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“Se questo è il paradiso, mi serve un tagliaerba”

Non possiamo non essere indulgenti. Più invecchio più mi persuado di questa necessità. Dobbiamo avere pazienza con gli altri, ma anche con noi stessi. Questo non significa giustificare tutto o non vedere quello che non va (in noi e negli altri), ma avere la consapevolezza che forse anche in paradiso ci sarà l’erba alta (la frase non è mia, ma del grande Groucho Marx). Posto poi che questo non è e non potrà mai essere il paradiso, in ogni situazione ci sarà qualche cosa da rivedere e che quindi dobbiamo cercare di tirar fuori il meglio che c’è.

Certo a volte è veramente complicato. Ad esempio, d’accordo salvare il salvabile, ma salvare il Salvini la vedo davvero molto dura. Ma se uno guarda la montagna intera potrebbe scoraggiarsi, molto meglio fare un passo alla volta. E partire da ciò e da chi ci sta più vicini. E chi ci sta più vicino se non noi stessi? Per questo dobbiamo partire da noi nell’essere indulgenti, nell’essere pazienti, nell’accettare che se una volta correvamo i 5 km in 25 minuti, ora ce ne mettiamo più di 30. E fosse solo la corsa il problema…

Senza rintanarci nella nostalgia dei bei tempi andati. Ricordare qualcosa che si è perso è come bere la neve. Ti resta comunque la sete. Per questo la nostalgia non ha senso, se non ad alimentare questa sete. E allo stesso modo è inutile ed insensato il rimpianto per quello che avrebbe potuto essere e non è stato. Fra le tante possibilità che abbiamo avuto, abbiamo fatto le nostre scelte, giuste o sbagliate: per questo dobbiamo essere indulgenti, perché solo a cose fatte (forse, non è detto) possiamo sapere se era la scelta giusta.

Ho letto da qualche parte che la persona che è difficile da dimenticare non è quella che hai amato di più, ma quella che non hai finito di amare. Ma allarghiamo il discorso, perché in fondo, riguardando indietro ci sono molte situazioni che possiamo aver lasciato a metà. Non solo in amore potremmo dover ancora compiere qualcosa che è rimasto in sospeso. La parte difficile non è dimenticare il passato, la parte difficile è dimenticare il futuro che avevamo immaginato. E proprio a partire dal futuro immaginato, possiamo rimboccarci le maniche e cominciare a costruirlo ora.

Riprendiamo i fili interrotti, le situazioni lasciate in sospeso, quelle che “prima o poi”, ma in realtà sono sempre rimaste nel “poi”. Con la speranza che in realtà una soluzione c’è. Magari non sarà la migliore in assoluto, ma con un po’ di indulgenza, sarà la migliore delle soluzione possibili. Una soluzione esiste, magari non sappiamo quale, nemmeno la soluzione sa di esserlo, ma invece è così. Dobbiamo imparare a buttarci. E magari ci ritroveremo a fare una cosa prima di sapere come si fa. Un po’ come ballare. Non siamo capaci, ma se seguiamo la musica ci ritroveremo a farlo.

Datemi retta, viaggiatori ermeneutici, siamo indulgenti e seguiamo la musica. Perché la musica non ci spiega come si fa. Ce lo ricorda.

2 thoughts on ““Se questo è il paradiso, mi serve un tagliaerba”

  1. Bellissima riflessione come sempre scritta nel migliore dei modi, l’indulgenza. Sui social oggi in molti diffondono scuole di pensiero Zen, l’arte di lasciare andare, riflessione forse opposta all’indulgenza? Chissa quale sia la direzione più giusta. Io con l’eta ho imparato a non essere piu indulgente. Credo bisognerebbe imparare a non offendere, a non ferire, a non distruggere piuttosto che a saper perdonare. Ma anche basta ….bravo Romolo che ci invita sempre a riflettere

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