L’invidia

Il tour per i 7 vizi capitali, in compagnia della splendida Tiffany, fa tappa oggi a casa dell’invidia.

Lui. Io non sono invidioso. Dovessi fare una classifica fra i sette vizi, probabilmente questo lo metterei all’ultimo posto. Forse sono troppo presuntuoso per essere invidioso. O forse, più semplicemente, sono contento di come sono. Un po’ come a sette e mezzo, quando dici “sto”. Non per paura di sballare, ma perché pensi di avere in mano delle belle carte (quattro assi, bada bene di un colore solo!).

Lei. “L’invidia è una gran brutta bestia” ci ripeteva all’infinito la suora delle elementari (ebbene sì, ho fatto le suore; di quelle severissime), inculcandoci sin da piccolini la pericolosità di questo sentimento, di questa fiera che ti monta dentro e ti acceca, portandoti ineluttabilmente alla cattiveria. Fortunatamente non mi appartiene, anzi se possibile é lontano da me anni luce. L’invidia subentra quando pensi che il successo degli altri tolga qualcosa a te, e io in tutta sincerità vedo il nostro percorso così personale, così intrinsecamente segnato da tutte le peculiari esperienze che ogni giorno anche inconsciamente facciamo, da non poter pensare che il successo altrui possa danneggiarmi.

Lui. Che poi in realtà nella vita non è che se arrivano altre carte ci sia il rischio di sballare. Anzi. C’è sempre da migliorare. Ad esempio mi piacerebbe tanto saper suonare uno strumento come si deve. Oppure mi piacerebbe parlare fluentemente le lingue straniere. E poi vorrei tanto imparare a nuotare. Però non posso dire di essere invidioso di Eric Clapton o di Michael Phelps (lo sapete che per medaglie vinte, se fosse una nazione, nel medagliere di tutti i tempi, starebbe nei primi venti paesi nella storia delle Olimpiadi! Ecco, in effetti, se uno dovesse proprio essere invidioso…)

Lei. Ma, confesso. Qualche anno fa mi é capitato di sperimentarla, quella seria, peraltro nei confronti di una persona a cui voglio molto bene che era riuscita dove io avevo fallito, e non lo auguro a nessuno. L’invidia per me é stato dolore. Percepisci che é brutto e ingiusto quello che stai provando e quindi tenti di soffocarlo, ma si impossessa di te in modo subdolo e ti fa perdere in naturalezza. Ti trovi anche a leggere le cose che accadono in una veste oscura (gomblotto!! Clicca qui se sei indignato anche tu!) e a dire frasi che non ti appartengono salvo pentirti il secondo dopo che le hai pronunciate. Perché quella tu non ti piace affatto. Allora l’unica é respirare e allontanarti “a prendere un po’ d’aria”. Riacquisti la vista, la nebbia si dipana, torni a ridere e festeggiare per l’altro (che lo merita peraltro), torni tu. E sei felice.

Lui. Eppure proprio non mi viene di esserlo. Anche, che so, vedendo gente più ricca o apparentemente più fortunata. Sono un po’ fatalista, penso che i conti andrebbero fatti alla fine. E soprattutto conoscendo tutti i dettagli delle storie. Anche quelli meno noti. Mi viene sempre da pensare che dietro le più grandi fortune, a volte si nasconda qualche magagna. Siamo invidiosi di persone che forse stanno molto peggio di noi. Perché la felicità non è un tanto al chilo e a volte per essere felici basta un sorriso di una sconosciuta, una canzone alla radio, un goal al 90.

Lei. Si perché cosa c’é di più bello del partecipare alla gioia degli altri? Come può questo non aggiungere un soffio di felicità anche alla tua di vita? Ammiriamo, non invidiamo. Il mio motto è da sempre (dopo il Chi se ne fott): sorridi che la vita ti sorride. E io veramente rido sempre, rido anche troppo forse. E la mia vita mi piace così com’è, con tutti i casini e le imperfezioni. Certo.. ammetto che eliminerei le donne senza cellulite dalla faccia della terra, ma quella é un’altra storia!

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