Consigli di lettura non richiesti / 24. Dalton

Tra un Lansdale (Caldo in inverno) e un altro (Una Cadillac rosso fuoco), chiudo quest’estate ricca di bellissime letture con il romanzo di un esordiente australiano, tale Trent Dalton, intitolato Ragazzo divora universo. Un romanzo di formazione semplicemente bellissimo, il racconto della vita difficile di un adolescente di Brisbane, città della costa orientale dell’Australia, che ha un ex galeotto come baby sitter, un padre alcolizzato ed una madre ex tossicodipendente e spacciatrice. Ed un fratello che sa predirre il futuro scrivendolo nell’aria perchè pur sapendo parlere, preferisce rimanere muto.

Detta così sembra una tragedia, in realtà la bravura dell’autore sta (anche) nella leggerezza con cui fa raccontare ad Eli la sua storia. Una storia in cui il male non è mai banale ed il bene non è mai perfetto. Una storia onirica, in cui sogno e realtà si confondono e si fondono insieme per far sì che non si perda mai la speranza, la convinzione profonda, che le cose finiranno bene. La cosa più incredibile poi è che, come dice l’autore, il 50% della storia è la sua autobiografia!

Un romanzo insolito, che scorre leggero e imprevedibile verso un finale pirotecnico che realizza un amore impossibile e chiude mirabilmente tutti i fili lasciati in sospeso. Insomma, un romanzo straordinario. Buon lettura!

Consigli di lettura non richiesti / 23. Markley

L’estate sta finendo…cantavano i Righeira qualche anno fa. Ma a giudicare dal caldo di questi giorni, in realtà penso che ne avremo ancora per un bel po’. E non è che la cosa poi mi dispiaccia. In ogni caso, ne avete ancora di tempo libero per un buon libro? Se la risposta è sì, ecco a fagiolo un consiglio di lettura non richiesto.

Ohio di Stephen Markley è giusto il libro per concludere alla grande questa stagione vacanziera. Un romanzo perfetto per chi come me ama le atmosfere dell’America profonda: quattro personaggi, quattro voci narranti che raccontano una notte nella città di New Canaan, ideale metafora della periferia americana. Andando avanti nella lettura però si comprende che non sono 4 storie separate, ma come fossero telecamere riflettono e raccontano la stessa realtà dai diversi punti di vista.

C’è l’America di oggi, insieme a quella dell’11 settembre, c’è la solitudine e l’amicizia, quella profonda, che nasce nonostante tutto, che rimane anche nelle distanze che il tempo inevitabilmente scava fra i quattro giovani adulti. La guerra in Iraq e la crisi dei subprime che distrugge i risparmi di una vita. Le droghe per fuggire da una realtà difficile e un senso religioso che permane in mezzo a mille contraddizioni.

La realtà dell’oggi unita in modo inscindibile con quella di ieri, con il percorso che ognuno dei 4 ha compiuto per arrivare a quella notte. E come un puzzle ogni elemento ha un suo posto determinato o forse meglio, come un cerchio perfetto in cui tutte le linee si chiudono, questa romanzo potrebbe scatenarvi la voglia di leggerlo due volte. La prima per capire come vanno a finire le storie, la seconda per cogliere appieno come si intrecciano in maniera mirabile fra di loro. Scoprirete così che si parte quasi dalla fine e l’ultima voce inizia e chiude il percorso circolare che vi dicevo.

A me almeno è capitato così. E non sono riuscito a smettere fino al termine della seconda lettura. Forse, non avessi avuto altro, avrei anche ricominciato nuovamente, tanto l’autore riesce ad immergere il lettore nella storia. L’epilogo poi dà la chiave di volta e svela l’andamento complessivo, anche se nella rilettura ci si può arrivare da soli.

Leggetelo e ditemi se non ho ragione. Uno dei libri più belli degli ultimi anni.

Consigli di lettura non richiesti/22. Cummins

Per la seconda volta voglio fare un’eccezione e dedicare il post di consigli di lettura ad un unico libro: perché è veramente bellissimo, fra i più belli che mi sia capitato di leggere negli ultimi tempi. Appassionante e struggente al tempo stesso, una storia che non ti può lasciare indifferente e che ci tocca da vicino, molto più di quel che avrei immaginato prima di iniziare il libro.

