Ad esempio quelli che fanno la fila da Starbucks

Io non ho nulla contro quelli che fanno la fila da Starbucks per comperarsi un caffè americano e pagarlo 1,80, il 90% circa di più di quanto pagherebbero un buonissimo espresso italiano in qualsiasi bar nei dintorni. Non ho nulla neanche contro quelli che si mettono in fila alla Apple quando esce l’ultimissimo modello dell’Iphone, che costa su per giù quanto una settimana di vacanza in qualche bellissima isola greca. Ognuno spende i suoi soldi come crede.

Non ho nulla nemmeno contro quelli che non leggono un libro dai tempi delle medie ma non si perdono una puntata di Uomini e Donne o dell’isola dei famosi. Ognuno spende il suo tempo come vuole.

Niente da ridire neanche con chi si fa le sopracciglie a ali di gabbiano o si fa tatuare due ali di angelo dietro la schiena (giuro, li ho visti quest’estate!). Ognuno è libero di mostrificarsi fare del proprio corpo quello che vuole.

Non ho nulla perfino contro quelli che ascoltano Despacito o A Capoeira, ma poi credono che Pink Floyd sia una marca di deodoranti. Ognuno è libero di ascoltare quel che preferisce.

Con una qualche fatica debbo dire che non ho nulla nemmeno contro chi crede agli oroscopi ma non crede ai vaccini. Ognuno è libero di credere in quello che vuole (c’è pure chi crede che il goal di Turone era buono, figuriamoci un po’!).

Diciamo solo che ho qualche difficoltà ad accettare che il loro voto conti quanto il mio. Sono tempi difficili, come cantano i REM ma ci sto lavorando. D’altra parte la saggezza si acquisice con gli anni ed io sono solo un giovane cinquantenne. Datemi tempo!

P.S. Questo post nasce da un simpatico scambio di battute in quel di faccialibro con la mia carissima gemellina Chiara: evidentemente quando ci hanno separato alla nascita, da una parte è fluita la minchioneria e dall’altra la lungimiranza. Indovinate a me qualche parte è toccata?

Evolversi

Secondo le teorie evoluzionistiche, per milioni di anni una linea di protozoi ha combattuto guerre chimiche con altri enzimi per affermarsi e proseguire la linea della propria discendenza. Gli esseri protocellulari, le piante, le amebe, i pesci, gli anfibi, i rettili e dopo chissà quante migliaia di generazioni, i nostri antenati mammiferi, nascosti nel cavo degli alberi per sopravvivere a zanne ed artigli, ad alluvioni e frane, il freddo, la fame, le malattie.

Fra questi primi mammiferi alcuni hanno continuato la linea evolutiva, hanno assunto la posizione eretta, il pollice opponibile, hanno perso peli e acquistato vestiti, hanno sviluppato la capacità di creare strumenti e sistemi per comunicare fra loro, per tramandare i saperi e far sì che le esperienze del singolo diventassero patrimonio genetico della specie. La creazione riflette su stessa, nasce l’autocoscienza

Tutto per portare attraverso il tempo e lo spazio un filamento di dna che si è evoluto in milioni di anni, attraverso milioni di individui. Uno dopo l’altro, generazione dopo generazione, per modificare e migliorare la specie, selezionando i geni, scegliendo quelli più adatti e più capaci, portando avanti i migliori.
E poi, alla fine di quest’odissea immane, una parte di noi, una buona parte, ha fatto sì che il duo comico Salvini Di Maio guidasse il nostro Paese.

Darwin, ma eri proprio sicuro sicuro?

Il fumo uccide, ma anche certe ascelle non scherzano

Effettivamente non si spiegherebbe mica in altro modo. Il caldo, l’affollamento, la disidratazione, gli effluvi venefici di chi ha l’abitudine di mettersi due gatti morti sotto le ascelle e ecco qui. No, più ci penso e più mi convinco che non c’è mica un’altra spiegazione. Giudicate voi i fatti!

I Pearl Jam durante il concerto di Roma cantano Imagine di Lennon e la dedicano al dramma dell’immigrazione, proiettando sullo sfondo del palco l’hastag #Saveisnotacrime.

