Le 10 minchiate più minchione

Pur non avendone ancora scritti nel blog sono sempre stato morbosamente attratto dai post fatti di elenchi di cose. Danno quel senso di completezza, di conclusività, che però lascia sempre aperta la porta a nuove cose, ad un “più uno” che naturalmente ti viene in mente solo dopo. Da qualcosa si doveva pur cominciare. E cosa meglio delle vaccate fatte in gioventù, poteva inaugurare questo filone in questi miei viaggi? La colpa in effetti è della scintillante Tilla che mi titilla la papilla e mi proietta indietro nel tempo così da solleticare vecchi ricordi e gesta eroiche (?) realizzate – ahimè – qualche annetto fa. Così fra il lusco e il brusco (che non so bene cosa voglia dire, ma suona bene), mi sono tornate alla mente un po’ di minchiate fatte anni addietro. Quelle cose che quando le fai ti sembrano molto fiche. Ripensandoci il giorno dopo pensi “ma cosa cazzo mi ero fumato ieri”  “be’ però effettivamente avrei potuto evitare”, rimembrandole oggi dici, possibile eravamo così cazzoni? “oh, che zuzzerelloni che eravamo!”

Tirare il freno a mano della macchina nella discesa del Muro Torto. Qui solo i romani mi capiscono. Una cazzata. Non la fate, neanche per scherzo. Neanche se siete ubriachi quanto lo eravamo noi quella sera.

Fare scherzi telefonici. Va be’ questo è proprio datato. Oggi gli scherzi te li fanno quelli di Wind o di Edison che ti scassano la uallera all’ora di cena. Eppure andavano molto di moda. Sospiri, canzoni…mi ricordo soprattutto un periodo in cui per mesi e mesi chiamavano a casa di Dario e mandavano Careless Whisper degli Wham…non abbiamo mai capito chi fosse, ma così tanto per aumentare lo sfrancicamento di zebedei del poveretto, per un po’ lo facemmo anche noi. Senza dirglielo, ovviamente!

Pisciare dallo Zodiaco. Anche questo lo capiscono solo i romani: lo Zodiaco è il punto più alto di Roma, sulla collina di Monte Mario. Una minchiata anche questa, però non posso nascondere una certa poetica e catartica soddisfazione illusoria, come si stesse facendo pipì sul tetto del mondo.

Giocare a vodkapoker. Non lo fate. Vomiterete anche l’anima e non berrete più vodka per anni, anni e anni.

Entrare ad un concerto scavalcando. Vale anche se era il concerto dei Level 42 ed era mezzo vuoto? Va be’, fatto anche questo.

Partecipare a corse con la macchina. Assolutamente da cancellare! Il percorso era via Livorno, ponte Lanciani e ritorno. Considerando che i concorrenti erano la mia 127, l’A112 di Dario, l’A112 di Massimo, la cinquecento di Stefano e la Panda di Paolo, c’è da dire che eravamo proprio scemi. Epperò quanto ci divertiva!

Imbucarsi alle feste. Questa era diventata una moda in 1 classico: in settimana si cercava in giro, soprattutto a ricreazione, chi e dove c’era qualche festa nel week end. Saputo l’indirizzo aspettavamo sotto casa del festeggiato che arrivasse qualcuno e ci aggregavamo. Si mandava avanti Daniele, che notoriamente era quello con la faccia da culo e la parlantina migliore di tutti. L’importante era togliersi i giacconi e salutare cordialmente tutti i presenti. A nostra discolpa posso dire che, a differenza di altri, non abbiamo mai fatto danni. Anzi, a volte abbiamo risollevato feste anche piuttosto moscette.

Rubare nei supermercati. C’è altro da aggiungere? Scommesse sceme!

Ruttare in faccia ad una professoressa. Guardandola negli occhi e rispondere così alle sue invettive sulla tua crassa ignoranza…va be’, questa è una bucia. Al momento più opportuno, di fronte alla famigerata professoressa di Fisica mi mancò il coraggio. Ma quante volte mi è venuto in mente di farlo!

Fare la cacca dentro un barattolo del caffè, portarlo in classe bello incartato e infiocchettato con l’intenzione di darlo come regalo dei 17 anni del già citato Dario. So che sembrerà strano, ma questo l’abbiamo fatto sul serio, io e quell’altro stordito di Sandro. Che però poi buttò tutto perché faceva davvero troppo schifo.

Effettivamente, non mi consola il fatto che siano ormai andate tutte in prescrizione, né  di averle compiute insieme a illustri cardiochirurghi, colonnelli dell’esercito, stimati professionisti. Minchiate erano, minchiate sono. Ripensandoci ora anzi mi chiedo se siamo diventati quello che siamo perché abbiamo fatto anche queste cose o nonostante le abbiamo fatte. Ma tant’è! Il blog è un luogo non luogo dove si possono anche rinvangare scheletri nell’armadio, cose di cui non essere fieri, che però inevitabilmente ti fanno tornare indietro a quando avevi più capelli e meno pancia, eri incerto del futuro, ma sicuro del domani. Quando se ci fermava la polizia e ti perquisiva la macchina come quella sera davanti alla Mosca Bianca, capitava che ti cacavi sotto dalla strizza (vero Pà?) Quando tutte le strade erano aperte e noi avremmo voluto percorrerle tutte. O almeno la buona parte!