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La nostra salvezza è nelle vostre mani

I nostri bastioni sono sotto assedio da tutti i lati. Le nostre riserve di munizioni sono quasi esaurite. La nostra salvezza è nelle vostre mani. (J. M. Barrie)

Così ci si può sentire a volte. I nostri bastioni sono le sicurezza costruite nel tempo, i punti fermi, le persone su cui contiamo, le situazioni che sappiamo gestire, le prospettive già delineate con tutti i presupposti verificati, la nostra zona di conforto, quella dove ci sentiamo a casa.

Ci sentiamo al sicuro lì, ma sappiamo bene che al di fuori ci sono i pirati: gli imprevisti, i pericoli, le minacce, che ci stringono d’assedio e potrebbero minare questa situazione. Perché le munizioni che difendono i bastioni sembrano sempre lì lì per esaurirsi. La forza di affrontare le difficoltà, la pazienza di accettarle, l’energia di saper andare oltre, la fiducia in noi stessi e negli altri. Sono risorse infinite, ma allo stesso tempo sembrano sempre non bastare.

Difesi dai bastioni, ma nello stesso tempo assediati dai pirati. Con riserve di munizioni, ma allo stesso tempo in via di esaurimento. L’oscillazione fra questi estremi descrive bene la precarietà in cui ci troviamo. Una precarietà irriducibile, che dobbiamo accettare, perché fa parte di noi, perché è la nostra natura più autentica. Ma soprattutto perché, come dice Peter Pan ai Bambini sperduti di Neverland, la nostra salvezza dai pirati sta nelle mani di qualcun altro. Nell’Isola che non c’è, o in qualsiasi altro posto, che tu sia una fata o un indiano, per fortuna o per sventura chissà, in ogni caso, nessuno si salva da solo.

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La favola della principessa Rose e di tutti i bimbi sperduti

A volte la notte resto sveglio a pensare. O a farmi delle domande. Cioè, sto qui al buio e…continuo così a stare sveglio e mi chiedo se…o faccio domande…E poi mi arriva questa voce che dice, “hai un cane, sii felice!” (Charlie Browne)

Lasciare andare qualcuno che si ama è la cosa più difficile. Necessaria forse, ma molto dolorosa. La nostra principessa pelosa ci ha lasciato dopo 16 anni di vita insieme. Chi non ha un cane non può capire. Davvero non può, neanche io qualche anno fa sarei riuscito a comprenderlo. Perché chi non ha sperimentato la strabordante valanga d’amore che questi esserini possono riversarti addosso, stenta a comprendere il legame che si crea con loro. Vivono con noi, fanno parte della famiglia è ovvio, non sono figli (anche se loro questo mica lo capiscono!), ma come i bambini sperduti di Peter Pan restano piccoli e non invecchiano mai. E come i bambini sperduti leggi costante nei loro occhi lo sgomento di perderti e la nostalgia incurabile per un amore senza limiti, che diventa affidamento totale ed incondizionato.

Nell’Odissea quando Ulisse torna ad Itaca mascherato da vecchio non viene riconosciuto dal figlio, nè dalla moglie o dai suoi amici. Tutti vedono soltanto i suoi abiti laceri, i suoi capelli incolti e lo scambiano per un vecchio mendicante. E’ soltanto il suo cane che lo riconosce. Perché per un cane puoi essere un principe, un re o un mendicante, ma lui ti ama comunque. Argo conserva il suo ultimo respiro per Ulisse e muore felice perché il suo amato è tornato.

Come dicevo anche a proposito di conigli, non possiamo fare una classifica fra gli amori di serie A e quelli di serie B: l’amore è amore e una volta entrati in questo vincolo non se ne esce più. E solo un cane ti potrà dare l’esperienza di essere amati in maniera totalizzante, senza riserve, senza ragioni, senza giudizi. Quindi grazie per questi sedici anni meravigliosi, principessa Rose, speriamo di essere stati alla tua altezza, resterai per sempre nei nostri cuori.