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Specchio, specchio delle mie brame

Nulla come il ritrovarsi con gli amici di sempre ti dà la possibilità di specchiarti con te stesso. Li vedi oggi e vedi come sono diventati, ma insieme ti ricordi com’erano. Nello stesso tempo ricordi con i loro occhi quello che eri quando tutto ebbe inizio e insieme vedi quello che sei oggi. E niente è più veritiero di questo, perché con loro non puoi fingere di essere diverso da quello che sei.

Come forse ho già scritto altrove, non puoi mentire a chi ti ha visto in tutta acetata mentre in una palestra polverosa provi ad arrampicarti su una corda, a chi ha visto il terrore nei tuoi occhi davanti a una versione di greco. Non puoi fingere con chi hai rivelato le tue debolezze, con quelli a cui hai raccontato le tue aspirazioni, con cui ha condiviso i primi amori e le prime delusioni.

Con loro non puoi fingere di essere diventato altro rispetto a quello che sei. Perché loro hanno visto da dove sei partito e quindi possono comprendere meglio di altri il percorso che ti ha portato oggi ad essere quello che sei. Sono il nostro specchio più autentico, i migliori giudici, ma nello stesso tempo i migliori avvocati difensori, perché hanno elementi che forse ai più sfuggirebbero, magari anche a noi stessi.

E a un certo punto non comprendi più se sei legato a loro oggi per quello che hai vissuto allora, oppure, esattamente al contrario, rivaluti quello che eri allora, proprio per il legame che esiste ancora oggi. Però una cosa è certa: con nessun altro potremmo sentirci capiti, accettati come con loro. Insieme a nessun altro ci sentiremo autenticamente noi stessi. Abbiamo fatto un bel pezzo di strada, certe estati vissute insieme non ritorneranno più: dobbiamo accettarlo, la nostalgia non è un peccato, ma la speranza è l’unica vera medicina. E la speranza è che ci saranno ancora altre estati, da vivere insieme.