L’autrice è Jeanine Cummins, il libro si intitola Il sale della terra (traduzione orrenda del titolo American Dirt, che secondo me rende molto di più l’atmosfera del romanzo, ma va be’). Scappati miracolosamente alla strage della propria famiglia, mamma e figlio cominciano un incredibile viaggio da Acapulco verso gli Stati Uniti, nelle rotte dei migranti, sperando di salvarsi dalla furia omicida del capo di un cartello di Narcos che ha giurato di sterminarli. In questo viaggio assurdo, in cui non possono fidarsi di nessuno (men che meno della corrotta polizia messicana), incontreranno un’umanità sofferente, spezzata e nonostante tutto ancora capace di slanci di generosità incredibili.

La loro avventura, pur svolgendosi dall’altra parte del mondo, potrebbe essere molto simile a quella che vivono quelli che si affacciano nelle spiagge di Lampedusa, vittime della violenza, della fame, di aguzzini senza scrupoli, che sul sangue e sulle loro sofferenze hanno creato un sistema per arricchirsi.

Personaggi talmente autentici, che si fa fatica ad immaginare siano solo frutto di invenzione: i due protagonisti, le due sorelle che si uniranno al loro viaggio, il jefe dei Narcos, persino gli incontri occasionali lungo la strada, tutti hanno una caratterizzazione profonda, che esce dalla pagine scritte (per me dal video del kindle) e fa sì che la storia da opera di fantasia sembra quasi diventare cronaca.

Per raccontarci che al di là dell’American Dream, anche dall’altra parte del muro, di qualsiasi muro dietro il quale vorremmo proteggere i nostri privilegi, esistono i sogni e persone disposte a tutto pur di realizzarli.

 

Consigli di lettura non richiesti/21. Niven

E’ vero, è vero, lo so anche io, non sono così rimbambito! Giusto la scorsa settimana vi avevo dato dei consigli di lettura (rigorosamente non richiesti), com’è allora che torno a dare consigli dopo pochi giorni? Come cantava De Andrè, si danno buoni consigli se non si può dare il cattivo esempio, ma soprattutto ho appena terminato un libro che voglio condividere subito con i miei affezionati lettori ermeneutici. E poi c’è un ulteriore motivo che vi dico dopo.

Veniamo al libro. Cosa succederebbe se Dio, dopo essersi preso una vacanza di cinquecento anni, tornasse in paradiso e, inorridito della situazione sulla terra, dopo essersi scolato un bel bicchiere di whisky ed essersi rollato un cannone, decidesse di rimandare sulla terra il suo unico figlio? Cosa succederebbe se il suddetto figlio tornasse qua giù per partecipare ad X Factor come cantante rock? Come reagirebbe l’America degli anni 2000 alla venuta del Messia?

Tra aperta satira contro il Cristianesimo, ma in generale tutte le religioni, così come si è sviluppato nel corso dei secoli ed il tentativo di attualizzare tutta la dirompente carica eversiva del Cristianesimo originario (scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani), A volte ritorno, di John Niven, è un libro che vi farà ridere e pensare. Un libro assolutamente da leggere, come per altro mi aveva anticipato la carissima che per prima me l’aveva segnalato.

Come fare per acquistarlo in questo periodo di quarantena? C’è Amazon ovviamente, ma se siete a Roma, vi segnalo questa bellissima iniziativa dei miei amici della libreria Tra Le Righe

Scrivetegli e loro vi fanno recapitare a casa i libri, senza neanche i costi di spedizione.

Buona lettura a tutti!

Consigli di lettura non richiesti. 20/ Lethem – Manzini – Kerr

Dobbiamo stare tutti a casa. E fin qui, mi sembra che il concetto sia chiaro a tutti. Mai come in questo momento quindi possiamo dedicarci ai nostri hobby. Ad esempio la lettura! Così ritiro su questa rubrichetta che proprio in un momento come questo potrebbe avere una qualche utilità.

