Avatar di Sconosciuto

(Not) in my name

Tre anni fa Paola Egonu fu scelta come portabandiera della nostra nazionale olimpica. Con grande disappunto di qualcuno che non la riteneva abbastanza rappresentativa delle genti italiche. Non potevo non dire la mia e oggi mi pare opportuno ricondividere quelle considerazioni.

Il portabandiera è un simbolo. Un’immagine che rappresenta tutti, che racchiude in sè una moltitudine di individui. Tutti diversi, ma tutti riuniti, tutti compresi all’interno di un insieme.

Una volta era in battaglia, oggi per fortuna solo alle Olimpiadi, ma comunque seppure solo ai giochi, il portabandiera è il rappresentante di una nazione. Ci rappresenta tutti perchè tutti ci possiamo riconoscere in lui. Ma oltre il portabandiera nazionale ci sono poi quelli olimpici, che non rappresentanto il singolo Paese, ma tutto il mondo, tutte le nazioni insieme.

Ma ora ditemi, con tutta l’apertura mentale possibile, come faccio a riconoscermi in Paola Egonu? Fatemi capire, l’avete scelta come portabandiera perchè rappresentasse non solo tutti gli italiani, ma tutti i cittadini del mondo? Ma l’avete mai sentita parlare? Come potrei mai riconoscermi in lei? Come potrei mai sentirmi rappresentato da una come lei? Una che parla con quel dialetto Veneto? E dai su, non scherziamo!

P.S. Invece sto a scherza’ Paole’. Faje vede’ chi sei! Sentire Adinolfi e tutti i nazisti dell’Illinois de noantri che schiumano rabbia non ha prezzo…..daje Paoletta, daje!

Avatar di Sconosciuto

Il tappo della discordia

Siamo arrivati a fare una polemica sui tappi. E no, stavolta Brunetta non c’entra. Lui ormai si è sistemato al Cnel, un istituto utile su per giù come un calendario dell’anno scorso, ma almeno non fa danni, né problemi. La polemica nasce da una norma introdotta pochi giorni fa dall’Unione Europea che impone alle fabbriche di bottiglie di plastica di inserire dei tappi che dopo l’apertura non possano staccarsi dalla bottiglia.

Una rottura di palle senza uguali, ammettiamolo. Che però evita il disseminamento dei tappi in giro per l’ambiente. In Olanda la norma è già operativa da tempo. I coltivatori di tulipani hanno calcolato che negli ultimi anni erano stati ritrovati nelle spiagge oltre 20 milioni di tappi di plastica, numero che si è ridotto di oltre il 70% grazie all’introduzione di questo accorgimento.

La norma ha dato l’opportunità a Salvini per dimostrare per l’ennesima volta il suo quoziente intellettivo. nell’ultima demenziale campagna elettorale per le europee infatti, lo slogan “meno Europa, più Italia” veniva reso graficamente proprio dall’immagine di un minus habens che non riusciva a bere per colpa del tappo attaccato alla bottiglia.

Interrogarsi sul quoziente intellettivo di chi vota Lega è del tutto superfluo, quindi passerei oltre. Piuttosto però mi interrogo sulla vicenda in generale. Perché in effetti, al di là di chi è contrario o di chi è favorevole ad una norma simile, la domanda vera è un’altra. Possibile che per tutelare l’ambiente, per far capire alle persone che l’inquinamento è già oggi una minaccia per il nostro futuro più di qualsiasi guerra, pandemia o sciagura ci possa capitare, dobbiamo essere costretti da una legge a non buttare via il tappo di plastica delle bottiglie? Peggio di bambini capricciosi, possibile che se non ci impediscono di fare qualcosa con la coercizione, non riusciamo a evitare di fare danni irreparabili per noi e per le generazioni future?

Ma ovviamente quando il dito indica il futuro, il leghista si ferma al tappo.

Avatar di Sconosciuto

Moglie e buoi

Moglie e buoi dei paesi tuoi! E così questa Elena Donazzan ha pensato bene di rispolverare l’antico adagio per farne il suo manifesto elettorale in vista delle prossime europee. D’altra parte quell’altro genio di Salvini adotta lo slogan “Più Italia meno Europa”, che per elezioni europee mi sembra più esilarante di una battuta di Stanlio & Ollio, quindi perché stupirci.

