Soprattutto non avrei voluto parlare dell’ennesima finale persa dai cugini. Non sono dell’umore giusto per ironizzare. E poi, fra loro ci sono degli amici fraterni che non è bello veder soffrire. Qualcuno di loro aveva a stento superato quello che successe il 30 maggio di 39 anni fa: vincere questa non poteva certo ripagarli, ma certo perdere nuovamente ai rigori, riapre ferite antiche.
Il calcio è crudele, meritocratico solo fino a un certo punto e ama ripetere percorsi già compiuti. La tradizione ha il suo peso, così come la scaramanzia, o la casualità di un pallone che entra o esce per pochi centimetri. Per questo lo amiamo e per questo ci fa perdere il sonno, in modi spesso esagerati, immotivati, irragionevoli. La vittoria ti manda in estasi, ma anche la sconfitta ha una sua retorica e un suo fascino crudele.
E’ per questo che se escludiamo Malagò e il suo aereo dei vip, Damiano e i suoi capelli tinti, il padre di Marta che non va alla laurea della figlia, “andiamo a Budapest Beppe”, Alberto Rimedio, il pulman rimasto in garage, i tatuaggi che non si cancellano facilmente, Barigelli e la sua Gazzetta, gli Igli della Lypa, la faccia di Mangiante, i maxi schermi e “er sordaut”, Mou che arringa e istiga il grande popolo credulone, debbo confessare che un pochino mi dispiace. Ma solo un pochino.
Alcuni credono che il calcio sia una questione di vita o di morte. Non sono d’accordo. Il calcio è molto, molto di più. (Bill Shankly)

Che post ricco!
Ciao Romolo, un abbraccio 🤗
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Io non sono una patita di calcio, ma sto giro mi è toccato vedere “la partita forse più lunga della storia” con quattro bambini (tre Romanisti e uno, che per inciso frequenta le stesse elementari dove andava Totti, vai capire perché Juventino). Tutti sti cartellini gialli, tutti sti infortuni, l’arbitro che anche se di calcio non capisco na mazza, mah meh insomma … ma alla fine nell’angolo della Capitale dove stavo c’erano comunque i botti. Perché il vero tifoso non molla. È decisamente il tifo Romano la Siviglia non lo batteva. Ma lasciami dire una cosa controcorrente. Loro in porta avevano Bono. Lui è l’uomo che mi ha fatto emozionare più di tutti ai mondiali. È davvero una potenza. Ecco, con uno così era meglio finire prima dei rigori, e pure meno stanchi.
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Non sei una patita, ma hai detto tutte cose sacrosante. Quel portiere lì ai mondiali fece arrivare il Marocco quasi in finale: pensare di batterli ai rigori è stato un suicidio
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Da interista mi dispiace per Mou, so quanto lavoro e passione ci mette.
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Poco appassionata di calcio, anzi per niente, un vago nebuloso tifo per la Juve,il anche se non mi sono crucciata più di tanto quando perdeva, ci sono rimasta un pò male…ma pochino eeeh…
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