L’estate del ’79

Estate del ’79, Santa Severa e la spiaggia di sassi. Non sono più un bambino, ma non sono ancora qualcos’altro. Ancora mi devo mettere la crema solare, ma posso togliere quelle scarpette di gomma colorate che poi mi fanno abbronzare i piedi a strisce. Ancora non posso andare sull’Aurelia con la bicicletta, ma la sera posso rimanere fuori fino a mezzanotte. Ancora devo andare con i miei a messa, ma posso andare al cinema con gli amici.

E’ tutta l’estate che ti vengo dietro. E tu lo sai. Gioco a pallone e quando segno guardo verso di te per vedere se mi hai visto. In spiaggia ti guardo da lontano e tu guardi me che ti guardo. Poi è arrivato lui. Più grande, più alto, più biondo. E tu non guardi più nessun altro. Meglio pensare alla pesca con i vermi della tremolina che scappano dal secchiello e la mollica con il pecorino che ti lascia le mani puzzolenti per ore. A tredici anni il cuore è giovane e le ferite le rimargina velocemente.

Fino alla notte di San Lorenzo, con il fuoco sulla spiaggia e i sacchi a pelo per vedere le stelle e aspettare l’alba. Tu sei l’unica donna per me, canta Alan Sorrenti, Gloria, manchi tu nell’aria gli fa eco Umberto Tozzi. E anche senza di te I will survive mi suggerisce Gloria Gaynor. Senza di te che stai lì vicino al fuoco senza di lui. Senza di te che piangi e mi guardi. Senza di te, che senza una parola ti infili nel mio sacco a pelo.

Senza di te che il giorno dopo sei di nuovo fra le sue braccia e non mi degni neanche di uno sguardo.

Tredici anni, quando aspettavo il venerdì e tornavo prima dalla spiaggia per ascoltare la Hit Parade alla radio e sentire se lei era ancora al primo posto o era scesa in classifica. Perché è lei e solo lei il mio amore. Perché lei è come me, ha un cuore di vetro, che però non si rompe, resisterà al tempo, alla distanza e alle difficoltà. Ed ancora oggi che non sono più un bambino, ma ancora non so cosa sono, la ascolto e con un tuffo carpiato all’indietro mi ritrovo in quella calda estate del ’79.