Peccato che io non mi sia voluto cimentare in quest’agone elettorale, altrimenti avrei certamente preso spunto da questa Donazzan. Però sarei andato più a fondo, al vero nocciolo del problema. Perché non c’è dubbio che i matrimoni misti siano una vera calamità, un’autentica piaga sociale, ma la questione veramente spinosa non è quella fra cattolici mussulmani. Ma quando mai!

I peggiori, a livello di conseguenze future, per le civili convivenze e per l’equilibrio psicofisico dei figli, quelli che potenzialmente possono fare danni seri e irrecuperabili, cari viaggiatori ermeneutici, sono i matrimoni misti tra laziali e romanisti!

P.S. Quando sento questi cialtroni ogni volta i miei buoni propositi di non andare più a votare vengono traditi. Niente da fare, mi tocca andare anche questa volta!

Avatar di Sconosciuto

Liberazione

Non sei mica fascista?” – mi disse. Era seria e rideva. Le presi la mano e sbuffai. “Lo siamo tutti, care Cate, – dissi piano. – Se non lo fossimo, dovremmo rivoltarci, tirare bombe, rischiare la pelle. Chi lascia fare e s’accontenta è già un fascista“. (Cesare Pavese, “La casa in collina”).

Avatar di Sconosciuto

Compagna luna

Agli inizi di marzo è morta Barbara Balzerani, leader storica della colonna romana delle Brigate Rosse, coinvolta nel rapimento Moro e in altri fatti di sangue di quel periodo, fu una delle ultime ad essere catturata. Figura controversa, come molti brigatisti, pur non essendosi mai pentita, né dissociata dal terrorismo, dichiarò conclusa quell’epoca e prese le distanze dai fatti di sangue successivi compiuti dalle cosiddette nuove Brigate Rosse. Scontata la pena aveva cominciato un’intensa attività di scrittrice, con 8 libri al suo attivo.

Ho vissuto quel periodo nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza, ricordo bene l’aria avvelenata che si respirava, le tensioni, gli scontri, forse per quello sono sempre stato molto interessato a quelle vicende, sia per i tanti lati oscuri che ancora ci sono, sia perché fanno parte della nostra storia e nel bene o nel male ne hanno determinato l’evoluzione che ci ha portato alla situazione attuale.

Così mi è venuta voglia di leggere il suo libro più famoso, Compagna Luna, una sorta di autobiografia nella quale racconta la sua storia, soffermandosi proprio sulle scelte più importanti e più tragiche di quegli anni. Una lettura non facile, scritta a volte in terza persona, a volte in prima, a volte con un linguaggio poetico, spesso, ahimè, con quella oscura verbosità tipica di quegli anni e di quegli ambienti: mi sembrava quasi di essere tornato fra le aule di villa Mirafiori, in qualcuna di quelle innumerevoli assemblee dei gruppi Troskisti che ancora nei tardi anni 80 erano presenti nella mia facoltà di Filosofia (la stessa in cui si laureò la Balzerani).

Un libro che purtroppo non aggiunge e non chiarisce nulla di quel periodo. Da una parte sottolinea le ingiustizie sociali, la povertà, le disparità economiche, dall’altra l’aspirazione ad un mondo migliore, l’idea di portare avanti una guerra di liberazione contro lo Stato, con la pretesa di proseguire in qualche modo la lotta portata avanti dalla Resistenza. Da qui la “necessità” di prendere le armi, l’inevitabilità di uccidere i nemici. Tra le righe si legge l’amarezza della sconfitta ed il rammarico per le vite spezzate. Anche nei confronti di Moro, emerge un qualche rimpianto, ma la sua tragica fine nella sua ricostruzione sembra quasi un fatto ineluttabile, una cosa già scritta dagli eventi, soprattutto dal non voler trattare da parte dello Stato. E in ogni caso non c’è traccia di dubbio: furono sconfitti, ma quella guerra era giusta e andava fatta. Ma perché?

Una volta di più, rimanendo ai ricordi universitari, devo dare ragione al mio professore di Filosofia del linguaggio, il compianto Tullio De Mauro: il linguaggio influenza il pensiero, lo determina. Se non riusciamo ad esprimere è perché non abbiamo le idee chiare. E la Compagna Luna, così come molti dei brigatisti di cui mi è capitato di leggere, non ce le aveva le idee chiare o comunque non è stata capace di esprimerle. Ed è un peccato, uno spreco, un’occasione mancata. Perché quell’entusiasmo, quella rabbia verso le ingiustizie, quella voglia di cambiare il mondo, la mia generazione non ce l’ha mai avuta così forte, così trascinante. Anzi, probabilmente proprio la deriva autodistruttiva e gli esiti catastrofici di quelle aspirazioni, hanno portato al disincanto e al disimpegno delle generazioni successive.

