Castelli in aria

Deligere oportet quem velis diligere (M.T. Cicerone)

E’ bellissimo costruire castelli in aria. Alte torri di vorrei, imponenti mura di se fosse, ponti levatoi di potrebbe.

Bisogna scegliere chi si vuole amare, diceva il buon vecchio Marco Tullio. Ma è possibile? E’ davvero possibile indirizzare, incanalare, escludere? Sul serio siamo in grado di valutare, preferire, discernere?

Non sarà forse che invece è l’amore che sceglie per noi?

Stai con me nella sconfitta

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Ci provi e ci riprovi. Le tenti tutte, dritto e rovescio, di forza e di fino, con lo scontro e aggirando l’ostacolo. Io poi sono testardo, quando mi metto in testa qualcosa difficilmente mi arrendo. Se c’è una cosa che riesce a vincere la mia incrollabile pigrizia sono proprio le imprese complicate. Quelle che mi fanno scattare l’interruttore del coinvolgimento personale, quelle che mi fanno sentire come https://giacani.wordpress.com/2014/05/21/la-rosa-sentinella/ responsabile di qualcosa o di qualcuno.

Succede però a volte che non si riesca. Succede che, per quanto ce l’hai messa tutta, il risultato non arrivi. E tu rimani lì, senza parole, senza energie, senza alternative valide, né reali, né apparenti. Ti accorgi allora che a volte, nonostante la tua smisurata presunzione, devi accettare che le cose stanno così e tu non hai più nulla da fare per cambiarle. Quando hai fatto di tutto, capisci che non hai più nulla da fare. O forse no.

Perché quando hai fatto pace con i tuoi limiti, con la tua impotenza, c’è ancora una cosa da fare. Sperare.

Ed è esattamente quello di cui abbiamo bisogno: non qualcuno che ci trovi la soluzione, ma qualcuno che sia lì con noi mentre non sembra esserci soluzione. Qualcuno che rimanga lì, affianco a noi, nella sconfitta. Con la sua debolezza, con la sua incapacità, con la sua impotenza. Ma nonostante tutto, con la speranza che, all’improvviso, la soluzione arrivi.

Out the blue you came to me, and blew away life’s misery. Out the blue life’s energy, out the blue you came to me.

 

 

Il come farà la differenza

How can I give love when I don’t know what it is I’m Giving? How can I give love when I just don’t know how to give? 

Già altrove vi ho raccontato come la penso sulla forma e la sostanza e sull’importanza che si dà all’una e all’altra. Vi ho già detto che ho rivisto certi atteggiamenti un po’ manichei, che mi facevano puntare tutto sull’una a discapito dell’altra. In effetti due vicende recenti mi hanno sempre più convinto che debbo approfondire questa revisione e di conseguenza l’ordine di priorità delle cose.

La prima sono stati i disordini di Milano. Per quale motivo 4 figli di papà (secondo Renzi), un branco di teste di cazzo (secondo me) vanno lì a contestare l’Expò? C’è un motivo? Ma soprattutto, interessa a qualcuno quale sia il motivo? No! Perché qualsiasi possa essere il motivo è inaccettabile che venga portato avanti in quel modo. Qui la forma è molto più importante della sostanza.

Seconda vicenda la modifica della legge elettorale. Anche qui, il modo di fare arrogante di Renzi ha messo in secondo piano la sostanza della legge perché non è un dettaglio il modo in cui verrà approvata una legge che stabilisce le regole del gioco. Potrà essere giusta o sbagliata, potrà essere una porcata o la migliore delle leggi possibili, ma non importa. Se la approvi a colpi di fiducia tutto va in secondo piano. E ti meriti tutti gli insulti che stai ricevendo.

La forma è sostanza. E la sostanza da sola non basta. neanche la sostanza più sostanziosa, da sola non basta. L’amore non basta. Non basta se ha la forma sbagliata. Non basta se non riesce a modellare la sua forma su quella dell’altro. Non basta voler bene se non riesci ad esserci. Non basta esserci se non riesci a farlo nel modo giusto. Non basta trovare il modo giusto, se non è quello che mi serve in quel momento. Se non voglio che tu mi stia addosso, non basta dire, volevo solo dormirti addosso. Se volevo che tu stessi lì accanto a me e tu non c’eri, non serve a niente aver avuto le migliori intenzioni per esserci. Le intenzioni non interessano a nessuno. Quel che conta sono i fatti.

