Il giorno delle possibilità

Per i viaggi musicali di oggi rimaniamo negli States, all’incirca nello stesso arco temporale dei REM, ma soprattutto nella loro stessa scia. I Counting Crows sono un gruppo di nicchia rispetto ai precedenti, ma racchiudono nelle loro canzoni l’essenza della musica a stelle e strisce: quel magico miscuglio di country, rock, soul che riesce a farti sentire lungo le Highway in mezzo al deserto, anche se magari in quel momento sei bloccato nel traffico della tangenziale.

Il loro primo album, August and Everything After del 1992, resta probabilmente il loro capolavoro, ma nessuno dei lavori successivi fa comunque rimpiangere il costo sostenuto per acquistarli. Adam Duritz, leader e voce solista, ha un timbro inconfondibile e uno stile che si riconoscono dalle prime note.

Troppo facile quindi segnalarvi Mr. Jones, brano che li ha resi famosi in tutto il mondo: piuttosto invece vi faccio ascoltare un brano tratto da “Somewhere Under Wonderland” (loro penultimo album, del 2015). In effetti dopo questo lavoro sono spariti dai radar e qualcuno parlava di una possibile separazione. Invece proprio quest’anno hanno pubblicato nuovi brani inediti e sono partiti per una tournè che li vedrà anche nel nostro Paese (per chi fosse interessato, saranno a Roma il 4 ottobre all’Auditorium…io ci sarò!).

Il brano scelto è Possibility Days, una canzone bellissima, che parla dell’inevitabile certezza della speranza e sul fatto che né la tristezza, né le possibili sciagure che possono capitarci sono una sentenza definitiva, perché appunto ci saranno sempre giorni pieni di nuove possibilità.

Buon ascolto!

L’amore è una strana moneta

Dite che sono partito troppo in alto? In effetti se uno si mette in testa di aprire una rubrica musicale e parte con il top dei top, come si fa poi a proseguire senza scendere di livello? Quindi per non deludere i miei affezionati viaggiatori ermeneutici, mi sono chiesto, cosa vorresti ascoltare ora, cosa non ti stanchi mai di riascoltare ancora e ancora?

Come tutte le persone non più giovanissime sono esageratamente affezionato alla musica che ascoltavo da ragazzo. I cantanti e i gruppi con cui sono cresciuto, quelli che con le loro musica hanno scandito i momenti più importanti della mia vita, restano quelli che ascolto di più e più volentieri. Poi però ci sono delle tappe successive, autori che via via ho scoperto e apprezzato al punto da farli entrare nel mio personale Olimpo musicale.

Fra questi il posto d’onore ce l’hanno questi ragazzi della Georgia, che scoprii agli inizi degli anni 90 con l’album Out of Time e che poi non ho più lasciato finché hanno continuato a suonare insieme. Parliamo dei REM, una colonna del rock americano con una produzione impressionante di brani e di album, uno più bello dell’altro. Il vertice della loro produzione, a mio personalissimo giudizio, si trova nell’album già citato e nei due successivi, Automatic for the people (del 1992) e Monster (1994). E il brano che ho scelto è tratto proprio da quest’ultimo.

Strange Curriences, dove la “strana valuta” di cui parla la magica voce di Michael Stipe è l’amore. Un amore tormentato che lotta, che non si arrende, che ha bisogno di una possibilità e poi di un’altra e un’altra ancora, perché appunto è una strana moneta, che non può essere scambiata con nessun’altra cosa, non ci si può comprare nulla e l’unico valore che ha è sè stesso.

Buon ascolto!

The Streets of Love

Se vuoi fare un cosa nuova, falla bene. Con chi cominciare questa nuova rubrica del blog dedicata alla musica se non con i Rolling Stones? Perché iniziare con loro e non con i Beatles? In effetti, a differenza loro, dei 4 di Liverpool ho la discografia completa sia come gruppo, sia di John e di George (il mio preferito), oltre a gran parte di quella di Paul. D’altra parte scegliere fra i Beatles e i Rolling Stones è come dire, vuoi più bene a mamma o papà: non c’è una risposta giusta! E quando non c’è una risposta giusta significa che è la domanda ad essere sbagliata. Non Beatles o Rolling Stones, ma Beatles e Rolling Stones, come il sole e la luna, come il pollo e l’abbacchio, il mare e la montagna. Perché scegliere quando si possono avere entrambi?

Dunque oggi dedichiamoci agli Stones. Ma come scegliere una canzone sola nel lor sterminato repertorio? Sembrerebbe un’impresa impossibile, perché in oltre cinquant’anni di carriera hanno scritto pezzi immortali. A mio soggettivismo parere i quattro album scritti a cavallo degli anni 60/70 sono il vertice assoluto non solo della loro discografia, ma della storia del rock in generale: Beggars Banquet (1968), Let It Bleed (1969), Sticky Fingers (1971), Exile on Main St. (1972). Uno più bello dell’altro! Da ascoltarli in loop fino allo sfinimento, finché i vicini non vi bussano per dirvi, basta ormai la cantiamo anche noi a memoria!

Ma anche trovare un brano meno conosciuto di altri è molto arduo: per carità, anche loro qualche scivolone l’hanno fatto. E vorrei vedere, considerando che hanno pubblicato 35 album in studio e 18 live. Quale scegliere dunque? Come dice il mio amico Luca, gli Stones sono come il ragù di mamma. Lo puoi mangiare cento, mille, un milione di volte, sarà sempre buono e non ti stuferà mai. Sempre uguale a se stesso e sempre inimitabile, per quanti sforzi e tentativi tu possa fare. La voce di Mick, la chitarra di Keith, sempre uguali, sempre uniche.

Così ho deciso di proporvi un brano di un periodo tardivo, un brano bellissimo nella sua normalità, che come tanti altri ha però il marchio inimitabile ed inconfondibile delle pietre rotolanti, che alla soglia degli 80 anni continuano ad emozionare nei palchi di tutto il mondo (come si domandava qualcuno, vuoi vedere che la droga non fa poi così tanto male?)

Buon ascolto!

Viaggi musicali

Cosa sarebbe la vita senza la musica? Da sempre i miei “viaggi ermeneutici” hanno avuto un sottofondo musicale. Molto spesso, come sanno i viaggiatori più assidui, concludo i post con un brano che nella mia mente dovrebbe essere il migliore sottofondo a quello che si sta leggendo. Perché in effetti la mia vita è sempre stata accompagnata da note e canzoni: “come fai a studiare con la musica“! Era il refrain dei miei quando ero al liceo. Per loro era una cosa inconcepibile, in realtà niente come la musica riusciva a farmi concentrare, isolandomi da tutto il resto. Anche oggi, in macchina, in casa, a lavoro, appena posso accendo la radio o metto su un CD. Da qualche tempo poi con spotify non ci sono più limiti!

Forse è per questo che all’interno del blog non c’era una sezione dedicata, che adesso però mi è venuta voglia di creare. Come per la lettura, ci saranno quindi dei consigli musicali, (rigorosamente non richiesti), che cercheranno di tirar fuori canzoni un po’ meno note dei cantanti o dei gruppi che amo di più. Ne ho già in mente diverse, altre me ne verranno: magari qualche consiglio o qualche spunto me lo darete voi.

E quindi, oltre ad una buona lettura, concluderemo i post con un buon ascolto!