Che estate è stata? Possiamo ancora definirla “la bella stagione”? Se neanche nel mio buen ritiro a 1300 metri si riesce a non sentire caldo non sarà che dobbiamo ridefinire certi parametri? E non solo quelli. Forse per fare i conti con queste temperature, bisognerà ridefinire tante cose: dagli orari e le modalità di lavoro, alle attività ma anche agli spostamenti. In fondo da sempre in Canada sono abituati a vivere due mesi dentro casa per il freddo, probabilmente dovremo fare lo stesso anche noi per il caldo. E quanto ci costerà tutto questo?
In ogni caso mai c’era stata tanta concordia fra le persone nell’augurarsi la fine di questo caldo. Anche i più appassionati fan dell’estate, del sole e della tintarella, anche loro chiedono una tregua e si augurano un cambio di clima e un allentamento dalla morsa delle temperature. Finalmente siamo tutti quanti d’accordo su qualcosa! Seguaci di Vannacci e frequentatori di centri sociali, amici di Ranucci e compari di Dal Mastro, tifosi di squadre nemiche per la pelle, tutti concordi, tutti uniti nella stessa preghiera: basta caldo!
Un popolo di santi, poeti, navigatori e di condizionatori. A quelli che dicono che in fondo d’estate ha sempre fatto caldo, che il cambiamento climatico è solo l’ennesima paura per tenere in scacco la masse ignoranti, chiedo un esercizio di memoria. Non serve andare troppo indietro, diciamo trent’anni fa, ma forse anche 25. Prendiamo come riferimento il 2000: quanti di noi avevano l’aria condizionata in casa? Se non ve lo ricordate, ve lo dico io: nessuno. Nessuno aveva in casa i condizionatori. Oggi a Roma senza non si può più vivere. Quindi sì, d’estate ha sempre fatto caldo. Ma questo non è caldo…è praticamente un forno sempre acceso!
E così, tra una paura per la guerra a due passi da casa, la preoccupazione per il Medio Oriente, il timore per le elezioni di Midterm americane, mi torna in mente una delle più belle battute di Frankenstein Junior con una variante sostanziale: “come potrebbe andare peggio?” “potrebbe esserci il sole!“