E così chiudiamo anche questo duemilaventitrè, si avvicina Capodanno ed è tempo di bilanci. Un anno di nuove guerre e guerre vecchie. Di tragedie domestiche e trionfi sportivi, ognuno poi tiene a mente quello che più lo ha toccato. E’ strano questo momento in parte rivolto all’indietro a rivedere quello che è successo, in parte proiettato in avanti con il carico di buoni propositi e futuri impegni che già si materializzano.
Quando ero molto più giovane di oggi, Capodanno somigliava ad uno di quei momenti di svolta, in cui tutto cambia. Un esame, un appuntamento, una visita medica: mi immaginavo nella mia mente cosa poteva succedere dopo. Mi costruivo con l’immaginazione quel “poi” quando tutto sarebbe stato diverso, nel bene o nel male a seconda delle occasioni. Poteva essere una tragedia o un colpo di fortuna, la miccia che cambiava radicalmente la mia vita, che segnava esattamente il prima e il dopo. Assaporavo quella novità e tutte le conseguenze che ne potevano venire fuori come fosse un film in cui ero nello stesso tempo spettatore e protagonista.
Ovviamente sono molto rari i momenti di svolta radicale e a memoria, mai sono coincisi con un Capodanno. In quest’anno che se ne va nella mia vita ce n’è stato un momento così e non è stato per niente bello. Per l’anno nuovo quindi non voglio augurare ai viaggiatori ermeneutici nessun momento indimenticabile: auguro invece tanti momenti in cui si riescano a cogliere nuove opportunità. Non vi auguro un anno nuovo, ma un nuovo anno. Non per cambiare radicalmente le nostre vite, piuttosto per continuare a seminare per il futuro, raccogliendo quello che abbiamo seminato fino ad oggi.
