cacciati, avete votato e a maggioranza siete voluti uscire. Mo che volete?

E’ vero, avete i Beatles, i Rolling Stones e compagnia cantando, ma non avete il bidè. Mi dispiace, ma io difficoltà a dare credito a gente che non si fa il bidè.

Sì, siete una bella squadra, siete multietnici, ma in porta avete una specie di pupazzo gnappo e in difesa fate abbastanza ridere. Se Ciruzzo si sveglia, non c’è partita.

54 anni, c’era la Regina Elisabetta al trono e l’Italia aveva un governo di larghe intese, ma avevate vinto la finale rubando la partita ai tedeschi. Ai tedeschi! Pensate di riuscire rubarla anche a noi? Rubarla. A noi. Sicuri, sicuri?

Il mistero misterioso dell’arrotino

In questa calda e umida domenica di giugno voglio intrattenervi su un mistero misterioso di fronte al quale tutti noi ci siamo imbattuti, magari in modo inconsapevole. E quando dico tutti, dico proprio tutti. Che voi abitiate all’ombra della Mole Antonelliana o sotto la Madonnina, che abbiate i piedi a mollo nella laguna o siate sotto le pendici del Vesuvio o su quella dell’Etna. Che abitiate nella Città eterna o nel più piccolo borgo dello stivale, il discorso non cambia. Tutti voi vi siete imbattuti in questo mistero.

E no, non intendo come abbia fatto Salvini a diventare un leader politico (certo, anche quello è un bel mistero misterioso) e neanche il motivo per cui dopo i cinquantanni comincino a crescerti i peli nel naso e nelle orecchie. No, intendo il mistero che si cela dietro queste parole:

Donne, è arrivato l’arrotino. Arrota coltelli, forbici, forbicine, forbici da seta, coltelli da prosciutto. Ripariamo cucine a gas, abbiamo tutti i pezzi di ricambio per le cucine a gas. Se avete perdite di gas noi le aggiustiamo, se la vostra cucina fa fumo, noi togliamo il fumo dalla vostra cucina a gas.

Voi mi direte, che mistero c’è? E’ una cosa che sentiamo spesso, di solito di mattina, in tutte le strade d’Italia. Esatto, ma il mistero è proprio questo! Com’è possibile che tutti gli arrotini d’Italia abbiano la stessa voce registrata che dice le stesse cose? Ho provato a elaborare per voi qualche teoria che risolverebbe il mistero misterioso, perché in effetti, pensateci bene, avete mai visto com’è fatto un arrotino? Cioè, al di là della voce registrata, qualcuno potrebbe dire se è un uomo, una donna, un bambino, se è un robot o se esiste veramente? Ecco dunque cinque possibili spiegazioni

  • Gli arrotini sono una setta simil massonica, che usa simboli e linguaggi segreti, noti solo agli adepti
  • Gli arrotini sono dei cloni, tipo gli Umpa Lumpa della fabbrica del cioccolato, tutti uguali
  • Gli arrotini in realtà non esistono, ne esiste uno solo, che è un supereroe tipo Superman e gira l’Italia sotto mentite spoglie per salvare il mondo
  • Gli arrotini sono extraterrestri e mentre ti arrotano i coltelli e riparano gli ombrelli ti piazzano un microchip a tua insaputa, che si attiva con le scie chimiche e viene individuato con il 5G
  • Gli arrotini sono gli ultimi discendenti degli Incas, sfrattati da Machu Pichu, vagano per le strade del mondo pronti a rifondare l’impero di Atahualpa

Ringraziando la mia amica Chiara (https://sguardiepercorsi.com/) che mi ha ispirato il post, cari viaggiatori ermeneutici, secondo voi quale sarà la soluzione del mistero?

Donne è arrivato l’arrotino. Ovvero i dieci pregiudizi che avete su di noi

Dopo 5 anni anni, nel pieno di una pandemia mondiale, poche cose sono rimaste inalterate. A beneficio dei nuovi viaggiatori, ma soprattutto delle nuove viaggiatrici ermeneutiche, ripropongo questi dieci luoghi comuni, queste dieci grandi bugie che raccontate su di noi, poveri maschietti indifesi!

L’omo ha da puzzà. Ma perché? Ma chi l’ha detto? Io odio chi puzza, fossi anche io stesso: quando puzzo mi odio! E poi ho conosciute un sacco di femminucce che in realtà non è che proprio profumassero di viola!