Il fatto è che non si finisce mai di aggiustare la forma. Non si finisce mai di capire quale sia il modo giusto per esserci. Non si finisce mai di imparare il come. Non si finisce mai. Perché, più volte di quello che crediamo, il come è più importante del quanto. Il come è più decisivo del se. Il come sarà ciò che farà la differenza.

Chiedimi se sono felice

Ormai sapete quanto mi piacciono le classifiche e tutti i post un po’ minchioni che elencano cose, anche un po’ arbitrariamente. Sapete pure che in questi ultimi tempi non è che le mie giornate siano così piene di impegni e così saltellando da un sito ad un altro mi è capitato questo articolo dell’Huffington Post in cui vengono elencate le 15 cose che le persone felici farebbero in maniera diversa dagli altri poveri mortali. E no, “trombare come ricci” non c’è (e già questo in effetti non depone molto a favore di questo articolo). Ma neanche, che so, saper scegliere il Gratta & Vinci vincente  oppure ubriacarsi senza avere poi mal di testa e senso di vomito. Secondo questo articolo i sintomi della felicità sarebbero ben altri. La felicità è una pistola fumante cantava John, (proprio lui, ironia della sorte): forse voleva dire che è pericoloso essere felici, o forse intendeva che la felicità colpisce nel segno, non lascia indifferenti. Se c’è si vede e forse è inutile star lì a cercarne le tracce.

Le persone felici sono consapevoli di ciò che le rende felici e di cosa no, e impostano la propria vita di conseguenza.

Che sarebbe un po’ come dire: è meglio andare in Ferrari decapottabile in una giornata di sole piuttosto che in un autobus affollato in un giorno di pioggia. Certo, sapere cosa rende felici è un primo passo importante, ma non è mica detta che il solo sapere cosa ci rende felici ce la fa anche essere. O no? (a me ‘sta cosa già me sembra una mezza stronzata)

Le persone felici imparano dai propri errori e dalle difficoltà che superano.

Mai più le mani sul fuoco, le dita nella presa della corrente, i concerti di musica classica quando si ha sonno e la frittata con le cipolle per cena. E poi? Basta questo per essere poi felici?

Le persone felici non badano a quello che gli altri pensano di loro.

Non ti curar di lor, ma guarda e passa. Sempre detto! Ad esempio, io e il mio amico Dario mica badavamo a quello che pensava di noi quella di fisica. A lui però lo seccò ed io mi salvai per miracolo. Naaaa, mica basta questo per essere felici.

Le persone felici sono grate per quello che hanno.

Sì, è probabile che le persone felici siano grate. Ma qui la felicità è lo scopo, il fine non l’inizio della storia. Allora chiediamoci, è vero anche il contrario? Tutte le persone grate sono felici?

Le persone felici non provano ad accontentare tutti.

Sarà per questo che non sono poi così felice? Ma poi va be’, mica vorrei accontentare tutti, tutti. La maggior parte però sì, dai!

Le persone felici non si preoccupano delle cose che sono al di fuori del proprio controllo.

Infatti. Ad esempio, che il cielo ci cada sulla testa, mica possiamo fermarlo. I Genesis non si rimetteranno più insieme ed è altamente improbabile che Lotito venda la Lazio a un miliardario sfacciatamente ricco. Lo so che sono cose fuori dal mio controllo. E allora com’è che non sono mica tanto felice lo stesso?

Le persone felici sanno come liberarsi dalla rabbia.

Da che se ne deduce che anche le persone felici si arrabbiano. Forse come le formiche, nel loro piccolo. Be’, dai almeno questa numero 7 è consolante.

Le persone felici sanno di non essere il centro dell’universo.

Va be’, proprio il centro no. Diciamo allora un quartiere residenziale ben collegato e pieno di verde?

Le persone felici non fanno le vittime.

Certo. Ma non fare le vittime son bravi tutti (o quasi): il problema è che a volte si diventa carnefici. E allora lì sì che nascono i problemi.

Le persone felici si circondano di persone positive.

Gran bei paraculi insomma, questi felicioni! E con gli amici sfigati che ne facciamo? Con quelli noiosi? Li buttiamo tutti al mare?

Le persone felici hanno uno stile di vita sano.

Niente sesso, droga e Rock’n roll? Sicuri, sicuri? Perché io, soprattutto dopo aver visto l’ultimo concerto dei Rolling Stones a giugno, qualche piccolo dubbio ce l’avrei.

Le persone felici non sono così ossessionate dal guadagno da dimenticarsi di vivere.

Certo “siamo una famiglia povera, ma onesta” e poi “il denaro non porta la felicità”. Figuriamoci la miseria.