In questo ventesimo consiglio di lettura (assolutamente non richiesto) vi suggerisco tre autori, ma un unico genere, declinato in modi molto diversi, ma soprattutto ambientato in tempi e luoghi molto diversi. Il genere è il poliziesco, gli ambienti sono l’America degli anni 70, la Germania degli anni 30 e l’Italia di oggi.

Jonathan Lethem con il suoIl detective selvaggio” ci porta nella California dei favolosi Seventies, in stranissime comunità hippies dedite a riti bizzari, fuori dal tempo e fuori dal mondo. Il suo personaggio è il classico antieroe, ironico e alternativo, perfettamente calato in questa strana realtà alternativa, con leggi e norme valide solo lì. Una lettura molto agile e divertente.

Philip Kerr invece con il suo “Violette di marzo” (La trilogia berlinese di Bernie Gunther), ci porta in Germania mentre si svolge l’Olimpiade che doveva segnare il trionfo del regime nazista agli occhi del resto mondo. Questo romanzo è il primo di una trilogia e fino ad oggi l’unico ristampato in Italiano, ma spero sia presto seguito anche dagli altri, perché la storia è molto avvincente. Il protagonista è un detective privato che deve risolvere casi districandosi fra i colpevoli e un regime che diventa sempre più oppressivo ed invadente. Una lettura avvincente, adrenalinica.

L’ultimo consiglio riguarda Antonio Manzini. La “Pista nera” è il primo volume delle storie del vicequestore Rocco Schiavone, reso celebre in TV dal volto di Marco Giallini. Debbo dire che avevo visto alcuni episodi della fiction televisiva e, pur con la grande simpatia che mi fa Giallini, non mi avevano proprio entusiasmato. Mi sembravano molto lenti e lui un po’ troppo macchiettistico. I libri, al contrario, mi sono piaciuti molto. Partendo da questo romanzo, in un paio di mesi li ho letti tutti, perché in effetti sembrano tanti capitoli di un’unica libro, con moltissimi rimandi l’uno con l’altro e una storia parallela che prosegue lungo tutti i libri e accompagna le singole storie narrate. Lo Schiavone dei libri mi è sembrato molto più credibile di quello televisivo. Molto belli e molto verosimili anche tutti i personaggi che gli ruotano intorno. Dovessi anche qui definire la lettura in due parole, farei un mix dei due precedenti: avvincente, ma anche molto divertente.

Come sempre più spesso mi capita li ho letti tutti in versione Kindle, che vista la situazione è anche la soluzione più comoda per averli in casa senza difficoltà. Buona lettura!

Consigli di lettura non richiesti. 19/ Berney – Edugyan

E’ un bel po’ di tempo che non ritiravamo fuori questa poco pretenziosa quanto del tutto futile rubrichetta, in cui mi avventuro a darvi consigli (assolutamente non richiesti) di lettura. Il motivo di questa sospensione è facilmente spiegabile. Ho letto molte cose, anche belle (ad esempio la quadrilogia dell’amica geniale), ma nessuna che mi avesse lasciato quel misto di meraviglia e di entusiasmo tale da sentire quasi il bisogno di far partecipare qualcun altro alla gioia della lettura. Quest’estate la scintilla è scoccata nuovamente ed ecco quindi i miei suggerimenti per le letture autunnali dei miei affezionati viaggiatori ermeneutici.

Il primo consiglio riguarda Lou Berney ed il suo November Road e ci porta nelle classiche storie americane di gangster e di mafia, un romanzo on the road, che parte da una fatto storico ben preciso (l’assassinio di Kennedy) e ci racconta una trama alternativa, individuando un possibile inconsapevole protagonista, costretto dalle circostanze a fuggire per tentare di non lasciarsi travolgere dal tornado che lui stesso ha involontariamente scatenato. Nella sua fuga incontra tre donne, una mamma e due bambine, fuggite da un presente di squallore ed in cerca di un futuro tutto da costruire. L’unione delle loro fughe potrebbe essere la chiave per trovare insieme la salvezza o quella per perdersi definitivamente. Una storia molto ben scritta, che ti inchioda alle pagine e non ti lascia fino alla fine, verso un finale non scontato quando tutti i fili verranno dipanati e tutto tornerà al posto che avrebbe dovuto avere fin dall’inizio.

