Ogni traduzione è un tradimento

Ogni traduzione è un tradimento, diceva il sommo Heidegger. Ed è vero! Ogni linguaggio ha un insieme di significati, di radici semantiche, di rimandi culturali che è praticamente impossibile trasportare intatti in un’altra lingua. Solo chi ha la capacità di comprendere la lingua di una canzone, di un romanzo o di un film, può apprezzarlo fino in fondo. Può comprendere realmente tutto quello che l’autore voleva esprimere con quell’espressione utilizzata. Mi ha sempre fatto riflettere il fatto che all’estero i film vengano proiettati soprattutto in lingua originale, tutt’al più con i sottotitoli. Il doppiaggio è una cosa molto italiana.

Per questo quando traduciamo, per quanto bravi, per quanto capaci, facciamo una violenza al testo originale, lo pieghiamo alle regole di un’altra lingua, lo inseriamo dentro un contesto diverso, che ha altri rimandi e, inevitabilmente, altri significati. Ogni traduzione non può che tradire il significato originario, non può che essere un adattamento, più o meno verosimile a quello da cui è partito.

D’altra parte ci sono traduttori talmente bravi che forse riescono anche ad arricchire il testo originario e a non perdere gran parte dei significati che questo conteneva. Fare il traduttore in ogni caso è una gran bel lavoro, perché ti permette di plasmare la realtà: non devi solo riproporre l’esistente, devi reinventarlo. Poi, certo, quando ti capita di dover tradurre uno che, probabilmente in preda a un indigestione di fava tonka, dice che gli Americani sono nostri alleati fin dalla guerre puniche, a quel punto ma che t’inventi?