Onora il padre

Com’è difficile restare padri quando i figli crescono e le mamme imbiancano…

Così cantava Battiato quando, forse non a caso, sventolava bandiera bianca sulle intemperie della vita. Non riesco a dire, obiettivamente, se fare il padre sia più difficile rispetto ad altri ruoli. Se soprattutto, una volta che lo sei, sia così difficile restarlo. Perché invece, secondo me, la cosa più difficile è proprio diventarlo. Ma una volta che lo sei anzi, il più è fatto. Sarà un luogo comune, sarà una banalità facilmente smentibile dalle mille esperienze che potremmo citare, ma c’è un fondo di verità nell’idea che le donne nascano mamme, mentre noi uomini diventiamo padri. Come già dicevo in questo post essere padre non è scontato, non ci nasci già predisposto. Il ché chiaramente non significa che poi non ci siano figure paterne meravigliose. Ma ognuno di noi che ha avuto il privilegio di avere dei figli, sa che la propria paternità è frutto di un percorso.

Un percorso fatto di tappe, non sempre lineari, tappe che ti mettono in discussione, spesso in contrapposizione anche forte. Un percorso in cui si cade spesso nella tentazione di proiettare su di loro i nostri desideri, di provare a renderli strumenti per raggiungere quello che non siamo riusciti ad essere noi. Un percorso che forse, prima ancora di riuscire a farti diventare padre, ti aiuta a capire meglio il tuo di papà.

Su FB ho messo una bella immagine che ricorda che i passi dei padri sono quelli dei figli, ma appunto, questo a volte può essere un limite. Siamo guide, siamo esempi, a volte da seguire, a volte al contrario, da evitare. Ed è giusto che sia così. D’altra parte si impara sbagliando: a volte si impara dai propri errori, a volte da quelli degli altri. E chi meglio dei papà è in grado di farci capire questa cosa? Chi meglio di loro può farci da specchio per capire i riflessi positivi e le distorsioni che possiamo dare? L’importante è riconoscerli questi errori. Perché invece a volte siamo portati a ripeterli pari pari, come se l’esperienza non ci avesse insegnato nulla.

Personalmente, al di là dei valori che mi ha trasmesso, al di là degli insegnamenti, delle pratiche e delle teorie, se dovessi dire una sola cosa che ho imparato da figlio e che vorrei passare da padre (a parte la fede calcistica, ovviamente) è la capacità di dare il giusto peso alle cose. La leggerezza nei pensieri e la pesantezza dei sentimenti. E ammesso e non concesso che io l’abbia imparata (ma non si finisce mai di farlo) sono riuscito a farlo spesso seguendo i suoi passi, ma a volte discostandomene profondamente. Sono riuscito a farlo litigando, molto più che essendo d’accordo con lui. Con la percezione forte però di averlo sempre dalla mia parte, anche quando avevamo opinioni diametralmente opposte.

Perché in fondo questo deve fare un padre, più di qualsiasi altra cosa. Troppo facile essere con i figli nei trionfi o quando hanno le nostre stesse idee (più o meno corrette). Bisogna essere lì nelle sconfitte. E bisogna esserci senza farle passare per vittorie, continuando a sottolineare le cose che non ci piacciono, ma rimanendo lì. Rimanendo padri fino in fondo.