Con il secondo consiglio ci avventuriamo invece fra la storia e la fantasia. Esi Edugyan, una giovane autrice canadese con Le avventure di Washington Black ci porta a zonzo nella prima metà dell’800, fra le Antille, il Polo nord, l’Inghilterra Vittoriana, il Marocco, per seguire le vicende di uno schiavo con un nome improbabile. Uno schiavo che riesce ad affrancarsi grazie a un padrone illuminato e le sue capacità fuori dal comune, che lo portano a viaggiare in un mondo ancora molto selvaggio, in cerca di una identità difficilmente ricostruibile. L’argomento del romanzo di per sé non sarebbe leggero, ma la bravura dell’autrice è proprio la sua capacità di alleggerire ogni situazione, anche quelle più drammatiche, senza perdere il contatto con la realtà, ma riuscendo a raccontarla con un tono quasi fiabesco che avvolge il lettore. Gran bel libro insomma, che offre un punto di vista completamente differente sul tema della schiavitù, rispetto ai grandi romanzi classici che nel tempo hanno raccontato l’argomento.

Come sempre, buona lettura a tutti!

Consigli di lettura non richiesti. 18/ Stockett – Nevo

Mi sono accorto di aver un po’ trascurato questa rubrica di consigli di lettura. Effettivamente nella seconda parte dello scorso anno ho letto sì alcuni bei libri, ma nessuno che mi abbia davvero entusiasmato ed in più nessuno di autori nuovi, che valesse la pena segnalare. E’ forse un mio limite quello di leggere qualsiasi cosa pubblichino certi autori ed è quasi naturale che poi alla lunga non tutto rientri nella categoria dei capolavori. Prendiamo il mio amato Lansdale o Lehane: sicuramente continuano a sfornare delle belle storie, libri godibilissimi, avvincenti e convincenti, ma certo qualcosa rispetto al passato secondo me stanno perdendo. Ripeto, forse è anche inevitabile così.

Questi primi mesi dell’anno invece si sono aperti con due libri sopra la media, due lampi accecanti che mi hanno davvero entusiasmato entrambi. Il primo si intitola The Help di Kathryn Stockett, una autrice esordiente che ha scritto una storia che dà un nuovo punto di vista in una vicenda ormai notissima come quella dei diritti civili delle persone di colore nell’America degli anni 60. Ed è il punto di vista tutto femminile sia della protagonista (bianca), che delle due coprotagoniste (nere), che delle varie figure che si alternano nel racconto, sia bianche che di colore. A parte il tipo di scrittura semplice, lineare, coinvolgente, la cosa straordinaria è proprio questo sguardo alternativo, perché qui non si confrontano persone dichiaratamente razziste contro i poveri neri vittime di violenza che tante volte abbiamo visto e letto nelle ricostruzioni di quegli anni. Qui i bianchi sono liberal e apparentemente aperti e disponibili verso le persone di colore. E queste ultime sono bene integrate, seppur con ruoli di secondo piano. E l’autrice è bravissima ad evidenziare le ipocrisie e le contraddizioni che ci sono negli uni e negli altri e che alla fine faranno esplodere quel tipo di società, forse anche più dei moti violenti delle Black Panters. Un libro davvero bello e forse anche istruttivo, perché l’accettazione del diverso, a parole, è sempre molto più facile e meno scontata di quanto non sia nella realtà. Probabilmente anche nella nostra.

Il secondo è Neuland di Eshkol Nevo, una bellissima storia d’amore, ambientata fra lo stato di Israele ed il sud America. Di quest’autore avevo già letto un altro libro, che mi era piaciuto (La simmetria dei desideri), ma non quanto questo. Neuland è un capolavoro. Una storia fra due sconosciuti che avevano nel loro destino quello di incontrarsi, un destino che nasce settant’anni prima e che si sviluppa insieme alla storia della Shoa e della fuga degli ebrei dall’Europa in guerra, verso la terra promessa. Che avrebbe anche potuto non essere la Palestina, perché alcuni ebrei alla fine dell’800 immaginarono una nuova terra promessa in Argentina. Ed è lì infatti che i due protagonisti si ritrovano, immaginando un futuro alternativo per le loro vite, sulla base di un passato che avrebbe potuto essere diverso, per loro, per quelli che li avevano preceduti ed in generale per tutto il popolo israeliano. Il finale resta aperto, com’è giusto che sia, perché forse intrinseco nel dna di questo popolo errante, che purtroppo sembra proprio destinato a non trovare pace.

