Avatar di Sconosciuto

La luna, la piaga, ma soprattutto il dito

Eh già! Perché si dice sempre di quello che indica la luna, che non andrebbe preso in esame proprio in quanto indicatore e non come soggetto in sé. Poi c’è quello nella piaga, che pure lui non è che se la passi tanto bene: avete provato voi a vivere dentro uno piaga? Quando le cose prendono una piega sbagliata non è bello finirci nel mezzo.

Insomma le dita possono trovarsi in molte situazioni, più o meno complicate. Che poi c’è chi ne dà una e gli altri si prendono tutta la mano, c’è chi tira su il pollice per dire che è tutto ok e chi tira su il medio, per dire che non è ok per niente. C’è l’anulare che porta l’anello (lo dice il nome) e il mignolo che serve giusto a prendere gli spigoli. Ma poi c’è l’indice, che infatti non per niente indica. E come dicevamo all’inizio sulla luna, di solito è un semplice tramite, un mezzo per arrivare da qualche parte: segui la direzione, ti incammini verso quel punto e probabilmente troverai quello che cercavi. Di solito.

Ma mica sempre. Non stavolta, almeno. Non per Sophie. Lei è Sophie Cunningham, giocatrice di basket americana. Durante una partita ha avuto un forte diverbio con un’altra giocatrice, DeWanna Bonner, che aveva fatto delle entrate killer su una sua compagna di squadra. Da vera capitana Sophie ha preso le difese dell’amica. Ma non ha perso la calma: senza dire una sola parola, con aria impertinente ed il sorriso sulle labbra ha indicato l’avversaria per 22 secondi consecutivi facendola letteralmente impazzire. La Bonner ha poi sbagliato il tiro libero decisivo allo scadere dell’incontro, mentre Sophie continuava ad indicarla, tra le risate del pubblico e lo stupore dei commentatori.

Ovviamente i minus habens sociopatici, disturbati del movimento Maga (ma mi dicono anche qualche cranioleso della destra di casa nostra) hanno cercato di arruolare Sophie nelle loro farneticazioni razziali. Ignorando le sue tendenze sessuali (è felicemente bisessuale) e la sua dichiarata lontananza da qualsiasi parte politica. Il dito a loro andrebbe messo in un occhio (per non scomodare altre parti corporali meno nobili).

Quel gesto è diventato virale, un’istantanea destinata a rimanere scolpita nella cultura sportiva non soltanto americana. Ne sono nati decine di meme, hanno iniziato addirittura a stampare delle magliette con la sua foto. Quel gesto è letteralmente sfuggito di mano. Perché quel gesto è perfetto in ogni situazione della vita. Contro i prepotenti, contro i rancorosi, contro chi pensa di farsi valere con la forza bruta: in silenzio, li guardi, sorridi e indichi le loro miserie. Perché anche loro, nella loro boria, in cuor loro sanno: sanno che non si possono nascondere dietro un dito.

Avatar di Sconosciuto

Nessun rimorso, nessun rimpianto

Che cosa vorresti poter dire a te stesso a 20 anni?

Continuo a seguire le sollecitazioni di WordPress. Cosa gli direi al me stesso di 40 anni fa? La suggestione è forte, ma non ho la risposta esatta, potrei solo immaginarmela. In realtà però la curiosità vera sarebbe un’altra: perché mentre non avrei un granché da dire al mio me ventenne, però mi piacerebbe ascoltare quello che avrebbe da dirmi lui vedendomi adesso.

Non credo che sarebbe molto sorpreso. Si ritroverebbe in molte delle cose che ho e che sono oggi: in fondo amo la stessa persona (questo forse un po’ lo sorprenderebbe), tifo per la stessa squadra di calcio (di questo non avrebbe mai dubitato), leggo gli stessi fumetti e gioco a calcetto quasi con le stesse persone. Sicuramente si meraviglierebbe del mio percorso lavorativo, che era quanto di più distante si sarebbe immaginato e anche augurato. Ecco, forse questa sarebbe una delusione.