Le persone felici non rimuginano sul passato.

Qui concordo. Infatti mica sto qui a rimuginare che ad esempio a giugno prossimo saranno trent’anni dalla maturità. I vent’anni di matrimonio quasi non li abbiamo festeggiati. E a maggio scorso i festeggiamenti per i quarant’anni dal primo scudetto della Lazio è stato giusto un caso. Ah dite che rimugino?

Le persone felici non perdono tempo a confrontarsi con le altre persone.

Insomma, sotto sotto, anche ‘sti felicetti so’ un po’ stronzi. E dai, ammettiamolo. Così allora so’ boni tutti!

Le persone felici sono propositive.

Ma per questo anche gli sfigati. Anche i scassaminchioni. Sono propositive le suocere impiccione, i colleghi d’ufficio troppo zelanti, i vicini di casa che ti dicono come e quando buttare la mondezza. No, la propositività non mi sembra di per sé un sintomo automatico di felicità, soprattutto per chi subisce queste proposte.

Alla fine del discorso penso che tutto sommato, non abbia poi tanto torto il caro vecchio Charlie Browne, quando in una famosa vignetta, si chiedeva…ma se provassimo tutti quanti ad essere felici, così, senza un motivo vero e proprio?

 

La politica (part. 1 e part. 2)

La politica è il modo in cui alcuni ingannano e sfruttano gli altri, nascondendosi dietro grandi idee, per raggiungere i propri interessi egoistici.

Lo ripeterò un’altra volta. La politica è il modo in cui alcuni ingannano e sfruttano gli altri, nascondendosi dietro grandi idee, per raggiungere i propri interessi egoistici.

Non credo in Pericle e nella democrazia Ateniese. Non credo nel Cives e nella repubblica romana. Non credo nella grandezza dell’impero. Non credo nella lega di Pontida e nemmeno nel Barbarossa. Non credo nei comuni e nelle signorie. Non credo nelle dinastie reali, non credo negli imperi coloniali. Non credo nella borghesia e neanche nel terzo stato. Non credo nella restaurazione e nell’Ancien Regime. Non credo nei progressisti e neanche nei conservatori. Non credo nei repubblicani e neanche nei democratici. Non credo nell’unità nazionale, non credo nelle terre irredente. Non credo nel fascismo, non credo nel comunismo, non credo nella democrazia cristiana, non credo nell’arco costituzionale, non credo nell’Europa unita, non credo nei sindacati, non credo nella destra e nemmeno nella sinistra.

Non credo negli imbonitori, nei populisti, non credo nei comici quando non fanno i buffoni, non credo nelle facce nuove e nemmeno in quelle vecchie. Non credo nell’uomo solo al comando, non credo nell’unto del signore. Non credo nella massa delle persone, non credo alle ragioni delle minoranze, né tanto meno all’arroganza delle maggioranze.

I sogni sono finiti. Che posso dire? C’è stato un tempo in cui avevo riposto la mia fiducia in qualcuno. Ma ora i sogni sono finiti.

 

Io credo nelle persone che hanno speso la loro vita per per inseguire un sogno.

Credo in quelli che partono per l’Africa, credo in quelli che si impegnano nelle mense della caritas. Io credo nei volontari che scavano nelle macerie, credo in quelli che si mettono un naso finto e regalano un sorriso negli ospedali. Credo nelle persone che non hanno paura del diverso, che non chiedono ragioni per dare il loro aiuto.

Io credo in quelli che si impegnano ogni giorno per rendere questo mondo un posto migliore. Credo in quelli che non vogliono convincere nessuno. Credo in quelli che fanno, senza parlare troppo. Credo in quelli che non chiedono, ma piuttosto danno.

Stop.

Solo un altro 27 marzo

Alice – “Per quanto tempo è per sempre?”   Bianconiglio – A volte solo un attimo

Non ho tanto altro da aggiungere a quanto scrissi qui. In fondo cinque anni in più non cambiano davvero le cose e soprattutto non sbiadiscono i ricordi. Il 27 marzo sarà sempre il giorno dei ricordi e della malinconia, è inevitabile. Ma la cosa bella è che la tua voce mi risuona ancora nelle orecchie e basta chiudere gli occhi e ti vedo lì, appoggiata all’angolo della cucina, a fianco alla finestra, con una gamba incrociata sull’altra, mentre assorta nei tuoi pensieri ti mordi il pollice della sinistra e hai una Multifilter nella destra. Ti volti e mi guardi

“Ciao Ro’, sono qui”!

È un attimo, ma a volte può bastare.