Buona lettura!

 

Consigli di lettura non richiesti. 17/Manook – Guthrie

Avete caldo? Anche io. E con questo caldo bisogna bere molto, ma evitare gli alcolici, che se ci pensate un po’ è una contraddizione in termini. Come dire, mangiate, ma evitate pasta, carne, pesce, affettati, formaggi…Meno male che c’è sempre un modo per fuggire, almeno con la fantasia, leggendo un buon libro! In effetti l’estate è il tempo più propizio per leggere ed io sono un po’ ritardo con i miei consueti consigli non richiesti. Quindi bando alle minchionerie e andiamo di corsa a dare due consigli davvero imperdibili.

Il primo ci porta nei grandi orizzonti della frontiera per eccellenza, il mito che più di altri ha influenzato generazioni di lettori e di amanti del cinema: il selvaggio west, di indiani e cow boy, un paesaggio che, almeno per me, non è solo un luogo quanto una condizione mentale. A. B. Guthrie con il suo Il grande cielo, ci proietta negli Stati Uniti della prima metà dell’800, in posti selvaggi, senza confini dove per la prima volta si incontravano la civiltà dei pionieri e quella degli indiani. Un incontro che spesso diventa scontro, ma che fa nascere anche storie di amori e di amicizie profonde.

Il secondo consiglio riguarda invece uno scenario totalmente diverso e per me anche inedito. Il francese Ian Manook, con le avventure del commissario Yeruldelgger narrate in Morte nella steppa ci porta fra gli squallidi sobborghi di Ulan Bator e le sterminate steppe della Mongolia. Un poliziesco anomalo, molto crudo, che combina insieme efferati delitti, questioni razziali e l’ambientazione magica dei nomadi mongoli. Una lettura davvero affascinante che mi ha catturato dall’inizio alla fine e mi ha portato subito a leggere anche il seguito della storia nell’altrettanto imperdibile Tempi selvaggi. Il terzo capitolo della trilogia è ancora inedito in Italia, ma dovrebbe uscire all’inizio del 2018. Il fatto poi di aver inserito due turisti italiani “con la maglia della Lazio” in un bar di Ulan Bator, voi capite, che mi fa inserire Manook nella lista dei miei autori preferiti!

Buona lettura!

Consigli di lettura non richiesti. 16 / Haruf

Maggio la rosa fiorisce, giugno la scuola finisce, diceva una filastrocca dei mesi che avevo imparato alle elementari (e che, incredibile a dirsi, ancora mi ricordo). Questo per ricordare che si avvicina l’estate, le ferie, il periodo ideale (seppure ce ne sia uno migliore di altri) per dedicarsi alla lettura. E così, puntuali come l’arrivo delle zanzare al primo caldo, ma molto più simpatici e meno cacacazzi delle zanzare, ecco a voi i miei consigli di lettura, rigorosamente non richiesti.

Sarà quest’aria friccicherella di primavera, sarà che ogni tanto fa bene cambiare, stavolta stravolgo la struttura consueta di questi consigli. Non vi consiglio due autori, bensì uno solo, non vi consiglio due libri, bensì quattro. Un solo autore perché di Kent Haruf mi sono letteralmente innamorato. Quattro libri perché una volta iniziato è come una droga, non riuscirete mica a smettere (a me almeno è capitato esattamente così). E purtroppo in italiano ne sono stati pubblicati solamente quattro.

Tutti ambientati nella cittadina di Holt, in Colorado. L’America profonda, antica e insieme post moderna, tradizionale e allo stesso tempo rivoluzionaria. Rurale e metropolitana, disperata ed insieme ancora piena di sogni e di speranze. L’America delle milla contraddizioni, gretta e generosa: Land of Hopes and Dreams, quella cantata dal Boss, descritta da Cormac McCarthy, Frenzen e prima ancora da Steinbeck. L’America degli ultimi, degli antieroi, straordinari nella loro normalità. Holt in realtà non esiste, perché è il prototipo di quella realtà, così come lo sono i mille personaggi di questi romanzi.

