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Dimmi quel che guardi e ti dirò chi sei

Leggevo stamattina, con una certa inquietudine, un’indagine che afferma che circa tre quarti degli italiani (o forse sarebbe meglio dire, dei telespettatori italiani) seguono programmi, podcast o contenuti dedicati alla cronaca nera, agli omicidi, ai femminicidi e lo fanno con una straordinaria regolarità, degna probabilmente di altre imprese.

Lo fanno per esorcizzare il pericolo, per una macabra curiosità, per un senso di giustizia? Non saprei. Io faccio parte di quel quarto che non segue queste trasmissioni, non avendo la minima curiosità riguardo queste tematiche. Ma d’altra parte non guardo nemmeno altri tipi di trasmissioni molto in voga: i reality di qualsiasi tipo, Isole più o meno famose, Uomini donne o bambini di qualsiasi tipo e via discorrendo.

Mi annoiano da morire, non riesco a trovarci nulla non dico di interessante, ma semplicemente di incuriosente. Eppure sono trasmissioni di tale successo che creano opinioni, muovono interessi, determinando successi o fallimenti dei palinsesti. Il mio non è un discorso giudicante, ma solo da osservatore. D’altra parte seguo assiduamente e con un’attenzione che probabilmente potrebbe utilmente essere rivolta ad altro, le partite di calcio di qualsiasi campionato europeo e non solo, quindi davvero non mi azzardo a dare una valutazione di qualsiasi tipo.

Ognuno è libero di svagarsi come preferisce. C’è pure chi riesce a non addormentarsi durante i gran premi di Formula 1 (per me impossibile…girano, girano, ma non segna mai nessuno!). Guardo le partite e forse una volta chissà magari sognavo un giorno di ripetere le prodezze di qualche campione. Mi auguro che non ci sia la stessa tentazione emulativa per chi segue nefandezze di qualche squilibrato che se la prende con qualche povera mal capitata.

D’altra parte e direi anche per fortuna, sono passati i tempi in cui bisognava indottrinare le masse attraverso le TV o in generale i mezzi di informazione. Però certo un dubbio legato ad un semplice interrogativo, mi resta: è l’offerta dei programmi che indirizza la domanda o viceversa? Perché io penso proprio che sia vera la prima ipotesi. E allora, mentre è chiaro a tutti chi ci guadagna a diffondere lo sport e in particolare il calcio, invece, cari viaggiatori ermeneutici, non sarà il caso di chiederci chi è che trae profitto dal fatto che tre spettatori su quattro rimangono incollati in TV di fronte a certi orrori?

6 thoughts on “Dimmi quel che guardi e ti dirò chi sei

  1. Ciao. Mi fa piacere che hai toccato questo argomento. Condivido le tue stesse impressioni. Io faccio parte del quarto che nn è interessato. La cosa che mi incuriosisce è la fascia oraria che riempono con questi programmi. Sono orari di gente che nn lavora o lavora in smart. Metà mattina e metà pomeriggio. Creano aspettative e suspense come la lettura di un libro giallo, ma in un modo pressante. Ormai tra quiz a tutte le ore, programmi di intrattenimento e contenitori per me rimangono di interesse solo quelli di cucina, i documentari e qualche film. L’offerta della tv è sempre meno attenta e meno coinvolgente. Ci sarà un interesse preciso dietro tutto questo?

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  2. Una lucida e ammirevole analisi da osservatore.
    La morbosità della cronaca nera e il successo dei reality fanno riflettere, e quel dubbio su chi tragga davvero profitto da tutto questo è una domanda che dovremmo porci tutti.
    Grazie per questo viaggio ermeneutico!

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  3. Il fatto è tutto ciò è realtà. Poi vedono immagini delle guerre e non si spaventano più…ormai tutto in tv, come se non fosse realte.
    Per non parlare delle trasmissioni d’intrattenimento

    Fosse per me la tv la porterei in discarica.

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  4. Più che spaventare la gente forse cercano di concentrarla a seguire temi secondari che per molti diventano appassionanti e la distolgono dai veri problemi che riscontriamo nella realtà di tutti i giorni.

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