Una sardina si aggira per l’Italia

E’ chiaro, che il pensiero dà fastidio
Anche se chi pensa è muto come un pesce
Anzi è un pesce 
E come pesce è difficile da bloccare (cit. L. Dalla)

Sardine di tutto il mondo unitevi (semi cit. K. Marx)

Chi dorme non piglia pesci, dice il vecchio adagio. Ma anche stare svegli e prendere pesci in faccia non è mica così bello. D’altra parte si sa, il pesce puzza dalla testa, ma poi il venerdì che altro vuoi mangiare? Io sarei anche capace di stare muto come un pesce, ma non vorrei poi sentirmi come un pesce fuor d’acqua, anche per non fare il pesce in barile. A volte non so proprio che pesci prendere e allora rischio di buttarmi a pesce nelle situazioni, anche se qualcuno potrebbe pensare che in fondo non sono che un pesce piccolo. Ma io ho principi sani come un pesce e per non naufragare in questo mare tempestoso, non vorrei passare per uno che non è né carne né pesce. Ma allora che faccio, abbocco?

(Un movimento nato dal basso, senza padri, né madri, figlio solo del senso di nausea verso una deriva intollerante, ogni giorno più intollerabile. Un movimento fatto dai ragazzi, dalla gente comune che non trova più soluzioni e quindi se ne inventa di nuove. O almeno ci prova. Quanto ci metterà per essere strumentalizzato? Quanto ci metteranno per ingabbiarlo e farlo diventare qualcos’altro? Mi fa naturalmente simpatia e allo stesso tempo inquietudine. La mia paura più grande è che come l’ospite, dopo tre giorni, possa cominciare a puzzare. Proprio come un pesce.

Scusa devo andare via

Liliana Segrè prossima presidente della Repubblica? Non avrebbe la sufficiente esperienza politica per un ruolo così delicato, dice qualcuno. Sarebbe l’ennesimo ammiccamento alle mode e all’emotività del momento, ho sentito dire a qualcun altro. Non è un figura istituzionalmente rappresentativa, hanno detto. E’ un personaggio di parte, che non può rappresentare unitariamente tutti gli italiani, ha commentato qualcun altro.

Non succederà purtroppo. E non certo per i motivi indicati sopra. Forse semplicemente perché non abbiamo sufficiente fantasia, perché la politica italiana non riesce più a farci sognare, circoscritta in beghe simil condominiali, chiusa nei personalismi e negli interessi privati che parlano esclusivamente alla pancia degli individui. Ma solo perché ancora non hanno trovato il linguaggio per rivolgersi a organi meno nobili, altrimenti sarebbero arrivati anche lì.

E poi forse, la verità più amara, la verità vera è che una come lei questa Italia qui non se la merita.

Questo è un giorno in cui la luna
si confonde con la strada, e va veloce.
La violenza del mattino lascia il posto
alla tristezza della sera
e San Lorenzo chiede ancora un’altra canzone d’amore.
Ma scusa devo andare via 
Roma, Roma dimmi chi sei.
Roma dimmi, dimmi, dimmi che vuoi.
Non vedi le mie mani,
le mie mani chiuse a chiave nelle tasche
Non la senti questa voce,
questa maledetta voce che non vuole uscire.
Ma dentro me soltanto, soltanto la voglia di un’altra canzone
Ma scusa devo andare via 
Roma, Roma dimmi chi sei.
Roma dimmi, dimmi, dimmi che vuoi
e San Lorenzo chiede la solita storia d’amore
Ma scusa devo andare via 
Roma, Roma dimmi chi sei
Roma dimmi, dimmi, dimmi che vuoi.

 

La coerenza di Mara

Solo gli stupidi non cambiano idea. E infatti la coerenza va bene, ma se al mutare delle situazioni rimaniamo fermi sulle nostre posizioni rischiamo di essere stupidi invece che coerenti. Accettare i cambiamenti, modificare le nostre idee, il nostro modo di vivere e di pensare, assecondarli ed insieme guidarli per non lasciarsi travolgere, questo dovremmo fare.

Ieri in Senato alla votazione per istituire una commissione contro l’antisemitismo e l’odio razziale il centro destra (ormai sempre più sinistro) si astenuto in modo compatto. Unica voce fuori dal coro Mara Carfagna, che ha dichiarato di non riconoscersi più in Forza Italia, colpevole a suo dire di aver tradito i valori fondanti quel partito. Chissà a quali valori e a quali altri esponenti del suo partito si riferisce: francamente non ricordo campioni dell’antisemitismo o più in generale impavidi difensori dei diritti sociali e delle minoranze fra quelle file, ma forse ricordo male.

