Donne è arrivato l’arrotino. Ovvero i dieci pregiudizi che avete su di noi

Dopo 5 anni anni, nel pieno di una pandemia mondiale, poche cose sono rimaste inalterate. A beneficio dei nuovi viaggiatori, ma soprattutto delle nuove viaggiatrici ermeneutiche, ripropongo questi dieci luoghi comuni, queste dieci grandi bugie che raccontate su di noi, poveri maschietti indifesi!

L’omo ha da puzzà. Ma perché? Ma chi l’ha detto? Io odio chi puzza, fossi anche io stesso: quando puzzo mi odio! E poi ho conosciute un sacco di femminucce che in realtà non è che proprio profumassero di viola!

Dimenticate le cose, gli appuntamenti, gli anniversari. E’ vero, o meglio, è parzialmente vero. A volte facciamo finta, così da potervi sorprendere quando meno ve l’aspettate. E poi, insomma, su…un po’ di comprensione, in fondo abbiamo ben altro per la testa. Ad esempio, abbiamo svariati mondi da salvare.

Non trovate le cose. Ecco, su questo voglio fare una netta smentita, perché ci tengo personalmente a precisare che non è assolutamente vero. O meglio, non è colpa nostra. Come dicevo alla già citata Rosa, se non ci fossero gli elfi della casa che di notte si divertono a spostare le cose di qua e di là, noi le troveremmo pure. Non siamo noi che non le troviamo. Sono loro che cambiano di posto senza avvisarci.

Avete paura delle mestruazioni. E qui cito quello che dice Woddy Allen riguardo alla morte: non è che ne ho paura, solo non vorrei essere lì quando arriva.

E collegato a questo, non riuscite a cogliere il nostro stato d’animo. Ma in realtà noi riusciamo a coglierlo benissimo. Se stesse fermo un momento. Il problema è che appena noi pensiamo di aver capito la situazione o il momento, voi avete già cambiato idea. La colpa è vostra, siete troppo volubili.

Con 37 e 1 di febbre vorreste scrivere testamento. Non è proprio così. Ci accontenteremmo di un po’ di comprensione. Non so, una pezza umida sulla fronte e una bella tazza di brodo caldo farebbero piacere.

Vi credete più giovani di quel che siete. Solo perché continuiamo a giocare a calcio o perché ci teniamo a mantenere certe abitudini con gli amici, non è che pensiamo di avere ancora vent’anni. Dovreste apprezzare la nostra coerenza. Trent’anni fa facevamo delle cose, ora continiuamo a farle. O almeno ci proviamo.

Collegato a questo dovreste una volta per tutte smetterla di pensare che i nostri amici siano insopportabili. Non è così! E non è vero che riescono a tirar fuori i nostri peggiori istinti. Il problema è che voi non potete capire le cose che ci uniscono (a dir la verità a volte anche noi stentiamo un po’ a ricordarcele. Ma qualcosa doveva esserci. Ora se ci mettiamo un attimo a pensare, vedrete che ce lo ricordiamo)

Andate dietro a quelle più giovani. Ahhh e qui vi volevo! E allora quando eravamo in quarto ginnasio e noi eravamo lì con i nostri brufoli che vi invitavamo il sabato pomeriggio e voi uscivate con quelli del terzo classico? Eh allora vi andava bene che gli uomini preferivano quelle più piccole! Ora che volete?

Ma poi soprattutto, non è vero che non vi ascoltiamo quando ci parlate. Come fate a pensare che mentre dite qualcosa noi in realtà chissà cosa stiamo pensando? Come fate solo ad immaginarlo? Ma soprattutto perché? Cosa abbiamo mai fatto per farvi pensare una cosa così assurda?

10351959_1036340186380801_4645317460031370444_n

 

Ti sembra normale che resto sveglio a corteggiarti per ore?

Sei d’accordo che il MoVimento sostenga una mano alla cabeza, una mano alla cintura, un MoVimento sexy che preveda un super telegattone con bagno ecologico e che difenda gli orfani e le vedove, insieme alle tre civette sul comò e alle figlie del dottore?

