Consigli di lettura non richiesti. 19/ Berney – Edugyan

E’ un bel po’ di tempo che non ritiravamo fuori questa poco pretenziosa quanto del tutto futile rubrichetta, in cui mi avventuro a darvi consigli (assolutamente non richiesti) di lettura. Il motivo di questa sospensione è facilmente spiegabile. Ho letto molte cose, anche belle (ad esempio la quadrilogia dell’amica geniale), ma nessuna che mi avesse lasciato quel misto di meraviglia e di entusiasmo tale da sentire quasi il bisogno di far partecipare qualcun altro alla gioia della lettura. Quest’estate la scintilla è scoccata nuovamente ed ecco quindi i miei suggerimenti per le letture autunnali dei miei affezionati viaggiatori ermeneutici.

Il primo consiglio riguarda Lou Berney ed il suo November Road e ci porta nelle classiche storie americane di gangster e di mafia, un romanzo on the road, che parte da una fatto storico ben preciso (l’assassinio di Kennedy) e ci racconta una trama alternativa, individuando un possibile inconsapevole protagonista, costretto dalle circostanze a fuggire per tentare di non lasciarsi travolgere dal tornado che lui stesso ha involontariamente scatenato. Nella sua fuga incontra tre donne, una mamma e due bambine, fuggite da un presente di squallore ed in cerca di un futuro tutto da costruire. L’unione delle loro fughe potrebbe essere la chiave per trovare insieme la salvezza o quella per perdersi definitivamente. Una storia molto ben scritta, che ti inchioda alle pagine e non ti lascia fino alla fine, verso un finale non scontato quando tutti i fili verranno dipanati e tutto tornerà al posto che avrebbe dovuto avere fin dall’inizio.

Con il secondo consiglio ci avventuriamo invece fra la storia e la fantasia. Esi Edugyan, una giovane autrice canadese con Le avventure di Washington Black ci porta a zonzo nella prima metà dell’800, fra le Antille, il Polo nord, l’Inghilterra Vittoriana, il Marocco, per seguire le vicende di uno schiavo con un nome improbabile. Uno schiavo che riesce ad affrancarsi grazie a un padrone illuminato e le sue capacità fuori dal comune, che lo portano a viaggiare in un mondo ancora molto selvaggio, in cerca di una identità difficilmente ricostruibile. L’argomento del romanzo di per sé non sarebbe leggero, ma la bravura dell’autrice è proprio la sua capacità di alleggerire ogni situazione, anche quelle più drammatiche, senza perdere il contatto con la realtà, ma riuscendo a raccontarla con un tono quasi fiabesco che avvolge il lettore. Gran bel libro insomma, che offre un punto di vista completamente differente sul tema della schiavitù, rispetto ai grandi romanzi classici che nel tempo hanno raccontato l’argomento.

Come sempre, buona lettura a tutti!

Consigli di lettura non richiesti. 18/ Stockett – Nevo

Mi sono accorto di aver un po’ trascurato questa rubrica di consigli di lettura. Effettivamente nella seconda parte dello scorso anno ho letto sì alcuni bei libri, ma nessuno che mi abbia davvero entusiasmato ed in più nessuno di autori nuovi, che valesse la pena segnalare. E’ forse un mio limite quello di leggere qualsiasi cosa pubblichino certi autori ed è quasi naturale che poi alla lunga non tutto rientri nella categoria dei capolavori. Prendiamo il mio amato Lansdale o Lehane: sicuramente continuano a sfornare delle belle storie, libri godibilissimi, avvincenti e convincenti, ma certo qualcosa rispetto al passato secondo me stanno perdendo. Ripeto, forse è anche inevitabile così.

Questi primi mesi dell’anno invece si sono aperti con due libri sopra la media, due lampi accecanti che mi hanno davvero entusiasmato entrambi. Il primo si intitola The Help di Kathryn Stockett, una autrice esordiente che ha scritto una storia che dà un nuovo punto di vista in una vicenda ormai notissima come quella dei diritti civili delle persone di colore nell’America degli anni 60. Ed è il punto di vista tutto femminile sia della protagonista (bianca), che delle due coprotagoniste (nere), che delle varie figure che si alternano nel racconto, sia bianche che di colore. A parte il tipo di scrittura semplice, lineare, coinvolgente, la cosa straordinaria è proprio questo sguardo alternativo, perché qui non si confrontano persone dichiaratamente razziste contro i poveri neri vittime di violenza che tante volte abbiamo visto e letto nelle ricostruzioni di quegli anni. Qui i bianchi sono liberal e apparentemente aperti e disponibili verso le persone di colore. E queste ultime sono bene integrate, seppur con ruoli di secondo piano. E l’autrice è bravissima ad evidenziare le ipocrisie e le contraddizioni che ci sono negli uni e negli altri e che alla fine faranno esplodere quel tipo di società, forse anche più dei moti violenti delle Black Panters. Un libro davvero bello e forse anche istruttivo, perché l’accettazione del diverso, a parole, è sempre molto più facile e meno scontata di quanto non sia nella realtà. Probabilmente anche nella nostra.