In effetti non avrei molto da dirgli perché mi ricordo bene quello che pensavo allora e non avrei molto da aggiungere. Gli darei dei suggerimenti? Dei consigli non richiesti? E a che prò? Per aiutarlo a sbagliare di meno, qualcuno potrebbe dire. Ma alla fine è proprio dagli sbagli che si impara di più e qualche salutare porta in faccia è bene prenderla. E poi non sono mica così sicuro che mi starebbe a sentire.

Il mio io ventenne era molto sicuro di sé, delle sue scelte e dei percorsi da prendere. Cosa potrei dirgli? Di ascoltare di più e parlare di meno. Gli consiglierei un po’ più di leggerezza (già a vent’anni ero un po’ pesante, figuriamoci oggi) e gli direi di osare percorsi inconsueti. Gli direi di non rimandare troppo, che poi certe cose o le fai a quel tempo o non le fai più. Ho imparato a nuotare a 50 anni suonati, l’avessi fatto prima sicuramente sarei molto meno impedito di quanto sono! Non che poi abbia chissà quali rimpianti, però sicuramente il vizio di rimandare le cose ce l’ho sempre avuto ed è una cosa che poi ti rimane addosso.

Gli direi di cominciare prima possibile a non pensarsi indispensabile. Anzi gli direi proprio di provare a rendersi superfluo (tanto so che non mi ascolterebbe…vedi il primo consiglio!). Gli direi di cercare di piacere, più che compiacere, ma soprattutto gli direi che prima del perché, prima del quando, prima anche del cosa, bisogna curare il come. In ogni situazione, il come farà la differenza.

Avatar di Sconosciuto

Se Vannaci pensa

Se Vannacci pensa che basti rispolverare argomenti razzisti per far presa sull’elettorato ignorante e spaventato.

Se Vannacci pensa di guadagnare consensi con argomenti populisti e slogan semplicistici.

Se Vannacci pensa che sia sufficiente promettere cose irrelizzabili per abbindolare masse di analfabeti funzionali.

Se Vannacci pensa che gli italiani siano così sciocchi da trasformarsi in ultrà da stadio contro lo straniero, francese, tedesco o africano che sia.

Se pensa tutto questo, temo abbia ragione.

E mentre evidentemente lui ha ragione, cari viaggiatori, se noi pensiamo che questa povera Italia sia regredita al 1938, sbagliamo di grosso. Quell’anno, se non altro, vincemmo i mondiali di calcio.

Avatar di Sconosciuto

Guida pratica per confini sani nelle relazioni

Scrivi la tua guida pratica per stabilire confini sani nelle relazioni.

WordPress ci stuzzica quotidianamente a dire la nostra su questo o su quell’argomento. Di solito mi vengono in mente risposte che poi regolarmente non approfondisco, se non nei commenti al blog della mia amica MiTaccio, o a quello dell’altra mia amica Valeria, che invece tirano sempre fuori spunti arguti e intelligenti.

Oggi però il tema era particolarmente stimolante, anche perché – ormai lo sapete – mi piace molto scrivere guide pratiche, sui temi più svariati: un giorno ne scriverò uno su come costruire cancelli, datemi tempo! Ma come si fa a scrivere una guida pratica per stabilire confini? Da che mondo è mondo i confini sono labili e soggetti a cambiamenti, anche cruenti, quando qualcuno reclama un luogo che pensa debba essere suo e l’altro ovviamente non glielo vuole lasciare. E così nascono le guerre, come ci stanno ricordando il simpatico Putin e l’altrettanto simpatico Zalensky.

Tra l’altro questa guida dovrebbe servire a stabilire confini “sani” nelle relazioni. Forse l’intendimento è creare confini per “relazioni sane”: ma esistono? Senza dubbio ci sono relazioni tossiche, da cui dobbiamo fuggire a gambe levate, fregandocene anche dei confini che lasceremo sguarniti, ma invece è possibile stabilire confini per relazioni sane? Dipende che si intende, mi verrebbe da dire. Come si misura la sanità di un rapporto? Se non se ne può fare a meno? O al contrario, se possiamo prendercene una pausa? E’ sano un rapporto che mi rende felice? O basta uno che non mi faccia soffrire?