P.S. Una volta tanto si dice più nei TAG che nel post! Ma sentiamoci Max Gazzè che forse è meglio….

 

 

Sognai talmente forte che mi uscì sangue dal naso

Forse avevo mangiato pesante. Forse avevo così tanta fantasia che mi avanzava. Oppure così poca. C’è chi sogna perché non ha abbastanza fantasia per raccontare le realtà e chi sogna perché ce ne ha troppa e vuole inventarsene una nuova di realtà. Fatto sta che ho una grande confusione in testa e i contorni del sogno e quelli della realtà si fondono e si confondono come una specie di Alice nel Paese delle meraviglie. Magari avrò bevuto troppo. O forse troppo poco.

Insomma mi sono trovato dentro questo sogno: l’invasione degli extraterrestri. Da un giorno ad un altro cambiavano tutte le nostre priorità. Dovevamo mettere da parte tutte le distinzioni, tutte le cose che ci separavano, che ci rendevano nemici, per sentirci tutti dalla stessa parte. Russi e americani, arabi ed europei, cinesi, indiani, gli Stati Uniti del Mondo, tutti uniti contro il nemico comune, la minaccia venuta dallo spazio. Improvvisamente un senso di fratellanza che unisce tutti, che ti fa sentire la parte di un tutto, che coinvolge tutte le nazioni, tutti i continenti, senza distinzioni. Va be’ davvero era un sogno.

Niente più piccole preoccupazioni, gli immigrati che ci rubano il lavoro, i zingari che ci rubano in casa, gli arbitri che ci rubano le partite. Nessuno dava più peso a queste cose, perché l’avversario era troppo potente, troppo spietato e mieteva più vittime di una guerra atomica, non c’era posto per le divisioni, tutti erano dalla stessa parte. Sembrava quasi di essere in un film.

Un film, un sogno, come una specie di favola. Ad un certo punto Pinocchio non era più un burattino, non era neanche un bambino, no. Era un ermafrodito.

  • Papà, cos’è un ermafrodito?
  • E’ uno che sembra una cosa e invece è un’altra, anzi è una cosa ed il suo contrario, un po’ complicato da spiegare, sei ancora piccolo“.
  • Ma no, papà ho capito, è un po’ come Renzi“.

Oppure un sogno americano alla rovescia. Sono gli indiani che assaltano il fortino, con i loro copricapi con le corna (ma quelli non erano i vichinghi?), si riprendono le terre strappate dall’uomo bianco e cacciano via gli invasori. Che però non somigliano mica a John Wayne, anzi hanno dei buffi capelli color carota, tipo Pippi Calzelunghe. Mamma mia che strani sogni!

Ma non divaghiamo. Gli extraterrestri ci invadono da più parti, la Cina trema, la Russia si arrende, l’Europa vacilla, l’America sembra cadere, ma improvvisamente gli scienziati di tutti i Paesi, le menti più brillanti del pianeta, si uniscono e trovano una soluzione inventando l’arma globale, a base bruschetta con aglio, porchetta di Ariccia e vino dei castelli. “Ma sarà vero? Funzionerà? Io non mi fido, non l’hanno mica testato, in così poco tempo e poi chissà che ci mettono dentro la porchetta“. C’era chi era scettico, ma l’arma globale funzionava! Gli extraterrestri erano allergici alla porchetta e non sopportavano l’alito pesante e prima pian piano, poi sempre di più, cominciavano a fuggire, per tornarsene nel loro pianeta.

Sui titoli di coda tutta la gente usciva fuori e continuando a bere vino come se non ci fosse un domani, cominciava a ballare per strada Gimme some Loving di Steve Winwood.

  • Ehhhh certo ce ne hai di fantasia! E secondo me il vino dei castelli ha dato in testa a te, mica agli extraterrestri.
  • Sì, forse avrò anche molta fantasia. Ma purtroppo mai quanto la realtà.

