Avatar di Sconosciuto

Specchio, specchio delle mie brame

Nulla come il ritrovarsi con gli amici di sempre ti dà la possibilità di specchiarti con te stesso. Li vedi oggi e vedi come sono diventati, ma insieme ti ricordi com’erano. Nello stesso tempo ricordi con i loro occhi quello che eri quando tutto ebbe inizio e insieme vedi quello che sei oggi. E niente è più veritiero di questo, perché con loro non puoi fingere di essere diverso da quello che sei.

Come forse ho già scritto altrove, non puoi mentire a chi ti ha visto in tutta acetata mentre in una palestra polverosa provi ad arrampicarti su una corda, a chi ha visto il terrore nei tuoi occhi davanti a una versione di greco. Non puoi fingere con chi hai rivelato le tue debolezze, con quelli a cui hai raccontato le tue aspirazioni, con cui ha condiviso i primi amori e le prime delusioni.

Con loro non puoi fingere di essere diventato altro rispetto a quello che sei. Perché loro hanno visto da dove sei partito e quindi possono comprendere meglio di altri il percorso che ti ha portato oggi ad essere quello che sei. Sono il nostro specchio più autentico, i migliori giudici, ma nello stesso tempo i migliori avvocati difensori, perché hanno elementi che forse ai più sfuggirebbero, magari anche a noi stessi.

E a un certo punto non comprendi più se sei legato a loro oggi per quello che hai vissuto allora, oppure, esattamente al contrario, rivaluti quello che eri allora, proprio per il legame che esiste ancora oggi. Però una cosa è certa: con nessun altro potremmo sentirci capiti, accettati come con loro. Insieme a nessun altro ci sentiremo autenticamente noi stessi. Abbiamo fatto un bel pezzo di strada, certe estati vissute insieme non ritorneranno più: dobbiamo accettarlo, la nostalgia non è un peccato, ma la speranza è l’unica vera medicina. E la speranza è che ci saranno ancora altre estati, da vivere insieme.

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Mirror, mirror on the wall…

Le persone possono essere suddivise in mille modi. Destra, sinistra, nord, sud, passionali e razionali, guardie e ladri, giorno e notte, Però effettivamente, come scrisse una volta quel vecchio trombone di Scalfari esistono due macrocategorie antropologiche, che comprendono e fanno comprendere molte persone e molti atteggiamenti ricorrenti. Chi si sente in credito e chi si sente in debito con la vita.

I primi hanno sempre da recriminare presunti torti subiti, hanno la sindrome della persecuzione, si sentono sempre defraudati, vittime di chissà quali complotti, oppressi da ingiustizie immeritate. Ovviamente, sentendosi in credito, si sentono anche autorizzati a richiedere, anzi a pretendere quanto dovuto. Per questo si sentono legittimati ad andare fuori dalle regole, ma anche dei principi generalmente accettati nell’umana convivenza. Il fatto che il mondo esterno non riconosca le loro sacrosante recriminazioni, li fa convincere sempre più del torto subito, aumentando la propria autostima, ingrossando un ego già di per sé ipertrofico, incapace di ascoltare la minima critica, neanche la più piccola voce discordante.

Il più delle volte c’è un nemico. Concreto, individuabile, ma allo stesso tempo metafisico, che è ovviamente colpevole di tutte le nefandezze del mondo, ma soprattutto di aver rubato la marmellata al povero cocco di mamma: le democrazie plutocratiche, le lobby giudaico massoniche, i servizi segreti bulgari, la Spectre, gli extraterrestri, Luciano Moggi. Davanti al loro specchio si pongono le domande fondamentali dell’esistenza, perché gli altri mica la vogliono riconoscere questa lapalissiana verità che loro e solo loro sono i più belli, i più forti, i più meritevoli del reame. E il loro specchio gli dà sempre ragione!

A questi si contrappone chi dalla vita si sente sempre in debito. Chi capisce che ha avuto tanto e quindi è disposto a restituire. Chi ringrazia anche quando non dovrebbe, chi è contento di quel che ha e per questo accetta quello che arriva senza pretendere nulla. Non è detto che sia completamente soddisfatto perché l’essere in debito non toglie la legittima aspirazione a migliorarsi. Non ha specchi al muro a cui domandare lumi del futuro, non ha rassicuranti risposte preconfezionate sulle quali adagiarsi. Ma come le onde di un fiume non ritornano indietro, così chi si sente in debito, guarda avanti, non sapendo se avrà ancora da ricevere, ma con la sicurezza che avrà ancora molto da dare.

Sail away, away, ripples never come back, gone to the other side, sail away, sail away