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Evolversi

Secondo le teorie evoluzionistiche, per milioni di anni una linea di protozoi ha combattuto guerre chimiche con altri enzimi per affermarsi e proseguire la linea della propria discendenza. Gli esseri protocellulari, le piante, le amebe, i pesci, gli anfibi, i rettili e dopo chissà quante migliaia di generazioni, i nostri antenati mammiferi, nascosti nel cavo degli alberi per sopravvivere a zanne ed artigli, ad alluvioni e frane, il freddo, la fame, le malattie.

Fra questi primi mammiferi alcuni hanno continuato una linea evolutiva che li ha portati ad assumere la posizione eretta, il pollice opponibile, hanno perso peli e acquistato vestiti, hanno sviluppato la capacità di creare strumenti e sistemi per comunicare fra loro, per tramandare i saperi e far sì che le esperienze del singolo diventassero patrimonio genetico della specie. La creazione riflette su stessa, nasce l’autocoscienza.

Tutto per portare attraverso il tempo e lo spazio un filamento di DNA che si è evoluto in milioni di anni, attraverso milioni di individui. Uno dopo l’altro, generazione dopo generazione, per modificare e migliorare la specie, selezionando i geni, scegliendo quelli più adatti e più capaci, portando avanti i migliori.
E poi, alla fine di quest’odissea immane, una parte di noi, una buona parte, ha fatto sì che Giorgetta, Salvini e Tajani andassero alla guida del nostro Paese.

Darwin, ma tu eri proprio davvero sicuro sicuro?

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Anche il polpaccio non è malaccio!

Puntuali come le punture delle zanzare, gli aloni sotto le ascelle e le raccomandate dell’Agenzia delle entrate, i primi caldi fanno riapparire nelle bacheche social di amici e conoscenti quelle orride foto cosce-ginocchia-piedi con lo sfondo di spiagge più o meno esotiche.

Cari viaggiatori ermeneutici, non so voi, ma a me queste foto urtano sensibilmente il sistema nervoso. Non solo perché magari nel frattempo siamo pigiati nella folla della metropolitana o impegnati in narcolettiche riunioni su Teams a discutere di privacy o qualche altro ameno argomento. No, non è per invidia. E’ proprio che le foto in questione, soprattutto quelle con i piedi in bella mostra, urtano il mio senso estetico. Dai, diciamolo una volta per tutte, so brutte!

La chicca poi è la didascalia “lasciatemi qui”……ma chi ha intenzione di venirvi a prendere! Ma rimanete anche tutto l’anno. Sai che bello a novembre con la brezza marina che vi congela i suddetti piedi. Insomma, state sereni, nessuno verrà, potete restare quanto volete. Però magari levate la foto dei piedi.

Allora mi son detto, perché questa sperequazione? Perché questa sfacciata preferenza per parti del corpo dotate di unghie, magari anche poco curate? Se proprio dovete esporvi, perché no il polpaccio? E quindi voglio lanciare una nuova moda per l’estate duemilaventisei, con lo slogan “il polpaccio non è malaccio!” (e senza didascalie!)

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Generale così non va!

Generale, da lei non me lo sarei mai aspettato! Ma davvero? Parlava sul serio? No, dico, veramente qui non ci si può più fidare di nessuno. Mai, mai avrei pensato di sentire quelle affermazioni da lei. Non volevo crederci, pensavo fosse uno scherzo. Ho pensato, dev’essere un fake, il generale non può aver detto quelle cose: i gay hanno tutti i diritti? Ma sul serio? Addirittura, se vanno all’ospedale li curano, ma negli stessi reparti delle persone normali? Siamo pazzi? E se vanno per la strada possono tranquillamente guidare. Davanti a tutti? E magari allora diciamo pure che possono attraversare sulle strisce e che se vengono da destra hanno la precedenza. Veramente qui abbiamo passato ogni limite!

