All’estate che verrà

Stamattina il brutto tempo di questi giorni ci ha dato una tregua. Sulla capitale c’era un sole che andava e veniva, quasi giocasse a nascondino, reso ancora più luminoso dalle nuvole viola. La città, avvollta in questo silenzio irreale, sembrava come una macchina appena uscita da un autolavaggio, ancora umida e scintillante. Chiudendo gli occhi e respirando quell’aria fresca mi sono tornate in mente quelle giornate di fine estate, quando dopo l’acquazzone notturno le nuvole colorano il cielo delle mille sfumature del blu, dell’azzurro, del viola.

Non è il 27 marzo, è il 20 agosto, oggi non si potrà scendere al mare, perché la sabbia è ancora bagnata. Oggi è una di quelle giornate di pausa, sospese in una bolla temporale, perché non puoi fare quello che fai di solito. Però l’estate non è ancora finita, hai ancora qualche giorno di vacanza e il tempo si rimetterà e potrai tornare a fare i bagni e prendere il sole sulla spiaggia. Ci vuole solo un po’ di pazienza, ma l’estate non è ancora finita.

Invece oggi è proprio il 27 marzo e sono 21 anni che mamma non c’è più. Mi manca esattamente come 21 anni fa. Chissà cosa avrebbe detto di questa situazione. Sicuramente anche lei avrebbe cercato di vedere il domani e mi avrebbe detto che non solo non è finita, ma deve ancora cominciare. E sarà più bella che mai.

E la gente rimase a casa
e lesse libri e ascoltò
e si riposò e fece esercizi
e fece arte e giocò
e imparò nuovi modi di essere
e si fermò
e ascoltò più in profondità
qualcuno meditava
qualcuno pregava
qualcuno ballava
qualcuno incontrò la propria ombra
e la gente cominciò a pensare in modo differente
e la gente guarì.

E nell’assenza di gente che viveva
in modi ignoranti
pericolosi
senza senso e senza cuore,
anche la terra cominciò a guarire
e quando il pericolo finì
e la gente si ritrovò
si addolorarono per i morti
e fecero nuove scelte
e sognarono nuove visioni
e crearono nuovi modi di vivere
e guarirono completamente la terra
così come erano guariti loro.

Kathleen O’Meara (1869)

Consigli di lettura non richiesti. 20/ Lethem – Manzini – Kerr

Dobbiamo stare tutti a casa. E fin qui, mi sembra che il concetto sia chiaro a tutti. Mai come in questo momento quindi possiamo dedicarci ai nostri hobby. Ad esempio la lettura! Così ritiro su questa rubrichetta che proprio in un momento come questo potrebbe avere una qualche utilità.

In questo ventesimo consiglio di lettura (assolutamente non richiesto) vi suggerisco tre autori, ma un unico genere, declinato in modi molto diversi, ma soprattutto ambientato in tempi e luoghi molto diversi. Il genere è il poliziesco, gli ambienti sono l’America degli anni 70, la Germania degli anni 30 e l’Italia di oggi.

Jonathan Lethem con il suoIl detective selvaggio” ci porta nella California dei favolosi Seventies, in stranissime comunità hippies dedite a riti bizzari, fuori dal tempo e fuori dal mondo. Il suo personaggio è il classico antieroe, ironico e alternativo, perfettamente calato in questa strana realtà alternativa, con leggi e norme valide solo lì. Una lettura molto agile e divertente.

Philip Kerr invece con il suo “Violette di marzo” (La trilogia berlinese di Bernie Gunther), ci porta in Germania mentre si svolge l’Olimpiade che doveva segnare il trionfo del regime nazista agli occhi del resto mondo. Questo romanzo è il primo di una trilogia e fino ad oggi l’unico ristampato in Italiano, ma spero sia presto seguito anche dagli altri, perché la storia è molto avvincente. Il protagonista è un detective privato che deve risolvere casi districandosi fra i colpevoli e un regime che diventa sempre più oppressivo ed invadente. Una lettura avvincente, adrenalinica.