Il giorno dopo su Twitter Rita (contecheseilamiapassioneioballoilballodelmattone) Pavone attacca i Pearl Jam “fatevi gli affari vostri”. Lo riscrivo: Rita (edatemiunmartellochecosacivuoifare) Pavone attacca i Pearl Jam. Che già di per sé mi sembra un iperbole meritevole delle migliori battute di Osho. Ma qui scende in campo Salvini che, togliendosi per un momento l’imbuto in testa, dopo aver parlato dei pericoli per la salute pubblica del monossido di idrogeno e dichiarandosi favorevole alla cipolla nel soffritto per la carbonara, ha scritto “Onore a Rita Pavone che non si inchina al pensiero unico”.

E qui si sale di livello. Evitiamo qualche battutaccia sull’altezza di Rita (perchèperchéladomenicamilascisempresola) Pavone e sulla sua difficoltà a parlare con Eddie Vedder stando inchinata, perché nel frattempo Ivo Zoncu, ex sindaco di Riola Sardo, tormentato fin da piccolo dall’ossessione dei suoi genitori per Iva Zanicchi in onore della quale hanno dato il nome al piccolo Ivo, fa un appello a Salvini per far arrestare i Pearl jam in quanto complici di assassini che commerciano carne umana. E poi pare abbia aggiunto, era gobba pure quella, era gobba pure quella.

Tutto questo senza ancora aver sentito che ne pensa Grillo e tutta l’allegra brigata dei pentastellati! Insomma, avremmo pure il deficit alle stelle, il rapporto debito Pil più alto d’Europa, saremmo pure fuori dai mondiali, ma nemmeno tutto l’LSD che diede vita all’era psichedelica può arrivare agli effetti lisergici delle italiche ascelle. Con questi qui, se non altro, non ci annoieremo mai.

P.S. Qualcuno potrebbe dire, va be’ ma i Pearl Jam, con tutti i casini che succedono a casa loro con quell’altro imbutointesta di Trump, devono venire a fare la morale a noi? Informatevi! Leggete qui e toglietevi anche voi l’imbuto https://www.vanityfair.it/news/politica/2018/06/29/cara-rita-eccoti-il-bellissimo-motivo-per-cui-pearl-jam-non-si-sono-fatti-gli-affari-loro

 

Se Salvini pensa

Se Salvini pensa che basti rispolverare argomenti razzisti per far presa sull’elettorato ignorante e spaventato.

Se Salvini pensa di guadagnare consensi con argomenti populisti e slogan semplicistici.

Se Salvini pensa di poter trattare i 5 stelle come servi sciocchi, utilizzandoli finché gli fanno comodo.

Se Salvini pensa che sia sufficiente promettere cose irrelizzabili per abbindolare masse di analfabeti funzionali.

Se Salvini pensa che gli italiani siano così sciocchi da trasformarsi in ultrà da stadio contro lo straniero, francese, tedesco o africano che sia.

Se pensa tutto questo, temo abbia ragione.

E mentre evidentemente lui ha ragione, noi invece, come ho letto da qualche parte su FB, se pensiamo che questa povera Italia sia regredita al 1938, sbagliamo di grosso. Quell’anno, se non altro, vincemmo i mondiali.

Potrebbe essere peggio?

Non potranno certo fare peggio di quelli che li hanno preceduti.

Un po’ quello che si diceva dei nazisti dopo la Repubblica di Weimar. O quello che dicevano di Berlusconi dopo tangentopoli. Probabilmente pensavano così anche i polacchi quando i russi li liberarono dai tedeschi. E a proposito di russi, ho letto che morto Lenin in occidente furono sollevati nel sapere che gli sarebbe successo il moderato Stalin, invece del radicale Trotsky.

Perché in fondo è un sentimento normale. Ognuno di noi spera sempre che le cose non possano andare peggio di come vanno. Siamo naturalmente portati a sperare che le cose miglioreranno o che comunque domani non potranno andare peggio di come vanno oggi.

Ma non è sempre così: purtroppo le cose possono anche andare peggio. Un proverbio dice che solo quando hai toccato il fondo, puoi risalire. Mica sempre però. A volte, quando hai toccato il fondo, puoi cominciare a scavare.

– Che lavoro schifoso
– Potrebbe essere peggio
– E come?
– Potrebbe piovere…

La Flat Tax spiegata a mia figlia (o è lei che la spiega a me?)