Il secondo è Neuland di Eshkol Nevo, una bellissima storia d’amore, ambientata fra lo stato di Israele ed il sud America. Di quest’autore avevo già letto un altro libro, che mi era piaciuto (La simmetria dei desideri), ma non quanto questo. Neuland è un capolavoro. Una storia fra due sconosciuti che avevano nel loro destino quello di incontrarsi, un destino che nasce settant’anni prima e che si sviluppa insieme alla storia della Shoa e della fuga degli ebrei dall’Europa in guerra, verso la terra promessa. Che avrebbe anche potuto non essere la Palestina, perché alcuni ebrei alla fine dell’800 immaginarono una nuova terra promessa in Argentina. Ed è lì infatti che i due protagonisti si ritrovano, immaginando un futuro alternativo per le loro vite, sulla base di un passato che avrebbe potuto essere diverso, per loro, per quelli che li avevano preceduti ed in generale per tutto il popolo israeliano. Il finale resta aperto, com’è giusto che sia, perché forse intrinseco nel dna di questo popolo errante, che purtroppo sembra proprio destinato a non trovare pace.

Buona lettura!

 

Consigli di lettura non richiesti. 17/Manook – Guthrie

Avete caldo? Anche io. E con questo caldo bisogna bere molto, ma evitare gli alcolici, che se ci pensate un po’ è una contraddizione in termini. Come dire, mangiate, ma evitate pasta, carne, pesce, affettati, formaggi…Meno male che c’è sempre un modo per fuggire, almeno con la fantasia, leggendo un buon libro! In effetti l’estate è il tempo più propizio per leggere ed io sono un po’ ritardo con i miei consueti consigli non richiesti. Quindi bando alle minchionerie e andiamo di corsa a dare due consigli davvero imperdibili.

Il primo ci porta nei grandi orizzonti della frontiera per eccellenza, il mito che più di altri ha influenzato generazioni di lettori e di amanti del cinema: il selvaggio west, di indiani e cow boy, un paesaggio che, almeno per me, non è solo un luogo quanto una condizione mentale. A. B. Guthrie con il suo Il grande cielo, ci proietta negli Stati Uniti della prima metà dell’800, in posti selvaggi, senza confini dove per la prima volta si incontravano la civiltà dei pionieri e quella degli indiani. Un incontro che spesso diventa scontro, ma che fa nascere anche storie di amori e di amicizie profonde.

Il secondo consiglio riguarda invece uno scenario totalmente diverso e per me anche inedito. Il francese Ian Manook, con le avventure del commissario Yeruldelgger narrate in Morte nella steppa ci porta fra gli squallidi sobborghi di Ulan Bator e le sterminate steppe della Mongolia. Un poliziesco anomalo, molto crudo, che combina insieme efferati delitti, questioni razziali e l’ambientazione magica dei nomadi mongoli. Una lettura davvero affascinante che mi ha catturato dall’inizio alla fine e mi ha portato subito a leggere anche il seguito della storia nell’altrettanto imperdibile Tempi selvaggi. Il terzo capitolo della trilogia è ancora inedito in Italia, ma dovrebbe uscire all’inizio del 2018. Il fatto poi di aver inserito due turisti italiani “con la maglia della Lazio” in un bar di Ulan Bator, voi capite, che mi fa inserire Manook nella lista dei miei autori preferiti!

Buona lettura!

Consigli di lettura non richiesti. 16 / Haruf

Maggio la rosa fiorisce, giugno la scuola finisce, diceva una filastrocca dei mesi che avevo imparato alle elementari (e che, incredibile a dirsi, ancora mi ricordo). Questo per ricordare che si avvicina l’estate, le ferie, il periodo ideale (seppure ce ne sia uno migliore di altri) per dedicarsi alla lettura. E così, puntuali come l’arrivo delle zanzare al primo caldo, ma molto più simpatici e meno cacacazzi delle zanzare, ecco a voi i miei consigli di lettura, rigorosamente non richiesti.

Sarà quest’aria friccicherella di primavera, sarà che ogni tanto fa bene cambiare, stavolta stravolgo la struttura consueta di questi consigli. Non vi consiglio due autori, bensì uno solo, non vi consiglio due libri, bensì quattro. Un solo autore perché di Kent Haruf mi sono letteralmente innamorato. Quattro libri perché una volta iniziato è come una droga, non riuscirete mica a smettere (a me almeno è capitato esattamente così). E purtroppo in italiano ne sono stati pubblicati solamente quattro.

