I cavoli a merenda

Oggi Libero (che com’è noto non è un giornale, mentre d’altra parte il Giornale non è libero), titolava: “cala la produttività e il pil, aumentano i gay“. Grazie ad una talpa all’interno della redazione il vostro viaggiatore ermeneutico preferito è in grado di anticiparvi i titoli dei prossimi sette giorni del prestigioso quotidiano satirico:

Aumenta l’inflazione, finita l’adolescenza diminuiscono i brufoli

In aumento gli italiani che soffrono di alitosi, in diminuzione il traffico sulle vie consiliari.

Previsto mal tempo nel week end, aumentano i casi di aerofagia in metropolitana.

Gli italiani preferiscono la pasta alla carbonara, aumentano i casi di morbillo.

Calano le esportazioni di barbabietola, in aumento i casi di orchite dopo la visione di Adrian

In uscita il nuovo album di Anna Tatangelo, si riaccende il conflitto arabo palestinese

Diminuzione dei cavalli, aumento dell’ottimismo

(premio speciale a chi individua la citazione)

 

 

Love Me Two Times (ancora un 21 gennaio)

Avevo questo antifurto della macchina, una specie di ombrello che bloccava il volante con il pedale del freno. Stavamo ascoltando una raccolta dei Doors nella mitica 127 sotto casa di Ale, dove avevi abitato anche tu per anni. Come al solito conoscevi tutte le storie delle canzoni, quando erano state scritte, il loro significato: i doppi e forse anche tripli significati di Light my Fire, la storia del ragazzo che deve partire per il Vietnam e chiede alla sua ragazza di amarlo due volte, una per l’oggi e una per quando non ci sarà più.

Come ho già raccontato altre volte (qui parlando di Plant e Gabriel e qui parlando di Beatles) in fatto di musica (ma non solo) eri veramente un pozzo di scienza. Insomma, eravamo lì che ascoltavamo Jim Morrison e compagni quando venne fuori questo strano attrezzo, che tenevo proprio sotto il sedile. In realtà avrebbe appunto dovuto essere un antifurto, ma era talmente complicato che da tempo immemore era del tutto fuori uso. E poi chi mai avrebbe avuto l’ardire di provare a rubare una 127 vecchia di vent’anni e con quasi 300 mila chilometri?

  • No, come antifurto non lo uso mai, però contro i malintenzionati può sempre essere utile, non trovi?

E mi ricordo come fosse ora, mi hai guardato come fossi un marziano, con quegli occhi chiari che ti sembrava riuscissero a guardarti dentro e mi hai risposto, come se non parlassi con me, come se stessi ragionando a voce alta.

  • Ma tu pensi che saprei usarlo contro qualcun altro? Anche se mi trovassi in pericolo, non credo che ne sarei capace. 

Non ero riuscito a risponderti, forse perché appunto, stavi parlando con te stesso e non con me. Nella tua consueta disarmante sincerità, stavi raccontando, prima di tutto a te stesso, quello che eri. No, non saresti stato capace di usarlo contro nessuno, ne sono certo. Non so se ne sarei stato capace neanche io, ma fortunatamente non ce n’è mai stata la necessità e qualche tempo dopo lo rottamai insieme alla povera 127.

32 anni dopo, continuaimo ad ascoltare quella canzone, amico mio, raccontami ancora i suoi significati, i suoi come ed i perché. Ed io starò lì a starti a sentire

Love me two time baby
Love me twice today
Love me two times girl
I’m goin’ away
Love me two times girl
Once for tomorrow, once just for today
Love me two times
I’m goin’ away

Come t’antitoli?

“Se il servizio è gratis, il prodotto sei tu”. Un’affermazione che ormai non dovrebbe suonare strana a nessuno. Sappiamo bene che tutti questi servizi social di cui ormai non possiamo fare a meno (da Facebook a Whatapp, da Instagramm a Twitter e via andando) reggono la loro gratuità sull’utilizzo più o meno illimitato dei nostri dati.  Del resto sì, forse senza FB vivremmo lo stesso (qualcuno direbbe che vivremmo anche meglio), senza Instagramm senz’altro. Senza Whatapp comincerei ad avere qualche difficoltà di dialogo con i miei figli, ma si potrebbe comunque ovviare.