Interno sera. Tavola apparecchiata, TG1 delle 20. “Salvini ripropone la Flat Tax, cercando l’appoggio dei 5 stelle”

Io. Aridaje, ci riprovano con questa Flat Tax!

Mia figlia. Che cos’è la Flat Tax?

Io. Una furbata! Vogliono mettere un’aliquota di tasse unica, a prescindere dal redditto.

Mia figlia. Ma che vuol dire un’aliquota unica?

Io. Hai presente quando vai a mangiare la pizza con gli amici? Tu prendi una pizza margherita e l’amica tua si prende un piatto di carbonara, un filetto grana e rucola, le melanzane alla parmigiana e quando andate a pagare il conto ti propone di fare alla romana. Ecco, questa è la Flat Tax. Ti pare giusto?

Interno notte. Divano, luce soffusa, cane accucciato, libro.

Mia Figlia. Scusa papà, ma noi saremmo quelli che mangiano la pizza o quelli del filetto?

E niente, i giovani riescono sempre a vedere le cose da una prospettiva diversa.

Mi innamorerò di te (forse sì o forse no)

“Il gioco è un invito rivolto a un altro soggetto, che liberamente sceglie se accoglierlo o rifiutarlo; un volta stabilita la relazione, l’identità di ogni partecipante è messa in discussione: il soggetto si abbandona, si perde e può ritrovarsi unicamente interagendo con gli altri.”

Quello che scrive il mio amico Redbavon sul gioco, potrebbe essere replicato per le relazioni amorose. Quando ti innamori di un’altra persona la scegli, lei su un milione e speri che a sua volta lei ti scelga. Per attrazione, per stima, per affetto, perché hai dei valori condivisi, delle prospettive simili, degli obiettivi comuni. Anche solo per affinità. E quando scatta questa scintilla reciproca ci si abbandona alla relazione, si perdono le rispettive identità per costruirne insieme una nuova che valga per entrambi.

Ma quanto siamo disposti a perdere del nostro per creare insieme all’altro qualcosa di nuovo? Quanto possiamo venire incontro alle esigenze altrui, mettendo da parte le nostre? Quanto vogliamo persino rinnegare vecchie scelte, convinzioni ataviche, pur di stabilire questa nuova identità? “La donna sposa l’uomo sperando che cambi. E invece l’uomo non cambia. L’uomo sposa la donna sperando che non cambi. E invece cambia“. Così scriveva il compianto Luigi De Filippo e non aveva molti torti.

Perché va bene il venirsi incontro, va bene rimettersi in discussione, ma in fin dei conti, se davvero ti sei scelto fra un milione e sei stato scelto tra un milione, questa scelta era fatta sulla base di quel che eri, non di quello che potevi diventare dopo. Altrimenti il rischio è che un giorno ci potremmo guardare allo specchio e non riconoscerci più.

Vale sicuramente nelle relazioni fra persone. O almeno, fra persone adulte. Certo, per i bambini non vale.

Votantonio, votantonio, votantonio

Italiani! (Ho sempre sognato esordire in un post in questo modo. Anzi direi che già solo per questo posso considerarmi soddisfatto di questa esperienza elettorale!).

A dire il vero ultimamente questo blog sta diventando un po’ monotematico (e anche molto meno minchione del solito), così come successe quando ero andato a Cuba e poi ve le avevo triturate ben benino con quattro post sull’argomento. L’unica differenza è che a Cuba ci tornerei anche domani, mentre la campagna elettorale, un po’ come Venezia, è bella ma non ci vivrei. Una volta nella vita è più che sufficiente.

Che poi, lo sapete, già l’ho scritto altre volte, a me chiedere non è che proprio mi faccia impazzire. E in campagna elettorale tutti si aspettano che tu chieda il voto, magari offrendo in cambio chissà cosa. Mirabolanti promesse, laute cene, raccomandazioni. Quelli del calcetto – molto morigerati – si sono limitati a dire che quando mai venissi eletto devo pagare il campo da qui fino a giugno. E va bene, ci sta, comunque mi costerebbe meno che chiedere qualcosa. Figuriamoci il voto!