Tutti ambientati nella cittadina di Holt, in Colorado. L’America profonda, antica e insieme post moderna, tradizionale e allo stesso tempo rivoluzionaria. Rurale e metropolitana, disperata ed insieme ancora piena di sogni e di speranze. L’America delle milla contraddizioni, gretta e generosa: Land of Hopes and Dreams, quella cantata dal Boss, descritta da Cormac McCarthy, Frenzen e prima ancora da Steinbeck. L’America degli ultimi, degli antieroi, straordinari nella loro normalità. Holt in realtà non esiste, perché è il prototipo di quella realtà, così come lo sono i mille personaggi di questi romanzi.

I primi due, da cui vi consiglio di iniziare (Canto della pianura e Crepuscolo) sono l’uno il seguito dell’altro e insieme già racchiudono in sé il mondo di Haruf, gli altri due (Benedizione e Le nostre anime nella notte) riescono nell’ardua impresa di aggiungere nuove note ad una sinfonia di per sé già perfetta e conclusa. Ma come vi dicevo non ci si stancherebbe mai di rimanere fra le vie di Holt e quindi, l’unico rammarico è che in realtà quattro capitoli per questa epopea americana sono davvero pochi.

Buona lettura!

PS Sono contento che questo sedicesimo consiglio di lettura coincida con il 500 post del blog!

PPSS Chiudo con quest’immagine presa in prestito da Bonfirraro Editore, una casa editrice siciliana di cui sentirete presto parlare…stay tuned!

 

Consigli di lettura non richiesti / 15. Brizzi – Fast

E’ arrivata la primavera! Le giornate si allungano, le allergie impazzano e la mattina per alzarmi dal letto ci vogliono le cannonate. Però, seppure Morfeo ci vorrebbe ancora avvinghiati al cuscino sotto le lenzuola, c’è sempre un buon motivo per alzarsi. Per esempio la voglia di continuare il libro lasciato a metà la sera prima!

Sarà questo clima che volge al bello, sarà che la vita di tutti i giorni non ci fa mancare guai e rotture varie, per questa volta, contravvenendo la tradizione, vi suggerisco due libri abbastanza leggeri. Due letture spensierate, ma non per questo meno coinvolgenti e stimolanti.

Il primo consiglio va al primo volume della saga della famiglia Lavette “Il vento di San Francisco” di Howard Fast. Uno scrittore con una storia travagliata, autore di moltissimi romanzi da cui furono tratti anche kolossal cinematografici (su tutti Spartacus con K. Douglas), ma caduto in disgrazia per le sue idee comuniste. L’America maccartista non perdonava certe simpatie e così di lui si persero le tracce. Gran peccato, perché  ad esempio la storia di questa famiglia di emigrati italo francesi è invece un vero gioiello. In italiano sono stati tradotti per il momento solo i primi due capitoli, ma spero proprio che a breve rendano disponibili anche gli altri.

Sulla storia non mi dilungo: attraverso i personaggi si rivive l’America di inizio 900, la prima guerra mondiale, fino al crollo di Wall Street. Grandi successi e clamorose sconfitte, l’ascesa inarrestabile di immigrati italiani, cinesi, ebrei che dal nulla costruiscono un impero finanziario e lo vedono poi crollare altrettanto repentinamente. Senza però arrendersi mai, anzi gettando le basi per un nuovo riscatto.

Il secondo suggerimento è per “Il matrimonio di mio fratello” di Enrico Brizzi. Di questo autore avevo letto anni fa “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” e mi era piaciuto. Questo nuovo romanzo è più maturo e ben articolato. Attraverso il racconto del protagonista si rivivono gli ultimi 40 anni di storia italiana: mi sono ritrovato nelle vicende adolescenziali degli anni 80, anche se Bologna (dov’è ambientato) non è Roma, ma certe dinamiche sono assolutamente le stesse. E poi lungo le storie familiari intrecciate a tangentopoli e all’ascesa burlesconiana, si rivivono fatti, situazioni, circostanze che abbiamo passato in questi anni.

La storia di questo fratello citato nel titolo, con i suoi eccessi, le sue vittorie e le rovinose cadute, fa da filo conduttore per raccontare l’Italia a cavallo del nuovo secolo fino ai giorni nostri (molto divertente e assolutamente condivisibile l’effetto Facebook, che nel bene e nel male ha cambiato radicalmente usi e costumi di moltissime persone, anche le più insospettabili). Il finale è quello che tutti si aspettano, ma nonostante questo non è scontato e lascia comunque la voglia di continuare a seguire la storia dei protagonisti. Per far questo però bisognerà aspettare che passi qualche anno!

Buona lettura!

