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Del diventare necessario

Da quando non ne possiamo più fare a meno? Dei cellulari ormai è stato detto. E’ vero, noi siamo cresciuti senza, giravamo di notte, ci davamo appuntamenti, riuscivamo ad esserci quanto contava, senza di loro. Ma soprattutto non avevamo la certezza e non davamo per scontato che ci saremmo stati immediatamente, in qualsiasi momento e in qualsiasi situazione. Eravamo aperti, eravamo preparati all’imprevisto, avevamo una flessibilità e una capacità di adattamento che oggi non sono più tollerate. Oggi è diventato assolutamente indispensabile persino sapere (in tempo reale) se qualcuno ha letto o meno un messaggio (è connesso? Ci sarà campo? Avrà letto? Perché non risponde?)

Avevamo le cartine stradali, chiedevamo indicazioni e se c’era un incidente o qualsiasi imprevisto mancavamo gli appuntamenti (a parte i disturbati mentali che uscivano due ore prima, perché prevenire è meglio che curare). Ad un certo punto hanno cominciato a circolare i navigatori, ma c’era sempre molta diffidenza. Potevano al massimo suggerire, nessuno ci si affidava come fossero il nostro Virgilio nella selva oscura. Ma oggi sapremmo arrivare da qualche parte senza google maps?

C’era il negozio sotto casa e i supermercati. Ovviamente chiusi ad una certa ora e la domenica. E se finiva qualcosa? A memoria mia non è mai finito niente al punto da disperarsi (al massimo forse le sigarette per i più viziati) o forse semplicemente ce ne facevamo una ragione e aspettavamo senza problemi la futura riapertura. Avere a casa la qualsiavoglia cosa è una bellezza, per carità, ma da quando è diventato necessario?

Con un abbonamento posso vedere un catalogo di film che non basterebbe una vita per vederli tutti. Con un altro ho la possibilità di ascoltare qualsiasi musica, da Bach a Coez, passando per gli Inti-Illimani e i canti popolari sardi. Se voglio poi, con un altro abbonamento, ho un’intera libreria a disposizione a portata di clik. Magari poi vedremo solo i film più famosi, ascolteremo solo la musica del nostro cantante preferito e leggeremo il solito libro, ma vuoi mettere la possibilità di avere qualsiasi cosa?

L’accelerazione tecnologica degli ultimi trent’anni ci ha proiettato in una dimensione diversa, dove tante cose sono più comode (ma tante altre sono più complicate). Niente però è gratuito e dove qualcosa è gratuita vuol dire che il compenso sei tu, con i tuoi dati, i tuoi gusti e le tue preferenze. Niente è gratuito se pensiamo a chi paga la possibilità che abbiamo di ordinare una cosa questa mattina e averla a casa la sera stessa, con intere filiere di lavori, magari dall’altra parte del mondo, sottopagati e con ritmi degni delle più spietate catene di montaggio.

E ora anche voi di Poste fate pagare lo Spid? Lo so, è una rottura, ma ormai neanche di quello possiamo farne a meno. Quindi paghiamo questi 6 euro e rassegnamoci!

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