Ma pensate a collegarvi su internet senza utilizzare un motore di ricerca. Impossibile!  Google, che probabilmente ci conosce e sa i nostri gusti meglio di nostra madre, è gratuito proprio perché ha classificato quei gusti e li rivende al migliore offerente. Lo sappiamo, a volte lo dimentichiamo o comunque facciamo finta che la cosa non ci importi, ma è evidente che senza ragionarci troppo su, regaliamo a delle multinazionali qualcosa di molto intimo che ci riguarda. I nostri desideri, le nostre preferenze, le necessità a volte, i bisogni.

Questo preambolo per dire che aprire un blog gratuitamente poteva sembrare una grande cosa. E finché si è limitato ad essere un raccoglitore di pubblicità, la cosa poteva disturbare, ma fino ad un certo punto. Quando però dentro questa pubblicità si sono infilati virus o comunque bag che automaticamente aprono pop up e finestre come se non ci fosse un domani, la cosa è diventata insopportabile!

E così ho ceduto anche io. Come forse vi siete accorti, Viaggi Ermeneutici si è traslocato su….viaggiermeneutici.com! Alla modica spesa di 48 euro annui, ho registrato il dominio e fatto in modo che non ci fosse più pubblicità. Vediamo se apportare anche qualche cambiamento estetico, per il momento fatemi sapere se in questo modo è migliorata la fruizione dei contenuti e soprattutto se non si aprono più quei fastidiosissimi pop up.

E buona lettura!

Cacciari, gennaio e l’eternità

Oggi il fanciullino che è in me ha incontrato uno dei miti della tarda adolescenza: Massimo Cacciari. Una delle poche menti pensanti di questo Paese. Lo preferivo quando parlava di Heidegger e Derridà, ma anche quando parla di politica starei a sentirlo per ore.

Così, con un flash back temporale, ho fatto un triplo carpiato all’indietro e sono tornato fra i banchi dell’Università, nella mia adorata Villa Mirafiori. Mi sono ricordato di essere un filosofo e come d’incanto mi sono tornati in mente le monadi di Leibniz, il noumeno di Kant, la dialettica servo padrone di Hegel, la riduzione eidetica di Husserl e la caducità del tempo in Heidegger: niente dura per sempre, tutto prima o poi ha un termine, evolve, si trasforma, finisce.

Eppure oggi siamo al 15. Siamo a metà. Anzi, neanche a metà, perché ne ha 31. Capite? Neanche a metà. E allora ho avuto questa intuizione. Sì, effettivamente tutto finisce. Tutto, tranne gennaio. Lui no. Lui dura in eterno. Lui e forse i lavori sulla Tiburtina.

Così ho capito anche perchè invece di scrivere saggi e tenere lezioni all’università, scrivo minchiate su un blog e lavoro alle Poste.

Tristezza nera nello stomaco

Come scrivevo allora, non possiamo smettere di farci domande e non dobbiamo aver paura se mancano le risposte. Se mancano risposte consolatorie e aumenta la frustrazione e la rabbia. Possiamo solo abbracciarci e stringerci forte. Almeno per ora è così e non c’è altro da fare.

Viaggi Ermeneutici

Be’, dice la morte, passandomi accanto, ti prenderò comunque, non importa quello che sei stato. Scrittore, tassista, pappone, macellaio, paracadutista acrobatico, io ti prenderò.
Okay, baby, le dico io. Adesso ci beviamo qualcosa insieme, mentre l’una di notte diventano le due e lei solo sa quando verrà il momento, ma oggi sono riuscito a fregarla: mi sono preso altri cinque dannati minuti e molto di più.

Charles Bukowski (la Morte si fuma i miei sigari)

La morte del giusto è uno scandalo. Non ci sono discussioni, non ci sono spiegazioni, non ci sono consolazioni. La morte del giusto è un cazzotto in piena faccia. E la fede non è affatto consolatoria. Aiuta a raggiungere risposte, ma non prima di aver esasperato le domande. Lasciandomi così. Confuso, stanco, incapace di essere d’aiuto, impotente ed arrabbiato. Con l’amaro in bocca che non va via.

Il Principale lassù ce ne dovrà di risposte. Ah, se ce ne dovrà! Chi dice il contrario mi ricorda la storiella del coniglio nella foresta.

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Di splendide cinquantenni e di gente invidiosa

Yann Moix dice che le donne a cinquantanni sono troppo vecchie per essere desiderabili: “preferisco i corpi della donne giovani. Il corpo di una donna di 25 anni è straordinario, quello di una donna di 50 anni non lo è affatto“. Ma pensa tu. Peccato solo che sia francese, altrimenti qui da noi sai che carriera nel governo del cambiamento! Come minimo ce lo saremmo ritrovato ministro della cultura. Se non delle pari opportunità.

