Di splendide cinquantenni e di gente invidiosa

Yann Moix dice che le donne a cinquantanni sono troppo vecchie per essere desiderabili: “preferisco i corpi della donne giovani. Il corpo di una donna di 25 anni è straordinario, quello di una donna di 50 anni non lo è affatto“. Ma pensa tu. Peccato solo che sia francese, altrimenti qui da noi sai che carriera nel governo del cambiamento! Come minimo ce lo saremmo ritrovato ministro della cultura. Se non delle pari opportunità.

Quando leggo certe notizie mi chiedo sempre se la cosa più straordinaria sia la grandissima minchiatona in sé o il fatto che qualcuno gli abbia dato notorietà scrivendola sui giornali. Ma tornando alla vicenda, questo gran genio di scrittore, per giustificare le sue parole si  appella al tribunale del gusto, di fronte al quale si dichiara assolutamente innocente di qualsiasi cosa. Come a dire, non è colpa mia se questo è quello che mi piace. E in questo non ha torto.

Ad esempio io la penso molto diversamente. Le persone non sono quadri o statue, non sono astrazioni che puoi oggettivare dentro parametri di bellezza standard. Certo, se parlassimo di quadri, anch’io preferisco il ritratto di una ventenne ad uno di una cinquantenne. Ma se parliamo di donne reali, di lineamenti, di carne, di fisicità, allora non ho dubbi, mi piacciono eccome le cinquantenni. E mi piacciono perché le riconosco, perché sono quelle stesse donne che mi piacevano trent’anni fa. Un po’ come la musica. Quella di oggi potrebbe in teoria anche essere la più bella mai realizzata, ma per me non sarà mai paragonabile con quella che ascoltavo ed apprezzavo trent’anni fa.

Di fronte ad una ventenne, per quanto bellissima, ho qualche difficoltà. Non ho punti di riferimento, anzi un punto di riferimento ce l’ho: mia figlia ha vent’anni. E quello è in automatico il collegamento che mi viene da fare. Ma ovviamente è un collegamento che mi porta su tutt’altri lidi, verso altri discorsi. Per quanto mi sforzi, non riesco proprio a vederla come una donna da desiderare. Qualcuno potrebbe dire che il mio è il discorso della volpe che disprezza l’uva a cui non può più arrivare. Come se fossi invidioso di una cosa che ormai è irraggiungibile. Ma non è così.

L’invidioso è quello che pensa che la felicità sia come una scoreggia: apprezza solo la propria e detesta quella altrui. Ma non è così. Anzi. La felicità è come una canzone di Bruce Springsteen, piace a tutti, dall’inizio alla fine, (anche se non la capisci fino in fondo perché in effetti il Boss canta come se avesse una patata in bocca). Avere gente felice intorno, rende felice anche me. Per questo non riesco ad essere invidioso dell afelicità altrui. Come non sono invidioso dei vent’anni che non ho più, né tantomeno sono invidioso di chi a cinquantanni suonati sta insieme a una che potrebbe essere sua figlia. Semplicemente anche io, come Yann Moix, mi appello al tribunale supremo ed inappellabile del gusto. Preferisco le cinquantenni, è forse un problema?