Il dilemma del porcospino

«Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione

Così lo racconta quel buontempone di Schopenhauer, certamente non un perfetto compagno di bevute, né l’ideale partner per un vacanza, però in ogni caso un filosofo di un certo peso. Che non parlava certo di quei buffi animaletti cicciottelli con gli aculei. Secondo lui questo dilemma riguarda tutti noi, costretti a cercarci per “riscaldarci” reciprocamente”, ma anche obbligati a ferirci a vicenda.

In tempi di distanziamento sociale e mascherine il tema torna di moda. Altro che puncicate di aculei, il Covid rischia di farci morire di freddo a tutti. Qual è, in tempi di pandemia globale, la giusta distanza? E siamo sicuri che trovare una giusta distanza fisica significa trovarla anche affettivamente? Perché esiste una giusta distanza affettiva?

Leggendo qua e là su internet questo paradosso viene spesso spiegato come la ricerca di questa giusta distanza: scaldarsi senza ferirsi, questo sarebbe l’obiettivo. Ma sempre ammesso che sia possibile, non era quello l’obiettivo di Schopenauer: proseguendo nel brano infatti si capisce che secondo lui la giusta distanza non esiste e quindi il vero obiettivo dovrebbe essere arrivare a non aver bisogno di scaldarci, così da non rischiare di ferirci. Che poi, se vogliamo, è esattamente la strategia che adottano un sacco di persone, scegliendo di restare soli, così da non rischiare di rimanere feriti. All’opposto, qualcuno si annulla, sprofondando negli aculei dell’altro, per paura della solitudine. Quindi, come trovare questa giusta distanza?

Temo che la risposta dell’allegro Arthur sia quella giusta: quelle che non sono giuste sono le conclusioni che ne trae. Ha ragione quando pensa che non esista una giusta misura, che non sia possibile scaldare il cuore di qualcuno senza il rischio di ferirlo e di rimanere feriti. Ma continueremo a farlo lo stesso. Con i figli, gli amici, la persona che amiamo, continueremo a correre questo rischio, perché questo significa vivere. Continueremo a scaldarci e a ferirci, con qualche cicatrice da curare insieme, sbagliando, ma continuando a provarci. E rivedendo insieme queste cicatrici un giorno forse riusciremo a ricordarle, se non proprio con nostalgia, magari davvero con la giusta distanza. Con o senza mascherine.