Viva l’Italia

L’Italia viva,
liberata, l’Italia
del valzer, l’Italia
del caffè, l’Italia
derubata e colpita al cuore, l’Italia
l’Italia viva
che non muore, l’Italia
presa a tradimento, l’Italia
assassinata dai giornali e dal cemento, l’italia
con gli occhi asciutti nella notte scura, l’Italia
che non ha paura, l’Italia.

Eh sì, le persone geniali le riconosci dalle sfumature, da quelle piccole grandi cose, quelle novità che rendono nuova, una cosa scontata. Che rinnovano il già vissuto, che rivoluzionano l’esistente e pur mantenendo la stessa melodia, ti danno l’illusione di aver scritto una nuova musica. D’altra parte, chiamarla Forza Italia forse pareva brutto.

 

Non c’eravamo tanto amati

Cosa possiamo dire di questo strano governo? Innanzitutto l’abbinamento cromatico in stile peperonata certo non aiuta. Direi anzi che almeno per me, è davvero un dito in un occhio. Ma tralasciando l’estetica, andando alla sostanza, possono seriamente lavorare insieme due partiti che in questi anni si sono reciprocamente insultati peggio di due curve in un derby? Pidioti e grullini, al di là della contingente necessità di tenere a freno il comune nemico leghista, troveranno terreno comune sul quale sviluppare iniziative condivise? La necessità di evitare l’aumento dell’Iva, l’Europa che benedice questa nuova alleanza, lo spread che cala e la borsa che si impenna, possono essere il collante per due formazioni geneticamente così distanti fra loro? La prospettiva di eleggere gli Amministratori Delegati di tutte le grandi aziende pubbliche, i presidenti delle principali Autorità indipendenti (tutti in scadenza da qui a sei mesi) e fra due anni il Capo dello Stato, sarà un buon motivo per mettere da parte i dissapori e trovare una linea comune?

La politica è l’arte del possibile, la scienza del relativo diceva Bismarck. E aveva ragione. Del resto non credo che fra SPD e CDU in Germania ci sia questa corrispondenza di amorosi sensi. O restando dalle nostre parti, qualche anno fa, fra i vecchi partiti della prima repubblica costretti a stare insieme da una legge elettorale proporzionale e lo spauracchio del comunismo dall’altra. E infatti lì torneremo. Al proporzionale, intendo (il comunismo lasciamolo a chi c’ha il rolex), perché l’onda lunga del maggioritario, l’uomo solo al comando, è il vero sconfitto di questi ultimi anni, in ognuna delle personificazioni che questa tendenza ha di volta in volta assunto.

Evidentemente nel DNA degli italiani c’è questa tendenza insopprimibile al compromesso, alla negoziazione di esigenze diverse. Che di per sé non è un aspetto negativo perché smussa gli estremi più radicali e sviluppa la propensione al dialogo. D’altra parte l’esempio più evidente ce l’abbiamo avuto proprio con la fine dell’alleanza di governo precedente. Non sono state mica le distanze ideologiche a farlo cadere, non sono stati i temi sui quali non la pensavano allo stesso modo (e ce ne erano anche fra Lega e 5 stelle): è caduto quando sono aumentati gli appetiti di uno dei due che ha pensato bene (anzi, male) di poter fare l’asso piglia tutto. Sarà forse il nome Matteo che sviluppa l’ego al punto da far perdere i contatti con la realtà?

Per questo a tutte le domande iniziali la risposta non può che essere affermativa. Riusciranno a governare, facendo una sintesi delle posizione differenti, almeno fino a quando avranno entrambi voglia di dialogare. E considerate le alternative, c’è da augurarsi che questa voglia non gli passi troppo velocemente. Magari continuando a starsi reciprocamente sulle palle! Perché, in fin dei conti, devono governare insieme, mica devono andare a mangiare la pizza il sabato sera!

