Il paradiso può attendere

Come ve lo immaginate l’al di là? Avrete senz’altro pensato almeno una volta a come potrebbe essere il paradiso. O l’inferno.  Penso che questa in assoluto sia la curiosità più grande ed una delle più diffuse. Diamo per atto di fede (che altro potremmo fare?) che esita un “dopo”. Come sarà? Al di là dei possibili dettagli che ognuno di noi con un po’ di fantasia può aggiungere, secondo me ci sono due grandi alternative.

Sarà completamente diverso da ciò che siamo abituati a pensare qui, un qualcosa al di là dello spazio e del tempo, in cui non esiste nessuna delle regole a cui siamo abituati. Non esisterà un prima, né un poi, magari già una parte di noi sta lì, insieme ai nostri cari che ci hanno preceduti, ma ancora non lo sappiamo, in una dimensione altra rispetto all’attuale, in cui magari non ci sarà neanche un’individualità separata, ma faremo parte di un tutto. Oppure sarà una cosa in ragionevole prosecuzione dell’esistente.

“Ma come ti è venuto di intrattenerci su questa cosa?”, potrebbero interrogarsi i miei affezionati lettori ermeneutici. Poniamo il caso che sia vera la seconda opzione, che l’aldilà sia un qualcosa di simile, di coerente, all’aldiqua, allora come ve lo immaginate il paradiso? Io come un luogo dove stare sempre insieme alle persone a cui vogliamo bene, senza dolori, né preoccupazioni. E l’inferno? Come un luogo dove si sta soli, isolati da tutti, macerati dai rimorsi, dai rimpianti e dalle preoccupazioni.

Ma come i più saggi hanno sempre detto il paradiso o l’inferno cominciano qui e ora. E proprio in questo strano qui e ora che stiamo vivendo, spogliati da tutti gli impegni che riempono la nostra quotidianità, privati della possibilità di distrarci con faccende più o meno importanti, possiamo chiederci se questo sia l’inferno o il paradiso. Senza tutte le cose piccole e grandi, importanti e futili, belle da morire ma non più in nostro possesso, senza tutti gli ornamenti, com’è veramente la nostra vita?

E allora un domani, così come già oggi, forse scopriremo che siamo solo ed esclusivamente noi a scegliere se vivere in paradiso o all’inferno. Tutto dipende da noi.

Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! (1Cor 3, 21-22)

 

 

8 thoughts on “Il paradiso può attendere

  1. Io guardo Supernatural, quindi so perfettamente come sono Paradiso e Inferno… scherzi a parte non sei l’unico a pensare a queste cose. L’altra sera non dormivo pensando alla morte e al fatto, appunto, di non vivere pienamente ogni secondo…

  2. Io sono tra quelli che immagina l’aldilà come un proseguimento con le persone amate, con l’aggiunta che avremo la risposta alle domande che ci hanno sempre tormentato, del tipo perché Hitler invase la Russia e come mai ho preso solo 27 all’esame di filologia dantesca, con eventuale soggiorno in purgatorio, che è un’idea che mi piace molto. Tè all’inglese tutti i pomeriggi e un sacco di musica di tutti i tipi. E niente vicini di casa che fanno i lavori.

  3. Io lo immagino come un grande albergo, con diversi piani e tante camere.
    Alla reception c’è mia nonna che era accogliente per antonomasia e che smista i nuovi arrivati e li manda al piano a loro più adatto per espiare gli errori commessi in vita.
    Ad ogni piano corrisponde un contrappasso.
    Una roba così.
    (Lo hai letto A volte ritorno di Niven? È fantastico!)

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