Se quell’entusiasmo fosse stato indirizzato diversamente, se si fosse incanalato per sentieri più chiari, per obiettivi più raggiungibili chissà come sarebbe andata la storia. Mi resta la sensazione che qualcuno fece di tutto invece perché le cose andassero esattamente così come sono andate. Così come mi rimane la convinzione che per quanto alti possano essere gli obiettivi, per quanto importanti le finalità, ci sono buone ragioni per dare la propria vita per raggiungerli, molte meno per toglierla a qualcun altro.

Compagno di scuola, compagno di niente, ti sei salvato dal fumo delle barricate? Compagno di scuola, compagno per niente, ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?

Avatar di Sconosciuto

Ultima chiamata

Quando anni fa i miei figli parteciparono (non per loro iniziativa personale, ma semplicemente per essercisi trovati) alle occupazioni scolastiche mi ricordo che provai a mettermi in ascolto delle ragioni delle proteste studentesche. Ne dedussi che in estrema sintesi avevano la coscienza politica di un koala su un eucalipto. Sono cresciuti, ma il loro impegno politico continua ad essere pari a zero. Mi conforta il fatto che sono invece molto interessati ai temi legati ai diritti e su questi hanno un’intransigenza tipica dell’età giovanile. Sulla politica però continuano ad avere una distanza siderale. Non concepiscono proprio il collegamento, né lo vogliono cercare, anzi sono infastiditi dall’idea che la politica possa entrare nella sfera dei diritti individuali.

Non credo che sia una prerogativa dei miei due giovin virgulti, anzi penso sia un discorso molto generalizzato, basta vedere le percentuali di voto e le suddivisioni che emergono dalle analisi di tutte le ultime votazioni. Discorsi sentiti mille volte. Poi succede che per una volta che il contesto internazionale li porta ad uscire dal loro guscio, a prendere una posizione, a scendere in piazza, qualcuno si becca una manganellata dal poliziotto di turno. D’altra parte tutti a rimpiangere i grandi ideali del passato, i sogni di un mondo migliore, l’impegno politico attivo, ma me li ricordo solo io gli scontri degli anni 70? I lacrimogeni, le cariche, i morti sulle strade?

Qualcuno potrà dirmi che quelle erano esagerazioni da combattere, che non sono necessariamente collegate con la passione politica. Può essere. Sta di fatto che paradossalmente dobbiamo riconoscere che ci voleva un governo di destra e autoritario per riavvicinare i giovani alla politica. Ed ora la questione potrebbe diventare decisiva: quando e se mai volessero passare dalla protesta alla proposta, chi sarà in grado di intercettare le loro istanze e i loro bisogni? Esiste qualcuno in grado di elaborare un progetto politico che li coinvolga? Perché questa potrebbe essere davvero l’ultima chiamata per la politica, per non perdere definitivamente il senso della sua stessa esistenza.

Avatar di Sconosciuto

Strani giorni, viviamo strani giorni

Nel giorno dei fantasmi e dei mostri, rispetto a zombi e vampiri, mi fanno molta più paura le persone che hanno soluzioni facili a problemi complessi. Chi ha la ragione dalla sua si sente autorizzato a qualsiasi atrocità, come la storia ormai ci avrebbe dovuto insegnare. Ma non impariamo mai.

D’altra parte, la notte delle streghe e dei morti viventi non è niente in confronto a una riforma costituzionale scritta da Giorgetta e company. Se siete amanti del brivido, se l’horror non vi spaventa, cari viaggiatori ermeneutici, fermatevi un attimo a pensare insieme la parola Costituzione e Salvini nella stessa frase. Altro che incubi!

E sempre a proposito di incubi, ieri notte, 30 ottobre, alle ore 23,30 a Roma c’erano 27 gradi. Magari non esattamente una mostruosità, ma neanche una bellezza.

