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I piani alti, gli occhiali di Wittgenstein e altre considerazioni

L’idea è come un paio di occhiali posati sul naso, e ciò che vediamo lo vediamo attraverso essi. Non ci viene mai in mente di toglierli” (Ludwig Wittgenstein)

In questi giorni ho fatto l’ennesimo trasloco di stanza. In quasi venticinque anni è il settimo spostamento, in media quindi, pur continuando a fare lo stesso lavoro, ogni tre anni mi sono spostato. Che al di là delle seccature momentanee dà comunque quell’idea di novità, di cambiamento, che ho quasi sempre apprezzato. Nel corso di questi anni ho avuto affacci differenti, su piani differenti: sesto, nono, quattordicesimo piano. Anche se paradossalmente quello che mi è rimasto nel cuore è stato il primo ufficio che si trovava al primo piano, quasi schiacciato da tutta la grandezza dell’edificio.

E proprio pensando a quel primo ufficio mi è tornata in mente Fiorella, la signora delle pulizie tanto gentile, con cui ero entrato in confidenza. In confidenza al punto che un giorno mi portò il curriculum della figlia, chiedendomi se potessi segnalarla per un’assunzione: “anche in in ufficio come il suo, al primo piano, andrebbe bene lo stesso“. Ecco. Non mi ero mai reso conto che il piano corrispondesse ad un livello di importanza, ma ai suoi occhi era esattamente così. E da quel giorno non sono più riuscito a non pensare che la sua gentilezza fosse in qualche modo un compatimento, una sorta di carezza per quel poveretto che lavorava “ai piani bassi”. Avrei potuto spiegarle che non era così, ma in effetti temo non mi avrebbe creduto.

Ed è giusto così. Perché la realtà non è mai un semplice dato di fatto oggettivo. Nella nostra percezione, nella nostra valutazione, persino nella memoria e quindi nella capacità di comprendere e poi raccontare le cose, ognuno di noi utilizza un filtro, gli “occhiali” della citazione iniziale. Questo filtro nasce e cresce con noi, con le esperienze che abbiamo fatto, i sentimenti che abbiamo vissuto, i sogni, le emozioni, i progetti, le delusioni. E come dice il mio amico Ludwig, non ci viene mai in mente di togliercelo.

Senza quegli occhiali non vedremmo “la realtà così com’è“. Perché “la realtà così com’è“, semplicemente, non esiste. Però potremmo davvero ascoltare i giudizi degli altri, tentare di comprenderli, vedere le cose dal loro punto di vista, con i loro occhiali. Perché alla fine ha ragione il Talmud: non vediamo le cose come sono, vediamo le cose come siamo.