Quando leggo certe notizie mi chiedo sempre se la cosa più straordinaria sia la grandissima minchiatona in sé o il fatto che qualcuno gli abbia dato notorietà scrivendola sui giornali. Ma tornando alla vicenda, questo gran genio di scrittore, per giustificare le sue parole si  appella al tribunale del gusto, di fronte al quale si dichiara assolutamente innocente di qualsiasi cosa. Come a dire, non è colpa mia se questo è quello che mi piace. E in questo non ha torto.

Ad esempio io la penso molto diversamente. Le persone non sono quadri o statue, non sono astrazioni che puoi oggettivare dentro parametri di bellezza standard. Certo, se parlassimo di quadri, anch’io preferisco il ritratto di una ventenne ad uno di una cinquantenne. Ma se parliamo di donne reali, di lineamenti, di carne, di fisicità, allora non ho dubbi, mi piacciono eccome le cinquantenni. E mi piacciono perché le riconosco, perché sono quelle stesse donne che mi piacevano trent’anni fa. Un po’ come la musica. Quella di oggi potrebbe in teoria anche essere la più bella mai realizzata, ma per me non sarà mai paragonabile con quella che ascoltavo ed apprezzavo trent’anni fa.

Di fronte ad una ventenne, per quanto bellissima, ho qualche difficoltà. Non ho punti di riferimento, anzi un punto di riferimento ce l’ho: mia figlia ha vent’anni. E quello è in automatico il collegamento che mi viene da fare. Ma ovviamente è un collegamento che mi porta su tutt’altri lidi, verso altri discorsi. Per quanto mi sforzi, non riesco proprio a vederla come una donna da desiderare. Qualcuno potrebbe dire che il mio è il discorso della volpe che disprezza l’uva a cui non può più arrivare. Come se fossi invidioso di una cosa che ormai è irraggiungibile. Ma non è così.

L’invidioso è quello che pensa che la felicità sia come una scoreggia: apprezza solo la propria e detesta quella altrui. Ma non è così. Anzi. La felicità è come una canzone di Bruce Springsteen, piace a tutti, dall’inizio alla fine, (anche se non la capisci fino in fondo perché in effetti il Boss canta come se avesse una patata in bocca). Avere gente felice intorno, rende felice anche me. Per questo non riesco ad essere invidioso dell afelicità altrui. Come non sono invidioso dei vent’anni che non ho più, né tantomeno sono invidioso di chi a cinquantanni suonati sta insieme a una che potrebbe essere sua figlia. Semplicemente anche io, come Yann Moix, mi appello al tribunale supremo ed inappellabile del gusto. Preferisco le cinquantenni, è forse un problema?

 

La befana vien di notte

Quindi ci sarebbe questa brutta vecchietta. Ma non solo brutta, bruttissima, una befana, che se ne va in giro di notte con questo freddo e per giunta con le scarpe rotte. Ma non se ne va in giro che so, con l’autista e un comodo macchinone no! Se ne va in giro a cavallo di una scopa. Questa vecchietta brutta come un rutto d’oca, le scarpe rotte, se ne va in giro di notte con questo freddo, a cavallo di una scopa, per regalare dolci e giocattoli ai bambini buoni. Solo a quelli buoni, perché a quelli cattivi calci in culo. No, scherzo, per quelli cattivi, carbone. Dicono che contro l’aereofagia sia un portento. Magari quei bambini resteranno carogne, ma almeno eviteranno di scoreggiare.

Ma oltre ad essere brutta come un cesto di fave, andare in giro con le scarpe rotte, con questo freddo, a cavallo di una scopa, dove li va a mettere questi dolcetti per i bambini buoni? Non dentro una scatola o in una busta, no, troppo facile! Li metto dentro le calze. Ma certo, chi non mette dentro le calze dolci o giocattoli? Un posto davvero calzante.

Ecco, noi siamo cresciuti credendo a questo personaggio. E io voglio ancora crederci. Stanotte mi mettero alla finestra e aspetterò fiducioso il passaggio di questa simpatica vecchietta, brutta come la coccia del pecorino, con la sua scopa e i suoi regali. Del resto, c’è qualcuno che crede al reddito di cittadinanza, io non posso credere alla befana?