La potenza della narrazione è tale che, come già ricordato nel primo post dedicato a questo argomento, chi scrive, insieme alla trama del suo racconto, spesso si ritrova anche a creare i destinatari della sua storia. Come chi lancia nel mare il classico messaggio nella bottiglia e si immagina chi sarà poi l’anonimo lettore che resterà prigioniero e insieme desiderato ospite, delle sue parole.
Il mio saggio amico (!) Wittgenstein in effetti diceva che “di ciò di cui non si può parlare si deve tacere”: in effetti sarebbe una regola di buon senso, se non fosse però continuamente smentita dai fatti. Se realmente applicata ci ridurrebbe al silenzio proprio su ciò che maggiormente vogliamo parlare. Come si fa a parlare di amore? Come si fa a parlare della morte, del significato della vita, di Dio? Ma allo stesso tempo, come potremmo non parlarne?
Chi racconta una storia presume di avere qualcosa da dire, presume ci sia qualcuno interessato ad ascoltarla, presume che qualcuno raccolga la bottiglia. Presume di avere la forza, la capacità, il permesso di parlare anche di ciò su cui si dovrebbe tacere. Siamo molto presuntuosi! Ma una volta finito il compito dovremmo fare un passo indietro, come i genitori rispetto ai figli. Il narratore si fa da parte ed il destinatario, il lettore della storia, ne entra a far parte, come elemento determinante, protagonista e non solo fruitore.
La scorsa settimana la mia amica Alice nel suo blog, parlava della differenza fra fra autori e scrittori. Non saprei bene come classificarmi, certamente quando scrivo cerco sempre di immaginare chi poi leggerà e inevitabilmente sono influenzato da questo dialogo a distanza con questo qualcuno lì fuori. E’ per questo che, comunque ci si voglia definire, rimango dell’idea che più di chi narra o di chi scrive, sia importante la narrazione. E’ lei che dovrebbe rimanere la protagonista assoluta.
Le presentazioni dei miei libri mi mettono sempre a disagio, forse proprio perché inevitabilmente sei al centro dell’attenzione, quando invece appunto, il protagonista dovrebbe essere la narrazione. Ed i lettori. Proprio la potenza della narrazione fa sì che siano molto più importanti i lettori rispetto al narratore: una storia non letta, una canzone non ascoltata, un filmato non visto, di fatto non esistono. Ma una volta narrata, la storia ha una vita propria, che si dipana e si arricchisce attraverso i lettori ed il narratore non ha più alcun potere su di essa. Deve solo sperare che qualcuno raccolta la bottiglia e tiri fuori la storia. Deve solo chiedersi, “c’è qualcuno là fuori?” E quando scopri che effettivamente qualcuno c’è, allora davvero puoi ritenerti soddisfatto.
Romolo, non sapevo che tu avessi scritto dei libri! Penso sia diverso scrivere un libro, dallo scrivere due righe sul blog. Ovviamente nel libro c’è im impegno diverso, un modo di esporre fatti per poter arrivare ad una parte di pubblico particolare, interessata a qull’argomento. Molto più complicato secondo me che non ho queste velleità. Il blog lo scrivo come se parlassi ad un’amica, un amico, persone che non mi danno soggezione alcuna!
Complimenti e auguri per le tue scritture!!! 🙂 🙂
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Ho letto i tuoi tre post sul tema della narrazione e commento qui, un po’ perché è l’ultimo, un po’ perché mi hai citato e mi fa davvero tanto piacere ♥, un po’ perché hai ritato in ballo un argomento che mi sta molto a cuore: il rapporto tra narrazione e lettore.
Se una storia viene scritta, ma non viene condivisa e quindi viene letta solo da chi l’ha creata, esiste? Secondo me sì, secondo me uno scrittore è tale anche se scrive e tiene tutto in un cassetto, impedendo alla sua storia di venire letta da altri. E questo perché la storia esiste lo stesso, esiste per chi l’ha creata e non perde “valore” solo perché non è stata letta. Poi, certo, lo scrittore perde una parte essenziale dell’esperienza di scrivere, perché il confronto con il lettore aggiunge sempre qualcosa alla narrazione.
Sul discorso influencer, è una narrazione molto potente che arriva a tantissime persone. Ci vorrebbe una maggiore capacità critica, da parte di chi ascolta, e un maggiore senso di responsabilità, da parte di chi racconta.
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