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Non buttarlo via

Quante cose buttiamo via senza pensare! Molte le buttiamo via con soddisfazione, come una sorta di liberazione, altre controvoglia, con un po’ di dispiacere. Alcune si portano dietro il rimorso per quello che poteva essere e non è stato, qualcuna il rimpianto per quello che è stato e ora non è più.

In assoluto possiamo dire che buttiamo via tante più cose di un tempo. Sembra proprio il discorso di un vecchio nostalgico per i bei tempi che furono (si vede che è passato da poco il compleanno e un altro anno se ne va via), ma in realtà è effettivamente così. Qui non c’entra la nostalgia e la dolcezza dei ricordi, si chiama obsolescenza programmata: buttiamo via molte più cose perché la cose sono naturalmente fatte per rovinarsi, per non essere riparate. E quindi per essere buttate via e sostituite.

Il rischio è buttare via anche i rapporti, le amicizie, perché tutto sembra correre e tutti sembriamo avere sempre meno tempo. Internet, i cellulari, i social hanno ampliato le nostre possibilità di relazionarci con gli altri, ma forse questo a scapito della qualità di queste relazioni. E così, per correre dietro all’ultimo messaggio, rischiamo di buttare via rapporti costruiti nel tempo.

Diamo retta al cartello qui sotto. Almeno in parte. Almeno le lettere d’amore (ammesso che qualcuno ancora le scriva) non le buttiamo via. Quelle vale la pena conservarle, anche solo a futura memoria, anche solo per ridere di quanto eravamo sciocchi (come diceva quella battuta su Facebook…”se non gliel’ha data Beatrice e Dante dopo la Divina Commedia, cosa vuoi sperare di fare tu, scrivendo scemenze sui social?”). Non le buttiamo via, perché sono la memoria di un’emozione autentica e comunque sia finita, vale la pena conservarla con sé.

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Anche voi vi sentite un po’ obsolescenti?

Dopo una lunga militanza è caduta anche lei. L’ultima rimasta, venticinque anni di onorato servizio, ma alla fine si è dovuta arrendere. Più noi che lei a dir la verità, perché forse lei con un nuovo intervento sarebbe andata avanti anche stavolta. Parliamo della lavatrice, una Bosh quasi indistruttibile, come probabilmente non ce ne sono più in giro. E infatti ne abbiamo comprata un’altra, della stessa marca, ma si vede subito che non è la stessa cosa: materiali diversi, solidità diversa e quindi anche durata.

“Queste nuove nascono già con un data di scadenza”, dice il tecnico che ce l’ha installata. Ma non solo loro, se è per questo: gli elettrodomestici, le automobili, i cellulari, non c’è ormai nulla che duri più di quanto hanno già stabilito che deve durare. Si chiama “obsolescenza programmata” ed è una di quelle cose per cui i miei amici delle Associazioni dei consumatori ce l’hanno su con le grandi ditte produttrici di beni.

Ma d’altra parte, allargando il discorso, forse influenzato da questa strisciante atmosfera da fine del mondo (prima la pandemia, poi una guerra nel cuore dell’Europa, quindi l’asteroide che sfiora la terra…), mi veniva da pensare che in fondo tutti noi siamo obsolescenti programmati, nati con una data di scadenza. Sconosciuta (grazie al cielo), sempre più lontana (grazie alla medicina), ma comunque questa data c’è. E noi cerchiamo di funzionare al meglio fino a quel momento. Un po’ come la mia lavatrice.

E le relazioni, i sentimenti, i rapporti? Anche loro hanno una obsolescenza programmata o hanno qualche possibilità di durare più di quanto immaginiamo? Mi piacerebbe dire di no. Mi piacerebbe credere che a differenza degli elettrodomestici e dei più sofisticati apparecchi elettronici, le nostre relazioni possano durare domani come sono oggi o com’erano ieri. Ma non è così, perché non c’è nulla di immobile, che resti identico a se stesso con il trascorrere del tempo che passa.

A differenza di quello che pensavo in passato però questo non è un male, perché noi e la nostre relazioni, a differenza degli elettrodomestici, possiamo rinnovarci. Possiamo evolvere e quindi andare oltre la data di scadenza. Lo possiamo fare, anzi lo dobbiamo fare, se vogliamo superare l’obsolescenza: costruiamo il presente lasciando andare il passato, senza smettere mai di pensare al futuro. Come d’altra parte cantavano i Fleetwood Mac cinquantanni fa. Perché forse l’unica cosa che non diventerà mai obsolescente è proprio la bella musica.

Don’t stop thinking about tomorrow, Don’t stop, it’ll soon be here, It’ll be better than before, Yesterday’s gone, yesterday’s gone