Non è ho la più pallida idea, mi hai detto l’altro giorno. Ti avevo chiesto quando o dove, ora non ricordo. Però mi hai fatto sorridere che anche le idee possono essere pallide, come quelle persone che non prendono il sole. Sempre meglio di idee scottate. In quel caso chissà che crema potremmo metterci per lenire il dolore. D’altra parte se diventassero solo un po’ più colorite, come certe espressioni, potrebbero diventare idee sconvenienti.
E allora forse è meglio che restino pallide, come damine del 700, che all’epoca l’abbronzatura era una cosa disdicevole, tipica dei braccianti, mentre i nobili dovevano restare bianchi e immacolati. Un’idea pallida però dà idea di un qualcosa di malaticcio, di una magrezza insalubre, tutto il contrario di certe rotondità piene di vita e di salute. Allora sarebbero meglio le idee grasse e ripiene, dai contorni decisi, che le vedi da lontano. Ma in questi tempi di bodyshaming, anche le idee rotonde potrebbero essere derise, vilipese e messe all’indice.
Un’idea pallida è fragile, indecisa, stenta ad affermarsi. Non ha la presunzione di contenere la verità, di essere risolutiva, di riuscire a farti svoltare una volta per tutte. Ha una sua verità, una sua luce, ma è pallida, come quella della luna. Non puoi pensare che sia forte e chiara come il sole, ma può illuminarti nelle notti d’estate e farti vedere chiaramente avanti a te, nonostante il buio che ti circonda. Per questo bisogna tenercela stretta. E almeno fino al sorgere dell’alba, dovremo farcele bastare.