Poi ho scoperto una cosa abbastanza fastidiosa: quando sei in campagna elettorale le persone che incontri tendono ad ammiccare. Che vorranno dire? Tranquillo, io ti voto. Oppure: tranquillo, col cavolo che ti voto. O anche: tranquillo, tu pensi che io ti voterò, ma invece….Insomma, l’ammiccamento è ambiguo! Perché tanto mica lo sai chi ti ha votato e chi no. Che poi non so mica se sia un male! Perché se invece si votasse per alzata di mano tu sapresti che Tizio vuole un favore, Caio ha quel problema della zia, Sempronio vuole cambiare nome (e come dargli torto) e contano tutti su di te e ti hanno votato e quindi tu devi aiutarli. Invece è segreto! Così non devi niente a nessuno. Oppure devi qualcosa a tutti.

Comunque sia, sarà la crisi dei 50 anni, sarà che mai dire mai nella vita, in questo duemiladiciotto sto facendo cose che mai avrei pensato nella vita: imparare a nuotare (già mi tengo a galla e vado dove non tocco!), fare le iniezioni a mio padre, candidarmi alle elezioni. Da qui a fine anno magari potrei segnarmi ad una scuola di tango, oppure ad un corso di paracadutismo! Ma ora scusate che domani comincia il silenzio elettorale ed io vado a chiudermi in bagno con un imbuto per megafono…

Un pinguino all’equatore. Ovvero, ma che programma hai?

Avere un’idea alle dieci di sera è come essere un pinguino all’equatore. Soprattutto se il tuo amico, il tuo amico del cuore, è partito per il militare.

Così cantava Antonello quando ancora aveva i capelli e soprattutto qualcosa di interessante da dire. Effettivamente non so come la pensiate voi, ma trovo questa campagna elettorale di una bruttezza ontologica: al di là di insulti, attacchi ai “nemici”, slogan privi di collegamento con la realtà, promesse autentiche come monete da tre euro, cos’altro? C’è qualcuno che parla di idee, di programmi, di prospettive? Walt Disney diceva che la differenza fra un sogno e un obiettivo è una data. Ma qui non abbiamo neanche più i sogni!

E non ce li abbiamo più perché tutti parlano alla pancia degli elettori. Perché pensano che non ci sia più spazio per i sogni, che appunto quando ricevono una data diventano obiettivi. Molto più facile sparare sul bersaglio grosso: restituisco qua, taglio là, regalo questo, rimando a casa quelli. Slogan, promesse, insulti. Questa è oggi la politica italiana, almeno in buona parte.

Ma oggi non posso limitarmi a questo discorso, perché, come già vi ho raccontato, qualcuno mi ha tirato per la giacca e mi ha spedito proprio nel bel mezzo all’agone elettorale. E dunque, la domanda è, ma io che idee ho? Ce l’ho un programma? Potrei dirvi, sempre tornando alla citazione vendittiana iniziale, che il mio guaio è stato il fatto che il mio amico del cuore non è mai tornato dal militare, perché poi decise di mettere quella famosa firma. Però mi sa che non posso cavarmela così. E dunque, qual è il mio pinguino all’equatore?

Come ho già raccontato qui quello che mi si chiedeva in primo luogo era la condivisione di competenze. E dopo 25 anni passati ad occuparmi di consumerismo, tutela dei diritti, dialogo fra le parti sociali, strumenti di giustizia alternativa, questo potevo mettere in comune. Ma ho anche studiato! Le competenze delle Regioni sono una materia molto interessante, perché toccano degli ambiti essenziali nella vita quotidiani di tutti noi: dai trasporti alla sanità, dallo smaltimento dei rifiuti alla gestione dei servizi idrici. Settori strategici che devono essere gestiti con competenza e professionalità, bilanciando il costo per la collettività con la qualità dei servizi erogati.

E quindi, come dicevo, mi sono messo a studiare. Intanto (ma questo già lo sapevo), fra le tante cose fatte dalla giunta Zingaretti, proprio pochi mesi fa è stata rinnovata la legge regionale sulla tutela dei consumatori, che era ferma al 1992. E’ una buona legge, che dà poteri e strumenti di azione alle Associazioni. Ora si tratta di dargli piena applicazione. Come bisogna dare piena applicazione ad un’altra legge fondamentale, la n.244 del 2007, che all’art. 2 comma 461, prevedeva ed imponeva a tutti i gestori di servizi pubblici locali, di coinvolgere le Associazioni dei consumatori nell’individuazione degli standard del servizio, nel monitoraggio di questi standard e nella gestione del contenzioso attraverso procedure di Conciliazione. Nonostante i dieci anni trascorsi, legge ancora molto poco applicata (non solo nel Lazio, ma questo ci consola poco).