Dimenticate le cose, gli appuntamenti, gli anniversari. E’ vero, o meglio, è parzialmente vero. A volte facciamo finta, così da potervi sorprendere quando meno ve l’aspettate. E poi, insomma, su…un po’ di comprensione, in fondo abbiamo ben altro per la testa. Ad esempio, abbiamo svariati mondi da salvare.

Non trovate le cose. Ecco, su questo voglio fare una netta smentita, perché ci tengo personalmente a precisare che non è assolutamente vero. O meglio, non è colpa nostra. Come dicevo alla già citata Rosa, se non ci fossero gli elfi della casa che di notte si divertono a spostare le cose di qua e di là, noi le troveremmo pure. Non siamo noi che non le troviamo. Sono loro che cambiano di posto senza avvisarci.

Avete paura delle mestruazioni. E qui cito quello che dice Woddy Allen riguardo alla morte: non è che ne ho paura, solo non vorrei essere lì quando arriva.

E collegato a questo, non riuscite a cogliere il nostro stato d’animo. Ma in realtà noi riusciamo a coglierlo benissimo. Se stesse fermo un momento. Il problema è che appena noi pensiamo di aver capito la situazione o il momento, voi avete già cambiato idea. La colpa è vostra, siete troppo volubili.

Con 37 e 1 di febbre vorreste scrivere testamento. Non è proprio così. Ci accontenteremmo di un po’ di comprensione. Non so, una pezza umida sulla fronte e una bella tazza di brodo caldo farebbero piacere.

Vi credete più giovani di quel che siete. Solo perché continuiamo a giocare a calcio o perché ci teniamo a mantenere certe abitudini con gli amici, non è che pensiamo di avere ancora vent’anni. Dovreste apprezzare la nostra coerenza. Trent’anni fa facevamo delle cose, ora continiuamo a farle. O almeno ci proviamo.

Collegato a questo dovreste una volta per tutte smetterla di pensare che i nostri amici siano insopportabili. Non è così! E non è vero che riescono a tirar fuori i nostri peggiori istinti. Il problema è che voi non potete capire le cose che ci uniscono (a dir la verità a volte anche noi stentiamo un po’ a ricordarcele. Ma qualcosa doveva esserci. Ora se ci mettiamo un attimo a pensare, vedrete che ce lo ricordiamo)

Andate dietro a quelle più giovani. Ahhh e qui vi volevo! E allora quando eravamo in quarto ginnasio e noi eravamo lì con i nostri brufoli che vi invitavamo il sabato pomeriggio e voi uscivate con quelli del terzo classico? Eh allora vi andava bene che gli uomini preferivano quelle più piccole! Ora che volete?

Ma poi soprattutto, non è vero che non vi ascoltiamo quando ci parlate. Come fate a pensare che mentre dite qualcosa noi in realtà chissà cosa stiamo pensando? Come fate solo ad immaginarlo? Ma soprattutto perché? Cosa abbiamo mai fatto per farvi pensare una cosa così assurda?

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Ti sembra normale che resto sveglio a corteggiarti per ore?

Sei d’accordo che il MoVimento sostenga una mano alla cabeza, una mano alla cintura, un MoVimento sexy che preveda un super telegattone con bagno ecologico e che difenda gli orfani e le vedove, insieme alle tre civette sul comò e alle figlie del dottore?

P.S. Una volta tanto si dice più nei TAG che nel post! Ma sentiamoci Max Gazzè che forse è meglio….

 

 

Sognai talmente forte che mi uscì sangue dal naso

Forse avevo mangiato pesante. Forse avevo così tanta fantasia che mi avanzava. Oppure così poca. C’è chi sogna perché non ha abbastanza fantasia per raccontare le realtà e chi sogna perché ce ne ha troppa e vuole inventarsene una nuova di realtà. Fatto sta che ho una grande confusione in testa e i contorni del sogno e quelli della realtà si fondono e si confondono come una specie di Alice nel Paese delle meraviglie. Magari avrò bevuto troppo. O forse troppo poco.