Generale, si rende conto che così apre una falla, supera un limite. Dove arriveremo? Cioè davvero, un domani una Paola Egonu, che è nata in Italia, che ha studiato in Italia, che parla italiano (anzi veneto), che rappresenta l’Italia nello sport, addirittura potrebbe arrivare a pensare di essere italiana! Attenzione generale, che qui poi una cosa tira l’altra. Di questo passo che so, un giorno le donne potrebbero anche pensare di avere diritto a guadagnare come gli uomini, un altro giorno qualcuno potrebbe obbligarci a raccogliere la cacca dei nostri cani. Lo so che non è nei suoi programmi, ma in questo modo – guardi che le arrivo a dire – qualcuno potrebbe arrivare a pensare che davanti alla legge siamo tutti uguali, che gli handicappati hanno dei diritti, che le tasse vanno pagate, insomma attenzione a questa deriva. Mi raccomando generale, tenga duro, almeno lei, marciare per non marcire!

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Anche gli uccelli faranno ritorno

Con la sobrietà e il rigore che la contraddistinguono la nostra immarcescibile Presidente del Consiglio, ci ha illuminato sugli effetti di un’eventuale inopinata vittoria del NO, al prossimo referendum. “Se vince il no avremo figli strappati alle madri, gli immigrati illegali, i pedofili e gli stupratori saranno rimessi in libertà“. E solo perché Voldemort ormai è fuori dai giochi e Hannibal Lecter è diventato vegetariano, altrimenti…

Ma non vi ha detto tutto, perché non voleva turbare le vostre anime innocenti. In realtà è un fatto ormai acclarato che con la vittoria del NO i giudici comunisti ricominceranno a mangiare bambini. Perché secondo voi a quella bucolica famiglia del bosco hanno tolto i bambini? Ancora non avete capito? Inoltre la vittoria del NO, del rosso NO, farà aumentare il colesterolo e i diverticoli. Non ci credete? Di che colore è la carne? Rossa, aumento del colesterolo. I semi dei pomodori infiammano i diverticoli. E di che coloro sono i pomodori?

D’altra parte Il Giornale (che com’è noto non è libero, mentre Libero non è un giornale), non poteva tacere una verità incontrovertibile: se vince il NO ad avvantaggiarsene saranno gli islamici. E voi, perplessi viaggiatori ermeneutici vi chiederete, ma che minchia c’entrano gli islamici con il referendum? Ve lo spiego io: perché in arabo “no” si pronuncia “lè”, mentre “sì” si pronuncia “Naam”. Dai, obiettivamente il sì è più complicato, è ovvio che loro preferiscono che vinca il NO, non ci sono mica dubbi.

Al contrario, i sodali della premier si sono spesi per diffondere i grandi benefici che arriveranno dalla vittoria del SI’. La Bartolozzi ci assicura che la vittoria “aiuterà a far fuori la magistratura” (meno male, ero un po’ in pensiero) e ha aggiunto che “le aziende torneranno ad investire e i giovani che vanno via torneranno a fidarsi“. Poi, a microfoni spenti, ha aggiunto che favorirà la ricrescita dei capelli, farà smettere di russare, ogni Cristo scenderà dalla croce, anche gli uccelli faranno ritorno!

Da parte sua Bocchino ha assicurato che “non verranno più arrestati indagati che poi verranno assolti“. E’ così: il sì avrà effetti divinatori. Chi voterà sì sarà in grado di prevedere le prossime uscite del Lotto e persino chi vincerà il prossimo festival di Sanremo. D’altra parte, come si intitola la canzone che ha vinto quest’anno? E secondo voi è un caso?

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Io speriamo che ce la faccio

E’ un grigio lunedì di mezzo inverno, hai davanti a te una lunga settimana di lavoro, nuvole e scartoffie. Ti senti come Sandy quando Danny Zuko non se la filava per andare appresso a quelle strappone delle Pink Lady. Dentro di te hai tante potenzialità, tanta voglia di arrivare, ma tutto rema contro. Un po’ come la Lazio di quest’anno, contestazioni, infortuni arbitri cornuti, non ne va bene una.

Sandy almeno era bionda, tu neanche quello. Samantha Cristoforetti, nonostante quel nome con la th che non aiuta, fa l’astronauta, è laureata in ingegneria aerospaziale, Maria Corina Machado vince il premio Nobel per la pace, rischia la vita ogni giorno è una guida per tutti i venezuelani. Dove vuoi andare tu? Che traguardi puoi raggiungere?

