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E fu sera e fu mattino. Teogonia trumpiana

Lunedì. Ci riprenderemo il canale di Panama
Martedì. Annetteremo la Groenlandia
Mercoledì. Il Canada diventerà il cinquantunesimo Stato
Giovedì. Occuperemo Gaza e ne faremo la riviera del Medio Oriente
Venerdì. Faremo finire la guerra in Ucraina in cambio di 500 miliardi di terre rare Sabato. Metteremo i dazi con la Cina, il Messico, l’Unione Europea

La domenica, con un abbronzatura da far invidia a Carlo Conti, si riposò per andare i vedere il Superbowl. Peccato che i suoi Kansas City Chiefs persero in finale contro gli Eagles Philadelphia. Ma questo solo perché lui si era limitato a tifare e non era sceso in campo.

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I 10 modi di fare gli auguri

Tempo di Natale, prossimi alla fine dell’anno, tempo di auguri. Un tempo c’erano i bigliettini e le telefonate, poi c’è stato il passaggio con le email, ora vanno alla grande i video su Whatsapp. Cambiano i mezzi, restano però alcune tipologie ben definite. E così ritiro su questo post con una bella classifica dei 10 modi di fare gli auguri. Ognuno si scelga il suo!

Cordiali auguri. Che si contrappongo a quelli Distinti. Un po’ la differenza fra un bacio e una stretta di mano. Ma si differenziano anche da quelli scortesi: tipo quando fai gli auguri, ma in realtà stai pensando “mavattenafanc….”. Melensi

Auguri sinceri. Ah perché vorreste farmi credere che in realtà ci stanno pure quelli falsi? Ma falsi tipo le monete o taroccati tipo le borse che si comprano sulla spiaggi? Diffidate gente, diffidate! Farisaici

Tante care cose. Questo è come una canzoncina, un augurio che va detto tutto di filato: tantecarecose, come uno scioglilingua, come tracannare un bibita dissetante. Resta da capire quali siano ‘ste cose che si augurano. Però sappiamo che sono tante. E non sono a buon mercato. Cantilenati

Anche a te. Tu sei lì che ti scervelli tirando fuori metafore ardite, ricorrendo ai versi dei poeti, ce la metti tutta per raggiungere vette di originalità, tenerezza, amore e quell’altro che fa? Il muro. Come quando da ragazzini giocavamo a in cortile con una palla e una racchetta. Tennistici

Anche a te e famiglia. Una variante tipicamente italica. E chi è che non tiene famiglia! Però mi viene un dubbio: ma quale famiglia? E soprattutto, fino a che grado di parentela vanno estesi? Anche alla zia di Bergamo e la cognata di Verona? Consanguinei

Auguroni. Me li immagino belli grassi, con la pappagorgia e una fetta di pandoro trasudante burro e zucchero a velo. Ma sì, fai vedere che esageriamo, mica siamo qui a lesinare auguri! Adiposi

Augurissimi. Questa è una variante del precedente, ma con una forma più snella, più allungata. Il modello spider, per intenderci. Superlativi

Sentiti auguri. Quindi non visti. E nemmeno assaggiati, o odorati: uditivi! Infatti vengono bene se accompagnati da lukulele e canzoncine natalizie. Sensoriali

Auguri di cuore. certo, auguri di fegato non li ho mai sentiti. Oppure che so, auguri di reni…potrebbero essere varianti originali. Corporali

Auguri affettuosi. Sono quelli che da piccolo aborrivo: quelli con il bacio sulla guancia a labbra bagnate, che mi faceva fuggire da nonne e zie neanche avessi avuto paura di prendere l’erpes. Sdolcinati

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18 (+ 40), ovvero come essere supereroi

Conte dice che il Movimento 5 Stelle non è di sinistra, ma sta in Europa in un gruppo che si chiama “The Left”. Non è nemmeno di destra anche se sulla vicenda Ucraina ha la stessa opinione di Salvini, Orban, le Pen. Qualcuno potrebbe pensare che lui, come in generale tutto il Movimento 5 Stelle (non dimentichiamoci che abbiamo avuto come Ministro degli esteri Giggino Di Maio e come Ministro dei trasporti Toninelli!), sia la dimostrazione che viviamo in un mondo meraviglioso, dove ognuno può arrivare ad essere chiunque voglia. Un po’ come il draghetto Grisou che voleva diventare pompiere.

