Che fretta c’era, benedetta primavera

Prima le donne poi i bambini, prima pagina, prima l’uovo o la gallina, prima classe, prima il dovere poi il piacere, prima linea, prima la frutta poi il dolce, prima serata, prima il nome poi il cognome, prima alla scala, prima legge della termodinamica, prima lettera ai Corinzi, prima guerra mondiale, prima la musica poi le parole, prima i tuoi poi gli altri se puoi, prima noi, prima io.

Cos’è questa smania di arrivare prima? Da dove ci viene? Sarà il retaggio della corsa di quell’unico spermatozoo tra migliaia? Sarà quella paura di rimanere esclusi che ci spinge fin da bambini a fare classifiche mettendo in fila le cose, le persone, i valori? Ma questa non è una gara, non vince chi arriva prima. Tutt’al più vince chi lo capisce prima. Chi capisce che in realtà più che al prima dovremmo pensare al dopo. A chi verrà poi, a quelli che sono appena partiti, anzi a chi ancora deve partire.

E così, mentre c’è chi blatera sul prima gli Italiani, dobbiamo ringraziare un bambino egiziano per aver evitato la peggior tragedia che potesse succedere dalla fine della seconda guerra ad oggi sul suolo italiano. Allora adesso via, di corsa a dargli la cittadinanza, contro quelle assurde, perverse, illogiche norme che loro stessi hanno messo. Presto, diamogliela prima degli altri! Meno male che finalmente, senza fretta e con i suoi tempi, come sempre, è arrivata la primavera. La prima vera bella notizia di questa settimana.