La sanità del corpo si acquisisce e si mantiene una volta sviluppati anticorpi che ci fanno affrontare e superare indenni gli attacchi esterni. Un corpo mantenuto sotto una campana di vetro, senza contatti con l’esterno probabilmente è apparentemente sano, ma basta un alito di vento per farlo ammalare. Invece bisogna uscire dalle zone protette, bisogna infettarsi, ammalarsi, così da fare in modo che il corpo reagisca e sviluppi le difese interne per sconfiggere gli attacchi esterni.

Quindi cari viaggiatori ermeneutici questa guida non guida da nessuna parte, perché ho forti dubbi che esitano confini sani per le relazioni. E seppure esistessero dubito possano essere utili. Le relazioni sono indispensabili per non chiuderci dentro gabbie più o meno dorate, più o meno sicure, ma che esistano confini per renderle perfette temo sia una pia illusione. Con la persona che ci sta accanto, con i figli, con gli amici, con i genitori, le sorelle e i fratelli (quelli di sangue e quelli di elezione), continueremo a invaderci, più o meno pacificamente, spostando di qua e di là i confini, nella speranza di fare il meglio possibile, o almeno di fare meno danni possibile.

E se proprio volete una guida per tracciare un confine – che però ho molta difficoltà a definire “sano” – allora guardate il vostro cane, se avete la fortuna di averne uno. Lui vi ama senza limiti e confini, senza neanche immaginare che si possa fare a meno di voi. Incondizionatamente, immotivatamente, come foste il primo, l’ultimo, ogni cosa. Un po’ come canta il grande Barry White!

Avatar di Sconosciuto

Generale così non va!

Generale, da lei non me lo sarei mai aspettato! Ma davvero? Parlava sul serio? No, dico, veramente qui non ci si può più fidare di nessuno. Mai, mai avrei pensato di sentire quelle affermazioni da lei. Non volevo crederci, pensavo fosse uno scherzo. Ho pensato, dev’essere un fake, il generale non può aver detto quelle cose: i gay hanno tutti i diritti? Ma sul serio? Addirittura, se vanno all’ospedale li curano, ma negli stessi reparti delle persone normali? Siamo pazzi? E se vanno per la strada possono tranquillamente guidare. Davanti a tutti? E magari allora diciamo pure che possono attraversare sulle strisce e che se vengono da destra hanno la precedenza. Veramente qui abbiamo passato ogni limite!

Generale, si rende conto che così apre una falla, supera un limite. Dove arriveremo? Cioè davvero, un domani una Paola Egonu, che è nata in Italia, che ha studiato in Italia, che parla italiano (anzi veneto), che rappresenta l’Italia nello sport, addirittura potrebbe arrivare a pensare di essere italiana! Attenzione generale, che qui poi una cosa tira l’altra. Di questo passo che so, un giorno le donne potrebbero anche pensare di avere diritto a guadagnare come gli uomini, un altro giorno qualcuno potrebbe obbligarci a raccogliere la cacca dei nostri cani. Lo so che non è nei suoi programmi, ma in questo modo – guardi che le arrivo a dire – qualcuno potrebbe arrivare a pensare che davanti alla legge siamo tutti uguali, che gli handicappati hanno dei diritti, che le tasse vanno pagate, insomma attenzione a questa deriva. Mi raccomando generale, tenga duro, almeno lei, marciare per non marcire!

Avatar di Sconosciuto

Possiamo essere chiunque

“Questo misero modo, tegnon l’anime triste di coloro che visser sanza ’nfamia e sanza lodo. Mischiate sono a quel cattivo coro de li angeli che non furon ribelli, né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro. Caccianli i ciel per non esser men belli, né lo profondo inferno li riceve, ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli”. (Dante, 3 canto dell’Inferno)

Possiamo essere chiunque. Possiamo provare ad inseguire qualsiasi obiettivo. Possiamo scegliere di esere liberi oppure di sottostare ad un ideale, ad una religione, ad un amore. Possiamo diventare santi, eroi o semplici persone per bene. Possiamo mirare al successo oppure ai soldi. Oppure possiamo cercare di evitare i problemi, le seccature, gli impegni troppo gravosi.

Possiamo scegliere una vita semplice, oppure impegnativa. E fra gli impegni possiamo scegliere quelli più scontati oppure quelli più originali. Possiamo provare ad andare d’accordo con tutti, oppure con nessuno. Possiamo scegliere di obbedire o di ribellarci. Possiamo decidere di cambiare oppure di rimanere coerenti. Possiamo tradire o possiamo restare fedeli.