In realtà, quello che non è stato subito chiaro è che lui ci sta indicando una strada, un modo di vivere. Ci sta dicendo, smettetela di preoccuparvi se non sapete se andare in vacanza al mare o in montagna. Lasciate da parte le ansie quando non sapete quale facoltà scegliere dopo il liceo o quale lavoro sia meglio per voi. E forse anche la scelta dell’uomo o della donna con cui vivere insieme, sono alla fine sopravvalutati!

Possiamo essere chi vogliamo! Oggi avvocati, domani primi ballerini del Bolshoi, la prossima settimana predicatori neopentacostali e il mese prossimo pescatori di alici. D’altra parte avreste mai pensato che uno con i capelli di Trump potesse diventare presidente degli Stati Uniti, non una, addirittura due volte? Dai, è un mondo meraviglioso! Questo ci vuole dire l’esimio avvocato Conte: possiamo essere supereroi! Ma io ho sempre preferito Peter Parker all’uomo ragno. Non mi va di essere un supereroe, troppo faticoso. però in compenso ho deciso che oggi compio 18 anni!

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Gli occhi di Bette Davis, Pedro e la bellezza noumenica

Io non lo so davvero come fossero questi benedetti occhi di Bette Davies. Diciamo pure che erano belli. Ma certo mai quanto la canzone di Kim Carnes, che è oggettivamente bella. Non ci possono essere discussioni, non è uno di quegli argomenti, che so, come il tempo della cottura della pasta, che si prestano ad interpretazioni. A qualcuno piace al dente, ma quanto al dente? Dov’è che finisce la cottura al dente e inizia la pasta scotta? Già in casa è sempre una discussione, figuriamoci se dovessimo allargare il campo. Ognuno ha il suo tempo ideale di cottura.

Bette Davies Eyes no. E’ bella in sé. Una volta avrei detto anche il prosciutto crudo. A chi è che non piace il prosciutto crudo? Dolce, stagionato, io ne mangerei a quintali. Eppure non è così. Alla mia dolce metà non le piace. Una cosa che dopo 40 anni stento a comprendere. Posso capire la coratella con i carciofi. Ne vado pazzo, ma arrivo ad ammettere che possa anche non piacere. Ma il prosciutto crudo? Va be’, ma non divaghiamo. Bette Davies Eyes è una sicurezza. E’ vecchia, ma sempre coinvolgente, ti dà quella carica, ti suscita quelle emozioni, ti trascina con sé in orizzonti lontani, con un ritmo che ti prende e non ti lascia più. Un po’ come Pedro. Ecco sì, forse giusto come un goal di Pedro.

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A chi l’ora solare? A noi!

E così ci appropinquiamo di nuovo a questa stratosferica rottura d scatole del cambio dell’ora. Ho già scritto altre volte che odio l’ora solare, il buio alle quattro del pomeriggio, l’idea che poi tra qualche tempo dovremo tornare all’ora legale e starò rimbambito per due settimane per la sveglia anticipata, il dover cambiare l’orologio della macchina che ogni volta mi impicco a capire come si fa.

Quest’anno però, per tenere alto l’umore dei cittadini e confermare il suo gradimento nell’elettorato, la nostra grande premier ha lanciato l’iniziativa, “spostiamole insieme”. Le lancette, ovviamente. Anche perché ultimamente in altri tipi di spostamenti non le è andata troppo bene. C’è tempo fino alle a stanotte alle 24, è sufficiente compilare il modulo presente nel sito della presidenza del consiglio e fra tutti i partecipanti verrà estratto a sorte un fortunato vincitore.

Cosa si vince? Un nuovo ministro della cultura? Ma no, molto di più! Il fortunato vincitore si vedrà bussare alla porta stanotte alle 2 e 59, dalla premier in persona che verrà a spostare tutti gli orologi di casa di un’ora indietro. D’altra parte lei è una che ama guardare indietro, molto indietro, quindi perché stupirci?