 

Sarà solo sognare che ci terrà svegli

La foto dei due emigranti messicani, padre e figlio, morti annegati in un abbraccio disperato, nel tentativo di entrare negli Stati Uniti, sta facendo il giro del mondo. Probabilmente, al pari di altre prima di questa, diventerà un’immagine emblematica, per indicare il dramma dei tanti immigrati che perdono la vita per fuggire dalla fame e dalla miseria, inseguendo un sogno di felicità.

E se da una parte non siamo ancora così cinici e anestetizzati al dolore altrui per rimanere indifferenti di fronte a drammi come questi, dall’altra invece siamo ormai abituati ai teatrini di casa nostra, in cui ci si fa forti con gli slogan ed i proclami, si gioca sulla pelle di altri poveretti, per accaparrarsi qualche voto in più o forse semplicemente per distrarre l’opinione pubblica di fronte al disastro economico a cui ci stanno portando questi incompetenti che ci governano.

La vicenda della Sea Watch è anch’essa esemplificativa: rendere 42 poveretti una minaccia alla sicurezza nazionale potrebbe essere addirittura umoristico, se non fosse tragico. Certo, restare al largo di Lampedusa per 14 giorni non mi era sembrata la scelta migliore per quei 42, quanto piuttosto l’espediente necessario per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica, fino al colpo di teatro finale, con lo sbarco illegale strombazzato ai quattro venti. Insomma, ho sempre più forte la sensazione che che sulla pelle di quei 42 si stia giocando una partita, in cui ognuno ha un ruolo, un personaggio da interpretare: capitana e capitano, mentre le disgrazie, càpitano sempre ad altri.

Ma come quei due messicani, anche la folla di disperati che attraversa il Mediterraneo, insegue un sogno che non potrà essere fermato, per quante barriere potremmo costruire, per quanti steccati potremmo alzare. L’aspirazione a stare meglio, a non morire di fame o di stenti o semplicemente di caldo (in fondo i cambiamenti climatici sono sempre stati nella storia uno dei motori inarrestabili delle grandi migrazioni), è una spinta inarrestabile. Non li fermeremo, né con le barche, né con i cannoni (e sì, perché la rana dalla bocca larga ha pure buttato lì un “ma perché non la affondiamo questa nave???”) e nessuno scudo o corazza potrà difenderci. E comunque a Salvini e ai suoi accoliti, vorrei ricordare una semplice verità che mi viene dalle poche nozioni di zoologia che mi ricordo: nessun animale con la corazza, ha la spina dorsale. A noi scegliere se essere invertebrati o uomini con la schiena dritta.

Miseria e Nobiltà

  • Allora riproviamo. Arrivano tutti questi giornalisti con il microfono e tu dici…
  • Vincenzo m’è padre a me
  • No! No! No! Non hai capito niente. Devi dire Matteo, no Vincenzo, dai riproviamo. Entrano i giornalisti, ti intervistano e tu devi dire…
  • Vincenzo m’è padre a me
  • Ma no! Ancora! Che c’entra Vincenzo? Devi rispondere Matteo: M-A-T-T-E-O! Riproviamo. Giornalisti, microfoni….
  • Vincenzo m’è padre a me

Molta miseria, poca nobiltà.

Poche speranze, grandi paure

Dunque siamo (ri)diventati un Paese fascista? Vorrei pensare di no. Forse Salvini/Zelig ha semplicemente intercettato quell’esigenza, direi quasi quella necessità, italica di avere una guida forte o comunque un “risolutore”. Esigenza che in questi ultimi anni ha riversato prima su Renzi, poi sui 5Stelle, ora sul guitto leghista, consensi spropositati, che ovviamente scontrandosi con la realtà, si sono poi liquefatti come neve al sole. Grandi entusiasmi, grandi consensi e poi subito dopo, odio selvaggio, che arriva anche a livelli personali. D’altra parte se prometti a qualcuno di risolvergli tutti i problemi, quando poi si scopre che la tua bacchetta magica era caricata a salve, qualche conseguenza negativa la devi mettere in conto.