E chiudiamo con una cosa che ho letto stamattina. A Padova, per la festa di Halloween, un alunno si è presentato a scuola vestito da nazista, con tanto di svastica, aquila e stivaloni. Ma la notizia non è questa. La notizia vera è che la giuria scolastica lo ha premiato per l’originalità del costume. I mostri sono vivi e lottano in mezzo a noi!

Mi lambivano suoni che coprirono rabbie e vendette di uomini con clave. Ma anche battaglie e massacri di uomini civili. L’uomo neozoico dell’era quaternaria. Strani giorni, viviamo strani giorni.

Avatar di Sconosciuto

Afidi e coccinelle

Parliamo delle coccinelle. Animaletti simpatici, colorati, tanto carucci, portano anche fortuna, tipo i quadrifogli o i ferri di cavallo. Le coccinelle che si mangiano gli afidi. Schifosissimi afidi che attaccano le nostre povere piantine. Evviva le coccinelle quindi che nella loro pur breve vita riescono a mangiare fino a 5000 afidi.

Ci piace l’animaletto carnivore, vorace fino allo spasimo, che divora senza pietà altri animaletti, le loro larve, le loro uova. E disprezziamo questi ultimi, vegeteriani fino al midollo, che al massimo possono intaccarci una zucchina o un pomodoro.

Chi sono gli aggressori e chi gli aggrediti? Dove sta la ragione o dove il torto? La ragione sta con quelli che fanno pulizia, che aggrediscono per portare avanti la civiltà, oppure sta con i retrogradi, con quelli aggrediti, anche se sono brutti, sporchi e cattivi?

Nel 1948, al termine del protettorato britannico, l’idea iniziale era quello di creare due Stati, uno arabo ed uno israeliano. Ipotesi rifiutata dai palestinesi che vivevano lì e ovviamente non avevano nessun interesse a cedere metà (o quasi) della loro terra. Soprattutto rifiiutata dagli altri paesi arabi, che magari non avevano tanto a cuore il destino dei poveri palestinesi, ma non volevano la creazione di uno Stato ebraico confinante. Così cominciò una guerra che non è mai finita realmente, ma che al momento ha reso impossibile persino quel progetto iniziale. Oggi Israele controlla di fatto tutto il territorio e l’ipotesi della creazione di uno Stato palestinese è assolutamente irrealizzabile.

Il terrore e le armi non risolvono nulla, anzi, creano solamente le condizioni per prolungare il conflitto. Non a caso i disordini sono arrivati quando si stava avviando un timido tentativo di dialogo. Hamas, paradossamente, è il migliore alleato dei falchi israeliani al governo, che ora hanno nuovi argomenti per fomentare nuove invasioni. Mentre i vari potentati del mondo continueranno a fomentare l’una o l’altra parte per i loro interessi. Il tutto sulla pelle della povera gente. Israeliani e palestinesi possono essere entrambi afidi o coccinelle, martiri e carnefici. Ma finché non prenderanno coscienza che sono entrambi vittime di un sistema più grande di loro, non troveranno mai una soluzione di pace.

Avatar di Sconosciuto

Arnaldo e la luna

Ci sono uomini che, anche loro malgrado, rappresentano un’epoca. A volte sono persone qualunque: il cinese di fronte ai carrarmati di Piazza Tienanmen, il marinaio americano che bacia la bella francesina in Normandia. A volte sono personaggi famosi, grandi condottieri che la storia l’hanno fatta in prima persona, con le loro vittorie. A volte però la storia ti dà in sorte la parte del perdente e tu, agli occhi di tutti, resterai come l’immagine di una sconfitta.

Forlani è stato per molti anni a capo della Democrazia Cristiana e ha governato il Paese ricoprendo ruoli importanti, fondamentali. Agli occhi di tutti però resterà l’immagine dell’uomo sotto accusa, chiuso all’angolo da Di Pietro, schiacciato alle sue responsabilità. Nel palcoscenico della storia lui rappresenta la caduta di un sistema, è l’immagine della sconfitta dei partiti travolti dalla marea di Mani Pulite.

Altri più bravi di me sapranno dare spiegazioni articolate su quel passaggio storico, sul ruolo politico che ricoprì la magistratura, con tutte le implicazioni che ne seguirono. Qualcuno giudicherà positivamente, qualcuno avrà delle riserve, ma qui mi limito ad analizzare quell’immagine. A volte diciamo che non possiamo fermarci a guardare il dito, quando punta alla luna: Forlani sulla sedia degli imputati rappresenta il crollo di un sistema ed è corretto guardare la luna, la prima repubblica che lascia spazio ad un nuovo assetto politico.