E torno alla riflessioni iniziale. Ci piace guardarci allo specchio ed essere soddisfatti della nostra coerenza, ci piace pensare che i fatti e le circostanze non hanno cambiato le nostre convinzioni. Ma quando succede che qualcuno le intacca, possiamo avere la tentazione di trovare una comoda via d’uscita negando la realtà dei fatti, interpretandola come meglio ci pare: l’amico che ci delude perché è cambiato, l’azienda in cui lavoriamo che non è più la stessa, il nostro partito in cui non ci riconosciamo più. A volte per cercare di rendere accettabile il cambiamento, stravolgiamo la realtà. Perché invece ammettere di aver sbagliato è dura. E’ dura ammettere di essersi sbagliati su qualcuno, è doloroso riconoscere di aver preso un abbaglio, di aver frainteso completamente la vera natura di una persona o una situazione. Ma non c’è altra via, se vogliamo crescere. Altrimenti restiamo convinti che la realtà si possa modellare a nostro piacimento con una bacchetta magica. O con un colpo d’aria.

A proposito di koala, tortellini e spermatozoi (che non sono più quelli di una volta)

Sarà vera questa cosa o è l’ennesima legenda metropolitana, tipo quella dei treni che arrivavano in orario? Secondo i dati diffusi da uno studio dell’OMS (Organizzazione mondiale della sanità), pare che il numero e la qualità degli spermatozoi dei nostri nonni fosse migliore della nostra. Nel mondo occidentale in cinquant’anni siamo passati da una concentrazione di 99 milioni di spermatozoi per millilitro, a circa 47, ovvero meno della metà. Le cause reali di questo drastico calo ancora non si conoscono ma certamente il maggiore indiziato, come sempre è il maggiordomo.

Sarebbe stato semplice, invece no, è lo stile di vita (che poi che stile sarà? Dorso, rana, stile libero? Chi può dirlo). Comunque con stile o senza stile, sembra che gli scienziati siano tutti d’accordo nel pensare che l’esposizione a sostanze chimiche dannose, un’alimentazione sbagliata, l’abuso di steroidi anabolizzanti, il fumo, l’alcol, il maggior consumo di droghe, lo stress, la sedentarietà facciano male. Chi l’avrebbe mai detto eh? Ci volevano davvero degli scienziati per diagnosticare una cosa del genere.

Ma la domanda è un’altra (come sempre, la domanda è sempre un’altra e la risposta è 42). D’accordo, abbiamo stabilito che i nostri padri e e i nostri nonni avevano molte più probabilità dei nostri figli di ingravidare una donna. Ma è proprio un male questa cosa? Dobbiamo seriamente preoccuparci? Non sarebbe meglio far finta di sbagliare chat su whatapp e dire finalmente la verità? E uno potrebbe dire, ma qual è la verità?

La verità è che i Koala rischiano l’estinzione perché stiamo distruggendo il loro habitat. E voi siete così sicuri che il livello di autocoscienza civica dei sedicenni di oggi (quelli che ascoltano la musica trap, si rincoglioniscono davanti alla Play Station e non derogano davanti a questioni di principio, tipo togliere l’uvetta e i canditi dal panettone senza sbriciolare la fetta) sia maggiore di quello dei Koala abbarbicati sui rami degli alberi di eucalipto?

Ma mentre mi interrogo su questo ardito dilemma, un’altra fondamentale questione sorge all’orizzonte politico. No, non quello del crocifisso nelle aule, c’ha rotto sta storia del crocifisso nelle aule! Tra l’altro il povero Gesù penso che riprenderebbe la croce su di sè e scapperebbe lontano piuttosto che stare dentro un aula piena di adolescenti refrattari all’uso del dentifricio, con le scarpe da ginnastica e le tute sintetiche ad ingabbiare le ascelle. La questione vera è se non sia meglio per noi morire, piuttosto che vivere nell’ignoranza di cosa ci sia dentro i tortellini che stiamo gustando nel brodo della domenica. Un affare di stato, lo jus cucinae! A destra gridano “prima il maiale”, a sinistra rivendicano la questione politica, anzi pollitica. E dunque vi ripeto, troppo pochi spermatozoi o ancora troppi per sperare in una rapida estinzione?

Viva l’Italia

L’Italia viva,
liberata, l’Italia
del valzer, l’Italia
del caffè, l’Italia
derubata e colpita al cuore, l’Italia
l’Italia viva
che non muore, l’Italia
presa a tradimento, l’Italia
assassinata dai giornali e dal cemento, l’italia
con gli occhi asciutti nella notte scura, l’Italia
che non ha paura, l’Italia.

Eh sì, le persone geniali le riconosci dalle sfumature, da quelle piccole grandi cose, quelle novità che rendono nuova, una cosa scontata. Che rinnovano il già vissuto, che rivoluzionano l’esistente e pur mantenendo la stessa melodia, ti danno l’illusione di aver scritto una nuova musica. D’altra parte, chiamarla Forza Italia forse pareva brutto.