I primi due, da cui vi consiglio di iniziare (Canto della pianura e Crepuscolo) sono l’uno il seguito dell’altro e insieme già racchiudono in sé il mondo di Haruf, gli altri due (Benedizione e Le nostre anime nella notte) riescono nell’ardua impresa di aggiungere nuove note ad una sinfonia di per sé già perfetta e conclusa. Ma come vi dicevo non ci si stancherebbe mai di rimanere fra le vie di Holt e quindi, l’unico rammarico è che in realtà quattro capitoli per questa epopea americana sono davvero pochi.

Buona lettura!

PS Sono contento che questo sedicesimo consiglio di lettura coincida con il 500 post del blog!

PPSS Chiudo con quest’immagine presa in prestito da Bonfirraro Editore, una casa editrice siciliana di cui sentirete presto parlare…stay tuned!

 

Consigli di lettura non richiesti / 15. Brizzi – Fast

E’ arrivata la primavera! Le giornate si allungano, le allergie impazzano e la mattina per alzarmi dal letto ci vogliono le cannonate. Però, seppure Morfeo ci vorrebbe ancora avvinghiati al cuscino sotto le lenzuola, c’è sempre un buon motivo per alzarsi. Per esempio la voglia di continuare il libro lasciato a metà la sera prima!

Sarà questo clima che volge al bello, sarà che la vita di tutti i giorni non ci fa mancare guai e rotture varie, per questa volta, contravvenendo la tradizione, vi suggerisco due libri abbastanza leggeri. Due letture spensierate, ma non per questo meno coinvolgenti e stimolanti.

Il primo consiglio va al primo volume della saga della famiglia Lavette “Il vento di San Francisco” di Howard Fast. Uno scrittore con una storia travagliata, autore di moltissimi romanzi da cui furono tratti anche kolossal cinematografici (su tutti Spartacus con K. Douglas), ma caduto in disgrazia per le sue idee comuniste. L’America maccartista non perdonava certe simpatie e così di lui si persero le tracce. Gran peccato, perché  ad esempio la storia di questa famiglia di emigrati italo francesi è invece un vero gioiello. In italiano sono stati tradotti per il momento solo i primi due capitoli, ma spero proprio che a breve rendano disponibili anche gli altri.

Sulla storia non mi dilungo: attraverso i personaggi si rivive l’America di inizio 900, la prima guerra mondiale, fino al crollo di Wall Street. Grandi successi e clamorose sconfitte, l’ascesa inarrestabile di immigrati italiani, cinesi, ebrei che dal nulla costruiscono un impero finanziario e lo vedono poi crollare altrettanto repentinamente. Senza però arrendersi mai, anzi gettando le basi per un nuovo riscatto.

Il secondo suggerimento è per “Il matrimonio di mio fratello” di Enrico Brizzi. Di questo autore avevo letto anni fa “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” e mi era piaciuto. Questo nuovo romanzo è più maturo e ben articolato. Attraverso il racconto del protagonista si rivivono gli ultimi 40 anni di storia italiana: mi sono ritrovato nelle vicende adolescenziali degli anni 80, anche se Bologna (dov’è ambientato) non è Roma, ma certe dinamiche sono assolutamente le stesse. E poi lungo le storie familiari intrecciate a tangentopoli e all’ascesa burlesconiana, si rivivono fatti, situazioni, circostanze che abbiamo passato in questi anni.

La storia di questo fratello citato nel titolo, con i suoi eccessi, le sue vittorie e le rovinose cadute, fa da filo conduttore per raccontare l’Italia a cavallo del nuovo secolo fino ai giorni nostri (molto divertente e assolutamente condivisibile l’effetto Facebook, che nel bene e nel male ha cambiato radicalmente usi e costumi di moltissime persone, anche le più insospettabili). Il finale è quello che tutti si aspettano, ma nonostante questo non è scontato e lascia comunque la voglia di continuare a seguire la storia dei protagonisti. Per far questo però bisognerà aspettare che passi qualche anno!

Buona lettura!