Insomma mi sono trovato dentro questo sogno: l’invasione degli extraterrestri. Da un giorno ad un altro cambiavano tutte le nostre priorità. Dovevamo mettere da parte tutte le distinzioni, tutte le cose che ci separavano, che ci rendevano nemici, per sentirci tutti dalla stessa parte. Russi e americani, arabi ed europei, cinesi, indiani, gli Stati Uniti del Mondo, tutti uniti contro il nemico comune, la minaccia venuta dallo spazio. Improvvisamente un senso di fratellanza che unisce tutti, che ti fa sentire la parte di un tutto, che coinvolge tutte le nazioni, tutti i continenti, senza distinzioni. Va be’ davvero era un sogno.

Niente più piccole preoccupazioni, gli immigrati che ci rubano il lavoro, i zingari che ci rubano in casa, gli arbitri che ci rubano le partite. Nessuno dava più peso a queste cose, perché l’avversario era troppo potente, troppo spietato e mieteva più vittime di una guerra atomica, non c’era posto per le divisioni, tutti erano dalla stessa parte. Sembrava quasi di essere in un film.

Un film, un sogno, come una specie di favola. Ad un certo punto Pinocchio non era più un burattino, non era neanche un bambino, no. Era un ermafrodito.

  • Papà, cos’è un ermafrodito?
  • E’ uno che sembra una cosa e invece è un’altra, anzi è una cosa ed il suo contrario, un po’ complicato da spiegare, sei ancora piccolo“.
  • Ma no, papà ho capito, è un po’ come Renzi“.

Oppure un sogno americano alla rovescia. Sono gli indiani che assaltano il fortino, con i loro copricapi con le corna (ma quelli non erano i vichinghi?), si riprendono le terre strappate dall’uomo bianco e cacciano via gli invasori. Che però non somigliano mica a John Wayne, anzi hanno dei buffi capelli color carota, tipo Pippi Calzelunghe. Mamma mia che strani sogni!

Ma non divaghiamo. Gli extraterrestri ci invadono da più parti, la Cina trema, la Russia si arrende, l’Europa vacilla, l’America sembra cadere, ma improvvisamente gli scienziati di tutti i Paesi, le menti più brillanti del pianeta, si uniscono e trovano una soluzione inventando l’arma globale, a base bruschetta con aglio, porchetta di Ariccia e vino dei castelli. “Ma sarà vero? Funzionerà? Io non mi fido, non l’hanno mica testato, in così poco tempo e poi chissà che ci mettono dentro la porchetta“. C’era chi era scettico, ma l’arma globale funzionava! Gli extraterrestri erano allergici alla porchetta e non sopportavano l’alito pesante e prima pian piano, poi sempre di più, cominciavano a fuggire, per tornarsene nel loro pianeta.

Sui titoli di coda tutta la gente usciva fuori e continuando a bere vino come se non ci fosse un domani, cominciava a ballare per strada Gimme some Loving di Steve Winwood.

  • Ehhhh certo ce ne hai di fantasia! E secondo me il vino dei castelli ha dato in testa a te, mica agli extraterrestri.
  • Sì, forse avrò anche molta fantasia. Ma purtroppo mai quanto la realtà.

 

 

 

La befana vien di notte

Quindi ci sarebbe questa brutta vecchietta. Ma non solo brutta, bruttissima, una befana, che se ne va in giro di notte con questo freddo e per giunta con le scarpe rotte. Ma non se ne va in giro che so, con l’autista e un comodo macchinone no! Se ne va in giro a cavallo di una scopa. Questa vecchietta brutta come un rutto d’oca, le scarpe rotte, se ne va in giro di notte con questo freddo, a cavallo di una scopa, per regalare dolci e giocattoli ai bambini buoni. Solo a quelli buoni, perché a quelli cattivi calci in culo. No, scherzo, per quelli cattivi, carbone. Dicono che contro l’aereofagia sia un portento. Magari quei bambini resteranno carogne, ma almeno eviteranno di scoreggiare.

Oltre ad essere brutta come un cesto di fave, andare in giro con le scarpe rotte, con questo freddo, a cavallo di una scopa, dove li va a mettere questi dolcetti per i bambini buoni? Non dentro una scatola o in una busta, no, troppo facile! Li metto dentro le calze. Chi non mette dentro le calze dolci o giocattoli? Un posto davvero calzante.

Ecco, noi siamo cresciuti credendo a questo personaggio. E io voglio ancora crederci. Stanotte mi mettero alla finestra e aspetterò fiducioso il passaggio di questa simpatica vecchietta, brutta come la coccia del pecorino, con la sua scopa e i suoi regali. Del resto, se c’è chi crede che nei vaccini ci siano i microchip, io non posso credere alla befana?