 

 

 

La befana vien di notte

Quindi ci sarebbe questa brutta vecchietta. Ma non solo brutta, bruttissima, una befana, che se ne va in giro di notte con questo freddo e per giunta con le scarpe rotte. Ma non se ne va in giro che so, con l’autista e un comodo macchinone no! Se ne va in giro a cavallo di una scopa. Questa vecchietta brutta come un rutto d’oca, le scarpe rotte, se ne va in giro di notte con questo freddo, a cavallo di una scopa, per regalare dolci e giocattoli ai bambini buoni. Solo a quelli buoni, perché a quelli cattivi calci in culo. No, scherzo, per quelli cattivi, carbone. Dicono che contro l’aereofagia sia un portento. Magari quei bambini resteranno carogne, ma almeno eviteranno di scoreggiare.

Oltre ad essere brutta come un cesto di fave, andare in giro con le scarpe rotte, con questo freddo, a cavallo di una scopa, dove li va a mettere questi dolcetti per i bambini buoni? Non dentro una scatola o in una busta, no, troppo facile! Li metto dentro le calze. Chi non mette dentro le calze dolci o giocattoli? Un posto davvero calzante.

Ecco, noi siamo cresciuti credendo a questo personaggio. E io voglio ancora crederci. Stanotte mi mettero alla finestra e aspetterò fiducioso il passaggio di questa simpatica vecchietta, brutta come la coccia del pecorino, con la sua scopa e i suoi regali. Del resto, se c’è chi crede che nei vaccini ci siano i microchip, io non posso credere alla befana?

Nonno, raccontami ancora quel Natale nell’anno della pandemia

Nonno, mi racconti ancora il Natale nell’anno della pandemia? Cos’era il duemilatrenta?

Duemilaventi, figliolo, duemilaventi. Ma che ti devo raccontare…

E’ vero che era vietato giocare a tombola?

Vietatissimo. E pure a rubamazzo e a sette e mezzo. Azzardammo giusto un mercante in fiera per le scale, ognuno nel suo pianerottolo, con quello del terzo piano però che provava a barare nelle aste, perché mi voleva rifilare l’arabo e pesci&uva che notoriamente escono subito. Nel cenone della vigilia non si poteva usare il peperoncino, a meno ché non fosse calabrese, ma solo quello dello Jonio. In compenso si poteva cantare sul balcone, anche se faceva meno quattro e chi non aveva preso il covid se la rischiò grossa con la polmonite per la botta di freddo.

Ma perché dovevate cantare sul balcone?

Questo in realtà non era chiarissimo. Ma erano giorni particolari, non ci facevamo troppe domande, eravamo lì, davanti alla TV e qualcuno improvvisamente diceva “vi regaliamo i soldi, domani tutti a fare spese“. Poi l’indomani arrivava un altro e diceva “ma come, vi accalcate tutti a fare spese? Domani tutti a casa!” Quindi nei giorni pari si poteva andare in macchina, ma solo uno davanti e uno dietro, con la mascherina. Invece nei giorni dispari potevi prendere il monopattino truccato e andare a 80 all’ora facendo le pinne sull’olimpica. Il problema era proprio questa confusione di informazioni: si può stare insieme ma solo in due, no anzi, in tre, ma solo congiunti. Ma chi erano i congiunti?

Però si poteva fare sport. Da soli. In due potevi giocare a palla al muro, ma solo se il secondo era il muro. Per capodanno, se stavi nelle regioni gialle, era vietato indossare le mutande rosse, a meno ché non fossi un tifoso della Roma, allora si sapeva che avevi cattivo gusto e quindi era tollerato. Se invece eri in zona arancione, come al semaforo, o ti sbrigavi a passare oppure ti fermavi e aspettavi il rosso. Gli spostamenti erano un problema un po’ per tutti.

Poi c’erano i negazionisti.

Sul serio? E che dicevano?