Possiamo continuare i percorsi già battuti o andare a ricercarne di nuovi. Possiamo scegliere e poi pentirci, possiamo avere rimorsi oppure decidere di non voltarci mai indietro.

Possiamo scegliere se essere uomini o caporali. Se correre il rischio di scontentare qualcuno esprimendo le nostre opinioni, oppure restare nel limbo, tiepidi, ignavi come avrebbe detto il nostro padre Dante. Possiamo essere chiunque!

E voi, cari viaggiatori ermeneutici, chi scegliete di essere?

Avatar di Sconosciuto

“Se questo è il paradiso, mi serve un tagliaerba”

Non possiamo non essere indulgenti. Più invecchio più mi persuado di questa necessità. Dobbiamo avere pazienza con gli altri, ma anche con noi stessi. Questo non significa giustificare tutto o non vedere quello che non va (in noi e negli altri), ma avere la consapevolezza che forse anche in paradiso ci sarà l’erba alta (la frase non è mia, ma del grande Groucho Marx). Posto poi che questo non è e non potrà mai essere il paradiso, in ogni situazione ci sarà qualche cosa da rivedere e che quindi dobbiamo cercare di tirar fuori il meglio che c’è.

Certo a volte è veramente complicato. Ad esempio, d’accordo salvare il salvabile, ma salvare il Salvini la vedo davvero molto dura. Ma se uno guarda la montagna intera potrebbe scoraggiarsi, molto meglio fare un passo alla volta. E partire da ciò e da chi ci sta più vicini. E chi ci sta più vicino se non noi stessi? Per questo dobbiamo partire da noi nell’essere indulgenti, nell’essere pazienti, nell’accettare che se una volta correvamo i 5 km in 25 minuti, ora ce ne mettiamo più di 30. E fosse solo la corsa il problema…

Senza rintanarci nella nostalgia dei bei tempi andati. Ricordare qualcosa che si è perso è come bere la neve. Ti resta comunque la sete. Per questo la nostalgia non ha senso, se non ad alimentare questa sete. E allo stesso modo è inutile ed insensato il rimpianto per quello che avrebbe potuto essere e non è stato. Fra le tante possibilità che abbiamo avuto, abbiamo fatto le nostre scelte, giuste o sbagliate: per questo dobbiamo essere indulgenti, perché solo a cose fatte (forse, non è detto) possiamo sapere se era la scelta giusta.

Ho letto da qualche parte che la persona che è difficile da dimenticare non è quella che hai amato di più, ma quella che non hai finito di amare. Ma allarghiamo il discorso, perché in fondo, riguardando indietro ci sono molte situazioni che possiamo aver lasciato a metà. Non solo in amore potremmo dover ancora compiere qualcosa che è rimasto in sospeso. La parte difficile non è dimenticare il passato, la parte difficile è dimenticare il futuro che avevamo immaginato. E proprio a partire dal futuro immaginato, possiamo rimboccarci le maniche e cominciare a costruirlo ora.

Riprendiamo i fili interrotti, le situazioni lasciate in sospeso, quelle che “prima o poi”, ma in realtà sono sempre rimaste nel “poi”. Con la speranza che in realtà una soluzione c’è. Magari non sarà la migliore in assoluto, ma con un po’ di indulgenza, sarà la migliore delle soluzione possibili. Una soluzione esiste, magari non sappiamo quale, nemmeno la soluzione sa di esserlo, ma invece è così. Dobbiamo imparare a buttarci. E magari ci ritroveremo a fare una cosa prima di sapere come si fa. Un po’ come ballare. Non siamo capaci, ma se seguiamo la musica ci ritroveremo a farlo.

Datemi retta, viaggiatori ermeneutici, siamo indulgenti e seguiamo la musica. Perché la musica non ci spiega come si fa. Ce lo ricorda.