Consigli di lettura non richiesti / 14. Dawson – Faye

Candelora, candelora, dall’inverno semo fora. Ma se piove o tira vento, dall’inverno semo dentro“. Oddio, qui da noi oggi piove e tira vento, ma è un vento di scirocco, caldo e appiccicoso che a tutto fa pensare tranne che all’inverno. No, il grande freddo sembra finalmente passato e le giornate cominciano sensibilmente ad allungarsi. Ma che sia inverno o arrivi la primavera, che faccia freddo o l’aria cominci un po’ a farsi tiepida, almeno per me, non cambia la voglia di leggere. Soprattutto di leggere belle cose! E quindi, mi sono detto, perché non tornare ad intrattenere i viaggiatori ermeneutici con qualche buon consiglio di lettura?

Come sempre alterniamo. Un consiglio per letture divaganti, scorrevoli, piene di leggerezza ed ironia ed uno più sanguigno, palpitante, che tiene svegli la notte per la voglia di vedere come prosegue la trama. E parto da quest’ultimo, tornando a consigliarvi Lidsay Faye, un’autrice che già vi avevo segnalato esattamente qui quando vi avevo suggerito il primo capitolo della saga del poliziotto della New York del 1850. Einaudi finalmente ha pubblicato il seguito, il secondo capitolo (ce n’è anche un terzo, ancora non tradotto in italiano) intitolato Il segreto di Gotham. Se il primo mi era piaciuto moltissimo, questo secondo non ha tradito le attese, arricchendo la storia dei protagonisti ed inserendola nella vicenda storica dell’America di quegli anni, con i difficili rapporti fra i vari gruppi di emigrati e la questione razziale che poi avrebbe portato alla guerra di secessione. Non vedo l’ora che esca il seguito!

Per il consiglio rilassante vi suggerisco invece Non c’è niente che non va, almeno credo di Maddie Dawson. Un libro che scorre leggero e divertente dall’inizio alla fine, portando avanti una storia improbabile, talmente stravagante da poter essere vera. Una storia dei giorni nostri, di persone che si amano (o forse no) che si sposano (o forse no) che non vogliono legami (o forse sì), non vogliono figli (o forse sì). Che sembrano sul punto di innamorarsi di nuovo (forse sì o forse no). Tutto chiaro no? Un po’ come la vita vera….Se poi volete sciogliere questi forse e capire da che parte della bilancia penderà la storia, non dovete far altro che leggerlo. Non ve ne pentirete!

Buona lettura!

15895332_10154882428671660_8627393524666817976_n

 

 

Consigli di lettura non richiesti / 13. Strout – Howard

Prossimi al Natale avete dimenticato qualche regalo? Gli impegni lavorativi vi hanno distolto dagli acquisti ed ora non sapete come rimediare? Niente paura! Ecco per voi due suggerimenti che vi faranno fare un figurone con il minimo sforzo.

Partiamo con I ragazzi Burgess, di Elizabeth Strout. Una bella storia americana, profondamente americana, che ricorda i colori delle foglie d’autunno in Massachusetts. La storia dei tre fratelli, così vicini, così lontani, segnati da una tragedia che ne ha influenzato le vite in maniera determinante. Una storia che è quasi un percorso psicologico lungo i sentimenti per scoprire ciò che lega e che rende simili al di là delle più o meno reali differenze. Un romanzo da gustare con un bicchiere di whiskey, ascoltando vecchie canzoni di Frank Sinatra.

Il secondo consiglio è per una saga che mi ha letteralmente rapito quest’estate, impegnando ed assorbendo quasi completamente le mie letture agostane. Si tratta della La Saga dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard (oggi tutti consigli su autrici donne che si chiamano Elizabeth, pubblicati in Italia da Fazi, che in effetti è un editore che mi piace molto). Ovviamente vi consiglio di partire dal primo volume, Gli anni della leggerezza, ma sono sicuro che una volta iniziato non potrete fare a meno di proseguire con gli altri due (se ho ben capito ci sono poi altri due volumi che non sono stati ancora tradotti in italiano). I Cazalet sono una grande famiglia inglese e la saga ne racconta la storia dagli anni 20 fino al secondo dopoguerra. Io che amo Wodehouse non potevo non rimanere incantato di fronte a queste pagine, che descrivono quell’Inghilterra ancora legata alle tradizioni monarchiche, ma già proiettata verso il futuro. Tutti i personaggi sono descritti in maniera mirabile, tant’è che dopo un normale disorientamento, si riesce a seguirne le storie con tranquillità (comunque nel primo volume c’è un utile elenco anche con i legami di parentela che uniscono i vari protagonisti). Non mi stupirei se ne facessero una trasposizione cinematografica, perché il materiale c’è e sarebbe facilmente riadattabile.

Come sempre, buona lettura a tutti!

  9788864118994_0_0_765_40  howard1