Vi racconto perché non ce la possiamo fare

Il giovin virgulto appena diplomato, per l’Università ha scelto di iscriversi ad ingegneria informatica (buon per lui, non ha preso del papà filosofo!). Su questa scelta non ha avuto esitazioni, mentre aveva più di un dubbio sull’Ateneo dove frequentarla. Nella città eterna in effetti l’offerta non manca: escludendo Tor Vergata per difficoltà logistiche, ci sono La Sapienza e Roma Tre. Quest’ultima lontana da dove abitiamo, ma comunque ben raggiungibile con la metro, più piccola, meno frequentata, con maggiori garanzie di essere seguito. La Sapienza con tutto il suo prestigio e soprattutto con alcuni compagni di classe che avrebbe frequentato la stessa facoltà. Io ero per Roma Tre, per i motivi indicati, ma non ho voluto indirizzarlo più di tanto perché ritenevo giusto fosse una sua scelta. Ha sostenuto i test di ammissione e li ha brillantemente superati entrambi. Alla fine si è indirizzato verso La Sapienza. E qui comincia l’avventura.

C’erano tre sessioni di prove, l’ultima il 9 settembre: alle 10 del mattino (i giorni e gli orari sono importanti) collegamento su Zoom per rispondere a 40 domande, il pomeriggio i risultati. Il punteggio minimo erano 18 risposte esatte fino all’esaurimento dei posti (350), Emanuele ha totalizzato 29, quindi un buon risultato. Uscite le graduatorie per perfezionare l’iscrizione si doveva pagare un bollettino di 10 euro (per la cronaca per sostenere le prove ne avevamo già pagato uno da 30) entro l’11 settembre. E qui comincia il dramma.

Vista la scadenza ravvicinata (ma perché così poco tempo?) proviamo a pagarlo subito on line, ma il servizio è sospeso dopo le 20 e 30 (perché? A una certa ora spengono i computer? Va be’). Il giorno dopo quindi riproviamo, sempre online, ma il sistema ci dà un errore.  L’alternativa era andare in una filiale Unicredit, ma in questo momento bisogna prendere appuntamento e non essendo correntista è complicatissimo.  Ci riproviamo l’11, sempre errore. Scriviamo ad un indirizzo email di assistenza tecnica che ci informa che in effetti c’è un problema informatico e quindi la scadenza sarà prolungata. Passa il fine settimana, lunedì 14 ci scrivono che il problema è risolto e il bollettino va pagato in giornata, perché la nuova scadenza è proprio il 14 (di nuovo, ma perché questa fretta?). Riproviamo a pagare, ma ci dà un nuovo problema, perché il sistema genera un bollettino che mantiene la scadenza dell’11, quindi il sistema stesso dice che è scaduto e non ce lo fa pagare. Riproviamo il 15, niente da fare. Riscriviamo all’assistenza tecnica e alla segreteria della facoltà, facendo presente il problema. E qui comincia la farsa.

Il 16 ci risponde la segreteria della facoltà, dicendo che ormai le graduatorie sono state chiuse e quindi non c’era più possibilità di iscriversi. Faccio presente che non abbiamo potuto perfezionare l’iscrizione per colpa loro, in toni cortesi, ma irremovibili mi rispondono che non c’è nulla da fare. L’assistenza tecnica mi risponde solo stamattina (il 17), ribadendo che ormai le graduatorie sono chiuse e quindi non possono aiutarmi. La più grande Università d’Italia (per numero di iscritti e penso anche per corsi di laurea), blocca la possibilità di iscriversi per un bollettino di 10 euro, non pagato a causa di problemi tecnici provocati (e certificati) da loro stessi. Dando prima due giorni, poi un giorno di tempo per pagarlo. In piena pandemia, senza fornire un numero telefonico di assistenza, senza dare la possibilità di andare fisicamente presso la segreteria. Precludono il futuro di ragazzi per 10 euro, neanche il costo di una pizza.

Sono curioso di verificare cosa faranno i miei amici del Codacons a cui ho girato questa bizzarra vicenda. Da parte mia sono sempre più convinto che Roma Tre resti la soluzione migliore (ma a questo punto anche l’unica), però mi chiedo: ma ce la possiamo fare? Parliamo di informatizzazione, di nuovi servizi, di identità digitale e poi la burocrazia fa sì che un bollettino di 10 euro diventa un ostacolo insormontabile. O cambia qualcosa (più di qualcosa, anzi forse tutto) o temo proprio che non ce la possiamo fare.