Il mistero di More than a feeling, ovvero la fenomenologia dell’idiota

E così siamo arrivati a 200 post. E state ancora qui? Una prova incontrovertibile dell’umana pazienza! Per festeggiare il traguardo, come già altre volte è accaduto, prendo spunto da un bel post di quel gattaccio di Gintoki (questo), che si interrogava sull’insostenibile leggerezza dell’ebete.

In effetti, dai, ammettiamolo: siamo circondati da idioti! In macchina, in ufficio, allo stadio, al supermercato, al ristorante, in spiaggia, negli ufficio postali, a scuola, ai concerti, sulle piste da sci, sui sociale network, al cinema (gli idioti brillano anche al buio!). Programmi idioti in tv, elettori idioti alle urne, la mamma degli idioti…E meno male che il più delle volte l’idiota è innocuo. E’ fastidioso,  anche molto fastidioso, ma fortunatamente per lui e per chi lo circonda, non è così dannoso come altre categorie (che so, per esempio, gli stronzi. L’idiota spesso non riesce ad arrivare ad essere stronzo: ci prova, però che vuoi, in fondo poverino, è idiota).

Ma qual è il segno distintivo? Cos’è che contraddistingue un idiota? E poi, si è idioti in toto o l’idiozia è legata ad un qualche singolo contesto? Chi è idiota al volante automaticamente sarà idiota anche con un carrello della spesa o in fila allo sportello? E poi, ci si redime o è incurabile? In ogni caso, una caratteristica peculiare dell’idiozia, secondo me, è la velocità. L’idiota è lento. E’ lento di riflessi, è lento a calarsi nel contesto, è lento a comprendere il prossimo, è lento a capire le circostanze. E’ come se avesse qualche ingranaggio inceppato, che stenta a mettersi in moto e quindi lo fa arrivare tardi nelle situazioni, lo fa essere inopportuno. L’idiota è rallentato dalle sue convinzioni, dai suoi pregiudizi, da un orizzonte mentale ristretto, che non riesce ad andare alla stessa velocità del mondo che lo circonda.

Per questo, salvo qualche notevole eccezione che non manca mai, solitamente c’è chi è bravo a fare il sudoku, chi i rebus, qualcuno i cruciverba, insomma non è detto che si debba essere idioti in tutto. Il fatto che so, che i Boston (avete visto che facce avevano? Ma poi un gruppo che si chiama come una città…mah!) abbiano scritto More than a Feeling, porterebbe a pensare che davvero anche un orologio rotto una volta al giorno segna l’ora esatta.

Questo da una parte è un pensiero consolante. Dall’altra però ci dovrebbe far riflettere che, in fondo in fondo, nessuno è totalmente immune dall’idiozia. E anche noi che non guidiamo col cappello, che non parcheggiamo in doppia fila. Noi che stiamo attenti a non urtare i carrelli altrui, che non tagliamo la fila sulle seggiovie, noi che evitiamo di postare commenti inopportuni su FB, che abbassiamo il volume della radio in spiaggia, guardiamo History Channel e cerchiamo di tenerci informati su quel che succede nel mondo. Noi che ci vantiamo di comprendere gli altri, o almeno che ce la mettiamo tutta per capire e per farci capire, insomma noi che ci riteniamo reattivi, svegli, anche noi possiamo avere delle improvvise quanto catastrofiche frenate, che azzerano qualsiasi velocità.

E questo è il motivo per cui non ho paura dell’idiota in sé. Molto di più dell’idiota in me.