Ripensavo alla storia del gioielliere pistolero che ha riempito gli spazi di cronaca in questa estate rovente. Al di là della vomitevole strumentalizzazione che ne stanno facendo, comunque la si pensi, in ogni caso è una vicenda in cui tutti hanno perso.
Hanno perso quei disgraziati che volevano fare il colpo della vita. Ha perso lui, che oltre al carcere dovrà anche risarcire le famiglie delle vittime. Hanno perso quei politici che per mero interesse elettorale lo hanno fatto diventare un eroe. E ha perso lo Stato, incapace di garantire la sicurezza dei cittadini.
Non sono belle le sconfitte. Perdere non piace a nessuno, inutile discutere. Soprattutto quando pensi di perdere immeritatamente o quando qualcuno ti porta via qualcosa a cui tenevi moltissimo. Ed in occasioni così è naturale, quasi inevitabile, tentare di recuperare, non accettare la sconfitta e cercare la rivincita. O la vendetta. Ma purtroppo non c’è rivincita e non c’è vendetta che possa restituirti quello che hai perduto.
Ma non è facile arrendersi alla sconfitta: sta scritto anche nella Bibbia, occhio per occhio, dente per dente. E lo sappiamo che l’occhio tolto al vicino non servirà affatto a restituirci la vista, né la serenità perduta. Lo sappiamo, ma l’ingiustizia subita ci brucia dentro e fin da piccoli ci hanno insegnato a chiedere la rivincita, a riprovarci ancora e ancora, fino a pareggiare i conti.
Invece, anche se è difficile, anche se fa male, quando perdi qualcosa o qualcuno, devi lasciarlo andare. Devi prendere su di te la sconfitta, tirare una riga e ricominciare un nuovo capitolo. Forse non è un caso che perdere e perdonare abbiano una radice comune, perché anche perdonare è perdere qualcosa. Anzi è scegliere di perdere qualcosa. Per voltare pagina, per guardare al futuro e lasciare andar via il passato. Per ricominciare a vivere.