Però poi leggi sul giornale di questa signora che si chiama Kristi Noem e che da gennaio 2025 è il Segretario della Sicurezza Interna degli Stati Uniti d’America, prima donna governatore del South Dakota (dal 2019 al 2025), elemento di spicco del movimento Maga, nonché grande sostenitrice di Trump. Quando pensi di essere ignorante, di non essere all’altezza, di non riuscire ad arrivare, pensa a lei: Kristi ce l’ha fatta, ce la puoi fare anche tu!

P.S. Ovviamente la frase riportata nell’immagine è un meme, inventato da qualche comico americano. Un meme molto ben riuscito perché alcune dichiarazioni della suddetta sull’aborto, sull’immigrazione o sull’uso delle armi (famosa quella in cui spiega di aver dovuto sparare al proprio cagnolino perché troppo indisciplinato) sono molto peggio della boiata riportata nella vignetta.

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Attenti, arrivano le guardie (navigatori, gioie e dolori)!

Sempre a proposito di quello che dicevo la scorsa settimana riguardo le cose che non avevamo, ma che ora sono diventate (quasi) indispensabili, oggi parliamo delle mappe stradali e dei navigatori. Per uno come me che ogni giorno deve attraversare Roma per andare da casa in ufficio e ritorno, passando oltre due ore in mezzo al traffico, questo consulente digitale è divenuta una presenza stabile. Ci sono talmente tante variabili e tanti possibili intoppi che il tempo di percorrenza dell’itinerario può variare anche di venti o trenta minuti: il navigatore, con una certa approssimazione, è un aiuto concreto che vale la pena seguire.

La concorrenza è tanta anche lì e quindi questi strumenti si arricchiscono ogni giorno di nuove funzionalità, con affinamenti per renderli sempre più utili, pronti per ogni evenienza, aggiungendo nuove informazioni che possono essere utili ai poveri guidatori costretti a barcamenarsi tra le mille insidie del traffico cittadino. Così, oltre alle indicazioni stradali, ti informano se c’è un veicolo fermo, se ci sono lavori: già da tempo ti segnalano anche la presenza di rilevatori della velocità (come se fosse possibile correre nella bolgia del traffico!). A volte ti sottolineano cose inutili, tipo quando stai per prendere una galleria “ricordati di accendere i fari“, ma grazie tante. Ultimamente però si sono superati: l’altro giorno, fra una svolta e un’altra, l’assistente vocale mi ha detto “attenzione, più avanti presenza forze dell’ordine“.

E’ vero che un incontro con gli sbirri non è mai una cosa troppo piacevole. Se anche non hai nulla da temere, un’informazione del genere ti fa fare un rapido ripasso di tutto quello che hai fatto o non fatto che potrebbe portare conseguenze (ho pagato il bollo? Le spie degli stop sono tutte in ordine?), ma davvero non saprei quale aiuto pensava di darmi. Il non detto era forse “evita di scendere e prendere a criccate in testa il bell’addormentato che hai davanti e non si muove”? Oppure, “piantala di guardare il cellulare che poi ti fanno la multa”? Magari, immaginando chissà cosa, “se hai in mente di fare una rapina, scegli una gioielleria più avanti”?

Tremo all’idea di quali potrebbero essere le prossime informazioni che ci daranno. In ogni caso ho l’impressione che la situazione ci stia sfuggendo di mano!

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La befana vien di notte

Quindi ci sarebbe questa brutta vecchietta. Ma non solo brutta, bruttissima, una befana, che se ne va in giro di notte con questo freddo e per giunta con le scarpe rotte. Ma non se ne va in giro che so, con l’autista e un comodo macchinone no! Se ne va in giro a cavallo di una scopa. Questa vecchietta brutta come un rutto d’oca, le scarpe rotte, se ne va in giro di notte con questo freddo, a cavallo di una scopa, per regalare dolci e giocattoli ai bambini buoni. Solo a quelli buoni, perché a quelli cattivi calci in culo. No, scherzo, per quelli cattivi, carbone. Dicono che contro l’aereofagia sia un portento. Magari quei bambini resteranno carogne, ma almeno eviteranno di scoreggiare.

Oltre ad essere brutta come un cesto di fave, andare in giro con le scarpe rotte, con questo freddo, a cavallo di una scopa, dove li va a mettere questi dolcetti per i bambini buoni? Li mette dentro le calze. Ma certo! Chi non mette dentro le calze dolci o giocattoli? Un posto davvero calzante.