Loro negavano. Negavano l’esistenza del Molise, dell’aglio sulla bruschetta e persino l’esistenza dei fantasmini bianchi, quelli che tanto si vedono lo stesso. Non volevano mica portare le mascherine! Ah su quello proprio non sentivano ragioni. Ma io avevo capito il loro ragionamento: voi che sulla bruschetta mettete l’aglio è giusto che usiate la mascherina, perché vi puzza l’alito. Ma noi che non lo mangiamo, perhé dovremmo portarle? E’ un’ingiustizia!

Non c’erano zampognari perché tu capisci, i strumenti a fiato con la mascherina era un problema mica da poco. Persino quel simpatico urlo che ti sveglia la domenica mattina prima delle nove arrivava ovattato “onnu u rrivutu l’urrutunu!” che invece dei coltelli da cucina pensavi fossero passati dei pastori sardi, magari per vendere del pecorino. Ma anche quello era vietato, perché qualcuno sosteneva che favoriva gli assembramenti. C’era qualcuno che seguiva quello che dicevano i dottori, ma anche loro mica davano indicazioni proprio chiarissime.

Le feste di Natale quindi passarono, i problemi arrivarono sotto capodanno, quando i virologi ormai avevano soppiantato gli astrologi che piuttosto che fare l’oroscopo del 2021 provarono a vendere i segni zodiacali ad un’asta in TV. La raccolta fondi stava anche andando bene, ma scoperto che dietro c’erano Fedez e la Ferragni, arrivò il Codacons che denunciò tutti e lancio una class action contro quelli che non mettevano bene la mascherina.

Finalmente arrivò capodanno e siccome ne avevo tutti le palle piene del 2020 si decise che l’anno finiva prima: alle 22, tutti rigorosamente a casa propria, pronti per il trenino alzammo i calici per dare il benvenuto al 2021. Insomma, un anno veramente di merda, però, come sempre quando uno si ricorda i bei tempi andati, posso dirti che almeno i trenini arrivavano in anticipo.

 

Toglietemi tutto! Ma….

  • Quindi è possibile stare appiccicati dentro il vagone di una metropolitana o dentro un autobus, ma 10 adulti che corrono in un campo di 60 metri quadri sono pericolosi.
  • Non la racconterei esattamente così.
  • Posso andare al supermercato o in un centro commerciale pieno di gente sconosciuta, ma se tiro calci a un pallone con gli stessi amici di sempre, divento pericoloso.
  • Cerca di ragionare, non fare il bambino! Di fronte a questa nuova ondata di contagi, mica si possono fermare i mezzi pubblici. O vorresti chiudere i negozi?
  • Non dico questo, ma perché solo il calcetto?
  • Qualcosa chi ci governa doveva pur farlo. E cos’altro poteva fare, se non andare a bloccare quelle attività che necessarie non sono?
  • Ma lo dici tu che non sono necessarie! Già non posso più andare allo stadio a vedere la mia Lazio. Il calcetto è indispensabile, per la salute fisica e mentale.
  • Esagerato! Trovati un altro sport, un hobby diverso. Colleziona francobolli!
  • Per carità! Vuoi farmi pensare alle Poste anche quando mi devo svagare?
  • D’estate vai in bicicletta….
  • Sì, d’estate. Ma è un po’ come la Formula Uno: giri, giri, però non fai mai goal.
  • Ma tu con questo calcio sei malato! Devi pensare ad altro, allargare i tuoi orizzonti, concentrarti su cose più importanti. Per esempio, non hai delle azioni? Controlla l’andamento della borsa.
  • Dici che è divertente?
  • Ti assicuro! E’ una cosa che ti prende. Anche perché ogni giorno c’è una novità.
  • Ma forse hai ragione, basta calcio, basta partite.
  • Oggi per esempio c’è stato un grande trambusto, è stata una giornata difficile, con l’indice che andava su e giù. Alla fine ha perso.
  • Ha perso? E chi ha segnato?

