Un treno per un mondo migliore

Possiamo realmente sperare in un mondo migliore? E’ lecito, ragionevole, sensato coltivare una simile speranza? Migliore rispetto a cosa poi? Rispetto al passato, rispetto ad oggi, oppure rispetto a quello che pensiamo potrà essere il futuro? Migliore per chi? Per noi, per i nostri figli, per l’umanità nella sua generalità? Ma ricordatevi che – sembrerà strano, ma vi assicuto che è così – anche Salvini ne fa parte…

E potrei continuare così. Come Elio e le storie tese hanno scritto la canzone mono-nota, io potrei scrivere un post solamente di domande. Perché probabilmente di fronte ad una questione del genere, al massimo possiamo porre le domande, ma provare a dare le risposte potrebbe essere un azzardo anche per presuntuosi viaggiatori ermeneutici come il sottoscritto.

Perché, siamo seri. Di fronte ai secoli passti, strabilianti scoperte e cocenti delusioni, glorie ed orrori che si sono ripetuti ed alternati, di fronte alla carrellata infinita di fotografie di uomini e donne che hanno costruito la storia per arrivare all’oggi, sulla base dei loro successi o delle loro sconfitte. Di fronte a quest’insieme millenario di esperienze che ci hanno portato dal bronzo al silicio, dalla ruota al byte, come possiamo sperare di migliorare realmente le cose, come possiamo veramente sperare di costruire questo fantomatico mondo migliore?

Non lo so, non ho risposte. Una cosa però mi sembra chiara. Per quanto grande, enorme, gigantesca, un’intera montagna di ricordi non eguaglierà mai una sola piccola speranza.

Mi piace scivolarvi fuori da ogni calcolo
Per riportarmi in riga servirà un miracolo
Complici e simili da credere alle favole
Coi nostri sogni in gola questa notte
Sembra fatta per noi
Che non ci guarderemo indietro mai