L’ultimo consiglio riguarda Antonio Manzini. La “Pista nera” è il primo volume delle storie del vicequestore Rocco Schiavone, reso celebre in TV dal volto di Marco Giallini. Debbo dire che avevo visto alcuni episodi della fiction televisiva e, pur con la grande simpatia che mi fa Giallini, non mi avevano proprio entusiasmato. Mi sembravano molto lenti e lui un po’ troppo macchiettistico. I libri, al contrario, mi sono piaciuti molto. Partendo da questo romanzo, in un paio di mesi li ho letti tutti, perché in effetti sembrano tanti capitoli di un’unica libro, con moltissimi rimandi l’uno con l’altro e una storia parallela che prosegue lungo tutti i libri e accompagna le singole storie narrate. Lo Schiavone dei libri mi è sembrato molto più credibile di quello televisivo. Molto belli e molto verosimili anche tutti i personaggi che gli ruotano intorno. Dovessi anche qui definire la lettura in due parole, farei un mix dei due precedenti: avvincente, ma anche molto divertente.

Come sempre più spesso mi capita li ho letti tutti in versione Kindle, che vista la situazione è anche la soluzione più comoda per averli in casa senza difficoltà. Buona lettura!

Ma che te cori?

Io capisco lo sport, capisco il mantenersi in forma, per il colesterolo un po’ di moto è essenziale, anche per le vene varicose, le emorroidi e tante altre cose. Ma che ve correte? Improvvisamente vi siete tutti scoperti maratoneti, emuli di Forrest Gump, tifosi di Gelindo Bordin, seguaci di Abebe Bikila. Ma guardate che ve fa male eh! Soprattutto se non siete allenati, magari non vi prendete il virus, ma un bel coccolone non ve lo leva nessuno!

Che poi, come sempre da noi, soprattutto in situazioni come queste, visto che non potevamo prendercela con nessuno, ecco che questi Filippidi de noantri sono diventati i nuovi untori, i colpevoli di ogni nefandezza, dagli al corridore, vile e traditor! Ma sul serio pensate che la colpa della diffusione del virus sia da ascrivere a questi poveretti, sbuffanti come un facocero in calore, sudati e puzzolenti come un ornitorinco bagnato?

Che questa improvvisa voglia di correre sia abbastanza curiosa e certamente immotivata è un fatto. Ma se qualcuno non riesce a stare in casa tra mogli querule e figli petulanti, se trova in questo modo un buon motivo per farsi una doccia, diciamoci la verità, a parte il fatto antiestetico di vestirsi come un rumeno daltonico e ubriaco, che male fa? E non mi venite a dire “ma se tutti ci mettiamo a correre allora….” allora che? Se ognuno si mettesse a correre a dieci metri di distanza dagli altri, il mondo continuerebbe ad andare come va. Non mi pare che il virus si propaghi correndo! Cerchiamo di mantenere la lucidità, anche se mi rendo conto che non sia facile.

In definitiva, mi sembrano esagerati entrambi gli atteggiamenti e non mi voglio schierare né con i corridori, né con gli anticorridori. Da parte mia, da impenitente calciatore, se non ho una palla da rincorrere, non ci trovo alcun gusto. Una volta correvo dietro le belle fanciulle, oggi mi può capitare a volte la mattina. Dopo il caffè. Ma non per allenarmi……….

 

 

Non siamo mamma e papà!

E’ inutile che insisti! Ma insomma, guardati. E poi guarda noi. Non ci vuole mica un genio! Lo dovresti capire da sola, ma se vuoi te lo spiego un’altra volta. Vedi, tu quattro, noi due. Tu hai i baffi, peli ovunque, come fai a non capirlo? Eppure mi sembra una cosa scontata, chiara per chiunque. Ma per te no, tu insisti!

Ed è inutile che ci guardi con quell’espressione afflitta, non ti stiamo mica dicendo che te ne devi andare. Certo che no! Anche noi ti vogliamo bene, te ne vogliamo un sacco, ma che c’entra? Dormi insieme a noi, ti portiamo sempre con noi ovunque andiamo, questo è un altro discorso. Ti stiamo solo dicendo che non siamo mamma e papà. Mi dispiace, vorrei trovare il modo migliore, più delicato per dirlo, ma non sei nostra figlia.