Ma non è un’idea fantastica? Non ve lo aspettavate eh! Dopo aver offerto la colazione a tutti, dico tutti i pensionati d’Italia (3 euro, cappuccino e cornetto) ecco quest’altra fantastica iniziativa. Dall’altra parte dell’oceano Elon Musk fa una lotteria da un milione di dollari fra tutti gli elettori di Trump, poteva l’italico ingegno essere da meno?

Quindi se sarete svegliati nel cuore della notte, non vi preoccupate. A chi l’ora solare? A noi!

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(Not) in my name

Tre anni fa Paola Egonu fu scelta come portabandiera della nostra nazionale olimpica. Con grande disappunto di qualcuno che non la riteneva abbastanza rappresentativa delle genti italiche. Non potevo non dire la mia e oggi mi pare opportuno ricondividere quelle considerazioni.

Il portabandiera è un simbolo. Un’immagine che rappresenta tutti, che racchiude in sè una moltitudine di individui. Tutti diversi, ma tutti riuniti, tutti compresi all’interno di un insieme.

Una volta era in battaglia, oggi per fortuna solo alle Olimpiadi, ma comunque seppure solo ai giochi, il portabandiera è il rappresentante di una nazione. Ci rappresenta tutti perchè tutti ci possiamo riconoscere in lui. Ma oltre il portabandiera nazionale ci sono poi quelli olimpici, che non rappresentanto il singolo Paese, ma tutto il mondo, tutte le nazioni insieme.

Ma ora ditemi, con tutta l’apertura mentale possibile, come faccio a riconoscermi in Paola Egonu? Fatemi capire, l’avete scelta come portabandiera perchè rappresentasse non solo tutti gli italiani, ma tutti i cittadini del mondo? Ma l’avete mai sentita parlare? Come potrei mai riconoscermi in lei? Come potrei mai sentirmi rappresentato da una come lei? Una che parla con quel dialetto Veneto? E dai su, non scherziamo!

P.S. Invece sto a scherza’ Paole’. Faje vede’ chi sei! Sentire Adinolfi e tutti i nazisti dell’Illinois de noantri che schiumano rabbia non ha prezzo…..daje Paoletta, daje!

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Le Olimpiadi sono belle ma non ci vivrei

Una volta c’erano le cerimonie inaugurali delle Olimpiadi. Che quando si svolgono d’altra parte del mondo ti fanno stare sveglio ad orari improbabili. Stavolta no, erano dietro casa, peccato che invece degli atleti si parlava soprattutto della grandeur francese, con annessa ultima cena in salsa trans. Dove trans sta per transaminasi. Da record olimpico, quelle degli atleti dopo un bagnetto sulla Senna.

Ma l’importante si sa è partecipare, lo diceva anche Gaber, anzi lo cantava: libertà non è stare sopra un albero e nemmeno il volo di un moscone, libertà è partecipazione. Non quando arrivi quarto e vinci la medaglia di legno, perché poi arriva una vecchia spadaccina inacidita che ti spiega che invece conta solo vincere. “Vincerè e vinceremo“! Anche se qualcuno invece preferisce defilarsi, perché si accorge che i pugni fanno male. Non tanto male come l’acqua della Senna, ma comunque anche quelli rischiano di aumentare il mal di fegato. D’altra parte si sa, le donne non vanno colpite nemmeno con un fiore, perché mai dovrebbero prendersi a pugni?

E meno male che almeno alle Olimpiadi si spara solo ai piattelli, perché in giro c’è invece chi spara a ben altro. Che poi mi sono sempre chiesto, ma quelli che fanno questi sport particolari, che sparano, tirano con l’arco, vanno su barchette improbabili, volteggiano su strani attrezzi, nei quattro anni tra un’Olimpiade e un’altra, che fanno? Dove stanno? Come passano le domeniche? Chissà. Però forse almeno loro non devono stare in pena ogni estate per la campagna acquisti della Lazio. Non perdono tempo a insultare Lotito e si potranno godere la prossima cerimonia inaugurale delle Olimpiadi.

