Ma non cambiamo mai?

Eh no. Almeno, apparentemente è così. Stiamo lì dieci minuti di fronte ai gusti più insoliti, quelli con nomi esotici e accostamenti arditi e poi vai con crema e pistacchio e non ci pensi più. Come la pizza funghi e salsicce. Come quello stesso benzinaio o lo stesso banco della frutta al mercato, lo stesso barbiere per fare lo stesso taglio di capelli. Facciamo sempre gli stessi errori, ci innamoriamo delle stesse donne e ci incazziamo per le stesse cose. Andiamo negli stessi negozi, per comprare le stesse scarpe o lo stesso vestito, magari variando un po’ i colori (sempre e solo nella scala del blu, ovviamente).

Diciamo le stesse battute, nello stesso ordine, ridendo nello stesso modo, con gli stessi amici. Ascoltiamo la stessa musica, andando al concerto degli stessi cantanti, che fanno la stessa scaletta dal principio alla fine. Bis inclusi. Beviamo la stesse birra, leggiamo gli stessi autori e guardiamo i film degli stessi registi. E ci disturba un po’ se non ci sono gli stessi attori. Dev’essere un virus di noi del 66. Ho scoperto che anche Rocco Schiavone, personaggio nato dalla penna di Antonio Manzini, interpretato in tv da Marco Giallini, è nato nel 66. E anche lui si ostina a portare le Clarks ad Aosta, a portare lo stesso cappotto e a farsi le canne come se avesse ancora 20 anni. Noi facciamo fatica a cambia l’immagine del profilo di FB. Figuriamoci se dovessimo cambiare prospettiva.

In ogni caso cambiare ci disturba. E ci disturba in massimo modo la massima gattopardesca, avete presente? Tutto cambi perché tutto resti uguale. Ecco, le cose che fanno finta di cambiare ci urtano più di ogni altra cosa. Le false ed insulse novità, il cambiare tanto per cambiare ci rafforzano nell’idea che facciamo bene noi a non cambiare proprio. Perché per noi non cambiare è una scelta. Non è una necessità e neanche coerenza. Non è per paura o per pigrizia. Noi non cambiamo semplicemente perché ci piaciamo così. E allora la pizza con l’ananas mangiatevela voi, il giappobrasiliano datelo al cane. I pantaloni stretti con l’orlo a “zompafosso” ci fanno cagare, mentre i nuovi rapper italiani usciti dai talent li manderemmo volentieri in miniera.

Oppure sorprendeteci. Trovateci qualcosa che sia radicalmente nuovo, che sia diverso e soprattutto che sia bello. Proponeteci un’alternativa reale, concreta, stimolante. Se siete gattopardi lasciateci in pace, ma se vi sentite novelli Cristofori Colombo allora indicateci la nuova via per le indie. E magari saremo noi a sorprendervi, decidendo di venire con voi. Magari sempre con le Clarks ai piedi.