Non ti è chiaro? Va be’, che ti devo dire, fa un po’ come ti pare, tanto con te mica ci si ragiona. E allora hai ragione tu, d’accordo, d’accordo come non detto. Allora siamo mamma e papà, va bene? Basta che la pianti con quell’aria da cane bastonato!

P.S. Prima di Rose abbiamo avuto Billo e Sancho. Tutt’e due se sono andati a 11 anni, spezzandoci il cuore. Rose oggi compie 12 anni. In questi momenti difficili qualcuno ce l’ha fatta….andrà tutto bene! Tanti auguri a te, cucciolotta del nostro cuore!

Il paradiso può attendere

Come ve lo immaginate l’al di là? Avrete senz’altro pensato almeno una volta a come potrebbe essere il paradiso. O l’inferno.  Penso che questa in assoluto sia la curiosità più grande ed una delle più diffuse. Diamo per atto di fede (che altro potremmo fare?) che esita un “dopo”. Come sarà? Al di là dei possibili dettagli che ognuno di noi con un po’ di fantasia può aggiungere, secondo me ci sono due grandi alternative.

Sarà completamente diverso da ciò che siamo abituati a pensare qui, un qualcosa al di là dello spazio e del tempo, in cui non esiste nessuna delle regole a cui siamo abituati. Non esisterà un prima, né un poi, magari già una parte di noi sta lì, insieme ai nostri cari che ci hanno preceduti, ma ancora non lo sappiamo, in una dimensione altra rispetto all’attuale, in cui magari non ci sarà neanche un’individualità separata, ma faremo parte di un tutto. Oppure sarà una cosa in ragionevole prosecuzione dell’esistente.

“Ma come ti è venuto di intrattenerci su questa cosa?”, potrebbero interrogarsi i miei affezionati lettori ermeneutici. Poniamo il caso che sia vera la seconda opzione, che l’aldilà sia un qualcosa di simile, di coerente, all’aldiqua, allora come ve lo immaginate il paradiso? Io come un luogo dove stare sempre insieme alle persone a cui vogliamo bene, senza dolori, né preoccupazioni. E l’inferno? Come un luogo dove si sta soli, isolati da tutti, macerati dai rimorsi, dai rimpianti e dalle preoccupazioni.

Ma come i più saggi hanno sempre detto il paradiso o l’inferno cominciano qui e ora. E proprio in questo strano qui e ora che stiamo vivendo, spogliati da tutti gli impegni che riempono la nostra quotidianità, privati della possibilità di distrarci con faccende più o meno importanti, possiamo chiederci se questo sia l’inferno o il paradiso. Senza tutte le cose piccole e grandi, importanti e futili, belle da morire ma non più in nostro possesso, senza tutti gli ornamenti, com’è veramente la nostra vita?

E allora un domani, così come già oggi, forse scopriremo che siamo solo ed esclusivamente noi a scegliere se vivere in paradiso o all’inferno. Tutto dipende da noi.

Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! (1Cor 3, 21-22)

 

 

Salvate il soldato Tom

Tom Hanks è sopravvissuto quattro anni in un’isola da naufrago, è stato chiuso un anno intero dentro un aeroporto. Da giovane aveva dato la caccia ai fantasmi, quelli brutti, che fanno paura. Poi partendo da Grinbow, Alabama, ha corso due volte per tutti gli Stati Uniti, ha pescato gamberi con Buba dopo aver fatto la guerra in Vietnam con il tenente Done. Ha preso l’HIV a Philadelphia, ha fatto lo sbarco in Normandia e salvato il soldato Ryan. E’ stato sequestrato in una barca da pirati somali, è sopravvissuto nell’Apollo 13 in viaggio verso la luna e in un aereo ammarando nell’Hudson.
Regà, se muore col Coronavirus veramente so cazzi amari per tutti.

 

Cari amici vi scrivo

Così mi distraggo un po’. Perché in fondo anche a questo serve lo scrivere: una distrazione relativa, perché mi sembra che non si riesca a scrivere altro rispetto a quello che succede…persino in un blog orgogliosamente minchione come questo! Ma in fondo scriverne è un po’ esorcizzarlo. E poi è una delle poche cose che ancora si riesce a fare: sperando di contagiare un po’ di ottimismo.

