Una giornata da ricordare

Ci sono giornate in cui non te ne va bene una. Nate male e finite peggio. Quando ogni circostanza si incastra mirabilmente come pezzi di un puzzle per romperti ogni piano (e anche qualcos’altro). Quando persone e cose si danno appuntamento per ballare il tip tap sul tuo apparato riproduttivo. Giornate al termine delle quali se uno ti chiede, “buona giornata?”, ti verrebbe da rispondere “buona giornata un cazzo!”

Ecco, questa NON è stata una di quelle.

Oggi, come scrivevo altrove, era una di quelle giornate in cui c’era molto in gioco. Molto da perdere, soprattutto. E invece sembrerebbe che la prova del 9 (che giorno era oggi? tutto torna!) sia stata ampiamente superata. L’adrenalina continua a scorrere imperterrita e sarà il digiuno calcistico prolungato, sarà la sorpresa per quello che è successo, mi sa che prima di dormire mi ci vorrà un altro goccetto di quello buono.

Perché il bello è che mentre l’appuntamento importante andava come meglio non avrebbe potuto, succedeva un’altra cosa bella. Un cosa inaspettata, improvvisa, assolutamente insperata. Ci avevo lavorato su, è vero, avevo fatto tutto quello che era in mio potere, ma a quel punto non dipendeva più da me, qualcun’altro avrebbe deciso.

Così ti rendi conto che in fondo è proprio vero che le vere soddisfazioni nella vita sono altre. Sono quelle che non arricchiscono il tuo conto in banca, ma solo la considerazione di te stesso. Non hanno peso, non hanno consistenza, non hanno riscontri se non negli occhi di un’amica. Non servono neanche parole. Basta uno sguardo.

E’ inutile illudersi. Tendiamo ad avere più giornate come quelle che dicevo prima, che giornate come oggi. Come nei sulla schiena, come cicatrici che quando cambia il tempo ci rifanno male, le giornate di merda si fissano nella memoria come pidocchi nei capelli unti. E allora invece io mi voglio ricordare questo 9 dicembre, voglio ricordarmi quello sguardo luminoso, come un sole che arriva dopo un temporale.