Una cosa però lascia pensare. Mentre Renzi (e prima ancora Berlusconi), ma anche i 5Stelle, avevano catturato il consenso sulla base di promesse economiche (il milione di posti sul lavoro, l’abolizione dell’ICI, gli 80 euro, il redditto di cittadinanza), il successo di Salvini si basa principalmente sui temi della sicurezza, sempre con la solita ricetta populista della soluzione facile a situazioni complesse. Ma a differenza degli altri, i suoi proclami non promettono strabilianti miglioramenti, solo di non stare peggio. Volendo sintetizzare, il suo successo non si basa su grandi speranze, ma su grandi paure (più o meno reali, poco conta) e per questo è più subdolo e per certi versi più pericoloso dei precedenti. In questo mi ha fatto tornare in mente un brano di Ennio Flaiano, (pubblicato postumo, quindi scritto almeno 50 anni fa), la sua descrizione del fascismo e della sua intima vicinanza ad un certo spirito italico, che mi sarei augurato avessimo superato. E’ possibile che invece siamo, almeno in larga parte, ancora fermi qui?

Il Fascismo conviene agli italiani perché è nella loro natura e racchiude le loro aspirazioni, esalta i loro odi, rassicura la loro inferiorità. Il Fascismo è demagogico ma padronale, retorico, xenofobo, odiatore di culture, spregiatore della libertà e della giustizia, oppressore dei deboli, servo dei forti, sempre pronto a indicare negli ‘altri’ le cause della sua impotenza o sconfitta. Il fascismo è lirico, gerontofobo, teppista se occorre, stupido sempre, ma alacre, plagiatore, manierista. Non ama la natura, perché identifica la natura nella vita di campagna, cioè nella vita dei servi; ma è cafone, cioè ha le spocchie del servo arricchito. Odia gli animali, non ha senso dell’arte, non ama la solitudine, né rispetta il vicino, il quale d’altronde non rispetta lui. Non ama l’amore, ma il possesso. Non ha senso religioso, ma vede nella religione il baluardo per impedire agli altri l’ascesa al potere. Intimamente crede in Dio, ma come ente col quale ha stabilito un concordato, do ut des. È superstizioso, vuole essere libero di fare quel che gli pare, specialmente se a danno o a fastidio degli altri. Il fascista è disposto a tutto purché gli si conceda che lui è il padrone, il padre. 

Mai più senza

Come, dico io? Com’è stato possibile? Come abbiamo fatto a rimanere senza per oltre un anno? Me lo chiedo e ve lo chiedo, lettori ermeneutici. Come abbiamo fatto per più di un anno a rimanere senza questo gioco meraviglioso, ma che dico meraviglioso, fantasmagorico, ma che dico fantasmagorico, paradisiaco: il VinciSalvini, il gioco aperto a tutti i fan del gran coglione, Capitano che abbiano un profilo su Facebook.

ll gioco è molto semplice: chi mette più velocemente un like ai post del gran minchione Vice Premier, accumula punti. Ogni giorno si possono vincere strabilianti premi: una foto diffusa sui canali social del testa di minchia ministro degli Interni; una telefonata con il suddetto e addirittura (squilli di tromba, rullo di tamburi) un caffè con lui, di persona, personalmente!

Che uno, appena letta la notizia, dice “Ah, che burloni questi di lercio.it!” Ma si sa, da noi la fantasia ha dato ormai una pista alla realtà e questa non è affatto una minchiata di qualche buontempone, ma l’ingegnosa (?) campagna pubblicitaria che allieterà le giornate degli elettori e simpatizzanti leghisti da qui fino al 26 maggio. Ma perché uno dovrebbe essere felice di prendere un caffè con Salvini? Perché Salvini pensa (Salvini pensa….va be’ mi piacciono gli ossimori) di aumentare i suoi voti in questo modo?

