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Dilaga anacronistica la musica di ieri

Aveva ragione il buon Sergio Caputo, è proprio così! Perché niente come la musica riesce a riaccendere le sensazioni del tempo che fu. Niente come la musica riesce a farti rivivere esattamente le stesse sensazioni di quel giorno particolare quando accadde quella cosa. E proprio quella giornata lì e quello che stavi vivendo, quello che stavi pensando, quello che faceva battere il tuo cuore, sono indelebilmente intrecciate con quelle note e quelle parole. La cosa buffa è che succede con la canzoni più belle, ma non solo. Anzi. Ho amato e ascoltato troppe volte Sellin’ England o The dark side perché mi risveglino ricordi specifici. Invece magari che so, Semplice, mi ricorda quel pomeriggio a casa di Silvio quando incontrammo Gianni Togni che abitava nel suo palazzo

Non solo i momenti più felici, anche quelli più tristi. Ci sono ricordi forti, impressi nella memoria, che non potrai mai scordare: giornate o momenti unici, legati ad eventi bellissimi o tremendi che non hanno bisogno di niente altro per tornarti alla mente. Chiunque di noi ricorda dov’era l’11 settembre o tornando indietro, il giorno della strage di Bologna o dell’attentato a Moro. Tutti ricordano il giorno del proprio matrimonio, quello della nascita di un figlio o quando la squadra del cuore vinse lo scudetto.

La cosa particolare della musica è che fa ritornare in mente giornate normali, in cui successero delle cose che avevamo forse dimenticato. Ma in realtà la musica le ha custodite, le ha nascoste dentro di sé e improvvisamente te le riporta in mente intatte con tutto quello che successe. Una singola giornata o un periodo specifico. Quell’estate in cui facemmo quella vacanza speciale, il periodo in cui stavamo preparando l’esame di maturità, chi come me non sa vivere senza ascoltare musica, ha una colonna sonora per ogni stagione. E proprio dentro quella colonna sonora anche io che non ricordo mai nulla riesco a dirti dov’ero, cosa facevo, come mi sentivo. Perché quei ricordi non sono nella memoria, ma dentro quella canzone.

Ed è per quello che che difficilmente riesco ad appassionarmi a un nuovo brano, anche dei miei autori preferiti. Non è solo la “malinconia latente dei momenti più felici” (sempre per citare Caputo), è proprio la ricchezza e la moltitudine di sensazioni che hanno le vecchie canzoni. Magari chissà, quando lo risentirò tra qualche anno mi risuonerà anche lo stato d’animo attuale e quindi lo apprezzerò di più, ma per il momento sono solo quattro note in croce, un foglio bianco su cui c’è ancora tutto da scrivere.

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