Si esce poco la sera compreso quando è festa e c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra

Come scrivevo l’altro giorno, quando la tempesta sarà finita e potremo gustare nuovamente tutte le piccole grandi cose belle che colorano le nostre giornate, ricorderemo questo periodo un po’ come ricordiamo quelli delle Torri Gemelle o dei terremoti. Ci sarà un prima e un dopo Coronavirus e come per le precedenti esperienze è probabile che il dopo non sarà identico al prima.

Ma la televisione ha detto che il nuovo anno, porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando. Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno.

Speriamo di mantenere questo senso di comunità che si avverte nell’aria in questi giorni, a tutti i livelli. Quando si vivono queste esperienze collettive si avverte più forte la necessità di far parte di un qualcosa di più grande di noi. Siamo un animale socievole, naturalmente portato a far parte di una comunità, di una tribù e nei momenti di pericolo questo bisogno ancestrale viene fuori declinandosi nelle forme moderne: la nazione, la religione, l’azienda, la squadra di calcio. Abbiamo la necessità di essere un noi, per vivere insieme il momento di difficoltà e poi poter dire di averlo affrontato e superato.

E si farà l’amore ognuno come gli va.

Eh però l’amore si può fare anche mentre c’è la tempesta, mica bisogna aspettare che finisca! Che diamine, va bene limitare i rapporti, mantenere le distanze di sicurezza, però io direi anzi che visto che si deve stare a casa….e voi mi direte, allora chi è single? Va be’, che devo dirvi tutto io? In fondo come diceva il grande Woddy, il sesso è come il bridge: se non hai un buon partner, spera almeno in una buona mano.

E senza grandi disturbi qualcuno sparirà, saranno forse i troppi furbi e i cretini di ogni età.

E certo di cretini ne abbiamo visti a frotte! Sono venuti fuori come le lumache dopo la pioggia: virologi, esperti di malattie infettive, gente con il posto fisso che si vanta di stare a casa (che vuoi l’applauso? Un pubblico encomio?), gente che si vanta di uscire nonostante i divieti (chi pensi di essere, il Robin Hood degli untori?), chi si lamenta del governo per avere lasciato tutto aperto e il giorno dopo per aver chiuso tutto.

Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico e come sono contento di essere qui in questo momento. Vedi, vedi, vedi, vedi vedi caro amico cosa si deve inventare per poter riderci sopra, per continuare a sperare

Sono contento di stare chiuso in casa con le persone che amo di più su questa terra? E come potrei non esserlo? Dovrei ringraziare perchè queste giornate potrebbero essere un dono, anche se non richiesto. Non ci riesco perché la preoccupazione è tanta e penso anche a tutte le persone a cui tengo che invece sono lontane, a volte anche da sole. Ma devo ammettere che io sono un privilegiato e forse per questo riesco ancora a scherzare e a scrivere minchiate sul blog, continuando la mia missione, che come orma sapete è spandere luce e dolcezza su questa terra.

E se quest’anno poi passasse in un istante vedi amico mio come diventa importante che in questo istante ci sia anch’io

Esserci è fondamentale. Non farsi passare addosso le situazioni, la vita, gli eventi, ma esserci. Soprattutto nella vita delle persone, perché ci si può essere pur stando a 500 km di distanza. Proprio perché costretti ad essere lontani possiamo sentire la mancanza e insieme la vicinanza: possiamo farci sentire presenti, possiamo esserci. Eccome se si può esserci!

L’anno che sta arrivando tra un anno passerà io mi sto preparando è questa la novità

Passerà questa specie di incantesimo, questa bolla spazio temporale che ha momentaneamente fermato il tempo, passerà la tempesta, come dicevo all’inizio e niente sarà più lo stesso, inutile negarlo. Utilizziamo questo tempo per prepararci, perché possiamo uscirne più forti, più consapevoli di tutte le cose belle che abbiamo, da quelle più importanti a quelle più banali. E se poi riusciremo a continuare a fare la fila con la pazienza, l’educazione e il sorriso come in questi giorni, allora forse davvero non sarà stato tutto vano.