Ora possiamo solo immaginare cosa si inventerà quell’altro portento di Vice premier per stare al pari del nemico amico. Come minimo organizzerà un VinciDimaio! Anche lui con ricchi premi e cottillion: una zizzona, mozzarella di bufala originaria a 5 stelle, un babà servito su un vassoio con la foto di Beppe Grillo e per i più fortunati una statuetta del presepe con l’immagine di Giggino vestito da San Giuseppe, utile anche per i prossimi presepi.

La situazione è grave, ma non seria, come diceva il buon Flaiano. E allora, almeno facciamoci due risate con questa parodia realizzata dai quei geni della pagina FB “Ilsocioaci”

Il revenge porn questo sconosciuto

E voi, simpatici lettori ermeneutici magari vi state chiedendo: “ma che cazz’è il revenge porn?” Sarà una nuova tecnica di accoppiamento mutuata dai canguri? Sarà forse un gioco erotico ispirato a giochi senza frontiere? O un profumo cin presunte doti afrodisiache…”cara spruzzati un po’ di revenge porn, vedrai il risultato!” Oppure magari è un nuovo canale sky per adulti basato sugli episodi dei Teletubbies? Niente di tutto questo!

Il revenge porn è una pratica schifosa messa in atto da gente abietta e spregevole che per vendicarsi di chissà quali torti amorosi subiti, diffonde sulla rete immagini intime e private di qualcuno (principalmente ex). Il classico comportamento da repressi frustrati che però rischia seriamente di marchiare a vita qualcuno. Un crimine odioso, penserete voi miei cari lettori. Invece no. I nostri geniali governanti hanno appena declassificato la cosa. Non è un crimine perseguibile. Se qualcuno vi entra in giardino per rubarvi una mela potete tranquillamente sparargli, ma se invece qualcun altro diffonde foto o video di qualche incauto adolescente a cui verrà probabilmente rovinata la vita per sempre, non succederà nulla.

Ora, considerato che siamo persone educate, che rifuggiamo il turpiloquio, che non alziamo mai i toni e che all’insulto preferiamo argomentare, possiamo dire, garbatamente, con tatto e delicatezza, che questo governo di fascisti di merda ha veramente rotto il cazzo?

Non nel mio giardino

Io ne capisco poco. Ma il realtà penso di capire benissimo. Perché da una parte non saprei entrare nei dettagli tecnici della questione, ma nonostante questo sulla questione della Tav mi sono fatto un’idea molto chiara. Un collegamento ferroviario europeo, una strada ferrata che in modo più o meno diretto colleghi Vienna a Parigi, che da Est a Ovest unisca più di metà del vecchio continente non è solo un’opera utile. Probabilmente nel campo dei trasporti è la cosa più strategica e intelligente che sia stata progettata negli ultimi trent’anni. Tutti ci lamentiamo del traffico automobilistico, del fatto che questi enormi camion pieni di merci sono un pericolo per tutti e poi quando finalmente si vuole costruire un’alternativa che succede?

Succede quello che si ripete puntualmente ovunque e per le situazioni più disparate. Abbiamo un gigantesco problema di smaltimento rifiuti? Ci sarebbe bisogno di un termovalorizzatore? Certo, basta che lo facciate lontano da me. Ci sarebbe bisogno di una nuova centrale elettrica? D’accordo, però costruitela più in là. Abbiamo bisogno di portare il gas dall’Africa o dall’Asia? Ok, ma passasse da un’altra parte. Insomma, fate quel che volete, ma non nel mio giardino.