Ecco, noi siamo cresciuti credendo a questo personaggio. E io voglio ancora crederci. Stanotte mi mettero alla finestra e aspetterò fiducioso il passaggio di questa simpatica vecchietta, con la sua scopa e i suoi regali. Del resto, Trump crede che gli daranno il nobel per la pace e io non posso credere nella Befana?

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Tu ascolti, loro contano

Non che ce ne fosse alcun dubbio, ma vederlo scritto nero su bianco fa una certa impressione. Se aprite Spotify, ormai compagno inseparabile delle mie (ma non credo solo mie) giornate, lo dice chiaramente: tu ascolti, noi contiamo. E da lì via ad elencarti tutto quello che hai ascoltato quest’anno: quante ore, anzi quanti minuti, che tipo di musica preferisci, quali autori, quali brani. E senza dubbio Amazon potrebbe fare lo stesso per gli acquisti. Ormai queste piattaforme ne sanno più di noi.

Il ché è anche accettabile in generale. Tanta gente ne sa più di me di economia o di politica. Il mio amico Filippo al liceo ne sapeva più di me in ogni materia. Mai stato invidioso delle conoscenze altrui. Caso mai ammirato, ma sinceramente mai invidioso. Forse, banalmente, sono troppo presuntuoso per esserlo!

Ad ogni modo, il punto non è questo. Il punto è che questi colossi ne sanno più di noi, su di noi! Conoscono le nostre preferenze al punto che riescono ad anticipare i nostri desiderata, proponendoci le nuove uscite che ancora non conosciamo, ma che sicuramente apprezzeremo. D’altra parte cosa possiamo fare per, eventualmente, contrastare questo processo? Assolutamente nulla! Siamo geolocalizzati, siamo ascoltati, monitorati, clusterizzati in milioni di modi, che neanche immaginiamo. Ed è un processo irreversibile. Tutto ciò ha un ché di inquietante!

A volte però anche l’intelligenza artificiale vuole strafare. Va bene che conosci i miei gusti, va bene che sai quali e quanti autori ho ascoltato, per quanto tempo, ma cosa ti fa pensare di arrivare, da questo, a conoscere quanti anni ho? Forse come dice mio fratello è da quando siamo piccoli che in realtà ho quest’età, però, almeno anagraficamente, cara la mia saputella intelligenza artificiale, stavolta hai toppato!

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Il blog entra nell’adolescenza

Puntuale come la scadenza del bollo auto, anche quest’anno WordPress ci tiene a ricordarmi che oggi Viaggi Ermeneutici compie gli anni: 12 anni per la precisione! Tra un po’ entrerà nell’adolescenza e comincerà a rispondere cose del tipo scrivitelo te il prossimo viaggio! Oppure io esco con gli amici perché questo viaggio proprio non mi interessa! Cose che capitano anche nelle migliori famiglie.

Insomma il blog diventa grande, non mi illudo che diventi anche un grande blog. Anche perché quando l’ho aperto non era questo l’obiettivo. Come ho già scritto in altre circostanze analoghe, l’obiettivo era creare uno spazio dove riporre idee, opinioni, immagini o semplici suggestioni. Ed è stato esattamente questo: una specie di scatolone che mi è servito per non perdermeli per strada, per non farmeli scivolare fra le dita.

Scorrendo i vecchi articoli mi rendo conto che alcuni sono invecchiati bene, come un buon vino, altri meno. Alcuni potrei effettivamente cancellarli, non mi ci riconosco e oggi li scriverei in modo differente, ma in realtà è giusto così, perché sono tutti figli del tempo in cui sono stati scritti. Spesso rileggendomi, mi capita di ricordare le circostanze ed i momenti che mi hanno portato a scrivere certe cose, mentre altri post spuntano fuori quasi a sorpresa e mi viene da chiedermi “ma ero proprio io che ho scritto sta cosa? Chissà che avevo bevuto!”

Ad ogni modo 12 anni sono effettivamente tanti, ma ancora non mi sono stufato di viaggiare e spero che lo stesso possano dirlo i miei compagni di viaggio. Se ne aggiungono sempre di nuovi, qualcuno se n’è andato per la sua strada, qualcuno a volte ritorna, un po’ come succede nei gruppi di amici. Mi auguro che questo spazio virtuale sia sempre risultato accogliente e che almeno in parte sia stato lo strumento per diffondere luce e dolcezza, che come i viaggiatori di lunga data sanno è la mia personale missione su questa terra.