Nonno, raccontami ancora quel Natale nell’anno della pandemia

Nonno, mi racconti ancora il Natale nell’anno della pandemia? Cos’era il duemilatrenta?

Duemilaventi, figliolo, duemilaventi. Ma che ti devo raccontare…

E’ vero che era vietato giocare a tombola?

Vietatissimo. E pure a rubamazzo e a sette e mezzo. Azzardammo giusto un mercante in fiera per le scale, ognuno nel suo pianerottolo, con quello del terzo piano però che provava a barare nelle aste, perché mi voleva rifilare l’arabo e pesci&uva che notoriamente escono subito. Nel cenone della vigilia non si poteva usare il peperoncino, a meno ché non fosse calabrese, ma solo quello dello Jonio. In compenso si poteva cantare sul balcone, anche se faceva meno quattro e chi non aveva preso il covid se la rischiò grossa con la polmonite per la botta di freddo.

Ma perché dovevate cantare sul balcone?

Questo in realtà non era chiarissimo. Ma erano giorni particolari, non ci facevamo troppe domande, eravamo lì, davanti alla TV e qualcuno improvvisamente diceva “vi regaliamo i soldi, domani tutti a fare spese“. Poi l’indomani arrivava un altro e diceva “ma come, vi accalcate tutti a fare spese? Domani tutti a casa!” Quindi nei giorni pari si poteva andare in macchina, ma solo uno davanti e uno dietro, con la mascherina. Invece nei giorni dispari potevi prendere il monopattino truccato e andare a 80 all’ora facendo le pinne sull’olimpica. Il problema era proprio questa confusione di informazioni: si può stare insieme ma solo in due, no anzi, in tre, ma solo congiunti. Ma chi erano i congiunti?

Però si poteva fare sport. Da soli. In due potevi giocare a palla al muro, ma solo se il secondo era il muro. Per capodanno, se stavi nelle regioni gialle, era vietato indossare le mutande rosse, a meno ché non fossi un tifoso della Roma, allora si sapeva che avevi cattivo gusto e quindi era tollerato. Se invece eri in zona arancione, come al semaforo, o ti sbrigavi a passare oppure ti fermavi e aspettavi il rosso. Gli spostamenti erano un problema un po’ per tutti.

Poi c’erano i negazionisti.

Sul serio? E che dicevano?

Loro negavano. Negavano l’esistenza del Molise, dell’aglio sulla bruschetta e persino l’esistenza dei fantasmini bianchi, quelli che tanto si vedono lo stesso. Non volevano mica portare le mascherine! Ah su quello proprio non sentivano ragioni. Ma io avevo capito il loro ragionamento: voi che sulla bruschetta mettete l’aglio è giusto che usiate la mascherina, perché vi puzza l’alito. Ma noi che non lo mangiamo, perhé dovremmo portarle? E’ un’ingiustizia!

Non c’erano zampognari perché tu capisci, i strumenti a fiato con la mascherina era un problema mica da poco. Persino quel simpatico urlo che ti sveglia la domenica mattina prima delle nove arrivava ovattato “onnu u rrivutu l’urrutunu!” che invece dei coltelli da cucina pensavi fossero passati dei pastori sardi, magari per vendere del pecorino. Ma anche quello era vietato, perché qualcuno sosteneva che favoriva gli assembramenti. C’era qualcuno che seguiva quello che dicevano i dottori, ma anche loro mica davano indicazioni proprio chiarissime.

Le feste di Natale quindi passarono, i problemi arrivarono sotto capodanno, quando i virologi ormai avevano soppiantato gli astrologi che piuttosto che fare l’oroscopo del 2021 provarono a vendere i segni zodiacali ad un’asta in TV. La raccolta fondi stava anche andando bene, ma scoperto che dietro c’erano Fedez e la Ferragni, arrivò il Codacons che denunciò tutti e lancio una class action contro quelli che non mettevano bene la mascherina.

Finalmente arrivò capodanno e siccome ne avevo tutti le palle piene del 2020 si decise che l’anno finiva prima: alle 22, tutti rigorosamente a casa propria, pronti per il trenino alzammo i calici per dare il benvenuto al 2021. Insomma, un anno veramente di merda, però, come sempre quando uno si ricorda i bei tempi andati, posso dirti che almeno i trenini arrivavano in anticipo.