Avatar di Sconosciuto

Il paradosso della tolleranza

Dire che a Gaza si sta compiendo un genocidio non significa essere antisemiti. Affermare che Netanyahu va condannato per crimini contro l’umanità non significa essere nemici degli ebrei.  Riconoscere l’esistenza di uno Stato Palestinese non vuol dire sostenere i terroristi di Hamas.

Contrastare l’invasione di Gaza e la deportazione della popolazione Palestinese non dovrebbe essere un tema divisivo. Come pure fare in modo di interrompere in ogni modo la strage degli innocenti, impedire a tutti i costi che bambini continuino a morire di fame o sotto le bombe.

Popper parla del paradosso della tolleranza. Infatti, per quanto possa sembrare paradossale, per difendere la tolleranza non si può tollerare l’intolleranza. Una società tollerante non può e non deve tollerare l’intolleranza. Non si può e non si deve tollerare Netanyahu e nemmeno Hamas, perché sono due facce della stessa medaglia, in cui ognuna ha bisogno, si nutre e giustifica la sua esistenza solo nel confronto/scontro con l’altra.

Quello che è accaduto il 7 ottobre ci fa orrore e va condannato senza alcuna remora o giustificazione. Però adesso, cari viaggiatori ermeneutici, proviamo a fare un esperimento di fantasia. Proviamo ad immaginare la trama di un film con una storia ambientata nella Germania degli anni 40: un gruppo di ebrei si organizza e per contrastare i nazisti fa una strage in mezzo alla folla durante una sfilata militare, ammazzando centinaia di persone. Vi lascio con questo dubbio: siamo proprio sicuri che nel film verrebbero definiti terroristi?

3 thoughts on “Il paradosso della tolleranza

  1. Mi perdonerai se mi dilungo, ma il tema è delicato e mi fa piacere parlarne con te. Ti seguo da tempo e continuo a farlo con grande stima, proprio perché anche quando non condivido le tue opinioni, trovo nei tuoi post un raro equilibrio e una lucidità che stimolano il pensiero. Credo che su molti temi siamo politicamente distanti, ma questo non ha mai intaccato il rispetto che nutro nei tuoi confronti.
    Su questo argomento, però, parto da un punto di totale convergenza: la condanna netta sia di Netanyahu che di Hamas. Due facce della stessa medaglia, come hai scritto, che si alimentano a vicenda in una spirale di violenza e legittimazione reciproca. È una che rende impossibile ogni passo verso la pace.
    Proprio per questo, mi sono sempre chiesto come sia stato possibile che l’intelligence israeliana, tra le più sofisticate al mondo, sia stata colta di sorpresa il 7 ottobre. È quantomeno strano.
    Personalmente, non mi definisco “pro Palestina”. Per ragioni storiche e culturali, tendo a riconoscere la legittimità dello Stato di Israele. Ma questo non significa chiudere gli occhi davanti all’orrore della morte dei bambini a Gaza.
    Quello che fa Israele rientra in una logica cinica e disumana. Però, credo che ci sia anche una relazione stretta tra Hamas ed i civili palestinesi, anche se questi ultimi forse non hanno alternativa e si devono schierare per forza, per sopravvivere.
    In quell’area, da decenni, Israele è percepito come un corpo estraneo, osteggiato da governi, milizie e parte della società civile. Questo rende il conflitto ancora più intricato, e più lontano da una soluzione.
    In fondo, credo che il vero nodo sia proprio questo: non ci sono “buoni” in senso assoluto. E chi si arroga il diritto di rappresentare la giustizia o la “parte giusta della storia” rischia di semplificare una realtà che è tutto fuorché semplice.
    Più che schierarsi, mi interessa capire. E mi tormenta la domanda su cosa si possa fare, concretamente, per interrompere questa spirale. Forse non c’è una risposta unica. Ma il confronto, anche tra posizioni diverse, è già un passo nella direzione giusta.

    Piace a 1 persona

  2. In questo caso siamo assolutamente d’accordo. Purtroppo soluzioni a breve termine non ce ne sono, ormai anche l’idea dei due Stati è praticamente irrealizzabile, per colpe o responsabilità di entrambe le parti. Però al momento è evidente chi sia l’aggressore e chi l’aggredito, almeno facessero in modo di fermare la mattanza degli innocenti. Poi tempo per una soluzione politica ci sarà in seguito

    Piace a 1 persona

Lascia un commento