10 sgradevoli sensazioni

In effetti era un po’ che non vi intrattenevo con un bel post minchione sulle “dieci cose che”. E anche se già qui, vi avevo raccontato le cose che mi urtano i nervi, oggi parlo esclusivamente di sensazioni, al di là dei ragionamenti: la reazione causa effetto che alcune specifiche situazioni mi danno in automatico.

Cominciamo con l’apertura della porta della doccia. Premetto che io sono generalmente caloroso (la mia dolce metà dice che comincio ad avere le vampe dell’andropausa, ma in realtà il caldo non l’ho mai sopportato, anche quando ero più giovane e non mi scrociavo i peroni giocando a calcetto), ma l’ondata di freddo mentre sei nudo, bagnato e cerchi a tentoni l’accappatoio, è davvero molto sgradevole.

La pasta sciapa. Potevo dire il caffè amaro o la pasta scotta (o cruda), ma scelgo questa perché è veramente spiacevole. E soprattutto senza soluzione. Avete provato ad aggiungere il sale alla pasta dopo che l’avete scolata e condita? Bleah!

La puzza di sudore. Sì, lo so, questo già l’ho detto. Ma è davvero forse in assoluto la cosa più sgradevole che posso immaginare. Più di pestare la cacca di cane con le scarpe con il carrarmato?  Sì, peggio.

Mio padre che fa lo spiritoso. Del resto la minchioneria la dovevo pur aver ereditata da qualcuno. In particolare la situazione più sgradevole avviene nei negozi, dove lui cerca sempre di avere uno sconto e comincia ad inventarsi i motivi più improbabili per cui lui ne avrebbe avuto diritto. E così comincia ad improvvisare, sparando minchiate a casaccio. E si diverte un mondo! Quando ero più piccolo avrei voluto morire, così fulminato all’istante. Oggi alzo il sopracciglio, cercando la complicità del commesso e cerco di fargli capire la mia assoluta estraneità alla faccenda, manco fossi San Pietro al sinedrio prima che canti il gallo.

Le persone prive di senso dell’umorismo, che quindi non capiscono le battute e magari prendono per vere le minchiate che dico (anche se, debbo riconoscere, che in certe situazioni, questa sensazione può invece ribaltarsi e diventare molto, ma molto divertente!). Solitamente però la sensazione di aver detto una battuta fantastica e guardare il vuoto siderale negli occhi dell’interlocutore è molto deprimente.

Non essere capace ad aiutare gli altri. Già ho confessato altre volte di essere inguaribilmente afflitto dalla sindrome del genio della lampada: si dice pure che non tutte le ciambelle riescono col buco. Ma il senso di frustrazione quando non riesco ad avere la parola giusta, quando capisco quale sia il problema, ma capisco pure che la soluzione non c’è, è una cosa davvero insopportabile.

Il tinticarello alla gola. Uno con il fisico con il mio, da autentico lanciatore di coriandoli, è inutile dire che al primo alito di vento si ammala. Sono anche un bel po’ ipocondriaco, quindi ogni minimo doloretto mi fa subito scattare l’escalation al male incurabile. Ma la sensazione più sgradevole è quel leggero bruciore alla gola, quasi impercettibile, che so già il giorno dopo diventerà un raffreddore catastrofico. Raffreddore che solitamente inizia a metà ottobre e finisce a fine marzo. Un po’ peggio dell’ora solare.

Prevedere qualcosa di negativo prima che succeda che in effetti è il generale della situazione particolare precedente. E’ quella sensazione che hai ad esempio quando vedendo una partita capisci che gli altri stanno per segnare un goal alla tua squadra. Oppure (ricordo scolastico), quando quell’infamona della professoressa sta lì con quel suo ditino che scorre la lista dell’elenco e zac! Sai che si fermerà su di te. Poi magari gli altri si mangiano il goal, e l’infamona interroga il tuo vicino di elenco, ma quegli istanti che precedono il verdetto, sono tra le cose più sgradevoli che si possa provare.

Le situazioni incompiute, le storie irrisolte, le occasioni sprecate. Non sai se vuoi davvero sapere come si compirà quella situazione, non sai se vuoi davvero cogliere quell’occasione o se ti piacerà il finale di quella storia. Ma rimanere appesi è proprio brutto. Non sono del partito dell’occhio non vede, cuore non duole. No! E anche se non mi piace quel libro che sto leggendo, difficilmente lo lascerò a metà. Magari il finale mi sorprenderà.

Il particolare della situazione precedente sono i telefilm che finiscono sul più bello. Sei all’ultimo episodio della serie, l’hai seguita tutta, dall’inizio alla fine, sai già che passeranno mesi prima di vedere il seguito, ma speri comunque in un finale roboante, che chiarisca almeno le situazioni aperte. E quelli se ne escono con quei finali a pene di segugio che ti lasciano perplesso ed attonito , che ti chiedi…ma chi me l’ha fatto fare di vedere ‘sto polpettone senza né capo, né coda per tutto ‘sto tempo? In assoluto penso che Lost sia il prototipo di questa sensazione. Il fatto che abbia continuato a seguirlo per tutte e sette le serie, quando ero assolutamente certo che il finale dei finali sarebbe stata l’iperbole della supercazzola, dimostra alcune cose di me. Lo so, lo so, non tutte positive.