Abbiamo sempre saputo che papà aveva un agenda su cui segnava le cose. Ogni anno sotto Natale, fra le mille incombenze a cui mi sottoponeva, c’era anche quella della ricerca dell’agenda: doveva essere giornaliera e non settimanale, preferibilmente con l’indicazione dei santi, non tanto grande, né tanto piccola perché doveva entrare in uno specifico porta agenda in pelle.
Cosa realmente segnasse su queste agende però non era molto chiaro. Sicuramente i compleanni e gli anniversari: si ricordava di tutti e per ognuno era sempre il primo a telefonare per fare gli auguri. Poi sapevamo che segnava le cose che doveva comprare, o meglio, le cose che io dovevo comprargli! Dalle medicine alle cose da mangiare, liste della spesa per ogni cosa. Poi le partite nazionali e internazionali, con i risultati, meglio di tutto il calcio minuto per minuto.
Mettendo a posto le sue cose mi sono capitate anche queste famose agende. Tutte messe in fila una dopo l’altra, almeno quelle degli ultimi quindi anni. Ma a questo punto dico, peccato che abbia buttato le precedenti. Perché in realtà sono dei veri e propri diari della sua vita. Ci sono commenti su quello che accadeva, sui fatti di cronaca, sugli eventi sportivi. Ci sono particolarità da Settimana Enigmistica, curiosità e cose che segnava per chiedere spiegazioni poi a qualcuno. Parole in inglese scritte come si pronunciano, oppure termini tecnici a lui sconosciuti. Oltre ovviamente ai commenti su quello che accadeva a noi, ai nipoti, quello che aveva mangiato a casa di tizio o di caio, se era andato al bagno, se quel giorno aveva piovuto o se faceva molto caldo.
E così, sfogliandole fra un sorriso e una lacrima, mi scorre davanti la quotidianità delle sue giornate: le partite di calcio viste in Tv, quelle a carte con noi, con i nipoti o con gli amici del centro anziani. Uno dei suoi rammarichi più grandi era stato quello di non avere imparato ad usare il computer. Ma queste agende mi fanno rivalutare il mondo analogico e restituiscono una fotografia della sua vita che nessun computer, neanche il più potente, avrebbe potuto ricreare.
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