La forza, la debolezza e gli alberi in autunno

Nella realtà quotidiana tutti vogliamo essere forti. Tutti cerchiamo, aneliamo, desideriamo la forza. Non c’è alcun dubbio al riguardo. Bisogna essere forti nel fisico, per stare bene. Forti nelle tribolazioni e nei problemi per non farsi schiacciare. Forti per ottenere le vittorie e per accettare le sconfitte. Forti per perseverare nelle difficoltà così da superarle. Fin da piccoli ci insegnano ad essere forti, a scuola, nello sport, nelle relazioni con gli altri. Perché il forte vince, ma anche perché il forte può essere generoso, può diventare l’eroe che aiuta chi è in difficoltà, che salva le fanciulle in pericolo, che sbaraglia i cattivi.

E per questo, al contrario, la debolezza è un vizio imperdonabile. Perché chi è debole non affronta i problemi, se ne fa schiacciare, non vive da protagonista, si lascia vivere, esposto com’è a tutte le turbolenze esterne. Chi è debole non contrasta le ingiustizie e quindi fa sì che il male dilaghi, anche a causa sua e delle sue mancanze.

Il problema è che nessuno può mai essere forte abbastanza. Per quanto ci si possa impegnare (ma la vera forza è quella che viene senza sforzo), per quanto ci si possa allenare, è altamente probabile (se non certo) che la realtà saprà essere più forte di noi. E anche l’eroe classico, Achille aveva il suo tallone, perché eliminare ogni punto debole è umanamente impossibile. Poi certo, la forza sta nel non soccombere quando si è sotto attacco, quando il nostro punto debole viene individuato e proprio da lì veniamo colpiti. Quindi bisogna essere forti, ma nello stesso tempo dobbiamo conoscere e accettare la nostra debolezza, senza fare finta che non esista. Una debolezza che si scontra con la volontà di superare i problemi o meglio di essere d’aiuto agli altri per superarli.

Poi però uno come San Paolo (mica l’ultimo scemo) dice che “quando sono debole, allora che sono forte” (2Cor, 12,10). Lo ammetto, questa cosa non l’ho mai capita. Neanche se inserita nel contesto in cui è scritta (ad esempio, mi viene da chiedere, Gesù nel Getsemani è stato debole o è stato forte? e sulla croce?). Chi è debole cede alle tentazioni, si abbandono alla fuga, evita lo scontro, sceglie la via facile. E certo non può essere questa la sua forza. Qual è allora la forza della debolezza? Qual è la debolezza che mi rende forte?

Non ce l’ho una risposta, ma forse perché, in fondo l’idea che abbiamo è che chi è debole oltre che per se stesso, è debole per chi gli sta vicino. Non riesce a dare nulla agli altri, perché nulla ha da dare. Null’altro se non la sua debolezza. Ma se fosse proprio questa la vera forza?

Gli alberi d’autunno ci insegnano qualcosa di prezioso: come lasciar andare le cose (dal blog di Centoquarantadue https://centoquarantadue182151628.wordpress.com/).