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Il tappo della discordia

Siamo arrivati a fare una polemica sui tappi. E no, stavolta Brunetta non c’entra. Lui ormai si è sistemato al Cnel, un istituto utile su per giù come un calendario dell’anno scorso, ma almeno non fa danni, né problemi. La polemica nasce da una norma introdotta pochi giorni fa dall’Unione Europea che impone alle fabbriche di bottiglie di plastica di inserire dei tappi che dopo l’apertura non possano staccarsi dalla bottiglia.

Una rottura di palle senza uguali, ammettiamolo. Che però evita il disseminamento dei tappi in giro per l’ambiente. In Olanda la norma è già operativa da tempo. I coltivatori di tulipani hanno calcolato che negli ultimi anni erano stati ritrovati nelle spiagge oltre 20 milioni di tappi di plastica, numero che si è ridotto di oltre il 70% grazie all’introduzione di questo accorgimento.

La norma ha dato l’opportunità a Salvini per dimostrare per l’ennesima volta il suo quoziente intellettivo. nell’ultima demenziale campagna elettorale per le europee infatti, lo slogan “meno Europa, più Italia” veniva reso graficamente proprio dall’immagine di un minus habens che non riusciva a bere per colpa del tappo attaccato alla bottiglia.

Interrogarsi sul quoziente intellettivo di chi vota Lega è del tutto superfluo, quindi passerei oltre. Piuttosto però mi interrogo sulla vicenda in generale. Perché in effetti, al di là di chi è contrario o di chi è favorevole ad una norma simile, la domanda vera è un’altra. Possibile che per tutelare l’ambiente, per far capire alle persone che l’inquinamento è già oggi una minaccia per il nostro futuro più di qualsiasi guerra, pandemia o sciagura ci possa capitare, dobbiamo essere costretti da una legge a non buttare via il tappo di plastica delle bottiglie? Peggio di bambini capricciosi, possibile che se non ci impediscono di fare qualcosa con la coercizione, non riusciamo a evitare di fare danni irreparabili per noi e per le generazioni future?

Ma ovviamente quando il dito indica il futuro, il leghista si ferma al tappo.