Chi è più complicato tra pane amore a fantasia?

Quando mi hai detto che eri stanca di nasconderti dietro maschere e sovrastrutture. Quando mi hai detto che non ti bastava più l’Uomo Ragno perché volevi scoprire Peter Parker. Quando mi hai detto che avevi fame di essenzialità. Non avevo mica capito. Poi sei arrivata vestita solo con il bicchiere, pieno di Cuba libre e allora tutto è stato un po’ più chiaro, perché eri proprio tu.

Era tutto un po’ più chiaro, quando hai detto che eri stufa della perifrastica e di costruzioni cervellotiche. Eri stufa di cacciatori di leoni che in fondo sono solo cacciatori di Pokemon. Io allora ti ho detto che bisogna avere pensieri felici quando ci si sveglia la mattina, altrimenti conviene rimanere a dormire. E sei rimasta confusa quando ho detto che il mio pensiero felice eri proprio tu.

Non bisognerebbe mai specificare, né mai dare troppe spiegazioni: se le spieghi, significa che non hanno fatto effetto, che non sono arrivate liberamente. Ma la libertà è un concetto astratto, perché i primi da cui ci dovremmo liberare siamo noi stessi e le nostre paranoie. E tu resistevi all’assedio delle paranoie quando mi spiegavi che per essere felici a volte basta coltivare un fiore. Salvo non specificare che il fiore eri proprio tu.

Allora ho passato in rassegna i sogni nel cassetto e li ho filtrati con un retino per tenere quelli che rimanevano a galla e buttare via quelli che si perdevano nei buchi troppi stretti. Perché i sogni più pesanti sono quelli che lasciano i segni più evidenti, ma come dice Samuele a volte per star bene basterebbe non complicare il pane, che l’amore e la fantasia sono già complicati di loro. Ma il sogno più complicato di tutti, eri proprio tu.