Insomma, in questo settore (ma in quanti altri come questo?) non dobbiamo inventarci nulla. Dobbiamo applicare le leggi che ci sono e dobbiamo fare in modo che ci siano le condizioni concrete per farle applicare. Tenendo conto del bene comune e di quel principio di inclusione che deve essere la stella polare per chiunque si trovi a gestire servizi di pubblica utilità. Coinvolgere le Associazioni che rappresentanto i consumatori, renderle interlocutori primari, significa aprire un canale diretto con i bisogni dei cittadini. Ma soprattutto significa avere una garanzia in più che ci siano condizioni che mettano tutti i cittadini in grado di avere accesso ai servizi, senza distinzioni di alcun genere.

Penso che questa esperienza, almeno a livello personale, si concluderà alle 23 di domenica 4 marzo. Tornerò al mio lavoro (che del resto non ho certo abbandonato!) e a scrivere cose un po’ più leggere sul blog. Ma al di là del risultato che otterrò, sono già soddisfatto così. E sono sempre più convinto che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, dovrebbe mettere a disposizione il proprio tempo, le energie e le proprie competenze per provare a dare un contributo alla costruzione di una società migliore. Perché come diceva Don Milani, “a che serve avere le mani pulite se poi si tengono in tasca?

Non scopate coi fascisti!

Tutt’al più passate insieme lo straccio. Con la camicia nera, così non si vede se si sporca. O al massimo fatevi aiutare a spolverare. Con il Fez secondo me verrebbe via anche la polvere più nascosta. Potete stirare insieme o fare la lavatrice. Fatevi portare la spesa, fategli sparecchiare, stendere i panni, piegare i calzini, ma scopare niente, non se ne parla. Me l’immagino la scena, con il povero camerata privato degli affetti più cari:

  • Tesoro non fare così, dai, una volta ho persino votato per Saragat!
  • Orrore, orrore, allora sei pure socialdemocratico!
  • Ma no, dai non prenderla così. Alle elementari la maestra mi aveva pure insegnato Bella ciao!
  • Niente da fare, non m’incanti!
  • Pensa che da piccolo mio cugino mi ha pure regalato la squadra di subbuteo della Dinamo Mosca!
  • No, niente!
  • E in cameretta avevo pure il poster di Che Guevara!
  • Ho detto che non te la do!
  • Ma allora che devo fare? Dimmi, dimmi che devo fare!

P.S. Cara Cecilia. Io non ti conosco, ma non posso non volerti bene. Sei la figlia di Gino, una volta ho persino dato il 5 per mille ad Emergency, state in posti pericolosissimi, aiutate gli ultimi, ci siete là dove non c’è più nessuno, in mezzo ai malati, le bombe, le epidemie, la fame, la carestia. Siete degli eroi. Ma io dico: c’era proprio bisogno? Con questo clima avvelenato, con quei scemi che inneggiano a Tito e alle foibe, con Burlesquoni che torna in auge, Salvini che gioca a fare il leader, con la gente che ha paura, che è pronta a credere al primo imbecille che promette quello che non può mantenere. C’era proprio bisogno? Dice, ma era una battuta. Be’, non faceva ridere. Ma era una battuta! Cecilietta cara, per caso vuoi metterti a fare il comico? Mi pare che abbiamo bisogno di tante cose in questo Paese, di tantissime. Di comici no, ne abbiamo fin troppi.

PPSS. Ringrazio Alessandra del blog https://intempestivoviandante.wordpress.com/ e anche la Dama di https://ladamadistratta.wordpress.com/ che mi hanno fatto delle osservazioni utili ad esprimere meglio quello che avevo in testa. E quindi, sulla base anche di quello che discutevo con loro, cara Cecilia, se tu fossi mia figlia (quindi io sarei Gino Strada? Fico!) e quindi ai miei occhi fossi la più bella ragazza del mondo (come lo possono essere solo le figlie agli occhi dei padri) ti direi, “bella di papà, non farei tanto la schiffettosa. Lo dice pure il proverbio, chi disprezza compra. In fondo, puoi sempre provare a fargli cambiare idea. E magari davvero poi gli insegni Bella ciao”.