I giapponesi mica lo sanno. E neanche Virginia

La verità è che nessuno di noi ha piena consapevolezza di se stesso. E’ ovvio, nessuno riesce ad uscire da sé per guardarsi dalla stessa angolazione in cui ci vedono gli altri. Persino la nostra voce è differente da quello che pensiamo, da come la sentiamo mentre parliamo. Ci avete fatto caso? Quando vi riascoltate in un video o in una registrazione, la nostra voce risuona diversa da quella che siamo abituati a sentire.

Un esempio lampante, secondo me, sono i cartoni giapponesi. Nessuno, né nei cartoni animati in TV, né nei manga cartacei, nessuno dei personaggi ha gli occhi a mandorla.

In rete ho letto spiegazioni fantasiose su questo fatto: sarebbero disegnati per un pubblico occidentale, avrebbero come riferimento i cartoni della Disney…tutte cose arzigogolate. Secondo me la realtà è molto più semplice: nell’astrazione di sé, i giapponesi non vedono il loro difetto e si immaginano con gli occhi tondi e grandi. Un po’ come Igor nella famosa scena di Frankenstein Junior

Non vediamo i nostri difetti, semplicemente perché non siamo in grado di vederci come ci vedono gli altri. Per questo non siamo in grado di valutarci in maniera equilibrata, in modo spassionato e più aderente alla realtà. E allora, come pretendiamo che il peggiore, il più inetto, il più incapace sindaco della storia della capitale, possa capire che si deve togliere dai piedi al più presto???

La verità, vogliamo la verità!

Io vorrei tanto sapere cos’è successo…ci sarà di mezzo una scommessa non onorata? Un patto violato, un impegno non mantenuto, una promessa tradita? Forse è una vendetta trasversale, una questione di malavita o un affare di donne?

Noi dobbiamo sapere la verità! Gli doveva dei soldi? Gli ha rubato la fidanzata? Ha dato fuoco alla sua casa al mare? Gli ha bucato le gomme della bicicletta? Gli ha fatto la pipì sui geranei?

Non è una fatto di poco conto, senza dubbio. Gli avrà attaccato le caccole nel sedile dell’auto nuova? Gli avrà fatto uno scureggia nel cuscino? E’ andato in giro dicendo che gli puzzano i piedi? Gli ha investito il cane? Ha fatto delle avances a sua nonna?

Insomma, esattamente, cosa gli aveva fatto Caruso a Jovanotti???

Tutte le mie manie (per tacer del cane)

Una delle eredità più nefaste che ci lascerà questo maledetto virus sarà l’emergere ed il consolidarsi di psicosi collettive. Ognuno di noi ha delle radicate convinzioni, dei modi di fare e di pensare, il più delle volte basati su esperienze, conoscenze dirette o indirette, che hanno una qualche base certa. Ci sono poi idee fisse o meglio vere e proprie manie, che non hanno fondamento alcuno o se pure ce l’hanno, vengono esagerate dalle nostre nevrosi.

Come Rose (la mia cagnetta) che ha paura del vento. E’ un cane coraggioso, non ha paura dei botti, né dei temporali, affronta colossi 10 volti più grandi di lei con sfacciataggine, ma se c’è una alito di vento che fa muovere una tenda o sbattere una finestra, te la ritrovi tremante dentro la cuccia. Un po’ come vorrei fare io quando devo farmi un prelievo del sangue.

Già li vedo i maniaci del distanziamento, gli squilibrati che se potessero si metterebbero le mascherine di amianto, anzi andrebbero in giro con lo scafandro da sub, che temono il contatto anche visivo. Vi vedo, disturbati mentali, contenti che questo virus finalmente (nella vostra testa bacata) ha ristabilito le giuste distanze fra voi e il mondo (ostile, brutto, cattivo e soprattutto infetto). Al contrario vedo anche tutti coloro che non riescono a parlare senza toccare l’interlocutore, secondo i quali il giusto distanziamento equivale a una sorta di rapporto sessuale. In questo momento devono reprimersi, sono frustrati dalla situazione attuale e perciò diventano mine vaganti, pronti ad esplodere attaccandosi agli altri come patelle ad uno scoglio. L’incontro fra i due archetipi ha segnato una delle gag più esilaranti della comicità cinematogafica.