 

Non c’eravamo tanto amati

Cosa possiamo dire di questo strano governo? Innanzitutto l’abbinamento cromatico in stile peperonata certo non aiuta. Direi anzi che almeno per me, è davvero un dito in un occhio. Ma tralasciando l’estetica, andando alla sostanza, possono seriamente lavorare insieme due partiti che in questi anni si sono reciprocamente insultati peggio di due curve in un derby? Pidioti e grullini, al di là della contingente necessità di tenere a freno il comune nemico leghista, troveranno terreno comune sul quale sviluppare iniziative condivise? La necessità di evitare l’aumento dell’Iva, l’Europa che benedice questa nuova alleanza, lo spread che cala e la borsa che si impenna, possono essere il collante per due formazioni geneticamente così distanti fra loro? La prospettiva di eleggere gli Amministratori Delegati di tutte le grandi aziende pubbliche, i presidenti delle principali Autorità indipendenti (tutti in scadenza da qui a sei mesi) e fra due anni il Capo dello Stato, sarà un buon motivo per mettere da parte i dissapori e trovare una linea comune?

La politica è l’arte del possibile, la scienza del relativo diceva Bismarck. E aveva ragione. Del resto non credo che fra SPD e CDU in Germania ci sia questa corrispondenza di amorosi sensi. O restando dalle nostre parti, qualche anno fa, fra i vecchi partiti della prima repubblica costretti a stare insieme da una legge elettorale proporzionale e lo spauracchio del comunismo dall’altra. E infatti lì torneremo. Al proporzionale, intendo (il comunismo lasciamolo a chi c’ha il rolex), perché l’onda lunga del maggioritario, l’uomo solo al comando, è il vero sconfitto di questi ultimi anni, in ognuna delle personificazioni che questa tendenza ha di volta in volta assunto.

Evidentemente nel DNA degli italiani c’è questa tendenza insopprimibile al compromesso, alla negoziazione di esigenze diverse. Che di per sé non è un aspetto negativo perché smussa gli estremi più radicali e sviluppa la propensione al dialogo. D’altra parte l’esempio più evidente ce l’abbiamo avuto proprio con la fine dell’alleanza di governo precedente. Non sono state mica le distanze ideologiche a farlo cadere, non sono stati i temi sui quali non la pensavano allo stesso modo (e ce ne erano anche fra Lega e 5 stelle): è caduto quando sono aumentati gli appetiti di uno dei due che ha pensato bene (anzi, male) di poter fare l’asso piglia tutto. Sarà forse il nome Matteo che sviluppa l’ego al punto da far perdere i contatti con la realtà?

Per questo a tutte le domande iniziali la risposta non può che essere affermativa. Riusciranno a governare, facendo una sintesi delle posizione differenti, almeno fino a quando avranno entrambi voglia di dialogare. E considerate le alternative, c’è da augurarsi che questa voglia non gli passi troppo velocemente. Magari continuando a starsi reciprocamente sulle palle! Perché, in fin dei conti, devono governare insieme, mica devono andare a mangiare la pizza il sabato sera!

 

Sarà solo sognare che ci terrà svegli

La foto dei due emigranti messicani, padre e figlio, morti annegati in un abbraccio disperato, nel tentativo di entrare negli Stati Uniti, sta facendo il giro del mondo. Probabilmente, al pari di altre prima di questa, diventerà un’immagine emblematica, per indicare il dramma dei tanti immigrati che perdono la vita per fuggire dalla fame e dalla miseria, inseguendo un sogno di felicità.

E se da una parte non siamo ancora così cinici e anestetizzati al dolore altrui per rimanere indifferenti di fronte a drammi come questi, dall’altra invece siamo ormai abituati ai teatrini di casa nostra, in cui ci si fa forti con gli slogan ed i proclami, si gioca sulla pelle di altri poveretti, per accaparrarsi qualche voto in più o forse semplicemente per distrarre l’opinione pubblica di fronte al disastro economico a cui ci stanno portando questi incompetenti che ci governano.

La vicenda della Sea Watch è anch’essa esemplificativa: rendere 42 poveretti una minaccia alla sicurezza nazionale potrebbe essere addirittura umoristico, se non fosse tragico. Certo, restare al largo di Lampedusa per 14 giorni non mi era sembrata la scelta migliore per quei 42, quanto piuttosto l’espediente necessario per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica, fino al colpo di teatro finale, con lo sbarco illegale strombazzato ai quattro venti. Insomma, ho sempre più forte la sensazione che che sulla pelle di quei 42 si stia giocando una partita, in cui ognuno ha un ruolo, un personaggio da interpretare: capitana e capitano, mentre le disgrazie, càpitano sempre ad altri.

Ma come quei due messicani, anche la folla di disperati che attraversa il Mediterraneo, insegue un sogno che non potrà essere fermato, per quante barriere potremmo costruire, per quanti steccati potremmo alzare. L’aspirazione a stare meglio, a non morire di fame o di stenti o semplicemente di caldo (in fondo i cambiamenti climatici sono sempre stati nella storia uno dei motori inarrestabili delle grandi migrazioni), è una spinta inarrestabile. Non li fermeremo, né con le barche, né con i cannoni (e sì, perché la rana dalla bocca larga ha pure buttato lì un “ma perché non la affondiamo questa nave???”) e nessuno scudo o corazza potrà difenderci. E comunque a Salvini e ai suoi accoliti, vorrei ricordare una semplice verità che mi viene dalle poche nozioni di zoologia che mi ricordo: nessun animale con la corazza, ha la spina dorsale. A noi scegliere se essere invertebrati o uomini con la schiena dritta.