A differenza di altri, nei trent’anni successivi è scomparso da ogni consesso, autoconfinatosi nell’oblio, chiuso in un senso di colpa che gli ha fatto assumere su di sé la responsabilità di un sistema di cui sicuramente faceva parte, ma di cui non penso fosse l’unico artefice. Una volta tanto abbiamo tutti guardato la luna, dimenticando il dito. Dimenticando soprattutto, che in questo caso il dito era un uomo.

Avatar di Sconosciuto

Sentite condoglianze

Ci sono certi argomenti che il sentire comune rifiuta. O edulcora. Nasconde. O ignora. Uno di questi, senza alcun dubbio, è la morte. Un’esperienza estrema, che ci tocca indistintamente tutti, ma che sempre di più viene rimossa, emarginata dentro i fatti di cronaca. Lì è onnipresente, c’è addirittura una sorta di curiosità morbosa nel mettere in risalto alcuni particolari dolorosi, che fa da contraltare al silenzio in cui invece è avvolta la morte quando si tratta di eventi personali, che ci toccano da vicino.

Quindi, della morte dei lontani si può anzi si deve parlare, di quella dei vicini meglio evitare, del fatto che prima o poi toccherà anche a noi, silenzio assoluto. Non so se il non parlarne implica il non pensarci. Sono propenso a credere che non sia così, ma poi ognuno fa i conti con se stesso, con questa come con altre esperienze fondanti. Certo, anche alla luce di quello che mi è capitato di recente con la scomparsa di papà, posso dire che è molto singolare vedere la reazione di chi ti sta intorno. Sicuramente, comprendi bene chi ti è realmente vicino o su chi puoi davvero contare.

E poi ci sono tutti gli altri. Chi vorrebbe ma non ce la fa. Chi proprio non sa cosa dire o fare, chi si defila e chi non si presenta affatto. Se le parole hanno un senso, bisognerebbe scrivere un decalogo di quello che non si dovrebbe dire in queste occasioni. Ma non perché ci siano parole o frasi più o meno adatte, ma perché se vuoi esserci, se vuoi mostrare la tua vicinanza, certe cose non andrebbero proprio dette.

I saluti sono cordiali, gli auguri affettuosi, le condoglianze (etimologicamente, il con-dolersi, il partecipare al dolore dell’altro) sono sentite. Perché? Perché sottolineare l’aspetto del sentire? E’ come a dire, “credimi, anche io sento il tuo dolore“. Ma poi sarà davvero così?

Qui finiva inizialmente questo post. Ma poi succede che muore anche Berlusconi (ah quante volte ci avevo scherzato con papà che non lo poteva vedere neanche dipinto!) E allora non potevo non fare una postilla. Chissà se davvero tutti coloro che piangono Berlusconi in questi giorni sentono il dolore dei suoi congiunti, compartecipano alle loro doglianze?

Si può condolere della morte dell’uomo che ha messo in pratica punto per punto il programma della P2, che ha avuto fra i suoi più stretti collaboratori persone legate alla mafia, che ha mercificato la figura della donna senza nascondere una spiccata predilezione per le minorenni? Poi, per carità, “ha fatto anche cose buone“, come si diceva per un altro protagonista della nostra storia. Se avesse pagato per le sue scorrettezze e illegalità, avremmo potuto forse sottolineare i successi in politica, nelle TV, nello sport, avremmo potuto riconoscere le sue indubbie capacità imprenditoriali. Insomma potremmo esaltare il bene, se il male, almeno in parte, fosse stato punito.

Ma così non è andata. Perché la giustizia non è riuscita ad arrivare dove doveva, perché Berlusconi ha fatto in modo di rendersi intoccabile. E oggi dobbiamo riconoscere che è morto un uomo che ha sempre fatto quello che voleva senza pagare dazio. Persino la sua morte è sfuggita alla normalità. Anche qui è riuscito ad andare oltre, coinvolgendo tutti ad un lutto nazionale, come neanche i più grandi padri della patria. Possiamo con-dolerci quindi, possiamo tacere, nel rispetto dovuto di fronte alla morte. Ma quanto sentite saranno queste con-doglianze lasciamolo giudicare ai suoi stretti congiunti. Il resto invece lasciamolo giudicare alla Storia.