Quindi cosa sarà viaggi ermeneutici? Certamente continuerà ad essere futile. Futile perché non utile. Futile ma spero non inutile. E per rendere più chiaro questo concetto mi viene in aiuto un ricordo (in questo caso di FB), di quando qualche anno fa ero un po’ depresso a casa con una gamba ingessata ed n mio amico cercò di tirarmi su il morale.

  • Il problema di questo incidente è che non riesco a fare nulla. Stare bloccato a casa in questo modo mi fa sentire totalmente inutile!
  • Ma no, dai. Ognuno può rendersi utile!
  • Tipo?
  • Potresti cospargerti la testa di porporina celestine e rosa, così ci daresti informazioni quando cambia il tempo

Quindi, se un giorno tornando tra queste pagine trovaste i viaggi ermeneutici puntinati di rosa e celeste saprete il motivo. Perché anche le cose futili possono non essere inutili. E in fondo cosa c’è di più futile di una previsione del tempo, che basta una nuvola o un soffio di vento a rendere inutile?

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Saggezza cinese?

Vi ho già più volte raccontato la mia personale liturgia del giovedì sera, di come consideri l’ora fra le 20 e le 21 di “ogni maledetto giovedì” (semicit.) uno degli apici della mia settimana. L’anno prossimo saranno esattamente quarant’anni che è cominciato questo rito laico. “Siete pazzi? Ma perché non vi drogate come fanno tutti?” E invece no! Invece ritrovarsi lì con i soliti amici a correre e sudare, con il caldo o il freddo, la pioggia, inseguendo il ricordo della nostra gioventù più che un pallone, è l’affermazione del nostro sé più autentico. Smettiamo di essere quello che siamo negli altri 6 giorni e tre quarti della settimana, ci spogliamo dei vestiti da bancari, postali, energetici e ci mettiamo i nostri costumi da supereroi. Ognuno di noi, in cuor suo, può ragionevolmente credere di lasciare da parte Peter Parker e diventare l’Uomo Ragno. O Johan Cruyff!

Ovvio, ogni anno che passa diventa un po’ più complicato. Il venerdì mattina ti svegli mezzo rotto: qualche livido, qualche acciacco ci sono sempre stati, adesso però cominciano davvero a farsi sentire, almeno per me che veleggio veloce (si fa per dire) verso i 60 (l’anno prossimo, ancora c’è tempo, però cominci a entrare nella parte). Fortunatamente il processo ci riguarda – chi più chi meno – tutti quanti e questo garantisce che il livello delle forze in campo rimanga costante.

Così ieri sera, dopo una bella partita, sono rientrato a casa stanco ma felice (anche per la vittoria ottenuta) e ho scoperto che i fanciulli avevano chiesto e ottenuto una cena cinese. Conoscendo gli orari del loro sportivissimo genitore l’avevano ordinata per le 21,30 quindi perfetto! Fra uno involtino primavera e uno spaghetto di soia contavo i dolori emersi dalla sfida…

Un livido su una caviglia, va be’ quello domani è passato. Però che male quest’alluce…dovrò cambiare gli scarpini? E se fosse un inizio di artrosi? Forse è un dolore reumatico. Certo alla fine ero davvero senza fiato, dovrei andare a correre per allenarmi un po’. Ma ci faranno bene alla nostra età queste botte di adrenalina? Magari dovrei fare un elettrocardiogramma sotto sforzo. Non è un’attività agonistica la nostra, però in effetti l’agonismo non manca. Certo a pensare che i giocatori dopo la partita entrano in quelle vasche col ghiaccio, la crioterapia potrebbe essere una soluzione? Ma altro che acqua, con la sete che ho mi farei il bagno nella birra ghiacciata, ma mi sa che non è la stessa cosa. Mamma mia però che stanchezza e chi si alza domani mattina?

  • Papà vuoi un biscotto della fortuna? Dentro ci sono anche i bigliettini con le frasi e i consigli
  • E va be’ dai, sentiamo anche il biscotto cinese che ci consiglia…

Ecco, ci mancava solo la saggezza del celeste impero. Ma vaffanculo va!