E’ comprensibile, persino scontato che le comunità colpite più da vicino da queste grandi opere si lamentino. Ma governare significa esattamente questo: cercare il bene comune, bilanciando il bene di molti e i disagi di pochi. Un governo serio gestisce in modo equilibrato queste dinamiche. Esistono le compensazioni, ci sono opere specifiche da poter realizzare ad uso e consumo di quelle comunità. Quello che non dovrebbe mai fare è cavalcare in modo strumentale il populismo, gli interessi particolari (di per sé anche giusti) che ledono l’interesse comune. Esattamente quello che stanno facendo i bimbi minchia che ci governano. Ma di cosa mi stupisco? Cos’altro hanno fatto da ancora prima di arrivare nella stanza dei bottoni? In fondo sono lo specchio dell’Italia. Da sempre quello che vogliamo è una classe dirigente che tuteli i nostri interessi particolari. Se poi vanno contro il bene comune pazienza. Del resto a chi interessa il bene comune?

 

Si porrà un’alternativa

Più volte su questo Blog ho scritto che non sono un uomo da alternative radicali. Ho sempre pensato che l’aut aut sia riduzione di complessità ingiustificata, creata da chi non ha la fantasia di scoprire alternative diverse, le cosiddette terze vie, che senza scegliere l’uno e buttare al mare quell’altro riescono a contemperare le cose e gli obiettivi, salvando capra e cavoli. L’individuazione delle terze vie è un processo di vera e propria creazione delle cose: laddove la realtà ti pone di fronte un bivio, una strada a destra ed una a sinistra, il nostro spirito di intraprendenza a volte riesce a scovare un percorso diverso, che aggira l’ostacolo e quindi se lo lascia alle spalle.

E’ una strada faticosa, che richiede impegno, oltre che fantasia. E soprattutto richiede lungimiranza, perché la terza via spesso va creata prima di arrivare al bivio decisivo. Bisogna prevenire le situazioni per non arrivare poi al famoso giochino “chi butti giù dalla torre, mamma o papà”? Perché con domande come quelle non c’è una risposta esatta. Ad essere sbagliata è la domanda.

Resta il fatto però che ci sono situazioni in cui questo processo è davvero impossibile. Non sei stato bravo a prevedere le conseguenze, il destino cinico e baro ha indirizzato gli eventi in una certo modo, le circostanze della vita, nonostante tu ce l’abbia messa tutta, ti hanno portato lì. Sta di fatto che ora sei davanti ad un incrocio, un’alternativa senza possibilità di aggiramenti. E devi scegliere.

Secondo i più attenti analisti politici quest’alleanza di governo è destinata ad implodere. la resa dei conti è vicina e alle prossime elezioni, da una parte avremo il M5S e dall’altra la Lega riunita con tutto il centro destra. A quel punto si porrà l’alternativa:
si va in Portogallo o direttamente a Cuba e non ci si pensa più?

Analisi di un disastro. E una previsione

Questo vorrebbe essere un post serio (o quasi). E lo so che la natura fondamentalmente minchiona del blog fa sì che quando mi avventuro in discorsi seri nessuno se ne accorge. Anzi, sono quasi certo che siate convinti che stia comunque cazzeggiando. Però una volta ogni tanto permettetemi una divagazione seria (o quasi). Il post nasce da una domanda semplice semplice: com’è stato possibile arrivare a questo punto? Sì d’accordo, abbiamo avuto Cicciolina in Parlamento, Berlusconi presidente del Consiglio, ma….Salvini??? Di Maio??? Toninelli???

Posto quindi che siamo all’anno zero, al punto più basso di 70 anni di Repubblica, la domanda è: com’è stato possibile? Come ci siamo arrivati? Quali e quanti danni hanno fatto i precedessori per far sì che la maggioranza degli italiani scegliesse questi mentecatti per governarci? Ecco quello che penso, in estrema sintesi.

1. Prima i denti, poi i parenti. E’ un’illusione pensare che puntare sui diritti civili sia una priorità per chi non sa come sbarcare il lunario. Testamento biologico, unioni civili, battaglie portate avanti da anni, ma quanti voti fanno guadagnare se non dai una prospettiva a chi non arriva a fine mese?

