Avatar di Sconosciuto

Il talento dei gabbiani

Tutte le cose che sappiamo in realtà sono come la superficie visibile di un iceberg sommerso. Ed ogni volta che accresciamo la nostra conoscenza comprendiamo meglio quanto in realtà non conosciamo, quanto ancora ci manca per arrivare a comprendere le cose, le situazioni, le persone. Tutto ciò che sappiamo non è che una percentuale infinitesimale di quel che potremmo e vorremmo conoscere. Però è “nostro”, è la confort zone, dove ci sentiamo a casa, lontani da brutte sorprese.

Tutte le cose che non sappiamo sono l’altro versante della luna, lo spazio aperto su cui lanciarsi, la strada da percorrere, la spinta ad andare avanti, ad andare oltre, a non accontentarsi di quel che già abbiamo. Tutto ciò che non sappiamo è il mondo che abbiamo di fronte, terreno sconosciuto, che forse non esploreremo mai, semplicemente perché non ci interessa. Perché in realtà forse tutte le cose che non sappiamo, sono proprie quelle che non vogliamo sapere, le situazioni che vogliamo evitare, le persone che non ci interessa conoscere.

E quindi, cari viaggiatori ermeneutici, che vogliamo fare: restiamo fra le cose, le situazioni, le persone già note o ci avventuriamo in quelle sconosciute? Restiamo nei confini o salpiamo in cerca delle Indie lontane? Ma soprattutto, la domanda che dobbiamo farci, abbiamo più voglia di vincere o più paura di perdere?

Come quei gabbiani in mezzo al mare, così stupidi da urlare, per la gioia di volare…