Comandare è meglio che fottere

Quando ero piccolo una delle tante declinazioni della ontologica differenza tra i buoni e i cattivi (oltre che quella tra laziali e romanisti), era fra chi faceva le cose per soldi, e chi invece lo faceva per un qualche ideale.

La mia educazione cattocomunista (molto catto, poco comunista), aveva questo dogma. I miei modelli culturali erano quelli di uomini che avevano dato la vita per un sogno, per un ideale, per un impegno altruistico, religioso o meno non era poi così importante. Al contempo, guai ai ricchi! Per contrasto con i primi, chi cercava di arricchirsi, chi aveva come unico obiettivo il soldo era uno stronzo, o nella migliore delle ipotesi uno che non aveva capito i veri valori della vita.

Ora non la penso mica più così. Ma non tanto perché non ammiri più gli eori della mia infanzia/adolescenza: Martin Luther King, Jan Palach, piuttosto che  Bobby Sands, ritengo siano sempre persone che hanno spesso alla grande la loro vita. Ma anche fare soldi (onestamente) non è poi così male. Soprattutto penso – e più vado avanti e più me ne convinco –  sia un comportamento “sano”. Fare soldi, potersi permettere che so, di fare un viaggio in giro per il mondo, o comprare una casa per i figli, perché mai non dovrebbe essere giusto, corretto, condivisibile?

E questo lo penso in particolare perché invece negli ambienti di lavoro (e più si sale nelle scale gerarchiche più questo fatto è riscontrabile) sembra che lo stipendio sia un accessorio. Si lavora per guadagnare, certo, a nessuno fanno schifo i soldi, ma soprattutto si lavora per arrivare ad un posto di comando, per gestire risorse, per arrivare a decidere. Mammona, il mostro dalle mille teste, non è più il denaro: oggi il vero Leviatano è il potere, piccolo o grande non importa. Ovviamente, come tutte le droghe, più è grande e più se ne ha bisogno, più ne abbiamo e più ne vogliamo.  Questo spiega la gerontocrazia, la malattia mortale del nostro Paese. Renzi non sarà la soluzione, ma almeno, vivaddio, porterà facce nuova. Vedete in giro alternative?

O forse l’alternativa c’è. Forse ce l’abbiamo sotto gli occhi, sta a fianco a noi, ci dormiamo accanto.  E rischiamo di dimenticarcelo.

Core mio, core mio, la speranza nun costa gnente,
quanta gente cià tanti sordi e l’amore no!
Ma stamo mejo noi, che nun magnamo mai.
Core mio, core mio, la speranza nun costa gnente,
se potrebbe sta’ pure mejo, ma che voi fa’,
Per ora ce stai tu e resto arriverà.