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Moglie e buoi

Moglie e buoi dei paesi tuoi! E così questa Elena Donazzan ha pensato bene di rispolverare l’antico adagio per farne il suo manifesto elettorale in vista delle prossime europee. D’altra parte quell’altro genio di Salvini adotta lo slogan “Più Italia meno Europa”, che per elezioni europee mi sembra più esilarante di una battuta di Stanlio & Ollio, quindi perché stupirci.

Peccato che io non mi sia voluto cimentare in quest’agone elettorale, altrimenti avrei certamente preso spunto da questa Donazzan. Però sarei andato più a fondo, al vero nocciolo del problema. Perché non c’è dubbio che i matrimoni misti siano una vera calamità, un’autentica piaga sociale, ma la questione veramente spinosa non è quella fra cattolici mussulmani. Ma quando mai!

I peggiori, a livello di conseguenze future, per le civili convivenze e per l’equilibrio psicofisico dei figli, quelli che potenzialmente possono fare danni seri e irrecuperabili, cari viaggiatori ermeneutici, sono i matrimoni misti tra laziali e romanisti!

P.S. Quando sento questi cialtroni ogni volta i miei buoni propositi di non andare più a votare vengono traditi. Niente da fare, mi tocca andare anche questa volta!

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Tempo al tempo

In questi giorni, complice la macchina dal meccanico, mi è capitato di riprendere la metropolitana. Rispetto a quando prendo la macchina, alla fin fine il tempo per arrivare in ufficio è su per giù lo stesso, solo molto più scomodo. Soprattutto riflettevo su una cosa e una domanda mi è sorta spontanea.

In mezzo alla gente infatti, ti rendi conto che le persone hanno tempo per un sacco di cose. Hanno tempo per leggere un libro o per ascoltare della musica. Hanno tempo per stare sui social o per chattare con qualcuno. Hanno tempo per pianificare una vacanza o per finire un lavoro. Hanno tempo per impicciarsi degli affari altrui o per arrabbiarsi al telefono con la linea che va e viene. La gente ha tempo per un sacco di cose. E quella domanda continua insistente dentro di me.

Perché poi vedi che le persone hanno tempo per fare un giochino elettronico, qualche boomer come me addirittura azzarda una Settimana Enigmistica. Hanno tempo per portarsi appresso un cane e qualcun altro una bicicletta. Hanno tempo per mangiare uno snack, per dare una moneta al solito suonatore ambulante, hanno tempo per parlare della Roma e della Lazio e per insultare il politico di turno. E la domanda rimane appesa senza una possibile risposta.

E perciò, cari viaggiatori ermeneutici, è davvero impressionante constatare che le persone hanno tempo per così tante cose. Ma allora mi chiedo e vi chiedo, perché mai non hanno tempo per lavarsi le ascelle?

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Metasemantica Sarriana

E così anche il Comandante Sarri ha dovuto archipattarsi alla situazione. Proprio lui che affistellava gli altri con un eloquio sdareddo, che non lasciava mai sostiri o malgiurisdi, si è dovuto mastrappare venendo meno ai grandi sogni. I giocatori da parte loro si sono subito affistellati a sdolgiornare la loro posizione, forse scantesi che un domani qualcuno potesse asdordinare proprio a loro l’accaduto. E in parte è così. Così come in parte la responsabilità è pure nell’ostigaria che Sarri ha sempre messo nelle scelte. Ma lui è malverscio, si sapeva, pensare di ordinizzarlo era pura pancrasia!

In ogni caso sappiamo tutti chi è il vero e quasi unico distorgabile di quanto successo: l’immanordabile Lotito, che passa pure per concleso, come se non fosse contento di risparmiare un po di sderenghi e ricominciare con qualche altro maltorvisato. Ora si parla di Tudor. Certo, visto mai si scegliesse un caripante col DNA laziale!

Noi comunque lo accoglieremo con la solita sdarenga bentornista e l’entropismo che non ci manca, perché in fin dei conti, hai voglia a dire che è solo un torgio e che le cose sdruse sono altre, ma cos’è che ci fa sdremare il cuore, cos’è che allonia o sdirupa le nostre giornate, se non le sorti della nostra beneamata? E quindi, che sarà sarà, in alto i cuori fratelli biancocelesti, che prima o poi l’astragante ci sorriderà.