Che poi, per carità, ognuno ha le sue. Io ad esempio diffido delle persone che puzzano e degli uomini che non hanno la patente (sono maschilista, le donne che non guidano non mi danno la stessa inquietudine. Quelle che puzzano però sì). Potrai essere la persona più amabile di questo mondo, la più colta, ironica, generosa, ma se non ti lavi o se non sai portare la macchina il mio sesto senso entra in allarme, suona un campanello inconscio che mi dice “attenzione Rò, stanne alla larga, nun te fidà”. Chissà, magari tra un po’ mia figlia che studia per diventare psicologa potrà spiegarmi le vere ragioni, ammesso che ce ne siano. Fino a quel momento portiamo pazienza e speriamo che il virus non abbia fatto troppi danni. Anche se in realtà temo proprio il contrario.

Posto fisso, partite Iva, odiatori seriali e altre fantastiche creature

I titolari di stipendio fisso, autoproclamatisi unici pagatori di tasse nel nostro Paese, contro le partite IVA, evasori fiscali conclamati: Se ci sono stati tutti quei morti per i tagli alla sanità è colpa vostra che non pagate le tasse! L’anno scorso hai dichiarato diecimila euro, com’è che ora in due mesi dici di averne persi venti?

Le partite IVA, autoproclamatisi unici lavoratori nel nostro Paese, contro quegli scansafatiche del posto fisso che rubano i soldi non facendo una beneamata ceppa dalla mattina alla sera: Che vi importa a voi della pandemia, tanto il 27 del mese comunque vi arriva lo stipendio sul conto! Tu dici di pagare le tasse, ma poi hai fatto imbiancare il salotto senza fattura!

Senza dimenticare i delatori da mancanza di mascherina, quelli che denunciano i vicini rei di barbecue, i fun di Burioni contro i no vax, i leghisti contro a prescindere, chi vuole ricominciare il campionato contro chi vuole finirla qui, bella ciao dal balcone contro runner impenitenti, amanti di Teams contro amici di Zoom, Samsung contro Iphone, apriamo i barbieri chiudiamo le messe, viva il papa, no meglio quell’altro.

Insomma, che la pandemia ci facesse comprendere che siamo tutti nella stessa barca era auspicabile. Che questa disgrazia planetaria accomunasse le persone nella difficoltà era augurabile. Che ci rendesse più buoni, va be’ era utopistico. Ma che addirittura tirasse fuori i peggiori istinti, scatenando questo tutti contro tutti, magari potevamo evitarlo.

Siamo riusciti a dividerci e ad insultarci anche sull’unica bella notizia, che avrebbe potuto accomunare tutti quanti: Silvia Romano, una giovane ragazza liberata dopo un rapimento durato un anno e mezzo. Per evitare di scendere sullo stesso piano di mentecatti decerebrati craniolesi, non voglio commentare, non conoscendo i fatti, la sua conversione all’Islam, anche perché non cambia di una virgola il discorso. Parliamo invece dello “scandalo riscatto”.

Ed io, proprio per superare questo clima d’odio, invece di abbandonarmi al turpiloquio (oddio, quanto mi andrebbe!), vorrei fare un gesto pacificatorio. Vorrei tranquillizzare quelli odiatori seriali, preoccupati che i soldi spesi per liberarla serviranno a comprare armi per la Jahad. State sereni, quei soldi torneranno da noi. Potete dormire sonni tranquilli! Considerando che siamo uno dei Paese in cima alla classifica della vendita di armi ai Paesi del terzo mondo, quei soldi torneranno all’ovile. E anche voi, tornate al vostro mojto mentre sfogliate Libero, che domani magari, dopo la carriera da virologi e quella da negoziatori internazionali, chissà a quale altro delicatissimo incarico di fiducia sarete chiamati!