Avatar di Sconosciuto

La fantasia al potere

La Lega serie A di Calcio è quell’organizzazione che

  • ci impone una serie A a 20 squadre, senza alcuna logica se non quella del profitto;
  • è responsabile della terza esclusione consecutiva della nazionale dai Mondiali;
  • organizza la supercoppa italiana negli Emirati Arabi (costretti a inventarsi un pubblico che non c’è con dei cartonati);
  • senza alcun motivo decide di far giocare con un pallone arancione (da sempre utilizzato per le partite sotto la neve) che si fa fatica a vedere nelle partite in notturna;
  • voleva fare una partita di campionato in Australia (perché era troppo complicato escludere Milano il giorno dell’inaugurazione delle Olimpiadi invernali);
  • stilando i calendari prevede il derby di Torino il giorno della finale del master di Tennis (che ovviamente si gioca a Torino);
  • fissa la finale della Coppa Italia a Roma nella settimana in cui ci sono gli Internazionali di Tennis (sempre a Roma);
  • come ciliegina della torta stabilisce il derby di Roma il giorno della finale degli Internazionali di tennis.

Questa organizzazione presenta ricorso al Tar contro la decisione del Prefetto che stabilisce la data del derby il lunedì sera. La motivazione? Perché questa decisione andrebbe contro gli interessi dei tifosi.

Siamo un Paese meraviglioso.

Avatar di Sconosciuto

Consigli di lettura non richiesti. 39 / Arriaga, Di Fulvo, Knapp

Ogni tanto ritiro fuori questa rubrichetta dei consigli di lettura, soprattutto quando mi capitano romanzi che vale la pena suggerire ai miei affezionatissimi viaggiatori (in questo caso lettori) ermeneutici. E in effetti negli ultimi tempi sono stato particolarmente fortunato nell’imbattermi in alcuni romanzi che davvero mi sento di consigliare.

Partiamo con El Hombre di Guillermo Arriaga, che in realtà è uno sceneggiatore di grandi film, ma in questo caso si è cimentato in una storia che racchiude e rappresenta in maniera esemplare il mito della frontiera americana. Sei voci differenti si alternano nel racconto della vita di un personaggio straordinario che nel corso dell’800 vive e in qualche modo influenza la colonizzazione del selvaggio west, con un occhio particolare alla questione della schiavitù, vista e raccontata in una maniera assolutamente originale. Un paio di queste voci infatti appartengono a degli ex schiavi che narrano le loro storie, dal momento del rapimento in Africa all’arrivo negli Stati Uniti. Le sesta voce è invece contemporanea, perché appartiene ad un discendente del personaggio principale che vuole ricostruire la storia dell’illustre progenitore, scoprendo cose dimenticate dal tempo. 800 pagine che vi voleranno fra le dita, una storia che vi terrà incollati fino alla fine.

Il secondo consiglio riguarda La Figlia della libertà di Luca Di Fulvo un autore italiano, di cui avevo letto già un bel romanzo La gang dei sogni (recuperate anche questo se vi piace quello che vi suggerisco). Anche qui parliamo di un romanzo corale, che spazia dalle steppe russe alla Sicilia di inizio 900, fino in Argentina dove i tre protagonisti della storia incrociano le loro strade e trovano il modo di riscattare un destino di sofferenza e privazioni. Una bella storia, mai scontata, che racconta in modo crudo, ma mai disperato, le difficoltà di un periodo storico duro e il formarsi di una nuova nazione che offre nuove opportunità a chi ha la forza e il coraggio di ricostruire le proprie vite.

L’ultimo consiglio riguarda il debutto letterario di Florence Knapp, scrittrice inglese che con il suo Tre Nomi, sta avendo un successo planetario. Romanzo davvero originale: i tre nomi del titolo riguardano il protagonista del romanzo, o meglio i tre protagonisti che però sono la stessa persona. L’autrice infatti immagina tre differenti vite a seconda del tipo di nome scelto per il nascituro. Vite simili, ma sostanzialmente differenti. Una sorta di What if, come nelle storie a fumetti, in cui per l’eroe di turno si immagina un futuro diverso da quello stabilito. Un romanzo in cui si mette in evidenza il tema della possibilità, delle tante alternative che possono prendere le nostre vite anche solamente per la scelta di un nome, piuttosto che un altro. Molto bello, divertente, ma allo stesso tempo, che fa riflettere.

Buona lettura!