Viviamo momenti difficili: un post coprologico (solo perché definirlo di merda pareva brutto)

Eh sì. Fuori dai mondiali, dentro una situazione politica difficile, con una crisi economica che non accenna a finire ed un’emergenza migratoria che sembra senza soluzione. Le nostre bacheche di FB, i discorsi che si sentono al bar, tutto è avvolto in un pessimismo senza orizzonti, apparentemente senza speranze. Anche i rapporti più solidi entrano in crisi, amicizie di una vita vengono messe in dubbio perché i toni sono saliti in modo esponenziale e la rabbia covata chissà da quanto tempo ha tracimato e preso il sopravvento in ogni discussione.

Insomma, siamo nella merda. E più cerchiamo di distrarci, più ci intossichiamo: leggi un post sullo stadio della Roma (ah ah ah, buona questa!) poi uno su Salvini e gli immigrati, Trump e Macron. Come si fa a liberarsi dalle tossine delle polemiche? Per fortuna, grazie allo spunto della mia amica Enrica, possiamo sempre provare a tuffarci nella poesia bucolica, nelle spenzierate filastrocche dell’infanzia. Torniamo bambini per un po’ e andiamo sotto il ponte di Baracca, dove il buon Mimì, sta lì a far la cacca. La fa dura dura dura, il dottore la misura, la misura trentatrè, uno due e tre. E qui si aprono le discussioni.

Prima di tutto: va be’ la crisi politica, va be’ che non ci danno il reddito di cittadinanza (ah ah ah, buona anche questa), ma perché ridursi a fare la cacca sotto un ponte? E poi questa cacca, dev’essere per forza dura dura? Che uno già sta rovinato sotto un ponte, deve per forza farsi uscire le emorroidi? Mimì, dammi retta, mangiati un po’ di verdura, qualche prugna, un po’ di lenticchie!

La figura davvero inquietante però è questo dottore. Sarà lo stesso che c’ha un comò, tre civette e una figlia di facili costumi? Chi lo sa. Comunque sia, come gli viene di andare sotto un ponte a misurare la cacca? E poi, come la misura? Con un metro? Con una bilancia? Enrica, giustappunto, suggeriva che potesse misurarla col termometro. Ma quel 33 è lo stesso che ti dicono di dire quando ti auscultano? O forse richiama i trentini che entrarono a Trento? Certo fossero i chili, sarebbe una bella liberazione. Mi immagino questo povero Mimì che va in giro per mari e per monti a cercare il ponte giusto, magari quello che sta a ponente e tappe tappe ruggia e poi finalmente, una volta che l’ha trovato, si libera come si deve.

Certo, nel frattempo che cercava il ponte che lo ispirasse si è provocato un blocco intestinale e allora forse 33 è il grado di durezza della cacca. Oppure sono i giorni di mancata evacuazione. Un’altra ipotesi un po’ inquietante è che quei 33 fossero i metri. Ma in quel caso il povero Mimì avrebbe partorito una specie di pitone, un verme solitario di merda tale da poterci legare tutte le arcate del ponte.

In ogni caso, fossero chili, metri, gradi o litri (no, litri no, se no non era dura), ‘sta cacca di Mimì sta tranquilla sotto il ponte, mica come quelle disseminate per le vie di Roma. Che da quando c’è questa giunta di cialtroni incapaci la pulizia delle strade……….eh no, niente, non ce la faccio. Che avete per caso qualche altra filastrocca per distrarsi?

21 thoughts on “Viviamo momenti difficili: un post coprologico (solo perché definirlo di merda pareva brutto)

  1. beh sempre meglio queste filastrocche che la pubblicità di certi rimedi farmacologici che all’ora di pranzo di propongono pruriti intimi, ascelle pezzate alla Franchino (cit. Fantozzi) e perdite ematiche gengivali. Per non parlare di quello che di notte si fa un mazzo tanto solo perché si vergogna di dire alla moglie che ha la prostata messa male.
    Ho letto molte filastrocche in questi sette anni di nanerottoli affamati di storie quando le tue pile giornaliere si sono esaurite tanto che non riusciresti a cambiarci un canale televisivo, ne ho lette molte e la reazione dei bimbi è tra chemminchiastaidicendo e vabbè però è divertente e vabbè così papà ci sta vicino finché non ci addormentiamo (o si addormenta lui).
    Insomma, secondo me, nei confronti della vita quotidiana che dimmerda ce ne scarica neanche fossimo un campo bio-qualcosa, si dovrebbe avere un minimo di questa predisposizione a lasciare perdere la spiegazione razionale, svegliarci la mattina dopo e vedere cosa fare nel nostro piccolo.

  2. 🤣🤣🤣🤣🤣🤣non avevo mai riflettuto al significato di quella canzoncina!!! 🤣🤣🤣🤣 ps. Io ho troppa paura di questa atmosfera terribile, mi sembra il preludio a qcs di brutto brutto che non ho il coraggio di scrivere.

  3. Giac, io soffro di una stitichezza ancestrale. Roba che lo segno sul calendario quando capita l’evento. Ti prometto che quando succederà andrò sotto un ponte, la farò misurare da un esperto di dichiarata fama e chiamerò tutte le tv ed i giornalisti affinché possano testimoniare del fatto urbi et orbi. Giac, grazie di esistere.

  4. E’ vero, il momento è tremendo… almeno tu mi hai fatto ridere… davvero degno della citata Enrica, che anch’io adoro…
    “Sotto il ponte c’è tre conche / passa il lupo e non le rompe, passa il canin del re/ e le rompe tutte e tre!”. Ti suggerisco questa, di filastrocche: anche qui c’è un ponte e tanta critica sociale!!! oppure anche “Cecco Rivolta rivoltava i maccheroni, se la fece nei calzoni la su mamma lo picchio e per dispetto ce la rifò”… perché un po’ di cacca ci vuole sempre….

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