2. Precario non è bello ed è pure litigarello. Dare flessibilità alle aziende sperando di incentivare il mercato del lavoro è stata una illusione che non aveva illuso nessuno. Globalizzazione, delocalizzazione, liberalizzazione estrema, questo è il contesto mondiale su cui ci si muove: essere di sinistra significa inventarsi una strada diversa. Forse non i dazi, ma qualche vantaggio fiscale sul made in Italy è proprio impossibile? Punire chi delocalizza o premiare chi resta è così irrealizzabile? Ma soprattutto, doveva venir giù un ponte per capire che liberalizzare reti e servizi significava vendere i gioielli di famiglia, senza portare benefici a lunga scadenza né al Paese, né ai cittadini?

3. “Gli immigrati piacciono a quelli di sinistra perché tanto non sono loro ad averceli come vicini di casa”. In questa frase un po’ paradossale di Pif (guarda un po’ chi siamo ridotti a dover stare a sentire!) c’è una verità indubitabile. E’ facile fare gli accoglienti con i vicini di casa degli altri! Nei nostri bei quartieri residenziali, gli spacciatori o le prostitute di colore non si vedono. Aver lasciato il tema sicurezza – che solo la spocchia di qualcuno poteva ritenere essere un tema marginale – in mano alla destra è stata una stronzata enorme. Quando hai paura ad uscire di casa o che i tuoi figli facciano brutti incontri, è più facile dar retta al primo cialtrone che ti promette paradisi terrestri.

4. E così arriviamo al populismo. Certo che i pentaleghisti al governo sono populisti, certo che il 99% di quello che dicono è semplice propaganda irrealizzabile, ma non sono stupidi. Sono ignoranti, brutti, sporchi e cattivi, ma non stupidi. Faranno in modo di scaricare su altri i loro insuccessi, le promesse non mantenute: i poteri forti, la stampa, la magistratura, l’Europa, il destino cinico e baro, le democrazie plutocratiche…è un film già visto. Insultarli per aver confuso una data o la regione di appartenenza di una città, rischia paradossalmente di farli sembrare simpatici. Lo so, preculeggiarli per gli sfondoni che dicono ogni giorno è anche divertente, ma non credo ci farà recuperare consensi.

5. C’eravamo tanto amati (mica tanto). In un contesto diverso, con una legge elettorale maggioritaria, aver creato un blocco democratico aveva un senso: l’Ulivo è stata un’idea vincente, una grande esperienza democratica, il famoso partito di centro che guarda a sinistra vagheggiato già da De Gasperi. Ma ora che senso ha continuare a stare insieme? L’anima popolare centrista e quella più propriamente socialista faticano a convivere. A sinistra nei diritti, a destra sul lavoro, iscritti al gruppo socialista in Europa, ma liberisti in economia: quella dell’ultimo governo non era una logica maggioritaria, ma bipolare! L’attuale crisi del PD non è colpa di Renzi. Lui era già stato una possibile soluzione alla crisi (in effetti forse l’unico che avrebbe potuto tenere insieme le due anime, non essendo veramente né dell’una, né dell’altra): ma la crisi viene prima di lui e nasce esattamente quando cade Berlusconi, l’unico motivo reale per continuare a stare insieme. Qualcuno farà fatica ad ammetterlo, ma morto (politicamente) il nemico, bisognava capire che la santa alleanza non aveva più un futuro.

Mi avventuro in una previsione: fra cinque anni (qualcosa in più, qualcosa in meno), l’esperienza dei cinquestelle sarà un bizzarro ricordo della nostra storia politica, un fenomeno folcloristico da studiare per capire su quali derive può deragliare la democrazia rappresentativa. Ci sarà un partito di destra, populista, antieuropeo come ce ne sono in tutti i Paesi e una volta scomparso definitivamente Berlusconi (mica deve morire…se ne andasse ad Antigua a fare cene eleganti!), dalle ceneri del PD ci saranno due partiti, uno di sinistra ed uno di centro, che continueranno a litigare come Sandra e Vianello, ma mi auguro troveranno il modo di governare.